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Novellara vie strade e piazze
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Novellara vie strade e piazze

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Le strade e le piazze hanno sempre avuto una denominazione derivata da una caratteristica
propria o da un edificio, per lo più religioso, o da una situazione particolare.
Così a Novellara c’erano la Contrada della torre, la contrada del gioco del pallone,
quelle della zecca, dei birri e delle beccherie, lo stradone dei Gesuiti, la piazzetta
e così via, ma non c’era bisogno di indicazioni o targhe; lo si sapeva e basta.

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  • 1. Gian Paolo Barilli Vie Strade Piazze di Novellara RP GPB 1999 1999
  • 2. Introduzione Le strade e le piazze hanno sempre avuto una denominazione derivata da una carat- teristica propria o da un edificio, per lo più religioso, o da una situazione particola- re. Così a Novellara c’erano la Contrada della torre, la contrada del gioco del pallo- ne, quelle della zecca, dei birri e delle beccherie, lo stradone dei Gesuiti, la piazzetta e così via, ma non c’era bisogno di indicazioni o targhe; lo si sapeva e basta. E’ stato nell’Ottocento, con maggiore frequenza dopo l’Unità d’Italia, che si è iniziato ad intitolare le vie agli eroi nazionali e ai personaggi del Risorgimento, poi agli artisti, agli scienziati, ai lettera- ti, ai musicisti che avevano dato “lustro alla Patria”. La prassi era anche legata alla necessità di identificare le strade aperte nei nuovi quartieri sempre più numero- si. Se però alcuni personaggi sono universalmente noti perchè, prima o poi, se ne sente parlare a scuola, molti altri sono conosciuti solo dagli addetti ai lavori, in nu- mero ancora maggiore sono “illustri sconosciuti”, altri ancora infine sono solo “politicamente corretti”, senza altro merito. Inevitabilmente le vicende storiche portano cambiamenti nelle cose; le strade e le piazze sono fra le prime a ri- sentirne; per cui di volta in volta vengono mutati. E’ il caso di Piazza Vittorio Emanuele divenuta piazza Unità d’Italia dopo il raggiungimento dell’unità nazionale, di via Andrea Costa cambiata in Italo Balbo per riprende- re il primitivo nome nel 1946, o di strada della Vittoria divenuta strada Mussolini, e ritornata alla denomina- zione originale, dopo la fine della guerra. Ci sono an- che frequenti errori nelle mappe e nelle cartine topo- grafiche pubblicate a vario titolo e nelle targhe strada- li; viene portata ad esempio tra i cultori di toponoma- stica una strada del guastallese detta Viazza spino, per una siepe di “marugon”, trasformata in via dedicata al signor Spino Viazza. Ma anche noi non siamo da meno: via Felice Cavallotti è diventata fratelli Cavallotti, al ponte sulla Fiuma fino a poco tempo fa un cartello di- Antichi numeri civici ceva “cavo Fiuna” con la n, via Giulio Natta, chimico, è stata trasformata in Alessandro Natta, politico, ( per di più, essendo vivente, non gli si può intitolare una strada); via Marchi, alla sua estremità nord, fino a poco tempo fa era intitolata anche a G. Matteotti e, dulcis in fundo, con un salto di più di 1500 km., San Giovanni della Fossa è Villa San Giovanni sempre in provincia di Reggio, ma di Calabria. Tutte ragioni in più per conoscere meglio la toponomastica e i suoi cambiamenti. L’interesse per il significato o l’origine del nome di un luogo è sempre forte nella gente, in particolare quando non è di comprensione immediata. Spesso esistono spie- gazioni tradizionali, in vari casi è di aiuto la storia locale, ancor più sovente bisogna 1
  • 3. ricorrere agli studi specialistici di una scienza che si chiama Toponomastica. Scrive G.B.Pellegrini che le osservazioni toponomastiche costituiscono un ampio filone di ricerca “di norma assi fruttuoso, ricco di suggestione e di fascino che nei suoi risul- tati può illuminare non soltanto molti aspetti delle scienze umane ma anche vari risvolti nel campo della storia naturale, della geografia antropica e di quella fisica”. La prima numerazione delle case del paese e delle ville di cui si ha notizia è di epoca napoleonica, esattamente del 1809, costituita da targhette di terracotta recanti una lettera e un numero ( ce n’è qualcuna superstite, sulla casa Sessi in via della Libertà, sulla casa che fu del canonico Battistoni in via Carlo Cantoni, alla Rossetta in via Casino di sopra ), la succesiva è del 1901, sostituita negli anni Cinquanta e di nuovo negli anni 1979-80. Nel 1868 Novellara contava 6631 abitanti (3396 maschi e 3235 femmine), un numero praticamente immutato dal 1600 ( salvo ovviamente gli anni immediatamente se- guenti la peste del 1630 quando morirono due terzi della popolazione); il terreno fertile e la disponibilità di acqua hanno sempre favorito la coltura di granaglie, viti, alberi da frutta, gelsi, prati e l’allevamento di bovini e suini. Al tempo vi si tenevano quattro fiere annuali S.Cassiano, S.Anna, S.Matteo e Pentecoste ed un mercato setti- manale molto frequentati. Nel 1901 i novellaresi erano diventati 7788. In poco meno di cento anni la popolazione è raddoppiata e il numero delle abitazioni decuplicato; si è passati da una società prettamente agricola ad una più artigianale e di piccola industria. Tra le immagini di questo libro non si troveranno né Cavour, né Segni, né Mascagni, né Volta; ho volutamente, salvo rarissime eccezioni, dato lo spazio a luoghi e perso- naggi connessi con Novellara e il suo territorio perché se ne abbia una maggiore conoscenza. Non ho resistito alla tentazione, ma non ho neppure voluto perdere l’occasione, di mostrare i vecchi scorci del paese anziché quelli attuali, pensando che possa essere un piacere confrontarli con quelli che abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni e dare la possibilità a molti, non più giovani, di ricordare. 2
  • 4. 3
  • 5. Ringraziamenti Graziano Andreani, Giorgio Barilli, Franco Becchi, don Quinzio Bonezzi, don Luigi Brioni, Gabriele Fabbrici, Maurizio Festanti, Giandomenico Ghizzoni, Elena Ghidini, Antea Lombardini, Gino Mariani Cerati, Anna Pelli, Susetta Riccò, Patrizia, Paolo e Firmino Ricci, Corrado Reggiani, Gerolamo Siligardi, Franco Storchi, Norberto Nasi, e tanti altri mi hanno dato una preziosissima collaborazione. Quando non ho trovato materiale illustrativo nelle mie raccolte ho potuto attingere senza limite dalle collezioni di Antonella Rapacchi, Duilio Bartoli, Gaetano Gaddi e Franco Lombardini. Quest’ultimo si è anche prestato con entusiasmo e solerzia ad eseguire stampe, ingrandimenti e riproduzioni fotografiche. Sergio Ciroldi mi ha consigliato, sostenuto e spronato in ogni momento mentre Ettore Pedrazzoli non ha mancato di segnalarmi documenti e materiale d’archivio e indicarmi luoghi, strade e corsi d’acqua. Rinaldo Pace, in arte Ci&Wi, per la sua perizia e passione è stato preziosissimo nelle impaginazione dello scritto e nelle elaborazioni di tutte le immagini operando non di rado vero miracoli su foto d’epoca che mostravano tutti i segni del tempo. Con diversi anziani ho cercato di ricostruire la vecchia situazione di strade, luoghi ed edifici e di scoprire attra- verso il dialetto il significato di alcune denominazioni. Mia moglie Franca ha riletto più volte le bozze rintracciando non pochi degli infiniti refusi che le costellavano. Così per merito loro questo libro è riuscito assai più ricco e completo. Disegno prospettico di palazzo Bonaretti a sud della piazza. 4
  • 6. Natio paese, che le diritte vie e le quadrate piazze apri accogliente, fra un mar di verde, nella pingue e mite pianura emiliana, a te ritorno, carico d’anni e di vicende. Oh come il core, nella lunga assenza, questo momento sospirava. Estasiato miro i fertili campi alla sementa nova dal ferro aperti, le stradette note fra vive siepi e i bei filari degli olmi coi festoni delle viti gravi di nereggianti opimi grappoli. Dell’alta Chiesa, a cui nel secol d’oro Lelio, nobil tuo figlio, ornava il fronte, e della Rocca dei Gonzaga antica, le due torri saluto, che da lunge t’annunziano allo sguardo e ai lati estremi veglian, giganti scolte, il gregge uguale delle case. L’infanzia qui m’arrise, qui le cure e l’affetto de’ miei cari che sotto gli archi del tuo camposanto ora àn pace, godetti qui d’amore prima sognai e qui, ne’ giovani anni, della mia vita la compagna elessi. In seno a te, dove ogni sasso ed ogni sterpo al core mi parla, io pensavo di vivere i miei giorni, all’onor tuo e al tuo vantaggio intesi. Altro la sorte volle: sott’altro cielo e in altri lidi della gran madre Italia son vissuto, a lontani fratelli ò dato e chiesto aiuto; in altri luoghi ò pur lasciato brani del cor, non mai di te dimentico. Or vecchio torno a te, dolce paese delle memorie. O questo scorcio almeno passar qui, tra il sorriso de’ tuoi orti e sotto la corona de’ tuoi portici coi superstiti amici ricordando l’età passata, e accanto ai padri un giorno posare!... Vano sogno ormai!...Altrove nòvo dover mi vuole, altrove i figli vivono, altrove una diletta tomba, ahi ! troppo presto aperta, a sè mi chiama. Giuseppe Malagoli 5
  • 7. Uno sguardo alla cartografia di Novellara Per studiare i percorsi, le vie di comunicazione e i loro cambiamenti sono ovviamente di grande utilità le carte, le mappe, i disegni, gli schizzi anche grossolani e sproporzionati, le descrizioni su lettere e documenti. La cartogra- fia di Novellara e del suo territorio è fortunatamente ricca e varia, il che è stato di grandissimo aiuto per le ricerche di toponomastica e lo studio dello sviluppo dell’abitato. La più antica rappresentazione del- la zona è stata eseguita sulla scorta del Lodo del 1449, un patto con cui i Gonzaga, i da Correggio e la città di Reggio si accordavano sui con- fini e sul libero scorrimento delle acque. Vi sono raffigurate le strade essenziali mentre il centro è rappre- sentato schematicamente come un gruppo di edifici circondato da una palizzata. Databile attorno alla metà del ‘ 500 è una piccola mappa del centro sto- rico, il progetto per l’ampliamento del castello verso ponente, in cui sono disegnati mura e torrioni che però non vennero mai realizzati. E’ probabilmente ridisegnata da un progetto originale voluto da Ales- sandro I Gonzaga prima del 1530. Ancora della metà del ‘500 sono al- cune mappe idrauliche che spazia- no da Reggio al Po che mostrano i corsi d’acqua, le valli, le strade con le rispettive denominazioni. Di no- tevole rilevanza son due tavole che raffigurano la Bassa prima e dopo le bonificazioni Bentivoglio e alcu- ne mappe rurali del novellarese dai Boschi ai Terreni Novi alla Valle. Un rilievo particolareggiato del- l’abitato e della campagna circo- stante è stato eseguito da Nicolò Se- Mappa disegnata in relazione al Lodo del 1 ottobre 1449 dei vescovi di Mantova e bregondi nel 1626. Fra l’altro vi Modena per il libero scorrimento delle acque del canale di Novellara. sono raffigurati i “giardini all’ita- liana” del Casino di sopra. Del pieno Seicento è un rozzo schizzo delle case del centro, utilizzato all’epoca per definire le pertinenze del convento dei Gesuiti. Ai primi anni del ‘700 risale una raffigurazione semplice delle terre di Cortenova, con indicate strade e corsi d’acqua. Prospero Siliprandi nel 1774 redasse le mappe particolareggiate dei centri storici di Bagnolo e Novellara e di tutte le pertinenze della duchessa M.Teresa Cybo d’Este nella campagna, lasciandoci così una splendida veduta d’in- sieme del feudo gonzaghesco. Dello stesso anno è una grande mappa idraulica da Bagnolo alla Fiuma disegnata da Ludovico Bolognini. Un rilievo molto preciso eseguito con criteri moderni venne operato, nel 1793, da B.Villa per i territori estensi a somiglianza del Catasto Teresiano austriaco. Contiene organiche e complesse operazioni estimative dei terreni e dei fabbricati. In epoca napoleonica, attorno al 1810, Novellara fu uno dei rarissimi paesi che fece un rilievo planimetrico dell’abitato; ne risultò una carta di grandissime dimensioni ( 3,6 x 4 m.) rimasta per oltre 150 anni nei ripostigli della rocca e riscoperta negli anni Settanta. Nell’unica edizione a stampa ottocentesca delle Memorie del Davoli si trova una mappa del feudo gonzaghesco. Degli anni Ottanta del secolo scorso sono le tavolette al 25.000 dell’ Istituto Geografico Militare di Firenze, aggiornate tra 1956 e 1961, insostituibili per le denominazioni delle località e delle case. Ancora della fine del- l’Ottocento è la Mappa catastale del Regno cui è seguita quella del Catasto Italiano degli anni Cinquanta. 6
  • 8. Mappa del Novellarese da un manoscritto del can. V. Davoli. Novellara e dintorni dalla tavoletta al 25.000 dell’Istituto Geografico Militare di Firenze del 1881. 7
  • 9. Mappa della contea di Novellara e Bagnolo pubblicata a corredo dell’edizione a stampa dell’ Istoria di Novellara e dei suoi principi del 1835 8
  • 10. Una porzione del centro di Novellara dal Regio Catasto del 1890. 9
  • 11. A proposito del nome e dell’origine di Novellara Di Novellara dico voi bramate Sapere il certo Fondator primiero, E chi le diede il nome di cittate. Se però devo confessarvi il vero, Quella invano finora io ricercai, Un dettaglio per farne a voi sincero. Invan gli annali suoi io ripescai Dentro di questa spaziosa valle; Ma ritrovarli non potei giammai. “Ritratto poetico di Novellara” 1752 Si continua purtroppo a far derivare il nome del nostro paese da fenomeni atmosferici come nubila, nube e nebula, nebbia, anche se quest’ultima è una presenza costante della zona, è da tempo accertato che non è così. I toponimi del tipo Nuvolato, Nuvolenta, Nuvolera, Nuvole, Noventa, Novilara e, naturalmente, Novellara, anzi N’valera, derivano dal tardo latino “ager novalis”, nuovo campo in quanto riscattato dalla millenaria palude, o da novulus, che si collega all'aggettivo novus, con significato, nei secoli dal V alla XI, di terreno bonificato ad opera dei monaci, come è stato dimostrato per Nuvolera e Nuvolento nel Bresciano. Pure partendo dalla definizione latina di aia si arriva alla stessa conclusione. Aia, in dialetto éra (ara in quello matovano), deriva dal latino area che definisce lo spazio spianato e sgombro a fianco delle case coloniche, quindi Nova éra, N’valera, indicava uno spazio “roncato”, liberato da alberi, arbusti, cespugli da utilizzare per le colture. Di toponimi Nuvolara ne esisto- no altri in Emilia e in Lombardia, anche in posti di col- lina dove la nebbia non si vede proprio, per i quali è provata la provenienza da “spazio liberato per destinar- lo alla coltura”. Comunque nei documenti più antichi si trova scritto Nuvelare. Novellara ha avuto origine da tre centri di aggregazione umana, tre villaggi preistorici: Cortenova, Castellonco- lo e S.Antonio. La località di cui si ha la più antica attestazione docu- mentaria è Cortenova e risale all’anno 850. La “curtis” si trovava nella attuale zona artigianale a sud, in località “Motta”. Il toponimo “motta”, assai diffuso in Italia, sta a indicare un rilievo del terreno, abitato da epoca imme- morabile. Era un centro agricolo con difese e fortifica- zioni a quadrilatero con chiesa dedicata a S.Lorenzo. L’intitolazione a questo santo fa propendere per una ori- gine anteriore al 568, data convenzionale dell’arrivo dei Longobardi in Italia, quindi attribuibile ai primi cristia- ni del periodo tardo romano. Una conferma materiale di ciò viene dal ritrovamento in loco di mattoni manubria- ti, embrici, frammenti di ceramica e metalli di tipologia Ricostruzione del castrum di Novellara nel XIII sec. secondo romana. S. Ciroldi. Il “Castellunculum”, il primitivo “fortilizio” di Novel- 1) Chiesa di S.Stefano in Valle, 2) Abitazione del signore, 3) lara, si trovava nell’area delimitata da via De Amicis, Abitazione dei monaci, 4) Torre di guardia, 5) Alloggi di servi via della Libertà, via Vittoria di Capua e via Costituzio- e contadini, 6) Scuderie con granaio soprastante,7) Muro perimetrale, 8) Ingresso, 9) Fossato. Nota: la torre e la chiesa ne con chiesa dedicata a S.Stefano; i documenti men- sono collocate ad arbitrio. zionano infatti dal 1106 un S.Stefano in Castelloncolo; e poichè anche questo era un santo pre-longobardo, è da credere che l’insediamento sia esistito almeno dalla stessa epoca di Cortenova. Il terzo centro era alla Motta di S.Antonio presso il Molino di sotto, al limitare delle valli. Il culto del santo è molto antico essendo vissuto nel III sec. d.C. E’ interessante notare che la scomparsa chiesa di S. Michele, relativamente poco distante, e di chiara fondazione longobarda, era alle dipendenze di S.Antonio Abate e si trovava sempre ai bordi delle valli ma più vicina all’antico Bondeno. Dopo l’anno Mille la popolazione era distribuita sulla lingua di terra lasciata nei secoli precedenti dalle piene del Crostolo, circondata dal Gurgum e dalle paludi su tre lati. La zona più densamente popolata era tra Cortenova, San Giovanni e Santa Maria perchè le terre più fertili e coltivabili erano quasi tutte qui. Un censimento del 1315, il 10
  • 12. Liber focorum, ci fornisce la prova di questa distribuzione della gente: 25 nuclei familiari a Cortenova, 15 a S.Giovanni, 20 a S. Maria, 25 a Fossa e solo 3 a Novellara. Al di là dei numeri assoluti è importante sapere che le famiglie erano particolarmente scarse perchè negli anni precedenti c’erano stati guerre, saccheggi, carestie e pestilenze; poi nel censimento probabilmente non si è tenuto conto dei servi e dei villani, dei braccianti e dei tezarini. Quasi tutti abitavano in case, raramente in muratura, sparse per la campagna in mezzo ai poderi. Nessun dato certo ci aiuta a capire perchè Novellara sia prevalsa sugli altri centri; possiamo solo ipotizzare che a seguito della invasione degli Ungari del X sec. per il fenomeno dell’incastellamento le nostre piccole comunità abbiano costruito il Castelloncolo di Novellara equidistante dagli altri nuclei abitati, oppure che Adalberto Atto di Toscana, avo di Matilde di Canossa, che qui aveva giurisdizione e beni, abbia privilegiato il paese, per motivi a noi ignoti, erigendovi una fortificazione. Sicuramente i Malapresa, feudatari nella zona da una data imprecisabile dell’ XI secolo, vi avevano un fortilizio che rendeva il luogo più sicuro e quindi polo d’attrazione per la gente del posto. Il centro storico e il suo sviluppo S’accrebbero le case, e il suo confine allargò Novellara, insieme a Dio Un tempio alzando, e altre magion divine. De’ padron per istinto eccelso e pio, Di torri s’adornò, di campanili, E forma di città prese, e vestio. Fabbricò monesteri ampj e civili; Si divise in contrade spaziose; E s’impinguò di stalle e di fenili. Ma tra le doti sue più speciose, Della piazza tacer non m’è permesso, Che da suoi con tant’arte si dispose. Ella è un quadro bislungo, che in se stesso Da trenta milla fanti chiuderia, Stando però l’uno dell’altro appresso. Insomma è tal che invidia non avria, Se in Roma fosse e avesse una fontana, A qualunque altra piazza in Roma sia. (da Ritratto poetico di Novellara, 1752) Il nome Nuvolare compare per la prima volta nel 962 come fundus, mentre da un documento dell’anno seguente si apprende che c’era una pieve alla quale erano sottoposte alcune cappelle (“plebem de Nuvolare cum suis capellis”). Allora faceva parte dei vastissimi possedimenti di Adalberto Atto di Canossa. Da questi atti, pur potendo effettuare una serie di importanti deduzioni e considerazioni, nulla si può ricavare sull’abitato. Di grande interesse invece un atto di vendita del 1142, nel quale sono menzionate le fortificazioni erette a Novellara dai Malapresa; questo dato sommato alla citazione di un Castellunculum nel 1106 e nel 1211 ci permette di stabilire che c’era un gruppo di costruzioni disposto in modo da formare una solida difesa. Il luogo è facilmente identifica- bile con le case comprese tra via della Libertà, via De Amicis, via del Popolo e via V.di Capua. Ad ulteriore conferma si tenga conto del muro a scarpa delle costruzioni verso est e del fatto che per tradizione vengono chiamate le case dei Sessi, la famiglia preminente in Novellara dal XIII secolo prima dell’avvento dei Gonzaga. Nel corso dello stesso secolo Novellara passava dalla giurisdizione del vescovo a quella del Comune di Reggio. 11
  • 13. La situazione primitiva e il XIV sec. L’abitato di Novellara, prima dell’avvento dei Gonzaga era costituito, come si è visto, da un gruppetto di case disposte probabilmente a quadrilatero, di cui oggi restano solo quelle dei lati nord e ovest, che costituivano il Castelloncolo; una di esse era l’abitazione dei Sessi, famiglia reggiana, filo imperiale, più volte esiliata dalla città, proprietaria di terre e beni a Rolo oltre che a Novellara. Attorno, casupole a un solo piano costruite con pali, canne e fango; poco lontano la pieve. Con tutta probabilità a cavallo tra XII e XIV sec. l’insediamento è stato ampliato, per comprendere anche la chiesa e le altre costruzioni e, circondato da una fossa, che correva circa lungo via della Libertà, via 4 novembre, via Ariosto, via Costituzione e via De Amicis, con terrapieni e probabilmente palizzate. La chiesa all’interno del castello era sicuramente dedicata a S.Antonio Abate (venne assegnata ai Carmelitani quando si stabilirono a Novellara alla fine del ‘400 e intitolata a S. Maria delle Grazie); il Davoli poi riferisce che esisteva una chiesa di S. Stefano “non lungi da Novellara presso un forte fabbricato nominato il Castelloncolo”. Infine c’era una chiesa dedicata a San Pietro probabilmente lungo la strada che proveniva dal Borgazzo appena fuori del fossato presso la porta del paese. Poco dopo l’inizio della dominazione dei Gonzaga su Reggio, Filippino Sessi, nel 1341, intenzionato a migliorare le fortificazioni di Novellara, prese accordi col vescovo di Reggio per demolire la chiesa di S.Stefano che si sarebbe venuta a trovare parte nella nuova fossa e parte nei terrapieni. Gli accordi prevedevano la ricostruzione della chiesa altrove, ma Filippino non tenne fede all’impegno, probabilmente perchè subentrò Feltrino Gonzaga. Il nuovo signore che già aveva impegnato uomini e mezzi per la costruzione della rocca di Bagnolo, iniziò la fortificazione di Novellara con lavori di ampliamento del paese verso sud-ovest, il che portò all’abbattimento della chiesa di San Pietro per lo scavo delle nuove fosse e l’innalzamento dell’argine, e la costruzione del granaio (case a ponente di piazzale Marconi); poi nel 1364, si offrì di costruire la nuova chiesa di S.Stefano che fu innalzata al Molino di sopra. L’anno seguente iniziò i lavori per un nuovo castrum “cum subterraliis et aliis aedificiis”; frase che deve essere interpretata nel senso di fortificazione di una parte del paese e non di erezione della rocca, anche perchè i primi materiali, ricavati dalla demolizione della torre delle case dei Sessi, non poteva- no essere una grande quantità. A proposito di torri non si è ancora potuto stabilire se la torre dei Malapresa fosse all’interno del Castelloncolo o nell’area dell’attuale cortile della rocca. La rocca, ambizioso progetto di Feltrino, iniziata forse da suo figlio Guido, venne realizzata in concreto dal nipote Giacomo. Era comunque terminata attorno al 1450. Il Malagoli ci ha lasciato la descrizione della casa detta “dei pescatori” proprietà dell’avvocato Borsari in villa Borgazzo, prossima al paese, costruita attorno alla metà del Trecento: “Tale antica capanna è larga metri quadrati 34,8, le fondamenta sono di pietra ben cotta e calce che sormontano il suolo per un quarto di metro diventando muro, a cui trovansi appoggiate orizzontalmente per tutto l’intorno travi robusti che sostengono i cosidetti muri di cinta composti di piedritti, di alghe, di mezze pertiche di salice legate con lazzi di canapa intonacate di terriccio Sulle due pagine: gli edifici fra via De Amicis e via della Libertà che formavano due lati del "Castelloncolo". Sono storicamente noti come "Case dei Sessi" perché vi abitò questa famiglia fino alle soglie del Quattrocento . Di fianco in basso a sinistra l'interno. 12
  • 14. detto malta o melma, intersecati da travetti formando così una palizzata sino al piano superiore; ai quattro lati del quale e per tutta la loro estensione altri travi orizzontali sostengono il proseguimento del muro di terriccio eguale al sottoposto, dello spessore, tutto compreso, di centimetri trenta. Il tetto ora è composto di tempie, travetti, legni e tegole, ma all’epoca di prima costruzione della capanna ho tutta la ferma persuasione che fosse di alghe, di pertiche di salice e di paglia sovrapostavi. La capanna è composta di una cucina e cantinetta disselciate; mediante scala a piuoli si ascende al sovrastante piano fatto di assi. Il tutto è reso compatto ed unito da larghi e robusti chiodi di ferro”. 13
  • 15. Liber focorum, un censimento delle famiglie del 1315, nella edizione settecentesca del Tacoli. Si osservi come la popolazione gravitava in prevalenza a sud di Novellara,distribuita tra Cortenova e S.Maria della Fossa.(Fotocomposizione elettronica). 14
  • 16. Espansione del XV sec. Si deve a Francesco I Gonzaga il primo ingrandimento certo del paese; da diversi piccoli proprietari aveva acqui- stato i terreni confinanti col “campo delle noci” che avrebbero dovuto costituire l’area della piazza e le contrade del nuovo borgo. Nel 1478 permutava alcune sue possesioni con porzioni di terra, di pertinenza della chiesa di S.Stefano, costituite dalla “Piazzetta”, dalla superficie che sarà occupata in seguito dai “portici del telonio” e da quella del futuro “portico lungo” (via C.Cantoni). Le nuove case “...furono fabbricate-scrive il Davoli- del tutto, o fino al primo piano a spese dei Gonzaga, i quali con una conveniente porzione di terreno nel cortile ed orto, o canepaio, le cedettero poi in proprietà a chiunque volesse abitarle, sotto l’annuo canone però di uno o due capponi alla dispensa Gonzaga”. L’anno prima Francesco aveva ottenuto dal vescovo di Reggio il consenso di fondare un convento per i padri Carmelitani scalzi. In un primo tempo assegnò loro la chiesa che era stata la parrocchiale all’interno del castello e successivamente ridotta ad oratorio col titolo di S.Alberto, e una casa nelle vicinanze, poi a partire dal 1480 furono edificati il complesso claustrale e la nuova chiesa; questa occupava l’area dell’attuale via Lelio Orsi tra ciò che resta del convento, più noto come “casino Chiavelli”, e casa Zanetti. Questa fase durò anche negli anni di governo di Gian Pietro, cioè fino al 1515. In capo alla Piazza Maggiore si iniziarono nel 1512 i lavori per la costruzione della nuova parrocchiale che era progettata con la facciata a ponente, cioè all’opposto dell’at- tuale, ed erano ancora in corso nel 1516 sotto la direzione di un messer Bernardino, quasi sicuramente Campi, architetto cremonese, “impiegandovi due fornaci di pietra”. Evoluzione del centro di Novellara nella ricostruzione di P.Bonori e P.Ricci. 1) Rocca, 2) Chiesa e convento dei Carmelitani, 3) Chiesa di S.stefano vecchio, 4) Mulino di sopra, 5) Portichetto .Secolo XV 15
  • 17. Espansione della prima metà del XVI sec. La costruzione delle case e dei portici della piazza proseguì al tempo di Alessandro I, per il lato a settentrione, fino all’inizio dell’attuale corso Garibaldi, terminando con quello che venne chiamato Arco Dominizio e per il lato a meridione fino all’altezza dell’odierna via Veneto. Ripresero i lavori attorno alla chiesa nuova della piazza che fu innalzata fino a dodici braccia dal suolo; chi faceva arrivare la calce da Quistello per le opere murarie era Bartolomeo Orsi padre di Lelio. Negli stessi anni lavorò a Novellara anche il Correggio che assieme a messer Latino dipinse le camere del torrione vecchio della rocca. La configurazione a “maglia ortogonale” è indicativa del concetto militare con cui la nuova città viene progettata il che è coerente con la professione di uomini d’armi dei Gonzaga dell’epoca. Non a caso si è scritto “nuova città” perchè questa parte si può considerare un insediamento di nuova fondazione in quanto nasce come “progetto” di un’area completamente libera e non come completamento del preesistente borgo medievale. E’ ciò che Vespasia- no Gonzaga farà un ventennio più tardi, intorno al 1550, quando traccerà il piano urbanistico di Sabbioneta ricollegando la preesistente rocca al borgo medievale. Nel 1541 Donna Costanza da Correggio vedova di Alessandro I indirizzava al cognato Giulio Cesare una lettera in cui esprimeva il desiderio di costruire una “poca fabrica ma bellissima; la voglio altetta come sopra una motta, ma non a due tasselli,...V.S. li pensi un poco, che subito li diamo principio...”. Passeranno cinque anni prima che i lavori posssano iniziare, ma la residenza in villa, la “delizia” come usava chiamarla, il Casino di sopra divenne una splendida realtà. Mappa del centro di Novellara anteriore al 1567, probabilmente ridisegnata da una della prima metà del secolo XVI. Si notino la chiesa di S. Stefano con ingresso e la torre dalla parte opposta rispetta allattuale, la porta di accesso in corrispondenza dell'incrocio tra le attuali via Cavour e via C.Cantoni, la porta di accesso al castello all'inizio dellattuale via Gonzaga. 16
  • 18. Evoluzione del centro di Novellara nella ricostruzione di P.Bonori e P.Ricci. 1) Rocca, 2) Chiesa e convento dei Carmelitani, 3) Chiesa di S.stefano vecchio, 4) Mulino di sopra, 5) Portichetto, 6) Chiesa collegiata di S.Stefano, 7) Chiesa e convento dei Gesuiti . Secolo XVI Espansione della seconda metà del XVI sec. L’intenzione dei Gonzaga era di allargare il paese con nuove contrade fino alla Piazza del mercato presso il Molino di sopra; il che fu effettivamente realizzato ad eccezione della contrada che, in prosecuzione a levante della via del Portichetto, avrebbe dovuto arrivare di fronte alla chiesa dei Cappuccini sul tracciato dell’odierna via Gramsci. Tale via era sicuramente già iniziata nel 1590 ed era formata da alcune case con portici poste perpendi- colarmente in fondo alla Contrada di S.Lucia (vennero demolite nel 1834 dopo l’inondazione dell’anno preceden- te perchè gravemente danneggiate). Lelio Orsi progettò tutta la nuova sistemazione urbanistica; nel 1557 assunse la direzione dei lavori della chiesa di S.Stefano facendo demolire quanto costruito fino a quel momento e ricominciandola ex novo. Da una mappa di fine Seicento si possono ricavare gli elementi sufficienti per effettuare la ricostruzione grafica della facciata della chiesa così come l’aveva progettata Lelio Orsi. Iniziò la costruzione del Casino di sotto, del teatro in rocca e del collegio dei Gesuiti. Nel 1585 venne innalzato il tratto di portico prospiciente Contrada della torre (corso Garibaldi): “ si diede principio al portico cominciando dov’è l’arco di messer Dominico Busi (arco Dominizio) perfino all’hosteria et casa di Evangelista Bianchi”. La mappa del 1626, che è riprodotta in copertina, ci mostra chiaramente la situazione urbanistica alla fine del Cin- quecento. 17
  • 19. Espansione del XVII sec. Nel 1603 la grande pietà di Donna Vittoria di Capua portò a Novellara dalle catacombe di Roma le reliquie di S.Cassiano; si apriva così un secolo di fervore, ma anche di rigore, religioso. Nello stesso anno la contessa fondò il convento dei Cappuccini con la chiesa dedicata a S.Anna. E’ interessante sapere che ottenne il benestare dal capitolo provinciale dei Cappuccini in deroga alle regole che non prevedevano l’apertura di un altro convento in questa Provincia Cappuccina. La costruzione era terminata nel 1605 e venne collegata con la piazza da un lungo portico. Nel 1616 venne fondato all’angolo tra via A.Costa e C.Cantoni l’ospedale per i poveri e nello stesso anno venne eretta la torre della Collegiata di S.Stefano. Molti lavori di rifacimento e di costruzione di edifici, comprese le opere di riattamento di appartamenti in rocca furono eseguiti sotto la direzione di G.B.Sormani. Nell’anno 1654 fu posta la prima pietra di due complessi religiosi: la chiesa dei Servi e quella della B.V. della Fossetta. I padri Servi di Maria a Novellara c’erano già da oltre un secolo e avevano un convento presso la chiesa di S.Antonio Abate al Molino di sotto, ma chiesa e convento nuovi furono costruiti all’interno del paese per soddisfare la volontà testamentaria del dott. Camillo Farneti. Quella della Fossetta fu eretta in fondo al viale che in prosecuzio- ne della Contrada dei Cappuccini era già stato sistemato nel 1642 con lo scopo di collegare il centro con l’argine della Linarola. Vi si trasferì, nel 1657, l’immagine miracolosa segata dal muro della primitiva cappelletta che si trovava all’estremità dell’attuale via Indipendenza al suo innesto in strada Provinciale, dove si trova il pilastrino. Nel 1678 moriva Alfonso II che nel corso dei suoi anni di governo aveva rinnovato i due casini di campagna, continuato la costruzione di case e portici, riquadrata la piazza fabbricando il portico del telonio, accresciuti gli appartamenti in rocca. Anche un complesso monastico femminile fu eretto, pur con rinvii e ritardi tra 1668 e 1689, sul lato est della Contrada del gioco del pallone ( via della Libertà) con la chiesa dedicata a S.Teresa che chiudeva la prospettiva della Contrada di mezzo (via Vittoria di Capua). Sul finire del secolo si iniziò la costruzio- ne della nuova chiesa dei Gesuiti. L’immediata conseguenza sull’urbanistica fu l’apertura di nuove strade e la costruzione delle relative case. Evoluzione del centro di Novellara nella ricostruzione di P.Bonori e P.Ricci. 1) Rocca, 2) Chiesa e convento dei Carmelitani, 3) Chiesa di S.stefano vecchio, 4) Mulino di sopra, 5) Portichetto, 6) Chiesa collegiata di S.Stefano, 7) Chiesa e convento dei Gesuiti , 8) Chiesa e convento dei Cappuccini. Secolo XVII 18
  • 20. Evoluzione del centro di Novellara nella ricostruzione di P.Bonori e P.Ricci. 1) Rocca 2) Chiesa e convento dei Carmelitani, 3) Chiesa di S.stefano vecchio, 4) Mulino di sopra, 5) Portichetto, 6) Chiesa collegiata di S.Stefano, 7) Chiesa e convento dei Gesuiti, 8) Chiesa e convento dei Cappuccini, 9) Santuario della B.V. della Fossetta, 10) Chiesa e convento dei Servi di Maria, 11) Chiesa del Popolo. Secolo XVIII Lo stato dell’urbanistica dei secoli XVIII e XIX Il Settecento è stato qui un secolo di distruzioni. Dal 1701 Novellara era coinvolta nella guerra tra tedeschi e francesi; le truppe alemanne si accamparono sul territorio e recarono gravissimi danni alla popolazione e alle cose; distruzioni ancora maggiori portarono i francesi quando saccheggiarono e incendiarono Bagnolo e la sua rocca. Altri gravi disagi e forti contribuzioni di guerra si ripeterono al passaggio di truppe straniere nel 1710. Come se non bastasse ci fu un freddo terribile che fece gelare il Po e produsse una pesantissima carestia. L’evolu- zione urbana di questo periodo è limitata alla costruzione nel 1708 della chiesa del Popolo. Dopo la morte dell’ultimo conte, Filippo Alfonso, le vicende per la successione nel feudo portarono nuovamente in paese prima le truppe francesi poi quelle alemanne che, oltre a imporre tasse e contribuzioni, derubarono e distrussero, deva- stando anche i giardini del Casino di sotto. Alcuni anni più tardi Ricciarda, sorella di Filippo Alfonso, fece restaurare e modificare la chiesa di San Bernardino, fece costruire il battistero in S.Stefano, il nuovo ospedale in via Cavour e rinnovare il portico dei Cappuccini. Dopo che il feudo venne devoluto al duca di Modena, qualche opera venne fatta eseguire dalla duchessa Maria Teresa Cybo come la ricostruzione della chiesa di S.Bernardino, nel 1758, e di quella di S.Agostino presso il Mulino di sopra, nel 1751. La rocca, in balía di tutti, subì demolizioni e insulti di ogni genere finchè non venne venduta da Francesco II d’Este alla Comunità. Il colpo di grazia lo dettero i francesi di Napoleone che oltre a predare opere d’arte si appropriarono degli immobili e dei terreni già dei Gonzaga e vendettero chiese e conventi a privati: il complesso dei Gesuiti ad Antonio Greppi di Milano, il convento dei Carmelitani all’ebreo Sinigaglia, quello dei Cappuccini ai fratelli Taschini. E’ del primo decennio dell’Ottocento l’esecuzione di una grande carta topografica particolareggiata del centro storico che ci mostra la situazione urbanistica dell’epoca. Anche nell’Ottocento, almeno nella prima metà, tra le alterne vicende della dominazione napoleonica prima, e le 19
  • 21. guerre d’indipendenza poi, non ci furono nuove costruzioni, anzi furono di più le demolizioni, tra queste la chiesa dei Gesuiti nel 1808 e le scuderie nel 1852. Dopo l’unità d’Italia si osserva una ripresa nei lavori: la sistemazione idraulica del canale della Minara, del ponte sulla Fossetta al termine dell’odierna via Indipendenza, la costruzione del cimitero di S.Giovanni e di quello di Novellara in villa Borgazzo, del teatro in rocca, del macello comunale in Cantarana, della stazione ferroviaria; si eseguì la selciatura di diverse contrade. Espansione del XX sec. Ancora all’inizio di questo secolo l’attività edilizia era notevole; Celestino Malagoli nel 1907 scriveva in propo- sito queste note: “ Fra le più recenti costruzioni sono da ricordare: In villa Borgazzo: villino Righi, all’entrata del paese quasi di fronte alla stazione della ferrovia (oggi Istituto don Iodi); in villa S.Michele: casinetto dei fratelli Bedogni, di fronte al Casino di sotto; nell’interno: palazzo Bonaretti, in piazza V. Emanuele II; case: Soliani, Merzi-Davolio, Marzi, Benati, in S.Lucia; case: Lombardini, Slanzi, Fornaciari; salone Gallingani, in via Cavour; macello pubblico, fatto costruire dal Municipio, in via del Pallone. Furono poi fatti restauri e riparazioni alle seguenti case: nella piazza V. Emanuele II: Davolio n 4, Neri n 5, Bigi n 10; nel corso Garibaldi: Gherpelli n 9, Fabbrici n 21; in via Cavour Opera Pia locale n 1, Gianotti n 2, Manghi n 7, Rossi n 11; in via C.Cantoni. Gianotti n 1, Fornaciari n 7, Marmiroli n 8, Manghi n 10, Malagoli n 20, Ruspaggiari n 22, Fabbrici n 29, Merzi in Davolio n 31 (antico palazzone costruito nel 1675); in via Santa Lucia: Merzi in Davolio n 2, 4 e 11 Evoluzione del centro di Novellara nella ricostruzione di P.Bonori e P.Ricci. 1) Rocca 2) Chiesa e convento dei Carmelitani, 3) Chiesa di S.stefano vecchio, 4) Mulino di sopra, 5) Portichetto, 6) Chiesa collegiata di S.Stefano, 7) Chiesa e convento dei Gesuiti, 8) Chiesa e convento dei Cappuccini, 9) Santuario della B.V. della Fossetta, 10) Chiesa e convento dei Servi di Maria, 11) Chiesa del Popolo. Secolo XIX 20
  • 22. Mappa dell’abitato di Novellara del 1925-30 con i progetti delle nuove strade, alcune delle quali mai state realizzate. (palazzone), Altimani n 13 e 15, Lusetti n 17; in via dei Servi: Taschini n 1, Catellani n 3; in via della Zecca: Neri n 2; in via della Cantarana: Neri n 3; in via del Pallone: Bonaretti n 3 (oratorio delle suore ridotto a magazzino), in Villa San Michele: Lombardini n 13 ( Casino di sotto), Lombardini n 8 ( casa detta di Sant’Ago- stino, ove sorgeva la chiesa omonima)”. Nel 1910, con la demolizione dei portici del Telonio, cominciarono i lavori di costruzione della nuova Cassa di Risparmio che terminarono nel 1912. La Grande guerra e la crisi degli anni seguenti imposero un pesante arresto allo sviluppo urbanistico, con la sola eccezione del villino detto “del francese” in via Roma e la realizzazione dei giardini pubblici per ospitare il Monumento ai caduti , inaugurato nel 1925. E la costruzione delle scuole elemen- tari nelle frazioni. L’attività costruttiva riprese negli anni Trenta con l’ampliamento delle Officine Slanzi e, per l’edilizia pubblica, la realizzazione delle nuove scuole in via N.Campanini e delle scuole elementari nelle frazio- ni, per interrompersi nuovamente allo scoppio della seconda guerra mondiale. Si dovette arrivare alla metà degli anni Cinquanta per rivedere un po’ di attività. Allora vennero aperte le due vie attraverso l’orto dei Gesuiti, via Manzoni e via f.lli Cervi, si operarono il prolungamento di via De Amicis e l’apertura di via XXV Aprile per raggiungere via Costituzione e s’inziarono i lavori del tratto della Circonvallazione da via Veneto alla ferrovia. Venne inaugurato il nuovo campo sportivo in via Indipendenza. Con il “boom economico”, e per tutti gli anni Sessanta, i condomini e le villette si può dire che siano veramente spuntati come funghi. Nei decenni successivi l’edilizia pubblica e privata ha continuato a far crescere il paese e a rimodernarlo anche se purtroppo si sono persi alcuni edifici storici come il convento e la chiesa dei Cappuccini, l’oratorio del Carmine, i resti della casa di Lelio Orsi. la chiesa delle monache. La ristrutturazione di numerose abitazioni private ha portato alla scomparsa di soffitti a travi, travetti e assito, di pavimenti a “quadrelli”, di porte in legno, caminetti poveri in scagliola, di pozzi a camicia all’interno dei cortili, di bassi servizi con “foren, cius, poler e canteina”, degli anelli ai pilastri per legare i cavalli. Molto grave è stato il pesante rifacimento o la demo- lizione di complessi rurali. Fortunatamente oggi c’è una maggiore attenzione per la salvaguardia di questo patri- monio urbanistico “minore”. 21
  • 23. La Rocca in una veduta da nord-ovest degli anni Trenta. La rocca La rocca rappresenta da secoli la sede del potere, è l’edificio attorno al quale gravita la vita politica e amministra- tiva del paese. Non esiste una data sicura di inizio della costruzione. Quando Feltrino Gonzaga, dopo aver vendu- to Reggio ai Visconti, decise di fortificare Novellara, dispose che si fabbricasse un nuovo “castrum cum subterra- liis et aliis aedificis” ma non fa cenno alla rocca, anche se quasi certamente la fece progettare ( non si dimentichi che aveva già fatto costruire la fortezza di Bagnolo); era il 1371. Probabilmente non vide neppure l’inizio dei lavori di scavo delle fondamenta perchè, dopo la vendita della signoria, vagò molto per le corti amiche della pianura padana e morì a Padova nel 1374. Fu suo figlio Guido che provvide, a partire dal 1385, a realizzare qualcosa in concreto: le fondazioni e lo scavo dei fossati, il consolidamento dei terrapieni attorno al castello. I lavori alla fabbrica proseguirono per tutta la prima metà del XV secolo e si possono considerare terminati nel 1464. L’edificio era sostanzialmente una robusta fortezza con torri angolari, il muro a scarpa, la merlatura; però sia Giacomo che Francesco I avendola scelta come propria dimora avevano fatto costruire appartamenti all’inter- no e con un gusto prettamente rinascimentale avevano preso ad abbellirli. Sicuramente la grande sensibiltà di Costanza da Correggio influenzò il marito Alessandro I nelle modifiche successive sia della rocca che del paese. Subito dopo il matrimonio, nel 1518, “messer Antonio e messer Latino con due giovini tutti di Correggio” dipin- gevano la “ monitione” e la camera del torrione vecchio appena ristrutturati. Dopo la morte del marito, avvenuta nel 1530, Donna Costanza si impegnò a realizzarne i progetti; così tra 1541 e 1542 fece costruire un secondo piano con loggia e sala. Poi nel 1546 arrivò da Reggio Lelio Orsi che divenne l’architetto, il pit- tore, l’artista di corte. Dal 1563 al 1567 ristrut- turò e ampliò gli appartamenti, eseguì la decora- zione delle sale d’onore al piano terreno, ultimò le decorazioni della loggia, dell’appartamento di Francesco II, del nuovo teatro. La rocca perse sempre più la sua funzione di difesa a favore di quella di residenza signorile. Sarebbe passato un secolo prima che si eseguis- sero altri lavori consistenti. Nel 1670 Alfonso II fece innalzare da G.B.Sormani la torre detta “ Campanone” sulla porta esterna della rocca, “...or- nata di guglie, di lanterna e di cupola a squama di pesce con due giri di ben lavorate ringhiere....”, ed effettuare una nuova sistemazione degli ap- partamenti in particolare del secondo piano del lato nord. Dopo la scomparsa dell’ultimo conte specialmen- te dopo che, nel 1737, il feudo fu assegnato agli 22 Pianta settecentesca della Rocca di mano di Prospero Siliprandi. Estensi, la rocca cominciò a decadere: “furono
  • 24. tolti i ponti levatoi, chiusa la sortita a settentrione,....si disfò una parte della quadra che guarda a mezzodì, poi i corridoi a mattina ed a meriggio coll’abbassare i tetti, si atterrarono i 4 torrioni agli angoli...si devastarono gli ultimi appartamenti del piano superiore...se ne affittarono le camere a poveraglia che ne imbrattò i muri, distrusse e portò via tutto ciò che potè....”. Nel 1754 fu acquistata dalla Comunità che prese ad installarvi i propri uffici e le scuole, e ad assegnare buona parte dei locali a dipendenti comunali per propria abitazione. Un ultimo importante cambiamento nella struttura della rocca fu apportato negli anni sessanta dell’Ottocento con la costruzione del teatro; per la sua costruzione vennero demolite le cucine, la lavanderia, la legnaia gonzaghesche e purtroppo l’antico teatro cinquecentesco, ampiamente decorato da Lelio Orsi. Oggi ospita il Municipio, la Biblioteca, i Musei Gonzaga e della Civiltà contadina e associazioni culturali. Ancora la Rocca ripresa da nord-est nei primi anni Trenta. I portici “Una costante che esprime in modo particolare il valore scenografico dell’ambiente urbano di Novellara -scrivo- no P.Bonori e E.Torreggiani- è costituita dai portici mediante i quali l’organizzazione dei tracciati viari si arricchi- sce anche sul piano planimetrico. Il portico non è costruito soltanto <<per comodo dei servi, ma ancora per cagione di tutti i cittadini. (L.B.Alberti)>>; oltre che spazio di pertinenza dell’abitazione diventa centro delle attività quotidiane della popolazione che vi trasferisce le più disparate funzioni, sfruttandone al massimo la dutti- lità... Il portico si pone come percorso specializzato per il traffico pedonale che risulta così separato da quello dei carri e delle cavalcature che avviene sulla strada... Tale concetto è espresso dal Palladio quando sostiene che deve essere diviso <<il luogo per il camminar de gli huomini, da quello che serve per l’uso dei carri, e delle bestie; mi piacerà che le strade siano così divise che dall’una e dall’altra parte vi saranno fatti i portici, per i quali al coperto possano andare i cittadini a far negotij senza essere offesi dal sole, delle pioggie e dalle nevi...>>...I portici della piazza creano effetti di dilatazione spaziale...con intento scenografico e caratteristiche monumentali. I rimanenti portici risultano più stretti in relazione alla funzione di collegamento fra le abitazioni degli artigiani e gli edifici con funzione pubblica”. Nella progettazione antica dell’impianto urbanistico di Novellara intelligente- mente si è tenuto conto di un giusto equilibrio tra spazi pubblici e spazi privati, tra zone scoperte e zone coperte, che ancora oggi viene rispettato. Alle via e alle piazze si affiancano e si contrappongono i cortili interni e gli orti, alle chiese, alla rocca, alle scuole si affiancano le case, i bassi servizi, i negozi. Il tutto sempre mediato dai portici. Intorno al 1560 il Conte ordinava che “tutte le case poste nel Borgo di sopra cominciando dalla casa di m.r Jacopo Provisionati (il notaio) e venendo sino a quella di m.r Mutio Busi, si dovessero fabbricare fino all’altezza della casa del cavalier de Becchi”. Di portici ce ne sono per oltre quattro chilometri e tutti sanno quanto siano comodi per ripararsi dal sole a picco e dalle intemperie, come rendano agevoli e sicuri gli spostamenti all’interno del paese. Il fondo, non più in terra battuta, è stato livellato a cemento in questo secolo ad eccezione del portico a nord della piazza che è stato lastricato a quadroni di pietra serena nell’Ottocento. Le vetrine hanno sostituito le distese di mercanzia che occu- pavano i portici fino a metà della loro larghezza, i tavolini dei bar han preso il posto dei tavolacci delle osterie e delle panche addossate ai muri; il passeggio, “la vasca”, è un piacere antico, la gente al tempo dei Gonzaga amava come noi “ spazziare soto i porteghi”, così come trattare gli affari, il giovedì e la domenica mattina, in piedi, in punti strategici. Barbieri, sellai, calzolai, falegnami, impagliatori e maniscalchi vi hanno sempre svolto i loro mestieri anche se oggi pochi sono i superstiti, utilizzandoli come prolungamento della bottega. Vi si trovano i banchi occasionali delle lotterie e delle vendite di beneficenza delle associazioni e da qualche anno i banchi del mercatino dell’antiquariato. 23
  • 25. Portici. Novellara possiede oltre quattro chilometri di portici. La prima immagine mostra la vita sotto i portici negli anni 24 Cinquanta.
  • 26. Le Ville o Quadre All’origine della dominazione dei Gonzaga il territorio era diviso in cinque ville o quadre: Borgazzo, Reatino, Boschi, S.Michele e Valle; a queste se ne aggiunse una sesta tra Quattrocento e Cinquecento, i Terreni Novi. Dal XV secolo, sempre i Gonzaga, ottennero l’investitura delle cosidette Ville Reggiane di cui oggi solo S.Giovanni e S.Maria fanno parte del Comune. Borgazzo Il Borgazzo, intendendo la zona a sud del centro, giace sul primitivo deposito alluvionale lasciato dal Crostolo; la terra è fertile, percorsa da un canale che ne rende facile l’irrigazione. Poderi e campi qui sono stati molto ambiti per secoli come provano atti di compravendita fin da epoca antichissima. La strada tutta a curve, che ha dato origine al detto “ dritt c’me la streda dal Borgas” dimostra ulteriormente che il territorio era suddiviso in moltepli- ci appezzamenti coltivati e che qui si svolgeva l’attività agricola principale. E’ la fusione tra Corte Nova e Novel- lara. E’ probabile che i frati della “Badia” di Campagnola abbiano molto influito con la loro opera tra XII e XIII sec. sulla sistemazione idraulica e del suolo del Bor- gazzo prima che le le famiglie feudali emergenti, Ses- si, Lupi, Correggio, Malapresa, se ne impadronissero. Si noti che l’argine della Fossamana è ancora detto “l’er- sen di free”. E’ interessante sapere che tra XIII e XIV sec. il Borgazzo viene denominato “Burgaciun Curtis Novae” e “Burgacium Nuvelare” con prevalenza nel tempo sempre maggiore di quest’ultimo, indicandoci così il periodo in cui il centro degli interessi ha iniziato a spostarsi verso Novellara. Fa parte del Borgazzo anche la zona attorno alla Motta, oggi occupata in gran parte dal Villaggio artigianale, dove sorgeva la pieve di S.Lorenzo. Qui gli insedia- menti umani erano favoriti dalla presenza delle “sor- tie”, le risorgive. La maggior parte dell’abitato attuale si trova su questa quadra. Il Borgazzo visto dalla torre di S. Stefano San Michele La chiesa di San Michele ha dato il nome all’omonima villa. La dedicazione a un santo per il quale i longobardi avevano speciale predilezione ne fa fissare la fondazione tra VII e VIII secolo d.C.; la sua dipendenza dalla pieve di Cortenova conferma la posteriorità rispetto a S.Lorenzo. Secondo il Davoli era “ a mano sinistra, ossia al mezzo giorno della strada che da Novellara conduce alle Ca’ Nove” (via Nova). In effetti nel corso di scavi per la costruzione delle case del cosiddetto “quartiere Copellini”, ne sono venute alla luce le fondamenta. Ancora secondo la testimonianza del Davoli, dirimpetto alla chiesa “ a mano sinistra della strada” c’era un antico fabbricato, circondato da fosse, che poteva essere stata l’abitazione di Sirone de Sirii, signorotto di origine longo- barda del XII secolo. Il “Castellacium Sancti Michaelis” è nominato in una carta del 1203 come luogo da cui i reggiani iniziarono lo scavo di un canale navigabile che si collegava al canale di Guastalla. Reatino Villa Reatino deriva il nome dalla famiglia Reatini che era feudataria anche della omonima porzione in comune di Campagnola. Albricone vi possedeva un castello, come risulta dal rogito del notaio Ulrico del 1141, detto Castellazzo di Reatino o di Campagnola e la sua giurisdizione si estendeva fino alla motta di S.Antonio al Molino di sotto. Fra parentesi, il Castellazzo fu spianato nei primi anni dell’Ottocento, testimone il Davoli che ne vide i lavori. Traduzione dell’atto di vendita del Castellazzo nel quale sono compresi luoghi, strade e canali che interessano anche il Novellarese. Nel nome del Signore, anno 1141, 6 marzo, indizione quarta. A voi signori Gherardo e Corrado fratelli da Cor- reggio, io Palmerio del fu signore Albricone [dei Reatini] da Campagnola nella diocesi di Reggio, che vivo secondo la legge longobarda, vendo e faccio un documento di vendita del castello e della rocca miei che possiedo a Campagnola, detti Castellazzo e di tutti i muri, fossi, redefossi, argini, valli, ponti, ponticelli, catene, fortilizi, 25 munizioni e di tutti i passaggi, telonei, onorari, affitti ed entrate e di tutti i boschi, selve, pascoli, paludi, valli,
  • 27. peschiere, riserve di caccia e uccellagione, le vie, navigli, canali, acquedotti e mulini che ho fatto a Campagnola, e dei poderi e dei mansi che possiedo in tutta la giurisdizione del detto castello, e dei sottoscritti uomini aventi fortilizi con obbligo di obbedienza, e delle ville, del detto castello, e dei cittadini, dei comitatensi, dei vassalli, degli uomini di masnada, degli servi e delle ancelle. Seguono i nomi delle ville tra cui Canolo, Cognento e quelle di Sirone de Sirii con castello, dei Reatini e dei Mani. Confini del territorio che si vende con la presente carta: a mezzogiorno Cognento e Canolo di sotto, mediante la strada; a mattina il mio naviglio e corso d’acqua fino a Fabbrico; a settentrione l’alveo e corso d’acqua della Parmigiana per il tratto fino al varco dei signori di Reggio; a sera il territorio della villa di Cognento di sotto e la villa novellarese di S.Michele mediante il canale comune chiamato il bosco e prosegue scendendo fino all’im- missione nel naviglio che ho fatto costruire a sera presso il mulino non lontano dalla motta di S.Antonio del territorio di Novellara, salendo lungo il dugale comune fino ai castelli dei signori Mazzoli e Sironi dove il canale volge ad oriente e raggiunge la via che passa a settentrione seguendoli fino al suo ingresso nell’alveo della Parmigiana presso il varco delle valli dei signori di Reggio. Seguono i nomi di coloro che possiedono fortilizi, Malapresa, Della Palude, Sirone de Sirii, Mazzoli, Mani e Albricone stesso, poi degli abitanti di Campagnola, dei comitatensi, dei vassalli, dei masnadieri, degli ascritti alla gleba, dei servi e delle ancelle. Il prezzo concordato è di 4000 denari lucchesi. Rogato dal notaio Ulrico. Mappa settecentesca di San Michele e di parte dei Boschi . Boschi Dopo la caduta dell’Impero romano i boschi e gli incolti avevano riconquistato aree estesissime della pianura; in epoca longobarda una selva di proprietà regia, si estendeva dalle vicinanze di Reggio fino al Po; essa faceva parte di una selva più vasta che era sotto la giurisdizione del monastero di Leno di Brescia e arrivava fino al Secchia. Già allora tuttavia ampie zone erano libere dagli alberi e venivano utilizzate per i pascoli mentre altre venivano disboscate per il legnatico. Dalla seconda metà del secolo X l’opera tenace di penetrazione da parte di nuove signorie, come i Canossa, nonchè delle signorie ecclesiastiche, favorirono correnti di immigrazione nelle zone adiacenti al Po. Il moltiplicarsi delle pievi con relativi insediamenti umani tra XI e XII secolo testimonia un avviato intenso recupero delle aree a ridosso del Po, facilitato dallo spostamento del fiume verso nord, avvenuto proprio attorno all’anno Mille. Da questo momento l’opera di distruzione dei boschi per conquistare spazi al- l’agricoltura crebbe in maniera vertiginosa. Le zone dissodate, i nostri “ronchi o roncaglie” divennero sempre più 26
  • 28. Particolare di una mappa Seicentesca con rappresentazione di zone boschive tra strada Bruciata e Villa Boschi. frequenti; si iniziarono anche lavori di bonifica. Furono opera sopratutto dei monasteri, delle abbazie, che intorno alle loro corti raccolsero una vita agricola sempre più intensa. Anche nel novellarese si ebbero inevitabili massicce riduzioni del patrimonio boschivo con un picco tra la fine del ‘400 e l’inizio del ‘500. I nostri Gonzaga riuscirono comunque a salvaguardare fino al 1700 un’area a foresta a sud-ovest del paese, appunto quella da cui ha preso nome l’omonima villa; ciò che era rimasto e cioè circa 40 biolche, fu distrutto nel 1798, così come furono tagliate completamente le macchie del Forcello. Un’altra zona boschiva in confine con Reggiolo era il Bosco delle Bruciate. Nel 1406 Giacomo Gonzaga aveva fatto costruire la prima casa colonica in villa Boschi, mentre nel 1574 Camillo I aveva fatto aprire la strada che attraversava i Boschi e congiungeva Novellara a S.Vittoria. Valle La zona paludosa, spesso allagata, a nord-ovest del paese ha dato il nome alla Villa. Questa, assieme alle valli di Guastalla e Reggiolo raccoglieva in origine le acque del Crostolo, del Canale dei molini e del Rodano. Al margine della Valle esiste ancora oggi un luogo detto “il Porto” che ha avuto grande importanza nel passato. Portus significa traghetto; qui infatti c’erano le imbarcazioni che percorrevano le paludi, raggiungevano altri attrac- chi e collegavano altri centri abitati. Il Porto era collo- cato all’estremità della strada romana che da Reggio arrivava a Novellara e ne costituiva il naturale prolun- gamento verso il Po. Il fatto poi che nella concessione del X secolo sia definito anche “ostium”, cioè porto vero e proprio, significa che era un approdo organizza- to, con un pontile o una banchina in legno e che in epo- ca medievale era collegato a un mercato. Nel corso del Duecento si provvide ad opera dei Reggiani a dare una prima sistemazione idraulica alla zona con lo scavo della Tagliata di Reggiolo, nel 1218, e col cambiamento del corso del Rodano. Le valli rimasero comunque ampie fino all’epoca delle grandi bonificazioni Bentivoglio. Le Valli allagate, in un'immagine degli anni Venti. Il marchese Cornelio Bentivoglio, signore di Gualtieri, riuscì a mettere d’accordo tutti coloro che avevano giu- risdizione sulle grandi valli a ridosso del Po e cioè Mantova, Parma, Modena, Novellara, Guastalla e Correggio, per ottenere il primo risanamento delle zone vallive. Le principali realizzazioni per la nostra parte, consistettero nell’inalveare il Crostolo fino al Po facendovi confluire o direttamente o attraverso la Cava e il Canalazzo-Tasso- ne, tutte le acque “alte”. Le acque “basse” invece furono fatte confluire nell’antico letto di Po detto Parmigiana o Fiuma, che a questo fine fu scavato in profondità e per una lunghezza di 20 km. seguendo l’antichisso tracciato della Scalopia. Nel 1564 Alfonso I Gonzaga dava inizio allo scavo del nuovo Bondeno con lo scopo di bonificare 27
  • 29. le terre tra Canalazzo e Canale dei Mulini. Tutto que- sto portò all’acquisto di nuove superfici coltivabili su cui sorsero le possessioni Ballabene, Bigliarda, Colom- bara, Daoglia, Pacchiarina, Vallesella, Vezzana e Zo- bola (nomi derivati dalle famiglie che vi si insediarono ad eccezione di Colombara e Vallesella il cui etimo non necessita di spiegazioni). Alla fine del XVIII sec. le zone paludose erano comprese tra Bondeno, Baciocca e argine della Gatta. Nel 1861 ancora un quarto del ter- ritorio comunale era paludoso. Nel 1920 presso la Ri- viera c’erano ancora 120 ettari di palude che vennero bonificati nel 1933. Ancora una veduta delle Valli. Terreni Nuovi I “Terreni Novi”, attuale frazione S.Bernardino, furo- no tra i primi ad essere bonificati dai Gonzaga tra Quat- trocento e Cinquecento; evidentemente il Canalazzo era stato arginato a sufficienza da non costituire più un se- rio pericolo per le terre circostanti, almeno dalla parte di Novellara. Francesco I vi fece costruire alla fine del ‘400 due grandi case, con relativi servizi, dette le “Co- stanze” dal nome della moglie Costanza Strozzi. Nel secolo successivo per volontà del conte Alessandro I fu innalzata la prima chiesa dedicata a S.Bernardino e, attorno al 1580, la cascina Vittoria anch’essa dal nome della moglie di un Gonzaga, Vittoria di Capua. I Gon- zaga amavano recarsi ai Terreni Novi per cacciare ri- portandone buoni carnieri di fagiani e “pernigoni” e di Un casotto al margine delle Valli quaglie catturate con le reti. E proprio ai Terreni Novi fa riferimento una delle pri- me documentazioni relative alla produzione di formaggio. Giulio Cesare Gonzaga, nel 1529, affittava a Lorenzo e Antonio Busi figli di Giarono, ebrei, una cascina, i bassi servizi, le vacche, ben 140 fattrici, le bestie bovine e ampie estensioni prative sul posto, nella valle e altrove con lo scopo, tra l’altro, di produrre il grana. Tra le cose e gli attrezzi inventariati c’erano anche “caldere, ramine, fassare, asse et tagliero da formazo”. San Giovanni e Santa Maria Alle quadre sono da aggiungere le Ville di Santa Maria e San Giovanni che, con quelle di San Tommaso e San Michele, sono sorte in epoca remota come insediamenti rivieraschi del “gurgum” lungo la via di comunicazione tra Reggio e la Fiuma. Il “gurgum” era un invaso piuttosto esteso, che si era formato quando il Crostolo scorreva in questa zona e arrivava fino a Quistello, e che venne mantenuto colmo dal Rodano anche quando il Crostolo cambiò percorso spostandosi nell’ alveo attuale. Il termine deriva dal latino medievale “corgum o gurgum”, vortice, pozza d’acqua. Il Crostolo seguiva il percorso del canale che da S.Maurizio presso Reggio, passa sot- to l’autostrada, gira intorno a Massenzatico, scende poi tra la chiesa e il cimitero di S.Maria, corre verso Casa- letto, attraversa S.Giovanni al ponte delle Briciole e va a gettarsi nella Fiuma. L’acqua delle piene stagnava qui dall’autunno alla primavera e spesso non si prosciuga- va completamente neppure durante l’estate. Le colma- te naturali, l’opera dei benedettini e l’inalveamento de- finitivo del Crostolo hanno contribuito al prosciuga- mento dell’invaso; l’ultima bonifica è del 1927. Le località “de gurgo”, sulla fossa, vengono nominate per la prima volta in una pergamena dell’ 881. Le chie- L'abside duecentesca della chiesa di San Giovanni della Fossa, 28 conteneva affreschi del 1280, ora nel Museo Gonzaga.
  • 30. se di qui dipendevano dai grandi monasteri, così quel- la di S.Giovanni era soggetta a Canossa, S.Maria a Bre- scello (e per completezza, S.Tomaso a San Prospero di Reggio e San Michele a S.Giovanni di Parma). Le Vil- le pagavano un tributo alla città di Reggio. Dopo l’av- vento dei Gonzaga, dal 1449, le parrocchie passarono sotto la loro giurisdizione, mentre nel 1471 Francesco I ne ottenne l’investitura in perpetuo da Borso d’Este. Da allora le vicende di queste piccole comunità sono strettamenete legate alla storia della contea di Novella- ra e Bagnolo con la differenza che tutti i fatti negativi hanno avuto conseguenze assai più gravi. Bastino come esempio le alluvioni dei campi per le rotte del Rodano a Bagnolo che riprendeva periodicamente possesso della “fossa” o del Canalazzo e del Crostolo che invadeva- no, sommergendole, le terre a ponente. A San Giovanni esisteva un’antica pieve dedicata al Battista che nell’ 881 era retta dai monaci di Canossa; dopo l’apertura della nuova strada per Reggiolo da parte del Comune di Reggio nel 1224 questa primitiva co- struzione fu demolita per erigerne una nuova in stile romanico, presumibilmente attorno al 1270. Rimango- no oggi l’abside e i frammenti di affresco datati 1280. Nel 1703 la chiesa di S.Giovanni fu eretta a vicariato; Antico portale delle chiesa di San Giovanni della Fossa. sotto la sua giurisdizione vennero poste le parrocchie di S.Maria, S.Michele, Canolo e Cognento. Conservò tale privilegio fino al 1866 anno in cui passò sotto la diocesi di Guastalla e alle dipendenze di Novellara per l’amministrazione religiosa. La nuova chiesa, nell'architettura attuale, fu iniziata nell’anno 1900; nel 1945 subì gravi danni per un bombardamento e venne ricostruita. Santa Maria si trovava all’intersezione di strade di notevole traffico: prima la Strada vecchia, poi la Strada Nova da Reggio per Reggiolo in direzione sud-nord, e l’asse Ponte Forca-strada S.Maria, in direzione est-ovest. Que- st’ultimo raggiungendo da una parte Villa Seta, Cadelbosco e Villa Argine, e dall’altra Correggio, collegava le ter- re che appunto i signori da Correggio possedvano nel reggiano e nel parmi- giano. Si aggiunga che anche i Gonza- ga avevano possedimenti all’Argine e alla Seta. A confermare l’ampia fre- quentazione di queste vie sta anche l’osteria le cui origini si perdono nel tempo, posta strategicamente nel cro- cicchio. Una delle più antiche denomi- nazioni di S.Maria è “de Gurgenzati- co”, cioè sul Gorgo, ma nella quasi to- talità dei documenti si trova “de Vezo- la”. L’attributo deriva da “veza”, corso Panoramica di S.Maria della Fossa. d’acqua soggetto a manutenzione da perte dell’uomo e sulla sua riva era sorta la chiesa dedicata a Maria. E’ nota anche una “veza de Curtenova” e a Reggio esiste ancora una via della Veza, presso il parcheg- gio in zona Cappuccini, e dietro le antiche case c’è ancora l’alveo del canale. Altra veduta di S.Maria: il viale della stazione 29
  • 31. Le vie d’acqua Le vie di terra sono quelle cui siamo abituati e quasi le uniche che oggi percorriamo; nel passato erano invece le vie d’acqua le più sfruttate sia perchè sempre utilizzabili, sia perchè permettevano di trasportare uguali quantità di materiali con minor dispendio di energie. La navigazione sulle acque interne non si praticava soltanto sui grandi fiumi, ma si estendeva anche sui fiumi minori e sui torrenti. Le paludi, i canali, i torrenti, le anse e gli antichi letti di Po, il Grande fiume e i suoi affluenti hanno poi insegnato ai “villici palustri”, nostri antenati, a sfruttare le vie d’acqua come vie di comunicazione comode, rapide e percorribili in ogni stagione e con ogni tempo anche quando i percorsi di terra erano imprati- cabili per il fango, il che avveniva per almeno sei mesi all’anno, da ottobre ad aprile. La navigazione interna era capillarmente diffusa, fatta con burchielli, sandali, battelli e zattere. Qualunque canale era nell’uso quotidiano una idrovia utilizzata per brevi spostamenti di persone e merci. Nel Medioevo le vie d’acqua erano l’unico mezzo per introdursi nel cuore di ampi spazi incolti, difficilmente raggiungibili per via terra, e sfruttarne le risorse. Fino al secolo XII la bassa pianura reggiana era percorsa da una sorta di fiumara composta da fiumi e torrenti senza argini, da vaste paludi con intercalate fitte boscaglie: il cosiddetto fluvius Bondenus. Il corso d’acqua inizia- va proprio sotto Reggio percorreva la Bassa quindi si dirigeva verso Poggio Rusco, Quarantoli per congiungersi con la Burana. Mediante una o più diramazioni il fiume era collegato col Po verso Gonzaga. Fin dal tempo di Berengario, cioè dal sec. X, questa strata Bondeni, via del Bondeno, era frequentata da numerose imbarcazioni. Da documenti del periodo 902-913 si desume l’esistenza di un porto fluviale “in villa Gurgo super fluvio Bondeno comitatu regen- se”, verosimilmente il Gorgo presso Novellara, che il “fidelis” Lupo aveva l’incarico sorvegliare. E nei dintorni di Novellara era con tutta probabilità il “portum...qui dicitur Fossato cum theloneo et piscacionibus”, il porto fluvia- le, detto Fossato, con gabella e aree riservate di pesca, che la Chiesa di Reggio otteneva come concessione sovra- na nel 963. Credo che possa essere identificato con l’attuale località Porto ai margini della Valle. Si è già visto che in latino portus significa traghetto e ostium porto vero e proprio, attrezzato per il carico e lo scarico delle merci e quindi collegato a un mercato. L’associazione porto fluviale-mercato è attestata per varie località della pianura padana ed è anche espressa chiaramente nella concessione a Lupo vista più sopra, che aveva da gestire un mercato annuale che si appoggiava al suo castrum nei pressi di S.Maria della Fossa. Dopo l’anno Mille cominciò a prendere forma nella stessa zona il Crustulus magnus che soppiantava il Bondenus ma continuava a passare per il Gurgum. Dal XII secolo invece passava da Cadelbosco e spagliava nelle valli di Novellara e in quelle limitrofe o confluiva nel Bondeno presso Reggiolo; questo fino al 1463 quando iniziarono i lavori di inalveamento. Dal XII sec. i Comuni cominciarono ad aprire una fitta rete di corsi d’acqua artificiali, i navigli, per collegare le città della pianura direttamente al Po. Nella Bassa si utilizzarono alvei abbandonati del Crostolo e verso Novellara quello che sarebbe diventato il Canale dei molini che arrivava al Porto a nord del paese. Nella stessa ottica va visto il canale concordato con Cremona, nel 1203, dalla chiesa di S. Michele al naviglio di Guastalla “ad eundum et redeundun cum navibus, et avere et personis”, per andare e tornare con navi mercanzie e persone. Nello stesso accordo si precisava che le comunicazioni tra Novellara e Reggio dovessero effettuarsi “cum caris” su una strada, da costruirsi su un idoneo tracciato, che sarebbe poi stata realizzzata nel 1224. Il contrarsi del fluvius Bondenus e le divagazioni del Crostolo da est a ovest hanno lasciato numerosi scolatori: a mattina la Fossamana e la Linarola, che drenavano il Gurgum, a sera la Baciocca e il Bondeno vecchio che a sua volta riceve il Fosso nuovo (di S.Maria), il Sissa, il Bagnolo e vari altri fossi e dugali, che drenavano i Terreni Novi e la Valle. A nord la Parmigiana, o Fiuma, un ramo di Po abbandonato dal corso principale del fiume, riceve tutti questi canali. Tale grande invaso venne completamente ristrutturato nella seconda metà del Cinquecento allorchè fu eseguita la bonifica Bentivoglio. C’è poi il Canale di Novellara che viene da Reggio, passa per Bagnolo, S.Tommaso, S.Maria, 30 S.Giovanni, Novellara.
  • 32. Le grandi valli di Novellara, Reggiolo e Guastalla in una mappa idraulica del XVI sec.; a sinistra dell’abitato di Novellara si vede un triangolo di terra indicato come Villa di Corte Nuova; a nord di questa saranno ricavati, mediante bonifica i primi Terreni novi. Tutti questi corsi d’acqua venivano percorsi dalle imbarcazioni da autunno a primavera e in particolare si utilizza- vano il Canale dei mulini per il collegamento con Bagnolo e le Ville e la Linarola per raggiungere la Fiuma e di qui il Po per tutte le direzioni. Ancora all’inizio di questo secolo don Clinio Ferretti, parroco di S.Bernardino, per andare a celebrare la messa alla chiesetta di S. Luigi alla Riviera quando le strade erano impraticabili per il fango, utilizzava un barchino e vi arrivava via acqua. Gli Estensi ebbero cura delle comunicazioni per acqua, sistemarono i canali esistenti e i manufatti, ma non co- struirono nuovi cavi sul Novellarese. Bondeno è forse il più antico tra gli idronimi locali, ma lo incontriamo spesso tra qui e il ferrarese; significa profondo nella lingua prelatina padana, come attesta lo stesso Plinio quando parlando del Po afferma che gli Corsi d’acqua nel Novellarese da Italia delineata del Magini del 1620. 31
  • 33. indigeni lo chiamavano Bòdincus, cioè il profondo. La Fossa Linarola, più nota come Fossetta deve il suo nome al fatto che porta- va l’acqua alle case dove si effettuava la lavorazione del lino. Fossamana è il canale sul confine con Campagnola; il suo nome deriva dalla famiglia Mani o Manni di origine correggese menzionata in un documento del XII sec., o dal fatto di trovarsi a “mane”, cioè a mattina; esiste anche su alcune carte la denominazione di Fossa Madama. Il Canale dei Molini partendo da porta S.Croce a Reggio forniva la forza motrice alle macine di Bagnolo, di S.Giovanni, ai molini di sopra e di sotto di Novellara e, prima di gettarsi nella Fiuma, a quello di Cataneo o Catanìa. Sicuramente dal 1421 porta questo nome ma dal XVIII secolo anche quello ufficiale di Canale di Novellara. L’acqua del canale fu frequentemente oggetto di lite coi reggiani che, per ritorsione, la trattenevano impedendo la macinatura. Il Canalazzo, a ponente, in confine col guastallese era uno dei tanti letti di Crostolo, scaricava le sue acque nelle valli; in onore del governatore di Reg- gio che ne volle la sistemazione, dal 1565, prese il nome di Canalazzo Tasso- ni. Era una importante via d’acqua navigabile anche se un po’ fuori mano per Novellara. In epoca medievale un Navigium novum, nominato nel 1221 assi- curava le comunicazioni tra la città, il Novellarese, il Guastallese ed il Reg- giolese, ma non è stato esattamente individuato. La Baciocca scavata tra 1531 e 1535 su un alveo più antico, per derivare l’acqua da Villa Boschi, sembra trarre il suo nome dal latino medievale ba- culum, bastone, qui però nel significato, altrove conosciuto, di lavoro mal fatto. Nel 1568 risiedeva a Novellara un Pellegrino Bacchiochi. Il cavo Sissa originariamente era Dugale Scissa cioè suddiviso in più rami minori confluenti. Sebbene in varie epoche i reggiani tentassero di costuire un grande naviglio attraverso la contea di Novellara e Bagnolo, non riuscirono mai nell’intento perché i Gonzaga si opposero tenacemente. Temendo forse una pericolosa penetrazione nel loro territorio ed avendo sufficienti collegamenti col Po e con gli stati Gonzagheschi ed Estensi, non sentivano minimamente la neces- sità di un grande cavo sempre navigabile. Il Canale dei Molini tra Reggio e Novellara. 1) Mulino di Bagnolo, 2) Mulino di sopra, 3) Mulino di sotto Imbarcazione da acqua dolce sulla riva del Po. 32
  • 34. “Villico palustre”. 33
  • 35. Dall'alto, antico Mulino sul Po, retro del Mulino di Sopra, retro del Mulino di Sotto. 34
  • 36. Dall'alto, antico Mulino di S. Giovanni, macine, Mulino nuovo di S.Giovanni. 35
  • 37. 36
  • 38. STRADARIO 37
  • 39. Via strada piazza Via deriva dall’omonimo latino che a sua volta discende dall’antico veha (da cui vehere, trasportare) e dall’origi- nale weghya, strada per carri. Strada, dal latino strata, per l’esattezza via strata, indicava una via costruita con caratteristiche ben precise; nella forma più semplice: un sottofondo di ghiaia e un manto di ciotoli o grosse pietre spianati, detto basolato. Avendo una funzione essenzialmente militare le strade dovevano essere percorribili in qualunque momento e con qualsi- asi tempo per permettere ai soldati di raggiungere rapidamente i luoghi di operazioni. Oggi si tende a dare l’attributo di via ai percorsi all’interno degli abitati e di strada a quelli di collegamento tra i paesi o che si sviluppano attraverso la campagna. Piazza deriva dal latino volgare platja, dal classico platea, che a sua volta prende dal greco plateia, forma femmi- nile del sostantivo platys, largo. Stava ad indicare sia il largo spazio del forum dove si tenevano le riunioni, il mercato, gli affari pubblici e privati, sia l’area libera nel castrum, l’accampamento militare, all’incrocio del cardo con il decumanus, dove si schieravano e si esercitavano i soldati . 38
  • 40. Alcune doverose ma interessanti note di toponomastica Scrive Olvieri nel suo Dizionario di toponomastica lombarda: “Da qualche tempo nelle esplorazioni dei nomi geografici più antichi si ha particolarmente di mira la determinazione delle aree di diffusione dei linguaggi, ad esempio l’iberico, il ligure, il retico, l’etrusco ecc.”, il che permette spesso di individuare la successione cronolo- gica dei toponimi. Per il Reggiano, la maggior parte dei nomi delle emergenze è di origine medievale, sia che si tratti di corsi d’acqua, strade, costruzioni o agglomerati abitativi. Risalgono a quest’epoca i nomi che ricordano rapporti giuri- dici con istituti o magistrature, o vengono dal nome latino: vicinia, concilium, consortes, corte, communis, villa, herbaticum, sorte, braida, fara, marca, o alludono a costruzioni diverse: bastia, camatta, casone, castellaro, molino, turris, o ad appezzamenti di terreno o condizioni di coltura: circa (confine), novum, novetum, novulatum, La Gatta piscale, piscaria, ronco, saltus, tesa, o a condutture, corsi d’acqua, opere idrauliche: conca, dugale, gurgula, redefosso, tomba, vasum. Abbondano poi i nomi relativi ad edifici sacri o istituti religiosi: abbadia, basilica, cappella, cella, certosa, collegiata, convento, cura, domus Dei, ecclesia, plebs, titulus. Infine a varie specie di coltura: canaverra (canepaio), cerchiera (querceto), lovere (roveri), regoleto (roveri), a frequenza di specie ani- mali averara (cinghiali), luè (lupi), o ad altre caratteristiche espresse da aggettivi: alto, basso, aperto, brus, o da nomi: isola, regona, vanzo, corrigium, lama, palude, motta, pala, porto, rupta, silice, trezenda, vadum. Non cessa l’uso della denominazione dei luoghi per mezzo del nome personale del proprietario, pratica di derivazione romana. Si rintracciano ancora toponimi di chiara origine latina, in particolare quelli provenienti da nomi di persone, di divinità, di distanze miliari dalle città, di numero di iugeri di una proprietà, di ediifici e attività e numerosi altri: Scandiano, Quingentole, Cognento, area, castrum, fabrica, forum, fullonica, vicus, mercatus, quadra, quadrata (centuria), quadrivium, lucus, strata. Più indietro si va nel tempo meno comprensibili diventano i termini, anche perchè non se ne conosce il significato originario, tuttavia alcuni sono chiari anche fuori dall’ambiente specializzato: gava (torrente), rodano (torrente), ganda (pietrame), nava (conca), briva (ponte), brogilo (brolo, frutteto), bunda (fondo, profondo), tegia o attegia (capanna), wald (foresta), gahagium (bosco). Mi sembra necessario e utile premettere, a grandi linee, qualche spiegazione sulla derivazione dei nomi dei luoghi del novellarese, in questo seguen- do le indicazioni date da Gabriele Fabbrici nel suo prezioso lavoro “Storia del popolamento del novel- larese attraverso i nomi locali”. a) Toponimi romani, longobardi e agionimia I primi, originatisi da presenze di epoca romana, non hanno lasciato tracce che siano arrivate fino ad oggi. Tra ‘400 e ‘500 si avevano ancora un Gazano e un Pinzano, forse provenienti da un Gaianus fundus e Pincianus fundus. Non necessitano di grandi spiega- zioni i nomi di derivazione religio- La Farnetta 39
  • 41. sa, mentre è importante rilevare che dalla intitolazione di un edificio sa- cro o di un luogo si può risalire al- l’epoca di fondazione. Ad esempio S.Antonio Abate, S.Lorenzo, S.Stefano ricordano un culto che si diffuse anteriormente alla venuta dei Longobardi (568 d.C.) mentre S.Michele, caro ai Longobardi, ne fa fissare il culto tra VI e VIII seco- lo. A proposito di Longobardi, nei se- coli fino al XVI comparivano spes- so nei documenti nomi che si pote- vano far risalire a quel popolo o a famiglie che vivevano secondo la legge longobarda. Così abbiamo Braida o Breda, campo coltivato La MInara vicino a un centro abitato; Gaçolis e Gaya, siepe, bosco, selva, da cui il medievale latino gajum; una via Gaya era tra S.Giovanni e S.Maria in direzione ovest; e Cà armanna (in dialetto “cà romana”) forse da arimannus, proprietario di terre longobardo. b) Toponimi derivati dai dissodamenti, dal disboscamento e dalle condizioni del suolo Bosco, da cui Villa Boschi e Bosco delle Bruciate che ricordano le ultime distese alberate esistite sul territorio; Stellaria da hastellaria, canneto, località scomparsa in villa Boschi; Ronchi, Ronca, Ronchelle dal latino medie- vale runcus, terreno dissodato; si riferiscono al periodo in cui gli abitanti nell’alto Medioevo misero a coltura i terreni paludosi. Cantarana, luogo basso e acquitrinoso; con questo termine si individua ancor oggi la parte più antica, del borgo medievale di Novellara, così detto per la sua vicinanza alle fosse che circondavano il paese. Malcantone, ai confini con Campagnola, contrariamente a quel che si pensa non indica un fondo poco produttivo, ma un luogo in “posizione contenziosa” quasi sempre in zone di confine; altra origine del nome potrebbe essere il latino cantus, svolta lungo una strada o angolo di un terreno. Bugna, prati della Bugna, in dialetto bògna, indicava una vasta zona paludosa nelle valli, deriva dal latino tardo bunia, otre. Spesso si creavano dei bugni artificiali ad uso di macero della canapa; ancora alle soglie degli anni Ottanta esistevano a S.Giovanni i “ bugn ed Cucoun”, due fosse ellittiche poco profonde con un diametro massimo di circa cinquanta metri; anche Conca Nuova indicava un tempo un bacino idrico a San Bernardino; il podere Fangaia trae il suo nome da fango, mota, ma potrebbe anche derivare da strada mal tenuta e senza fondo; Ghiarola, Sabbiona e Sabbietta chiaramente indicano materiali alluvionali presenti nel terreno; Bell’aria, zona poco a sud del Casino di sopra, ricorda il miglioramento dovuto alle prime bonifiche, così come i Terreni Novi a San Barnardino; infine Sculazzo indica un canale di scolo mal fatto, in stato di abbandono o cattiva manutenzione. Nel nostro caso sta ad indicare semplicemente il collettore di acque, così come l’antica Colicaria. E’ curioso che in dialetto il mezzo coppo che si mette in gronda sotto l’ultimo coppo intero si chiami “sculas”. c) Toponimi derivanti dalla tipologia abitativa o dell’ insediamento e da particolari manufatti. Corte Val Comune ricorda i prati che nel 1470 i Gonzaga donavano alla Comunità di Novellara per il pascolo; il medesimo significato aveva la Averta, località presso le Stanze oggi non più rintracciabile. Sorte individuava una via e una zona tra strada Levata e strada Cartoccio ancora ben definita nel ‘500; col termine sorte si indicava un appezzamento di terra di vaste dimensioni; tuttavia una mappa idrografica del XVI secolo, ricopiata da una più antica, denominava la medesima strada come delle sortie cioè delle risorgive. E in effetti, nel villaggio artigianale alcuni anni addietro durante i lavori di scavo per le fondamenta di un capannone ci fu una fuoriuscita d’acqua così abbondante da riempire lo scavo in pochi minuti. Porto, canale del Porto e Cà dal Port, era un traghetto e scalo fluviale documentato nel 1239, ma di epoca molto anteriore, inserito nel sistema dei canali navigabili della Bassa. La sua importanza era tale nell’economia della zona nel Trecento da spingere i Sessi, che ne erano proprietari a intentare causa ai Gonzaga, nuovi e scomodi feudatari, che ne pretendevano il possesso e i proventi. Il Porto perdette importanza dopo le bonifiche del Cinque- cento. Casaletto, dal latino medievale casalicium, indica un gruppo di case coloniche, mentre Barchessa indica un fab- bricato adibito a riparo, magazzino, ricovero per animali; è un toponimo molto diffuso nell’Italia settentrionale. Curiosamente in latino classico, le barchesse si chiamavano nubilaria. Ca’ de Coppi nella zona del Carrobbio di S.Bernardino, ora scomparsa, era un’abitazione coperta con tegole, così rari all’epoca della sua costruzione da farne un elemento distintivo. Trovandosi in zona di confine poteva essere un posto di guardia. Gatta da un omonimo termine latino che significa cancello o graticcio potrebbe aver denominato sia un recinto di una parte boschiva adibito per esempio all’allevamento di maiali allo stato semibrado, sia uno sbarramento alle acque in una zona, la più bassa della valle, in prossimità dell’antico letto di Po. Fornace si spiega da sè, ma è interessante rilevare che le fornaci venivano allestite in prossimità delle zone dove si iniziavano nuove costruzioni; oltre a quella a sinistra di strada Provinciale, scomparsa alle soglie degli anni 40
  • 42. Sessanta, si è conservata la memo- ria di una in Reatino, circa all’al- tezza di via Martiri della Bettola, vicinissima, in linea d’aria al Casi- no di sotto. Mulino dal significato altrettanto chiaro si trova ben tre volte sul territorio novellarese; il più antico, dal punto di vista documen- tario è quello di sotto, conosciuto fin dal XI sec. alla Motta di S.Antonio poco distante dal porto sulle valli; fuori del paese, presso l’antica chiesa di S.Stefano, la piaz- za del mercato era sorto il Mulino di sopra, oggi trasformato in labo- ratorio artigiano, ma ancora in fun- zione negli anni Sessanta; era il più grande con cinque macine. Infine a Case in Cantarana San Giovanni, a sinistra di via Pel- greffi, il terzo mulino è l’unico in funzione anche se completamente ricostruito e non più funzionante ad acqua. d) Toponimi derivati da colture e strumenti agricoli Linarola o Fossetta trae il proprio nome dal fatto che portava acqua ai luoghi dove si lavorava il lino. Il Macero, poco distante dalla Bugna, serviva per le prime fasi della lavorazione della canapa. Frassanello e Frassinara devono il loro nome alla pianta del frassino così come anticamente esisteva un posto in confine col campagnolese detto Salesazzo derivato da salesacium, campo a salici. Campo delle noci si chiamava l’area su cui sorse la nuova chiesa di S.Stefano, corrisponde all’attuale Piazza Unità d’Italia. Bilanti, per l’esattezza “i pre dal bilanti”, presso la Riviera, derivano da pilanti cioè coloro che pilavano il riso, (pilae= brillatoio), ricordandoci che la coltura fu iniziata molto precocemente nel Novellarese; il 3 agosto 1531, Donna Costanza vendeva ad Alessio Montanari da Bagnolo “pondera 700 orizi vel risi, brili, pulchri et viridi, conducti in civitate Regii pro precio sol. 23 presentis monete pro quolibet pondere”, “pesi 700 di riso, brillato, bello e verde, condotti alla città di Reggio al prezzo di 23 soldi della moneta corrente per ciascun peso”. Nel 1575 la zona del Porto era tra le maggiori produttrici di riso del territorio. Non mancavano poi il podere Oruza (orzo), il fondo Prunello, la località Corbolana. Di toponimi originatisi da strumenti agricoli non ce ne sono che siano arrivati ai giorni nostri. Da segnalare un Balansina esistito nel 1543 che ricorda l’attrezzo da pescatore. A questo gruppo possiamo ascrivere i recenti Macchina a Macchinone presenti nella Valle che ricordano le macchine idrovore che vennero qui impiantate per prosciugare gli acquitrini. e) Toponimi derivati da strade, viottoli, costruzioni militari e fortificate. I crocevia di una certa rilevanza venivano indicati nel medioevo con carrobium; sul nostro territorio è rimasta, all’estremità di via S.Bernardino, all’incrocio con l’argine Francone, “l’elta di carobi”. Qualcuno ha anche ipotiz- zato la derivazione da carruvium, via per i carri. Un altro modo per indicare i crocicchi e i bivi era furca, da cui potrebbero essere derivati il ponte della Forca e la località Forcello, quest’ultimo a San Bernardino dove sorse la primitiva chiesa dedicata al santo. Via Nova e Strada Vecchia non necessitano di spiegazioni. Posta, ancora pre- sente in un podere presso il Casino di sopra indica un luogo di cambio di cavalli e barriera daziaria. Motta, toponimo molto diffuso in tutta Italia, indica sempre un rilievo del terreno su cui si trovava spesso un insediamento fortificato in varia misura, per proteggere uomini e cose. Per Novellara sono note una Motta di San Lorenzo, nell’attuale villaggio artigiano, una Motta di S.Antonio un tempo esistente nei pressi del Molino di sotto e una motta non meglio definita, poco prima della stazione ferroviaria a mattina della provinciale, all’altezza del secondo passaggio a livello, una Motta I e una Motta II a S.Maria. Castello da cui sono derivati castellarium e castellunculum, indica un luogo sicuramente fortificato con difese permanenti. Molto importanti per il nostro paese il Castellarium S.Michaelis, in fondo a Via Nova in direzione Guastalla e il Castellunculum, il primitivo abitato di Novellara. f) Toponimi derivati da cognomi e nomi personali Bernolda, località in confine con Reggiolo, è legata alla famiglia Bernoldis già nota nel 1553: Benedetto figlio del defunto Domenico de Bernoldis di Mantova prendeva in affitto alcuni terreni dal conte Alfonso I. Fernetta, più esattamente Farnetta, in villa San Michele, una possessione formata dalla “Farnetta grande” e dalla “Farnetta piccola”, legata alla famiglia dei conti Farneti, un esponente della quale, Camillo, dottore in legge, lasciò nel 1637 le entrate della possessione ai Servi di Maria perchè costruissero la chiesa e il loro convento all’interno del paese . Minara. I Minari erano una famiglia correggese che si stabilì a Novellara all’inizio del Cinquecento; dai registri parrocchiali si rileva che nel 1553 Pellegrino battezzava il figlio Battista, mentre negli atti del notaio P.M.Bianchi troviamo un Federico che riceve la dote della moglie (1554) e un Giberto che stipula un contratto d’affitto (1557). Zoboli. La denominazione deriva dalla potente famiglia reggiana degli Zoboli che nel corso del Quattrocento amminstrava parte dei beni terrieri dei Gonzaga. E così via per Scardovi, Sirona, Negromonta, Bagattina, Pacchiarina. 41
  • 43. Tracce della centuriazione I percorsi stradali più antichi e riconoscibili giunti fino a noi sono le strade romane, dalle grandi e famose vie consolari alle strade interpoderali e rurali. Al tempo della conquista della nostra pianura, l’Octava Regio Aemilia, attorno al 200 a.C., i romani usavano suddividere il territorio e assegnarlo ai coloni che vi si stabilivano. Tale operazione era detta “centuriazione”. Partendo da due assi perpendicolari fra loro, il decumanus maximus e il cardo maximus, l’agrimensore conduceva una serie di parallele equidistanti che formavano dei quadrati, le centu- rie. La maggior parte delle centurie avevano 20 actus di lato, cioè 2400 piedi, o mezzo miglio, circa 710 metri di lato. La superficie compresa era di 200 iugeri. Ulteriori frazionamenti avevano lo scopo di creare particelle di terreno, di 2 iugeri (o multipli di 2) da assegnare ai coloni e ai veterani. Le fonti storiche ci fanno sapere che nel 189 a.C., a Modena, su 500 centurie reperibili ne furono assegnate 50 ai duemila coloni ( 5 iugeri); a Parma, 80 centurie sulle 900 reperite per lo stesso numero di coloni. Tutto il restante era per l’Impero, le deduzioni triumvi- rali e augustee. La centuriazione si completava sul terreno con il collocamento di cippi o segnali, detti “termini”, negli incroci principali. Poichè praticamente non sono stati trovati termini di pietra in Emilia è probabile che in epoca medievale siano stati riutilizzati per altri scopi e al loro posto siano stati eretti i pilastrini in materiale laterizio trasformati poi dai cristiani in tabernacoli. Questa “quadrettatura” nei nostri paraggi è ben visibile nella zona di Brescello e di Carpi, anche semplicemente osservando una carta automobilistica. Per l’Emilia l’espandersi della centuriazione era condizionato dalla natura del suolo e procedeva gradualmente con la bonifica e la conquista dei terreni. La via Aemilia fungeva da decumanus maximus mentre i primi cardi vennero tracciati sulle conoidi di deiezione depositate dai corsi d’acqua in direzione della pianura. Proprio le conoidi furono le prime ad essere centuriate poi vennero occupate le zone interconoidali e infine si è proceduto verso la bassa pianura rimasta a lungo paludosa. Lungo le linee della centuriazione correvano le strade, le vie, i sentieri che permettevano i collegamenti, e le fossae limitales, le linee d’acqua, importantissime per il drenaggio, l’irrigazione e i trasporti; quasi sempre un sentiero era costeggiato da un fossato e spesso è una strada fiancheggiata da un canale che ci permette oggi di individuare l’andamento dell’antica centuriazione. D’al- tra parte la pianura resa abitabile dai romani costituiva un paesaggio indubbiamente poco differente dalla cam- pagna attuale: “loci arbustibus et vineis impeditis”, luo- ghi coperti di vigneti sostenuti dagli alberi, scriveva Tacito. Se si osserva l’asse viario Reggio-Novellara si nota che presenta a distanze precise, multiple del miglio, centri abitati o emergenze: Pieve Rossa, S.Michele, S.Tommaso, S. Maria, S.Giovanni, la Motta (S.Lorenzo), il Molino di Sotto ( Motta di S. Antonio), il Porto. Ci troviamo indubbiamente di fronte al cardo che congiungeva la città col ramo di Po nella Bassa. Da S. Giovanni poi si dirama, con via Levata, un altro importante asse viario in direzione ovest. E’ evidente che anche in epoca romana, per ragioni di ordine prati- co, ci si adattava alla configurazione del terreno per cui non sempre le misure erano così rigorose e le inter- L’area del Casino di sotto da una carta fine Ottocento; le fosse sezioni ad angolo retto perfetto; in più venivano pres- che circondavano la villa ricordano per caratteristiche e misure sochè trascurate quelle zone che erano soggette troppo gli accampamenti romani. di frequente alle inondazioni o restavano ricoperte dal- le acque per troppo tempo come il Gurgum, la Grande Valle di Novellara, Reggiolo, Guastalla. Per quanto riguarda il novellarese non ci sono resti così evidenti della “quadrettatura”, ma tracciando sulla carta le linee che congiungano le centuriazioni di Brescello e di Carpi, e completando il reticolo con linee perpendico- lari, distanti mezzo miglio romano, si rilevano delle persistenze costituite da tratti di strade, porzioni di canali, nuclei abitati o toponimi coincidenti perfettamente col tracciato romano. Sicuramente il Crostolo con le sue piene poderose e le sue divagazioni ha più volte spazzato via la centuriazione, i coloni però erano tenaci e ricostruivano. Solo il totale abbandono in epoca basso medievale ha fatto sì che molti tratti venissero cancellati irrimediabilmen- te. Un’ultima notazione. Lo stradone alberato che collegava il Casino di sopra con quello di sotto era perfettamente in asse con il cardo, inoltre il Casino di sotto era circondato da fosse di un mezzo miglio di lato; forse si tratta solo di un recupero di misure classiche ad opera dell’Orsi, ma si è fatta l’ipotesi affascinante che potesse essere il perimetro di un castrum, un accampamento romano posto alla fine del cardo e al limitare delle valli. 42
  • 44. Su una carta topografica al 100.000 sono state tracciate linee che congiungono le porzioni di strade che facevano parte della centuriazione romana ed evidenziate zone di particolare interesse come l’incrocio al ponte della Forca, via Levata a S.Giovanni, il Casino di Sotto. 43
  • 45. I cantonieri Non si può non accennare a quelle persone che hanno eseguito la manutenzione delle strade prima che l’asfalto li rendesse sempre meno indispensabili: “i stradin o stradaroo”. L’ultima generazione di cantonieri era formata da Bertazzoni James, Bizzoccoli Amedeo, Lusuardi James (unico ancora vivente), un Montanari, Morellini Nereo, Righi Guerrino (“Carnera”), un Verzelloni. La zona di S.Giovanni-S.Maria era servita da Pellini Giacomo (“Jac- mon”) e da un’altro non identificato. I loro compiti principali erano la ghiaiatura delle strade, l’esecuzione dei tagli ai bordi per lo scolo delle acque e sopratutto lo riempimento delle buche, che con l’avvento delle automobili divennero più numerose e profonde. Per il 25 Km di strade comunali si impiegavano in un anno 4500 m3 di ghiaia, parte dei quali venivano lasciati ammucchiati in apposite piazzole a lato della carreggiata, i “magasin ed gera”. Oltre ai cantonieri comunali c’erano i provinciali, un esponente dei quali era Razzini Viscardo detto “Pi- cio”. Della generazione precedente facevano parte Massari Mario, Vittorio Barberini e uno Zini. In alto cantonieri: Razzini Viscardo “Picio” cantoniere provinciale, Bertazzoni James, Righi Guerrino detto “Carnera”. 44 Al centro: lavori in via De Amicis; in basso: sistemazione di una strada sul territorio, probabilmente strada della Vittoria.
  • 46. Vie Strade Piazze 45
  • 47. In questa pagina e nella precedente vedute di Novellara anni Trenta. 46
  • 48. Alessandrini Emilio (via) Località Villaggio artigianale Magistrato. (1942-1979). Nato a Penne (PE). Laureato in Legge a Napoli; sostituto procuratore della Repubblica, fu pubblico ministero in diversi processi contro brigatisti rossi ed esponenti di Autonomia Operaia. Giudice con Gherardo D’Ambrosio nel processo Calvi-Banco Ambrosiano. La sua inchiesta fu interrotta per decisione della Corte di Cassazione che dispose la competenza del Tribunale di Catanzaro per tutte le indagini in corso sulla strage di piazza Fontana. Alessandrini conduceva anche indagini su Sindona. Fu assassinato da un gruppo di eversivi di Prima Linea. Alfieri Vittorio (via) Località S.Maria Laterale di Strada Provinciale Letterato (1749-1803). Nato ad Asti. Dopo l’Accademia viaggiò per cinque anni attraverso l’Europa. Ebbe in questo periodo intensi e a volte esasperati amori. Rientrato a Torino nel 1772, si dedicò con metodo allo studio dei classici latini e italiani ed entrò a far parte del gruppo di uomini di cultura che nel corso degli anni Settanta si veniva raccogliendo e si riconobbe come “homme de lettres”. Fra 1774 e 1775 scrisse la sua prima tragedia, Cleopatra. Ne avrebbe scritte altre 18 tra cui Filippo, Antigone, Oreste, Bruto I, Bruto II, Saul, La congiura dei pazzi. Trasferitosi a Firenze vi rimase fino al 1781, trattenuto dall’amore per Luisa Stolberg-Gerden moglie del conte d’Albany; passò poi a Roma e altrove per seguirla. Nel 1789 era a Parigi dove assistette allo scoppio della rivoluzione. Stabilitosi definitivamente a Firenze vi rimase fino alla morte. Fu sepolto in S.Croce dove la d’Al- bany gli fece erigere da Canova un monumento sepolcrale. Tra le opere in prosa meritano di essere ricordate Delle tirannide, Del principe e delle lettere e la Vita. Per la sua grande avversione alla tirannide contribuì con la sua opera al risveglio politico dell’Italia. Alighieri Dante (via) Laterale di Strada Provinciale Il maggiore poeta italiano. (1265-1321). Fiorentino, sposò Gemma Donati da cui ebbe tre figli. Fondamentale fu l’incontro con Guido Cavalcanti (1283), suo maestro spirituale nell’elaborazione di quello stile poetico che Dante stesso definirà “ dolce e novo”; fu amico di Lapo Gianni e Cino da Pistoia pure poeti stilnovisti. Giovanissimo si innamorò di Beatrice Portinari, moglie di Simone de’ Bardi, che elesse a ispiratrice di tutta la sua opera poetica e della prima in ordine di tempo, la Vita nuova. Combattè contro i ghibellini alla battaglia di Campaldino (1289) e ricoprì vari uffici pubblici in Firenze. Essendo di parte bianca, avversa al papa, fu bandito dalla sua città nel 1302; vagò per le corti e le città d’Italia, fu sicuramente a Verona, a Treviso e a Bologna, dove prese a comporre il De vulgari eloquentia e il Convivio. Dove e quando abbia iniziato la stesura della Commedia non sappiamo con precisione, ma pare intorno al 1307. L’esclusione dall’amnistia decretata a Firenze nel 1311 e la morte di Arrigo VII troncarono ogni speranza di riappacificazione con la patria. Riparò a Verona presso Cangrande della Scala poi a Ravenna dove morì per le febbri malariche, continuando ad illudersi di poter tornare a Firenze. 47
  • 49. Allegri Antonio (via) Laterale di via Costituzione Pittore (1489-1534). Nato nella vicina Correggio da questa cittadina prese il suo nome d’artista. Si formò sulle opere del Mantegna (aveva lavorato come affreschista nella chiesa di Sant’An- drea), subì l’influsso di Leonardo come bene si rileva dalla Madonna con Bam- bino e angeli musicanti, dalla Natività e dalla Madonna del San Francesco. Succesivamente, nei dipinti degli anni 1515-17, si fanno più evidenti gli ap- porti della scuola ferrarese ed emilia- na, in particolare di Dosso: Adorazio- ne dei Magi, Commiato di Cristo, La zingarella. Dopo un viaggio a Roma dove conobbe le opere di Michelange- lo e di Raffaello, il suo linguaggio si modificò e si trasformò in una visione della classicità estremamente vitale che Antonio Allegri: disegno preparatorio per la cupola di Parma. Faceva parte delle collezioni dei Gonzaga di Nobvellara. si sarebbe espressa negli affreschi di Parma: il soffitto della Camera della badessa nel convento di San Paolo, la cupola di San Giovanni e la cupola del Duomo e in varie tele tra cui Noli me tangere, Nozze mistiche di Santa Caterina, La notte e gli Amori di Giove commissionatigli dal duca di Mantova di cui restano Leda, Danae, Ganimede. A Novellara aveva dipinto da giovane una sala del torrione vecchio della rocca e i Gonzaga nelle loro collezioni possedevano i dipinti raffiguranti S.Giovanni Battista, Maria Maddalena con crocifisso in mano, Madonna con Bambino San Giovanni e San Giuseppe, Gesù nell’orto, Venere con Cupi- do, Venere con amorino in gembo, Sogno e cinquanta disegni preparatori per gli affreschi di Parma. Allende Salvador (via) Laterale di via De Nicola Politico (1909-1973). Nato a Santiago del Cile, di famiglia borghese, si laureò in medicina ma fin da giovanissi- mo si dedicò alla politica. Marxista fu tra i fondatori nel ’33 del Partito Socialista cileno e nel ’52 divenne presidente del Fronte di Azione Popolare. Battuto dai conservatori alle elezioni presidenziali del 1958 e del 1962, vinse, alla testa di una coalizione di sinistra, quelle del 1970. La sua vittoria ebbe vasta eco internazionale perchè era il primo marxista eletto in un paese dell’America Latina. Gli si riconosce una notevole abilità mediatoria tra le spinte diverse e contrastanti che premevano all’interno e all’esterno del suo governo. Fu travolto da un golpe militare nel settembre 1973. Amendola Giorgio (via) Laterale di via Einaudi Politico e scrittore (1907-1980). Nato a Roma. Dopo la laurea in giurisprudenza aderì al Partito comunista. Arre- stato nel 1932, fu condannato dal Tribunale speciale a cinque anni di confino. Trasferitosi clandestinamente in Francia vi ricoprì incarichi in seno all’organizzazione del partito. Rientrato in Italia nel 1943 fece parte del Comi- tato di Liberazione Nazionale di Roma. Entrato nel governo Parri come sottosegretario alla presidenza, venne riconfermato nel primo governo De Gasperi e in seguito eletto deputato alla Costituente. Nel 1954 assunse la responsabiltà dell’organizzazione del partito. Rinnovò i vecchi quadri stalinisti con giovani più aperti ai problemi della vita politica e sociale italiana e negli anni andò sempre più sostenendo l’opportunità della partecipazione dei comunisti a governi in grado di ristrutturare democraticamente il sistema. Fu anche deputato al parlamento euro- peo. Tra i suoi scritti si ricordano Comunismo, antifascismo e resistenza, Classe operaia e programmazione democratica, Gli anni delle Repubblica, Una scelta di vita, Un’isola. 48
  • 50. Argine Francone (via) Località S.Bernardino Il contenimento delle acque per secoli ha impegnato le popolazioni delle nostre zone basse e paludose e obbligate alla costruzione di argini. Questa via, che corre su un’antica arginatura, è nota fin dal 1496. Il nome può derivare da un’omonima famiglia, ma non vi sono prove certe anche se il toponimo più antico è “Arzene dei Franconi”. Argine di S.Alberto (via) Laterale di strada Valle Costruito al limitare della Valle per riparo dalle acque. Inizia in prossimità della località “Porto” dove era l’attrac- co delle barche. Ricorda il culto di Sant’Alberto, apostolo dei Boemi, ma nel XV sec.indicava un insediamento rurale nelle vicinanze. Arginone (via) Laterale di strada Borgazzo Per l’esattezza è la prosecuzione di via Borgazzo in direzione S. Giovanni; per lungo tratto corre sull’argine del canale detto del Borgazzo. I documenti ne attestano la presenza nel 1538. Nel 1553 Donna Costanza Gonzaga fece innalzare l’argine per contenere le acque di Frassinara e quelle provenienti dalle rotte del Rodano. Ariosto Ludovico (via) Laterale di via Costituzione Poeta (1474-1533). Nato a Reggio Emilia. Primogenito di una famiglia numerosa, quando morì il padre, dovette interrompere gli studi per assumersi la responsabilità di mantenere fratelli e sorelle. Fu capitano della rocca di Canossa poi al servizio del cardinale Ippolito d’Este, svolgendo delicate ambascerie e missioni diplomatiche. Un viaggio a Roma, nel 1512, per accompagnare Alfonso duca di Ferrara, si concluse con un travestimento e un’av- venturosa fuga attraverso l’Umbria e la Toscana. Sposò segretamente Alessandra Benucci per non farle perdere l’usufrutto dell’eredità lasciatale dal primo marito Tito Vespasiano Strozzi. Dal 1522 al 1525 fu governatore della Garfagnana una regione turbolenta e infestata dai banditi. Trascorse il resto della vita a Ferrara dove finalmente potè attendere in tranquillità alla revisione dell’ Orlando Furioso che divenne il suo capolavoro. E’ considerato il maggior poeta italiano del Rinascimento. Scrisse anche Carmina in latino, Satire, Rime in volgare, commedie. Bandiera Fratelli (via) Laterale di via Gramsci Patrioti Attilio (1810-1844) ed Emilio (1819-1844). Veneziani, ufficiali della marina austriaca, fondarono ben presto una società segreta a carattere unitario e repubblicano denominata “Esperia” che raccolse molti accoliti tra gli equipaggi veneti della marina austriaca. Dal 1842 si affiliarono alla Giovine Italia entrando in contatto con Mazzini attraverso l’amico Nicola Fabrizi. Denunciati da un traditore all’ambasciatore austriaco a Costantinopoli si rifugiarono a Corfù. Da qui partirono nel 1844 con pochi compagni per tentare di sollevare la Calabria; sbarcati a Crotone furono nuovamente traditi e dopo un combattimento catturati dai borbonici. Vennero fucilati con sette loro compagni nel vallone di Rovito il 25 luglio. Bassoli (stradello) Località S.Maria Laterale di Strada S.Giovanni Bassoli Giuseppe, partigiano (1918-1944). Originario di Bagnolo. Combattè con la 77 Brigata SAP; fu segreta- rio del CLN di S.Maria. 49
  • 51. Battisti Cesare (piazza) A lato della chiesa parrocchiale già Piazzetta dei morti Patriota (1875-1916). Di Trento. Per la difesa del Trentino irredento e per il suo ritorno alla madrepatria lottò dapprima nel campo della cultura, del giornalismo, della politica. Deputato ai parlamenti tirolese e austriaco si battè con tenacia per l’italianità della sua terra. Scoppiata la guerra passò a Milano e si arruolò volontario negli alpini; fu catturato dagli austriaci sul monte Corno; riconosciuto fu processato per tradimento e impiccato nel castello del Buon Consiglio. La denominazione antica deriva dall’essere stata utilizzata dopo il 1567 e fino al 1821 come cimitero. Coloro che hanno più di quarant’anni ricorderanno che davanti all’ingresso del vecchio oratorio, sul marciapiede, c’era un ovale contenente le lettere CC, che stavano per “Cimitero Civile” e che al momento della demolizione dell’edi- ficio da sotto il pavimento furono estratte grandi quantità di ossa provenienti dagli ossari comuni. Piazza Battisti a fianco della chiesa di S.Stefano. Anticamente era la “piazzetta dei morti” perchè qui e nell’area retrostante l’oratorio venivano seppelliti i defunti. Un personaggio caratteristico di piazza Battisti: Leoni Apollinare “Puliner” il maniscalco Beato Angelico (via) Laterale di via Colombo Pittore. Nome con cui è noto frate Giovanni da Fiesole (1387-1455). Fu nei conventi di Fiesole, Cortona e Foli- gno. Partecipò al grande rinnovamento stilistico compiutosi a Firenze nei primi decenni del Quattrocento per opera di Brunelleschi, Donatello, Masaccio. L’artista eseguì numerose pale d’altare tra le quali vanno ricordate il Giudizio Universale, il Tabernacolo dei Linaioli, l’ Incoronazione della Vergine, l’Annunciazione di Cortona, il Polittico di Perugia. Dal 1438 al 1447 lavorò nel convento di S.Marco a Firenze lasciando affreschi nella sala del capitolo, nel chiostro e nelle celle. Fu anche a Roma, in Vaticano, dove eseguì gli affreschi nella cappella di Nicolò V. 50
  • 52. Bellini Vincenzo (via) Località S.Giovanni. Laterale di strada S.Giovanni Musicista (1801-1835). Di Catania. Nato in una famiglia di musicisti proseguì gli studi a Napoli. Ottenne il suo primo vero successo a Milano, nel 1827, con Il Pirata. Seguirono La Straniera, I Capuleti e i Montecchi in cui si osserva la ricerca di nuove tensioni drammatiche partendo dal rapporto testo-musica. Del 1831 sono La Sonnam- bula e Norma dove ritorna a una vocalità più ricca di ornamentazione, ma dove il “belcanto” viene riproposto in una chiave di malinconica rievocazione diversa da quella rossiniana. In seguito fu a Londra e Parigi dove conob- be Rossini e Chopin e compose i Puritani. E’ considerato uno dei maggiori esponenti del melodramma. Benedetto Marcello (via) Laterale di via Allegri Letterato e musicista (1686-1739). Veneziano. Di origini nobili non esercitò l’attività musicale da professionista. Fu magistrato e provveditore della Repubblica Veneta e camerlengo dogale. Autore de l’Estro poetico armonico, 50 salmi a una e a più voci, di Giuditta, un oratorio, dei Concerti a 5, influenzati da Corelli. Scrisse una satira del mondo del melodramma, Il teatro alla moda, che prende di mira sopratutto Vivaldi. Berlinguer Enrico (via) Laterale di via Nenni Politico (1922-1984) Di Sassari. Cresciuto in una famiglia di tradizioni democratico progressiste aderì, nel 1943, al Partito comunista italiano diventandone l’anno seguente segretario della Federazione giovanile della Sardegna. Fu sempre molto attivo nel settore della gioventù divenendo segretario della FGCI e dirigendo poi la scuola per la formazione dei quadri del partito. Raggiunse la carica di segretario generale del partito nel 1972. Operò per consolidare l’autonomia del PCI da Mosca e per migliorare i rapporti con le forze democratiche; alla conferenza mondiale dei partiti comunisti, sostenne il diritto di ogni partito a perseguire una linea autonoma in base alle condizioni specifiche dei vari paesi. Nel ’73 propose il “compromesso storico”, un rapporto di collaborazione tra le sinistre e le forze cattoliche e laiche di centro; contemporaneamente impegnò il PCI in strategie politiche comuni con gli altri partiti comunisti europei (“eurocomunismo”). Dopo l’esito insoddisfacente delle elezioni politiche del 1979 rimase alla guida del partito indirizzandolo verso una più forte politica di opposizione al governo. Bixio Nino (via) Laterale di via Cavour Patriota. (1821-1873). Di Genova. Si arruolò giovanissimo nella marina mercantile finchè, nel 1847, conobbe a Parigi Mazzini e si dedicò all’attività politica nella sua città natale. Prese parte alla guerra del ’48 e guidò un battaglione di Cacciatori delle Alpi nel ’59. Fu uno dei capi nella spedizione dei Mille. Combattè a Custoza e partecipò alla presa di Roma del 1870; nello stesso anno fu nominato senatore. Attratto nuovamente dalla vita marinara armò una propria nave e si dedicò al commercio. Morì di colera. Boccaccio Giovanni (via) Laterale di strada Provinciale Letterato (1313-1375). Nato a Certaldo (FI). E’ il maggior prosatore italiano del Trecento. Dal padre mercante fu mandato a Napoli a far pratica in una succursale del banco dei Bardi, qui frequentò l’ambiente colto della corte angioina e si dedicò agli studi letterari. Tornato a Firenze nel 1340 la sua vita fu angustiata dalle preoccupazioni economiche fino al 1350, anno in cui, ormai consolidata la sua fama dopo la diffusione del Decameron, fu man- dato ambasciatore in Romagna. Nello stesso anno si incontrò col Petrarca dando inizio ad una esemplare amicizia che doveva rivelarsi decisiva quando il Petrarca lo distolse dalla precipitosa decisone, a seguito di una crisi religiosa, di abbandonare gli studi letterari. Gli incarichi e gli onori dei fiorentini non valsero a sottrarre lo scrit- tore dalle ristrettezze finanziarie per cui si ritirò a Certaldo dove visse miseramente fino alla morte. Oltre al Decameron, scrisse opere di narrativa : il Filocolo, il Ninfale d’Ameto, l’Elegia di Madonna Fiammetta, e poemi: il Filostrato, il Ninfale Fiesolano, l’Amorosa visione e il Trattatello in lode di Dante. 51
  • 53. Boiardo Matteo Maria (via) Laterale di via XXV Aprile Poeta (1441-1493). Conte di Scandiano. Gli anni della giovinezza furono dedicati agli studi letterari, ma già dal 1460 si trovò a dover governare il feudo paterno. Nel 1476 si trasferì stabilmente a Ferrara e da lì il duca lo inviò con varie cariche a Reggio e Modena. Tra le opere minori vanno ricor- dati i Carmina de laudibus Estensium, le Pastoralia, le volgarizzazioni delle Vite di Cornelio Nepote e della Ciropedia di Senofonte e il Canzoniere, di ispirazione petrarchesca, nel quale narra le vicende del suo amore per Anto- nia Caprara. La sua fama è però legata all’Orlando innamorato, poema ca- valleresco nel quale si fondono i supremi ideali cavallereschi, il valore guer- riero e l’amore. Aveva sposato Taddea figlia di Giorgio Gonzaga di Novel- Profilo del Boiardo da un’antica lara. Della moglie non parla mai esplicitamente nella sua opera poetica; qual- incisione. che studioso nelle ecloghe quinta e sesta la vede,” dopo le corse affannose della passione” come “il ristoro della limpida e quieta fontana d’amore”. Per la sposa e donna che gli fu a fianco per tanti anni, anche in momenti molto difficili, il Boiardo usa espressioni affettuose nelle lettere e adotta larghe e fiduciose disposizioni testamentarie. Nella lettera riprodotta nell'illustrazione più sotto si legge: Ala mia Magnifica Consorte donna Thadea Boiarda Contessa di Scandiano Mia mogliere fati che doman di matina a bonhora Thomaso sia qui nanti et fati ch’el me porta lo instrumento di la divisione tra el conte Zoanne et mi, rogato per servicio, perchè sono stato citato et bisogna mandare Jacomo Batanelo et portare dicto instrumento. Regij li II Marcij 1493 Consors Matheus Maria Il 7 marzo 1494 chiedeva al duca Ercole: Illustrissimo et excellentissimo signore mio. Io havria bisogno per uno giorno transferirme a Nuvolara, et non m’è parso andarli sancia saputa de la Excel- lentia Vostra, la quale prego me conceda licentia; nè li andarò se non ho risposta da la Signoria Vostra, a cui me racomando. servitor Matheus Maria Boiardus. Probabilmente anche quella volta era venuto a Novellara per per fare da mediatore nella lite tra Guido Novello e Marcantonio, fratelli della moglie, e Gian Pietro Gonzaga loro cugino, signore di Novellara. Lettera del Boiardo, del 2 marzo 1473, alla moglie Taddea Gonzaga di Novellara, con cui dispone che un suo uomo gli porti un atto notarile di divisione di beni tra lui e il conte Giovanni suo cugino. (Originale in Biblioteca 52 Panizzi di Reggio E.).
  • 54. Boito Arrigo (via) Laterale di via Costituzione Compositore, librettista e critico musicale (1842-1918). Padovano. Dopo gli studi al conservatorio di Milano si recò nel 1861 a Parigi dove conobbe Auber, Berlioz, Rossini e Verdi. Fu una delle personalità più interessanti del movimento milanese della Scapigliatura. Tentò di introdurre la riforma wagneriana in Italia con l’opera Mefisto- fele, per il quale aveva scritto sia la musica sia il libretto, ispirandosi al Faust di Goethe, ma la prima rappresenta- zione a Milano fu un fiasco; ottenne invece il successo con una nuova versione a Bologna nel 1875. Lasciò incompiuta la sua seconda opera, Nerone. Scrisse i libretti delle opere di Verdi, Otello e Falstaff e della Gioconda di Ponchielli. Borgazzo (via) E’ una delle più antiche del paese, se non la più antica; è infatti la strada vecchia da Reggio. Il toponimo Burga- cium sta ad indicare un borgo abbandonato o comunque passato in second’ordine; originariamente infatti era il Burgacium di Corte Nova il primitivo insediamento a sud del paese, che perse via via importanza col crescere di Novellara, tant’è che nei documenti successivi diventerà il Burgacium Nuvelare. Ignazio Gherardi, cronista locale, riferisce che ancora nel 1870, d’inverno in alternativa alla strada normale quan- do questa diventava impraticabile, i pedoni potevano percorrere un sentiero detto “bianca” posto su un dosso che partendo dalla possesione S.Lorenzo arrivava dietro la chiesa dei Servi. La ghiaiatura di strada Borgazzo fino al crocicchio per Cognento e San Giovanni e di strada Cartoccio dalla metà dell’Ottocento l’avevano messo in disuso. In epoca recente il tratto di strada tra l’incrocio con via Costituzione a quello con via Falasca ha preso il nome di via Togliatti. Il Borgazzo dalla torre della chiesa. S’intravede in alto, al centro dell’area che sarà occupata dal PEEP, il caseificio Meschieri con la ciminiera. Borgazzo (Viazzola) Laterale di via Borgazzo E’ interessante notare che proseguendo idealmente la strada (che termina subito dopo un ponticello nel cortile di una casa) questa passerebbe a pochi metri dalla Motta. Credo che possa essere identificata con l’antica via delle Sorti e l’interpretazione del nome ha una strana storia. Si è sempre pensato che derivasse da sorte, appezzamento di terreno di vaste dimensioni, si è invece trovata una carta idrografica del XVI sec., copia di una carta più antica, sulla quale la via in parola è indicata come strada delle sortìe, cioè delle risorgive, dei fontanazzi, come si possono osservare a Campegine. A conferma della presenza di queste sorgenti alcuni anni addietro durante lavori di scavo per le fondamenta di un capannone, la buca formata dall’escavatore si riempì d’acqua in pochi minuti. 53
  • 55. Borghi don Pasquino (via) Anche viale della Fossetta Sacerdote, patriota (1903-1944). Nato a Bibbiano, dopo l’ordinazione sacerdotale fu missionario in Sudan. Dal 1943 fu parroco a Tapignola. Ebbe rapporti coi fratelli Cervi e con le formazioni partigiane della montagna e contatti coi prigionieri alleati. La milizia fascista nel gennaio del 1944 attaccò la sua canonica dove si trova- vano i partigiani poi lo raggiunse a Villa Minozzo dove si era recato a predicare e lo arrestò. Condannato a morte fu fucilato al poligono di Reggio. Era il viottolo che dalla fine della contrada dei Cap- Viale della Fossetta (via don Pasquino Borghi) in una rara immagine di inizio secolo. puccini serviva a raggiungere la riva della Linarola dove si teneva il mercato del bestiame e proseguiva attra- verso i campi per congiungersi con la strada per Reg- Cavalli e muli del distaccamento d’artiglieria di stanza a Novellara giolo. Sistemato regolarmente solo nel 1642, divenne negli “stalloni” sistemati tra gli alberi del viale. un viale alberato dopo che, nel 1667, fu costruita la chiesa dedicata alla Madonna della Fossetta, e da allo- ra ha mantenuto sempre questo aspetto. Ancora nei pri- mi anni Cinquanta in occasione della fiera di S.Anna vi si faceva la mostra-mercato del bestiame. con gli animali collocati fra le piante. A chiudere la prospettiva del viale è il santuario della B.V. della Fossetta, di cui si dà qualche nota sotto la voce Strada Provinciale. Il viale della Fossetta dalla torre del santuario della Beata Vergine negli anni Quaranta. Borgo Nuovo Area compresa tra corso Garibaldi e via Montegrappa e tra questa e via Costituzione. Il progetto mirava a creare un complesso residenziale, terziario e commerciale in continuazione del Borgo vec- chio; qualcosa di nuovo, ma senza alterare l’armonia dell’esistente, con edifici dall’architettura troppo moderna, almeno dalla parte di corso Garibaldi-via Roma; l’obiettivo era un qualcosa di gradevole in termini di disegno, di qualità urbana, di arredo. Il risultato può essere sintetizzato nei due ele- menti emblematici: i portici, presenza costante a Novellara, e il corpo cen- trale che richiama l’antica possessione Colombara dei Gesuiti. Borgo Nuovo è sorto dove ci furono le Officine Slanzi. Quando il sindaco Calzari lo inaugurò disse:” L’area su cui sorge Borgo Nuovo, prima produttiva ed ora parte vitale del centro urbano, è il segno dei cambiamenti e delle trasforma- zioni che Novellara ha vissuto nella sua recente storia. La nascita della Slanzi, gli anni di intensa attività produttiva, il prestigio che il marchio di questa industria ha saputo raggiungere nel campo dei motori agricoli, l’im- Il “logo” di Borgo Nuovo pegno, la passione e la competenza dei titolari e di tutti coloro che vi hanno prestato la loro opera, fanno parte di un indimenticato passato, caro ai novellaresi”. Aggiungeva Luigi Slanzi: “Già prima della grande crisi economica generale degli anni ’80 e di quella aziendale, l’insediamento industriale che aveva ormai assorbito, in pieno centro, tutta l’area compresa tra corso Garibaldi, via Roma e viale Montegrap- pa si era dimostrato non più ristrutturabile secondo i canoni di una razionale edilizia industriale, e già allora era iniziata l’espansione...oltre viale Montegrappa. Il precipitare degli avvenimenti ha reso disponibile la vecchia area....Unico ed apprezzato distintivo delle radici storiche dell’insediamento industriale è la riproduzione, al cen- tro della piazzetta di Borgo Nuovo, della ruota dentata simbolo dello storico marchio Slanzi”. La scultura moderna nella piazzetta che simboleggia il legame tra il passato e il presente, raffigura Camillo I 54 Gonzaga con gli emblemi dei suoi poteri.
  • 56. Cartolina degli anni Cinquanta con veduta a volo d’uccello delle Officine Slanzi Borsellino Paolo (via) Laterale di via Falcone Magistrato (1940 -1992). Componente del pool antimafia, era stato giudice istruttore, con Giovanni Falcone, del maxiprocesso di Palermo contro la mafia, nel 1986. Fu vittima, con tutti gli uomini della scorta, di un attentato mafioso nel luglio 1992 in via D’Amelio a Palermo, pochi mesi dopo l’assassinio del giudice Falcone. Unitamen- te a Falcone aveva denunziato che nonostante il processo era rimasta intatta la struttura della organizzazione e che molti capi mafiosi erano latitanti. Boschi (strada) Laterale di via Provinciale Prende il nome dai boschi, che ancora vi esitevano nel 1700, da cui i Gonzaga traevano legna da ardere e da costruzione e utilizzavano come riserva di caccia. Si veda anche quanto scritto su Villa Boschi. Boves (via) Laterale di via Leningrado Comune del Piemonte, in provincia di Cuneo, ai piedi delle montagne. Centro agricolo specializzato nel settore ortofrutticolo e con piccole industrie. Dal 1943 al 1945 fu uno dei principali centri della resistenza partigiana del cuneese e per questo subì devastazioni e stragi. Brodolini Giacomo (via) Laterale di via Allende Politico e sindacalista (1920-1969). Prese parte alla Resistenza e fu membro del Partito d’Azione, lasciato nel ’47 per aderire al Partito Socialista. Fu vicesegretario della CGIL dal 1955 al ’60, poi vicesegretario del PSI dal ’63 al ’66, deputato alla Camera fin dal ’53. Fu ministro del lavoro nel primo governo Rumor. Affrontò con risolutezza i problemi legati alla riforma delle pensioni, all’abolizione delle zone salariali, all’approvazione dello statuto dei lavoratori. 55
  • 57. Bruciata (strada) Località S.Giovanni Laterale di Strada Provinciale Il nome deriva dal medievale brusare, bruciare stoppie per concimare i poderi, da cui il dialettale “bruseda”, stoppia bruciata. Ancora negli anni Settanta non era infrequente vedere nelle nostre campagne ampie zone di stoppie date alle fiamme con lo scopo di concimare naturalmente il terreno con le ceneri. E’ interessante sapere che nella seconda metà del Cinquecento a settentrione della strada, oltre il Bondeno nuovo c’era il Bosco delle Bruciate. Nel 1927 dopo lo scavo del canale, la strada, che si immetteva perpendicolarmente nella provinciale, venne deviata per farla passare sul ponte costruito in direzione del viale della chiesa. Sopra il Bosco delle bruciate in una cartina del Seicento; sotto i Boschi raffigurati in una cartina della “Storia dell’augusta Badia di 56 S.Silvestro di Nonantola” 1784.
  • 58. Buonarroti Michelangelo (via) Laterale di via Colombo. Scultore, pittore, architetto e poeta (1475-1564). Nato a Caprese (AR). Imparò l’arte nella bottega del Ghirlanda- io. Fu da giovane alla corte di Lorenzo il Magnifico a Firenze dove conobbe anche Poliziano e Giovanni Pico della Mirandola. Nel 1494 si recò a Venezia poi a Bologna; fu quindi a Roma dove acquistò grandissima fama. Scolpì la Pietà, il Mosè, il David, le statue delle Tombe Medicee; affrescò la volta e la parete di fondo della Cappella Sistina col Giudizio Universale e la Cappella Paolina con la Conversione di San Paolo e la Crocifissione di San Pietro; costruì palazzo Farnese, e la cupola di San Pietro, sistemò il Campidoglio. Le sue Rime sono ispirate alla profonda amicizia con Vittoria Colonna. I Gonzaga di Novellara possedevano nelle loro collezioni alcuni disegni di sua mano. Cabral Amilcar (via) Località S.Bernardino Laterale di Strada S.Bernardino Politico (1921-1973). Nato a Bafatà nella Guinea Bissau. Nel 1956 promosse la nascita di un movimento indipen- dentista di cui divenne in seguito segretario generale. Nel ’63 iniziò la lotta armata per l’indipendenza della colonia venendo per questo ucciso dalla polizia segreta portoghese. L’anno seguente la Guinea conseguiva l’indi- pendenza. I suoi scritti sui problemi della lotta anti imperialista ed anti coloniale e sullo sviluppo socialista dei paesi del Terzo Mondo vengono considerati fra i contributi più interessanti sulla esperienza dei movimenti di liberazione africani. Caduti di Reggio (via) Località S.Maria Laterale di strada Provinciale Per i primi giorni di luglio del 1960 era stato proclamato uno sciopero generale contro il congresso del Movimen- to Sociale convocato a Genova e contro il governo Tambroni sostenuto dalla DC e dal MSI. La sera del 4 luglio una manifestazine a Reggio era stata turbata dal ferimento di un dimostrante e da scontri tra esponenti della sinistra e missini con intervento della polizia e lancio di lacrimogeni. Per il pomeriggio del 7 luglio era indetto un comizio. Come d’uso, per ragioni di ordine pubblico, le forze di polizia erano disposte in piazza della Vittoria e in piazza Cavour. Scoppiarono dei tafferugli, dalle camionette della Celere vennero lanciati candelotti lacrimogeni poi un’autopompa della polizia prese ad irrorare i presenti, gli agenti spararono in aria, i manifestanti lanciarono sassi e altri oggetti. Allora i militari, in particolare quelli che avevano sotto tiro piazza Cavour, presero a sparare ad altezza d’uomo. Ci furono cinque morti, Ovidio Franchi, Lauro Farioli, Afro Tondelli, Emilio Reverberi, Ma- rino Serri e 21 feriti. Caldirana (via) Località Villa Valle Deriva dal cognome Alderani o Aldirani. Era la casa di questa famiglia e compare nei documenti fin dal XVI secolo: Cà Alderani. Corte Caldirana. Il suo nome significa casa degli Alderani. 57
  • 59. Campanini Naborre (via) Laterale di via Cavour Letterato, storico (1850-1925). Nato a Novellara. Lau- reatosi a Modena fu maestro alla Scuola Normale di Reggio poi professore all’Istituto Tecnico e Nautico di Porto Maurizio infine insegnante di lettere all’ Istituto Tecnico “A.Secchi” di Reggio dove svolse tutta la sua attività professionale anche come preside. Ebbe una notevole produzione letteraria che iniziò con Ricerche intorno alla storia di Reggio e Un commento alla epistola decima del libro V delle epistole familiari del Petrarca che gli valse una lode dal Carducci. Ope- ra di notevole valore fu L’Ars siricea Regii uno studio sulle vicende dell’arte della seta. Dedicò la sua atten- zione a illustri reggiani per cui furono pubblicati Viaggi in Oriente di Lazzaro Spallanzani, Gaetano Chierici e la Paleontologia italiana, Matteo Maria Boiardo al go- verno di Reggio. Ebbe un amore viscerale per Canos- sa; “chi dice Canossa dice Campanini” scriveva Lino Beccaluva. Ancora oggi la sua Guida storica di Ca- nossa è considerata opera di primaria importanza. Fu anche poeta, fedele carducciano; le sue Nuove liri- Naborre Campanini ritratto accanto ai ruderi della “sua” che sono ispirate alla realtà di tutte le bellezze e di tutti Canossa. gli ideali, mentre Racemi, pubblicate postume, sono tristi e intrise del “sentire giunta l’ora del trapasso mentre tutto affonda e ruina nelle nebbie del passato”. Campa- nini va ancora ricordato per l’attività svolta a favore del museo “Spallanzani” di Reggio e per quello di Canossa aperto nel 1893. Trecento Quando mi risvegliai, ch’era il mattino innanzi al sole e assai havea dormito, riguardai la mia donna e il corpo fino, che il letto mi facea tutto fiorito. Ella giacea nel sonno; haveva il viso rivolto a me e protendea le braccia, la dolce bocca atteggiava al sorriso, e il sen mostrava l’amorosa traccia. Fui vinto; e appena con novel fervore, la strinsi e la baciai come disia, ella che si svegliò, dissemi, amore questo era lo mio sogno, e sempre sia. Da "Racemi" Le scuole elementari occupano il lato nord della via; vennero inaugurate nel 1937 per sostituire le aule che erano state ricavate nelle sale della rocca. In precedenza, dal 1647 al 1773, erano state gestite nel loro convento dai Gesuiti, che vi avevano istituito anche corsi superiori. Canova Antonio (via) Prosecuzione di via Parmigianino Scultore (1757-1821). Nato a Possagno (TV). Massimo rappresentante del neoclassicismo italiano. Si formò a Venezia nell’ambito della tradizione figurativa settecentesca. Nel 1781 dopo aver visitato Napoli, Ercolano, Pom- pei e Paestum si stabilì a Roma dove iniziò un periodo dedicato all’approfondimento della cultura classica. Qui realizzò i monumenti di Clemente XIII e Clemente XIV e le prime opere in pieno stile neoclassico, Amore e Psiche, e Ebe. Nel 1802 Napoleone lo volle a Parigi per farsi effigiare, Canova modellò un ritratto del primo console e più tardi una colossale statua di marmo. Qualche anno dopo eseguì il celeberrimo ritratto di Paolina Borghese raffigurandola come Venere vincitrice. Tra i suoi capolavori sono da ricordare ancora, Ercole e Lica, Dedalo e Icaro, Perseo, Ritratto di Marianna Angeli Pascoli e le Tre Grazie. 58
  • 60. Cantoni Carlo (via) Laterale di via Cavour già contrada del Portico lungo Poeta (1674-1752). Nato a Novellara proprio in questa via, frequentò le scuole dei Gesuiti ma dovette abban- donare gli studi per necessità di famiglia e impiegarsi a Brescia presso un mercante. Circa nel 1714 accettò un nuovo impiego presso un commerciante di Guastalla che mantenne fino alla fine dei suoi giorni. Qui fu an- che maestro di un nipote del suo imprenditore. Accom- pagnò il segretario del duca di Guastalla in un viaggio a Vienna e ne fece una piacevole descrizione in rima in uno scritto a Luisa Bergalli, futura moglie del comme- diografo veneziano Gasparo Gozzi. A Reggio fu ascritto all’accademia dei Muti, a Roma a quella dei Pastori Arcadi, a Mantova a quella dei Timidi. Con Alessan- dro Pegolotti fondò in Guastalla l’Accademia degli Sco- nosciuti. La famiglia Cantoni di Novellara si è estinta con Giuseppe e Teresa nei primi anni dell’800. Delle sue opere poetiche ci sono rimaste la Poesie, pubblica- te postume nel 1752, un oratorio per musica, Le gare della Virtù di S.Luigi Gonzaga coronate dalla gloria e Ritratto di Carlo Cantoni da un’incisione del Settecento. componimenti inseriti nella prima raccolta degli Sco- nosciuti. Un paio di sonetti possono dare un’idea della sua vivacità poetica e dell’impronta umoristica. Autoritratto Uom, che già vecchio arma di occhiali il naso Poichè il fece l’età di vista corta, Che in negozj distratto ed in Parnaso Tien fra varj pensier la mente assorta; Che nel vestire, o sia costume o caso, Poco attilato la parrucca ha storta, Che rade volte il bianco mento ha raso, Che non ha mai un quatrinel di scorta; Che volea prender moglie e no’l fè poi, Per non partir le sue miserie in dui, O per non porsi il bel cimier de’ buoi. Che sempre faticò pe’ fatti altrui, Nè cura mai si diè de fatti suoi, S’io non son quello, chi sarà costrui? A Domenico Balestrieri per la morte del gatto I II O Fellifilo (idest del gatto amante) Se Omero col palustre alto fracasso Dimmi: quare versiculi funesti Delle rane e de’ topi empì Permesso; Vuoi ch’io pianga, miserrimo pedante, S’io pur di raccontar mi presi spasso Fra gli epicedi che all’extincto appresti? De topi stessi il general congresso: Pretendi che qual prefica plorante, Se la gatta perduta, afflitto e lasso, Di obscure induto luctuosae vesti, Pianse il Coppetta, e la lodò in eccesso; Difunda, al suo sarcofago davante Se un nobil gatto che sen gìo a Patrasso Dolenti querimonie e fleti mesti? Eccita tanti vati al canto adesso; Minime: un gatto così strenuo e raro Fra lor comparir ora ben posso Da noi exige idee d’onor novelle, A scriver della Bestia in su l’avello Unde post fata ancor surga più claro Ch’era un gatto robusto e grande e grosso Se l’hai serbata ostendimi la pelle, Giocondo in pace, prode in guerra, e quello Cujus virtute a te fu tanto caro Che i pregi suoi fa crescere all’ingrosso Et illam collocabo infra le stelle. Forse più di chi l’ loda aveva cervello. 59
  • 61. La via in passato si chiamava “ del portico lungo”; qui nacquero oltre al Cantoni, Giuseppe Malagoli e il canonico Francesco Battistoni, che ci ha lasciato Memorie storiche di Novellara dal 1675 al 1740. A metà circa della via, sul lato sud, c’è la casa nota ai più come casa Pagani, costruita nel 1675. Fu, nel Settecento, di Bonaventurino Riva, proprietario della Riviera, e dei suoi discendenti. All’interno un ciclo decorativo di dipinti di Giovanni Brioni in stile neoclassico iniziale con riquadri in bicromia, inserti policromi a soggetto letterario o paesaggistico, finti cammei e grottesche che richiamano la Sala del Fico in rocca. Caravaggio (via) Laterale di via Colombo Pittore (1573-1610). Michelangelo Merisi detto il Caravaggio. Nato a Caravaggio (BG). Dopo la morte del padre andò a Milano come apprendista di Simone Peterzano, quindi a Roma presso Lorenzo Siciliano poi nella bottega del Cavalier d’Arpino. A questo periodo appartengono il Bacco, il Ragazzo con canestro di frutta, il Bacchino malato, il Riposo nella fuga in Egitto, i Bari, la Cena di Emmaus. Si formò sulle opere di Moretto, Moroni e Lotto da cui trasse i fondamenti della “pittura naturale”. La prima impresa in cui l’artista affermò la novità della sua visione naturalistica è costituita dalle tele dipinte per la cappella Contarelli in San Luigi dei Francesi: San Matteo e l’angelo, la Vocazione di San Matteo e il Martirio di San Matteo. I forti contrasti d’ombra e luce emergono ancora nella Deposizione nel sepolcro, nella Conversione di San Paolo e in diverse opere aventi la Vergine come soggetto. Nel 1606 dovette fuggire da Roma per aver ucciso un uomo in una rissa. Si spostò a Napoli, dove rimase diversi anni e dipinse la Madonna del Rosario e le Sette opere della Misericordia, quindi a Malta, infine in Sicilia lasciando in tutte le tappe della sua angosciosa fuga nuovi capolavori. Si conviene che la sua arte segnò la fine della pittura rinascimentale. Carducci Giosuè (via) Laterale di via D’Azeglio Letterato (1835-1907). Nato a Pietrasanta (LU). Il maggior poeta italiano della seconda metà dell’Ottocento. Insegnante a S.Miniato poi docente di letteratura italiana all’università di Bologna. Gli fu conferito il premio Nobel nel 1906. Repubblicano negli anni giovanili si convertì poi alla monarchia. Fieramente anticlericale ebbe però un suo alto senso religioso della vita. Nella letteratura il Carducci rappresenta la reazione del classicismo al romanticismo scadente. Della sua opera di prosatore si ricordano i Discorsi storici e letterari, gli studi su Parini, Leopardi, Ariosto, Tasso, Petrarca e Boc- caccio. Le poesie sono suddivise in: Iuvenilia, Levia Gravia, Giambi ed Epodi, Odi Barbare, e la Canzone di Legnano. Importante l’Epistolario. Cartoccio (strada) Laterale di Strada Provinciale Il nome di questa strada ha lasciato per diverso tempo qualche perplessità. Si è accettato convenzionalmente che derivasse dagli involucri di vari tipi di cereali, in particolare del granoturco, “scartocc”, come appunto si denomina la strada abitualmente in dialetto; ma con- siderando che il mais fu introdotto abbondantemente dopo la metà del Cinquecento e che invece la strada era molto antica, i dubbi continuavano a restare. Re- centemente si è trovato che uno Scartochio era spezia- le a Novellara alla metà del ‘500 e che prima ancora, nel ‘300, alcuni appezzamenti di terreno in Borgazzo confinavano con altri appezzamenti di proprietà della Località Cartoccio. Il nome deriva dall’antica famiglia Scartochi. famiglia Scartochi. Ecco dunque svelato il mistero. Casaletto (strada) Località S.Maria, tra via Levata e strada Ponte Forca Si riferisce ad un tipo di abitazione rurale assai diffuso: casalicium o casaliculum, gruppo di case coloniche 60
  • 62. situate su un medesimo fondo. Nel 1824 fu rinvenuta in Casaletto una tavoletta tufacea, “ posta- scrive il Davoli- nel mezzo d’un selciato a qualche profondità nello scavare una quercia” che reca l’iscrizione C TINULEUS T F MINER VOTUM S L M, una tavoletta propiziatoria di Caio Tinuleo a Minerva; e proprio in questa zona sono stati trovati recentemente resti archeologici che fanno pensare, quanto meno, all’esistenza di una “domus rustica”, di epoca romana, se non ad una azienda di grandi dimensioni di I secolo a.C. Casino di sopra (strada) Laterale di Strada Provinciale Deriva il suo nome dalla rinascimentale dimora gonza- ghesca. Nel 1541 Donna Costanza da Correggio, ve- dova di Alessandro I esponeva al cognato Giulio Cesa- re la sua idea di costruire una villa lontana dall’abitato: “voglio poca fabbrica, ma bellissima, la voglio altetta come sopra una motta, ma non a due tasselli,...V.S. li pensi un poco, che subito li daremo principio”. Giulio L’area del Casino di sopra dalla carta del Sebregondi del 1626. Cesare però non potè mettervi mano prima del 1546 Sono chiaramente delineati i “giardini all’italiana” sul retro. perchè aveva impiegato molte migliaia di scudi nel- l’acquisto di un segretariato apostolico e nella ristrutturazione di palazzo Branconio sua residenza a Roma. Però nel dicembre di quell’anno scriveva a Costanza dandole istruzioni sul luogo dove costruire, sul numero dei mura- tori e sulla loro paga, sulle modalità di approvvigionamento dei materiali. Stando al contratto di fornitura di “quadrelli e coppi” del 1549, una parte dell’edificio ebbe un tetto nell’anno seguente. Passato in eredità a Camillo I, i lavori proseguirono senza inter- ruzioni; anzi sappiamo dall’agente Leandro Bracciolo che nell’agosto del 1556 “...il casino del conte Ca- millo va su in gran furia, ma dubi- to che nel più bello vi mancarà pre- da e calcina...”. Camillo aveva pre- so moglie da poco quindi aveva an- cora più fretta che fosse terminato. E’ tra quell’anno e il successivo che l’Orsi dipingerà il “salone di rap- presentanza” con gli affreschi che si possono ammirare nel Museo in Rocca. A riprova del completamen- to dell’opera nello stesso tempo il conte manifestava in uno scritto al fratello il desiderio di congedarsi Il lato anteriore del Casino di sopra dal servizio di Carlo V e venire ad abitare nella sua casa di Novellara per “godersi la sposa”. La villa restò ai Gonzaga fino all’estinzione della dinastia, passò poi per via ereditaria agli Este; nel 1773 Maria Teresa Cybo, moglie del duca di Modena la destinò ai Gesuiti come “luogo di villeggiatura per i novizi”; pervenne poi all’arciduchessa Maria Beatrice. Nel 1797, in epoca napoleonica, fu messa all’asta e acquistata da Giuseppe Bernard, tant’è che i più vecchi del paese ancora la chiamano il “casino Bernardi”; nel 1861 risultava “di ragione” Reynouard in affitto a Bernard e Dallari; nel 1902 divenne proprietà di Giovanni Lombardini ed è tuttora un bene di questa famiglia. Il Casino di sopra era circondato da un fossato e tra le sue pertinenze c’erano l’oratorio di S.Lorenzo e i fabbricati del Serraglio di sotto, demoliti nel 1930 per lo scavo del canale d’irrigazione. All’inizio della strada, sul lato a mez- zogiorno, c’è la Rossetta un comples- so che fa parte degli edifici con diver- sa funzione dell’originaria tenuta agri- cola. Il nome deriverebbe dalla fami- glia Rossetti, detti Gonzaghini, di S.Tommaso che gestirono il primitivo caseificio. Veduta posteriore del Casino di sopra. 61
  • 63. Disegno raffigurante lo sviluppo delle quattro pareti del salone di rappresentanza del Casino di Sopra. Ricostruzione delle quattro pareti con collocazione degli affreschi strappati nell'Ottocento. Le immagini dei riquadri grandi centrali sono scelte ad arbitrio e non corrispondono alla realtà; quella in basso a destra è ricavata da un disegno dell' Orsi. 62
  • 64. Cavallotti Felice (via) Località S.Maria. Laterale di strada Provinciale Politico e giornalista (1842-1898). Nato a Milano. Ancora studente era entrato nel giornalismo collaborando con alcuni periodici; prese parte alla terza guerra d’indipendenza. Nel 1873 entrò al parlamento dove si schierò all’estrema sinistra per le sue idee fortemente demo- cratiche e repubblicane. Si segnalò come uno dei più brillanti oratori della camera e tra i più forti oppositori della destra. Avversò il go- verno di Depretis e la politica di Crispi battendosi sempre per la difesa delle libertà individuali e di associazione. Il suo carattere for- temente polemico lo condusse a numerosi processi e ad altrettanti duelli; fu proprio un duello, contro F. Macola, direttore della Gaz- zetta di Venezia, che gli costò la vita. Si impegnò in polemiche lette- rarie sulla questione del verismo e sulla metrica carducciana; scrisse i drammi Alcibiade, I Messeni, Pericle, Agatodemon, La marcia di Leonida e i drammi sentimentali Guido, Agnese, Il povero Piero. Da segnalare La figlia di Jefte e Il cantico dei cantici che fu tradotto in L'unica casa in via Cavallotti era denominata dialetto milanese e piemontese e rappresentato molte volte. Motta I. La via ha ancora l'aspetto di una carraia e conduce ad un'unica casa, oltre la ferrovia, indicata nelle carte come Motta I. Sulla facciata dell'edificio una lapide ricorda che fu ricostruito su uno preesistente per volontà del Cardinale Barberini, "abbatie commendator" nel 1678. Cavour Camillo Benso (via) già contrada dei Cappuccini Statista e artefice del Risorgimento. (1810-1861). Gio- vane studente viaggiò in Svizzera, Francia e Inghilter- ra per approfondire i problemi economici e sociali po- sti dalla rivoluzione industriale.Tornato a Torino si de- dicò alla razionalizzazione del lavoro e delle colture della sua tenuta di Leri. Nel 1848 fu eletto alla Came- ra. Fu deputato al Parlamento subalpino, ministro del- l’Agricoltura e Commercio e delle Finanze. Nel ’52 come presidente del Consiglio dei ministri rinnovò la struttura dello stato sabaudo e impose il problema del- l’unità italiana alle grandi potenze. Riuscì ad ottenere l’appoggio di Napoleone III con l’intervento nella guer- ra di Crimea del ’55. Dimessosi dopo Villafranca (1859) tornò al potere l’anno seguente riuscendo ad attuare i plebisciti di Emilia e Toscana e a dare alla spedizione La facciata della chiesa del Popolo è stata parzialmente visibile durante i lavori di ristrutturazione della casa Lombardini. dei Mille una facciata di legalità. Proclamato il Regno d’Italia la morte lo colse mentre studiava la soluzione della questione romana. La contrada fu aperta nella seconda metà del Cin- quecento quando i Gonzaga decisero di ampliare il pa- ese. Il nome di Contrada dei Cappuccini le fu attribuito dopo che nel 1603 Donna Vittoria di Capua fece co- struire la chiesa e il convento per i frati. La contessa stessa vi si fece seppellire nel 1627 e così pure il figlio Alfonso Carlo, arcivescovo di Rodi. Con la soppres- sione generale delle chiese e dei conventi nel 1798 il complesso fu chiuso per essere riaperto e richiuso a seguito delle alterne vicende di Napoleone. Riaperto nel 1819 restò in funzione fino al 1866; dopo questa data la chiesa, sconsacrata, fu utilizzata come laborato- rio artigiano e magazzino, il convento ridotto ad abita- L’ex caserma dei carabinieri in via Cavour; nel Settecento era sede dell’Ospedale. 63
  • 65. Il complesso dei Cappuccini in un a celebre foto di Gaetano Gaddi degli anni Sessanta. zioni; l’orto e giardino retrostante adibito a campo sportivo, il “campo vecchio”. Il tutto è stato demolito nel 1965. Quasi tutti i quadri della chiesa sono entrati a far parte della raccolta municipale. In via Cavour si trova anche un altro edificio sacro, la Chiesa della Beata Vergine del Popolo. Scarsamente visibile la facciata per la poca ampiez- za della via se ne rileva la presenza sotto il portico per le tre serie di gradini di marmo che immettono nella chiesa e nelle abitazioni adiacenti, poi per il portale ligneo borchiato. Già a metà del ‘600 nello stesso luogo era stata iniziata una chiesa da dedicare a S. Bernadino da Siena, ma i lavori andarono a rilento. Nel 1702, Camillo III per adempiere ad un voto fatto per una grave malattia del figlio la fece terminare e vi fece trasportare l’affresco della Beata Vergine della Neve tolto dal muro late- rale della Porta che chiudeva il castello (all’nizio dell’attuale via Gonza- ga). Custodisce praticamente intatti gli affreschi, i dipinti, gli arredi ori- ginali del Settecento e un pregevole bassorilievo in terracotta della metà del Quattrocento raffigurante S.Bernardino da Siena. In direzione nord, a sinistra, c’è l’edificio, noto alle ultime generazioni come caserma dei carabinieri, che è stato per oltre un secolo sede del- l’ospedale. Ricciarda Gonzaga, duchessa di Massa, scrive il Davoli, “fece fabbricare un nuovo ospitale per gl’infermi di Novellara e Bagnolo nella Contrada dei Cappuccini, accrebbe la sua dote di mille zecchini e fu aperto il primo gennaro 1766; e se la fabbrica non riuscì perfetta ciò accadde per Il portico di via Cavour quando terminava nel l’imperizia e mal intesa economia de’ suoi ministri in Novellara, non per piazzale della chiesa dei Cappuccini,in una foto dei primi del ‘900. difetto della Sovrana, la cui intenzione, anzi volontà espressa, era che si spendesse per provvedere il paese di tutto finchè essa viveva”. Nel 1873 fu spostato da qui all’ex convento dei Servi. Per un discreto numero di anni tra Settecento e Ottocento la via si è chia- mata “del Popolo” dalla omonima chiesa. Una curiosità: da un documento risulta che nel 1787, proprio come oggi, esistevano a metà contrada “ due piccole botteghe, una ad uso di calzola- io, l’altra di barbiere”. 64 Il retro del convento e della chiesa dei Cappuccini in una foto di Duilio Bartoli al momento della demolizione.
  • 66. Cellini Benvenuto (via) Laterale di via Colombo Orafo e scultore (1500-1571). Fiorentino, è uno degli ingegni più vivaci della cultura artistica del Cinquecento. La fama che ci è giunta è legata alla sua autobiografia, Vita scritta da lui medesimo, alla aggressività del suo carattere, alle risse e agli omicidi che lo costrinsero a cambiare spesso città. Fu a Bologna, Napoli, Mantova e Roma; in questa città soggiornò dal 1523 al 1540 dove godette della protezione di Clemente VII e Paolo III. Partecipò alla difesa di Castel S.Angelo durante il sacco del 1527 e menò vanto d’aver ucciso il contestabile di Borbone comandante degli assalitori imperiali. Coinvolto in omicidi e scandali, nel 1540 passò in Francia, dove eseguì la grande scultura in bronzo la Ninfa di Fontaibleau e la famosa Saliera in oro e smalto, tornando a Firenze cinque anni dopo, dove per incarico di Cosimo de’ Medici realizzò il Perseo. In una prosa vivace sono i Due trattati, dell’oreficeria e della scultura. Cerlini Aldo (via) Località S.Maria Laterale di Strada Provinciale Letterato e storico (1880-1961).Nato a Novellara da Francesco e Ruozi Pia. Laureato nel 1903 quindi diplomato alla Scuola di Archivistica e Paleografia di Firenze, fu docente di Paleografia e diplomatica nelle Università di Pisa, Genova e Roma. Fu chiamato a ordinare la Biblioteca Maldotti di Guastalla. Ha lavorato alla fine degli anni Trenta sui documenti dell’Ar- chivio Gonzaga di Novellara, riordinandoli e creando un pre- ziosissimo schedario delle lettere, composto da oltre 27.000 schede. Numerose le sue pubblicazioni specifiche di paleogra- fia tra cui, di interesse prettamente reggiano, Fra Salimbene e le cronache attribuite ad Alberto Miglioli, Le Gesta Lombardi- ae di Sagacino Levalossi e Pietro della Gazzata, Consuetudini e Statuti Reggiani del XIII secolo. Innamorato della storia reg- giana e novellarese scrisse articoli divulgativi sulla rivista del Touring Club Italia- no e il libro, diffuso a livello nazionale, Storie e leggende dell’Appennino e del Po, contribuendo alla conoscenza storica e artistica del nostro paese. Di lui ha Ritratto di Aldo Cerlini e suo profi- lasciato scritto Ugo Gualazzini:”...ebbe un garbo ed un sottile umorismo tutto lo caricaturale (per gentile conces- emiliano, scaturenti da un fondo di romanticismo sincero. Come reggiano, spe- sione della Biblioteca Panizzi di cialmente nelle opere divulgative, egli ha nobilitata la sua terra natia. Le sue ope- Reggio E.) re, spesso più geniali che erudite, sono scritte con garbo. Alcuni saggi, nati per occasionali celebrazioni o con il sapore della notazione giornalistica, trasferiti in più acconcia sede hanno sempre mantenuto il carattere originario anche se l’apparato critico ne ha elevato e impreziosito il valore”. Cervi fratelli (via) Laterale di via Costa Gelindo, Antenore, Aldo, Ferdinando, Agostino, Ovidio, Ettore. Componenti di famiglia contadina di Campegine che lavorava un fondo a Praticello di Gattatico. Il capofamiglia, Alcide, antifascista del primo dopoguerra, inculcò nei figli le proprie idee di opposizione alla guerra e al regime. I Cervi si adoperarono per diffondere questi concetti nelle campagne, invitando i contadini a organizzarsi. Dopo l’8 settembre 1943 accoglievano e rifocillavano in casa gli alleati e i soldati sbandati e cercavano di procurarsi armi e vettovaglie. Aldo si recò anche a Cervarezza con alcuni alleati e altri compagni per prendere contatto con i partigiani della montagna. Riuscirono a recuperare pochi materiali ed armi assaltando la caserma dei carabinieri di Toano; qualche tempo dopo fecero altrettanto, travestiti da tedeschi, con quella di San Martino in Rio. I movi- menti sospetti attorno alla loro casa e la delazione fecero sì che nel novembre 1943 l’abitazione venisse circondata dagli uomini della milizia e, dopo l’incendio di un’ala dell’edificio e una sparatoria, fossero costretti alla resa. Trasportati nelle carceri di Reggio vi rimasero fino alla fine di dicembre avendo il tempo di sollecitare un tentati- vo di fuga organizzato dall’esterno. A seguito però dell’uccisione del segretario comunale di Bagnolo, il Tribuna- le Straordinario pronunciò una sentenza capitale contro di loro. Furono fucilati la mattina del 28 novemnbre 1943. Il padre rimasto in carcere non apprese subito la notizia, i suoi compagni di prigionia gliela nascosero lasciando- gli credere che fossero stati traferiti a Parma. La via venne aperta nei primi anni Cinquanta attraverso l’orto dei Gesuiti mediante la demolizione di parte del muro di cinta e della prima casa della Contrada di S.Lucia. 65
  • 67. Cervi papà (via) Laterale di via Togliatti Padre dei fratelli Cervi (1875-1970). Nato a Gattatico. Catturato nel novembre 1943 e incarcerato con i figli approfittando di un bombardamento aereo, nel gennaio ’44, riuscì a fuggire dalla prigione e tornare a casa. Solo un mese e mezzo dopo la moglie gli disse della fucilazione dei figli. Fu consigliere comunale dal 1946 al 1960 e presidente dell’Alleanza contadini reggiana e nazionale. Per aprire via F.lli Cervi fu demolita la casa dei Soliani di fronte a via Cantoni. La via avebbe attraversato l’antico orto dei Gesuiti in prossimità del “ peschirone”. Chierici Gaetano (via) Laterale di via Cimabue Sacerdote, paletnologo (1819-1886). Svolse un ruolo di rilievo nella sensibilizzazione del clero alla causa nazio- nale, cadendo più volte nel sospetto della chiesa. Ebbe spesso attriti col duca di Modena come quando, nel 1848, diffuse un proclama in latino fra i soldati inviati dall’Austria nel ducato, o quando dieci anni più tardi riuscì ad impedire l’abbattimento, ordinato da Francesco V, della porta di Santa Croce a Reggio. Ritiratosi dalla vita poli- tica attiva si dedicò alla paletnologia; eseguì accurati scavi archeologici. Pubblicò assieme a P.Strobel ed L. Pigorini il Bullettino di paletnologia italiana. Studiò in particolare le terramare emiliane; i materiali da lui rinve- nuti costituirono il primo nucleo di un museo che porta il suo nome in seno al Museo civico di Reggio. Un omonimo Gaetano Chierici, (1838-1920), nipote del precedente, fu ottimo pittore. Nato a Reggio, studiò belle arti prima nella sua città poi a Bologna e a Firenze. Produsse molti quadri ispirandosi volentieri alla vita campe- stre, alle scene familiari, specialmente ai bambini, e curando i dettagli. Fra i dipinti che gli diedero la celebrità: I primi passi, La pappa, I figli del soldato, La madre ammalata, I dispiaceri dell’infanzia, Chioccia che difende la covata. Espose le sue opere anche all’estero. Convinto assertore del socialismo fu molto sensibile ai problemi della sua Reggio diventandone anche sindaco. Chiesa Damiano (via) Località San Giovanni. Laterale di Strada provinciale Patriota (1894-1916). Di Rovereto; studente a Torino fu tra i fondatori del giornale interventista L’ora pre- sente. Arruolatosi sotto falso nome nell’esercito italia- no fu fatto prigioniero dagli austriaci durante un’azio- ne in Val Lagarina. Riconosciuto fu processato per tra- dimento e fucilato a Trento. È la strada che conduce alla chiesa. L’antica viabi- lità dalla Strada Vecchia seguiva per un tratto via Pel- greffi, piegava a nord sulla riva della Fossa, costeggia- va sui lati sud e ovest le muraglie dell’antico cimitero (che nella sede attuale esiste dal 1861), intersecava l’at- tuale via D.Chiesa e andava a raccordarsi con strada Via Damiano Chiesa a San Giovanni in una cartolina degli anni Trenta. La chiesa gravemente danneggiata nel corso di un Bruciata. Un viottolo ghiaiato, ancora esistente negli bombardamento alla fine della guerra, sarà ricostruita ex novo anni Sessanta, partendo da dietro la torre raggiungeva negli anni Cinquanta. 66
  • 68. via Pelgreffi passando dietro il lato est del cimitero. La chiesa, ricostruita dopo la guerra, essendo stata dan- neggiata da un bombardamento, sorge sull’area del pre- esistente edificio del XIII sec. Dipendeva dal monaste- ro di S.Giovanni Evangelista di Parma e passò sotto la giurisdizione dei Gonzaga nel Quattrocento assieme alle altre chiese delle Ville reggiane. L’abside antica, con- servata a ridosso dell’esterno dell’abside attuale, era affrescata; i dipinti, datati 1280, sono stati staccati e fanno bella mostra di sè nel locale Museo Gonzaga. Vecchi e nuovi tracciati delle strade di S.Giovanni in prossimità della chiesa. (Ricostruzione di G.D. Ghizzoni da“Storia di un prete e di un paese”). Cilea Francesco (via) Laterale di via Costituzione Musicista (1866-1950). Nato a Palmi (RC). Frequentò il consevatorio a Napoli. La rappresentazione della sua prima opera, Gina, nell’ 89, gli procurò un contratto con l’editore Sonzogno e portò al successo di Tilda. Fra i rappresentanti più significativi della scuola verista la sua produzione si delineò in soggetti ad alto potenziale drammatico espressi nei suoi capolavori L’Arlesiana e Adriana Lecouvreur. Intensa fu la sua attività didattica presso i conservatori di Napoli e Firenze e, come direttore, a Palermo e Napoli. Cimabue (via) Laterale di via M.Polo Pittore (1240ca-1302). Fiorentino. Nome con cui è noto Cenni di Pepo. E’ l’artista cui si deve il definitivo supe- ramento della tradizione figurativa bizantina. Svolse la sua attività a Firenze dove realizzò il Crocifisso di S.Croce, i mosaici del battistero, a Pisa dove eseguì il San Giovanni nel mosaico absidale, a Roma dove fece le decorazioni dell’antica basilica vaticana, ad Assisi dove dipinse gli affreschi della Crecifissione e della Madonna con San Francesco nelle basiliche. Alla Galleria degli Uffici è conservata La Vergine in trono, al Louvre una Maestà . E’ tradizionalmente indicato come maestro di Giotto. Cimarosa Domenico (via) Laterale di via Mascagni Musicista (1749-1801). Di Aversa (CE). Dal conservatorio di Napoli uscì come eccellente violinista e ottimo cantante. Tra i più importanti della scuola napoletana, rinnovò l’opera buffa. Compose una settantina di opere e un numero imprecisato di cantate, oratori, cori, musica da camera e strumentale. Scrisse anche il trattato Per appren- dere la musica. Fu musicista di corte a Pietroburgo dal 1787 al 1791. A Vienna compose e fece rappresentare, nel 1792, Il matrimonio segreto, che già i contemporanei ritennero il suo capolavoro. Ebbe la stima di Goethe, Sten- dhal e Beethoven. Fra le migliori opere comiche: L’Italiana in Londra, Giannina e Bernardone, Le trame deluse, Le astuzie femminili. Morì esule a Venezia avendo perso il favore dei Borboni per essersi compromesso con la Repubblica Partenopea. Cimitero (viale) Prosecuzione di via Toscanini Inizia all’incrocio con via Puccini. In origine compren- deva anche via Toscanini e partiva da via Costituzio- ne con un cancello in ferro battuto sostenuto da pila- strini di pietra serena. Conduce al Camposanto. Que- sto cimitero fu completato nel 1880, anno in cui fu be- nedetto e aperto. Ha una chiesa fiancheggiata da due fabbricati un tempo abitazioni del custode e del necro- foro. Sulla facciata della chiesa sono poste le lapidi com- L’ottocentesca chiesa del cimitero. 67
  • 69. Il viale durante la solennità dei defunti negli anni Venti. memorative di Storchi Pietro comandante della guardia civica e della guardia nazionale, comandante di soldati alla battaglia di Solferino, podestà di Novellara nei primi anni dell’Unità nazionale e Prospero Ruozi, archivista e protocollista comunale, economo del Monte di pietà e dei grani, autore di memorie storiche locali, morto di colera durante l’epidemia del 1855 mentre si prodigava nell’ assistenza ai malati nel lazzaretto al Casino di sotto. In epoca napoleonica era stata estesa anche all’Italia la legislazione francese che imponeva di costruire i cimiteri almeno 200 metri fuori dell’abitato, sicchè, nell’ottobre 1818, iniziarono i lavori per la costruzione di un nuovo cimitero fuori dal paese nei pressi della conceria, a ponente dell’attuale stazione ferroviaria. Aveva un muro di cinta, un porticato con tombini, cappella e casa per il custode e oggi non ne resta traccia. Per ragioni a me ignote dopo pochi decenni fu presa la decisione di costruire l’ attuale sul lato opposto del paese. Colombo Cristoforo (via) Strada per Reggiolo Navigatore (1451-1506). Genovese, Fin da giovane navigò per conto dei mercanti genovesi che avevano varie filiali nel Mediterraneo. Stabilitosi a Lisbona navigò nei paesi della sponda orientale dell’Atlantico comprese le Canarie e la Guinea. Intuì da vari indizi che c’era terra non troppo lontana di là dall’oceano. La sua idea di rag- giungere le Indie navigando verso occidente fu rifiutata dal re del Portogallo, ma accettata dai sovrani di Spa- gna, dove si era trasferito nel 1485, che gli fornirono le navi per tentare l’impresa. Nel 1492 effettuò la traver- sata e arrivò all’isola Guanahani, da lui battezzata San Salvador, creduta terra asiatica. Aveva invece scoperto l’America. Nel corso di quel suo primo viaggio appro- dò anche a Cuba e Haiti. Nei tre viaggi successivi sco- prì le Piccole Antille e la Giamaica e costeggiò l’Ame- Il Bettolino rica Centrale fino alla Colombia. Morì a Valladolid non avendo la certezza d’aver scoperto un nuovo continente. Nel suo ultimo viaggio, nel 1498, quando giunse alle foci dell’Orinoco, aveva scritto nel suo diario alla data 15 agosto: “ ...penso che questo sia un grandissimo continente sconosciuto fino ad oggi...queste vaste terre sono un altro mondo”. La strada porta questo nome fino alla sua estremità in direzione Reggiolo in località “Bettolino”. Il nome deriva chiaramente dall’osteria esistente da epoca immemorabile al punto d’incontro delle strade di tre stati antichi confinanti: la contea di Novellara, il ducato di Mantova e la signoria di Correggio. A brevissima distanza c’era, alla “Testa”, l’attracco delle barche che percorrevano la Fiuma. Costa Andrea (via) già contrada delle Beccherie Politico socialista (1851-1910). Nato a Imola fu allievo di Carducci e condiscepolo del Pascoli. Fu segretario di 68 Bakunin, aderì ai gruppi internazionalisti scrivendo sui giornali Fascio operaio e Martello. Arrestato a Bologna
  • 70. nel 1874, dopo aver scontata la pena emigrò a Parigi dove nuovamente fu arrestato e condannato in seguito alla legge sugli Internazionalisti. La crisi del suo pen- siero politico lo fece passare dall’anarchismo al socia- lismo riformistico per cui, tornato in Italia, fondò la Rivista internazionale del socialismo e la rivista Avan- ti!. Nel 1882 fu eletto primo deputato socialista del par- lamento italiano. Da allora svolse una coraggiosa, ap- pasionata e intelligente opera di critica e stimolo delle classi lavoratrici. Scrisse diversi libri tra cui Il 18 mar- zo e la Comune di Parigi e Bagliori di Socialismo. Il nome antico di via delle Beccherie, cioè macellerie, non necessita di alcuna spiegazione. Fino a pochi anni Casa all’incrocio di via A.Costa con via C. Cantoni dove era sistemato il seicentesco “Ospitale delli infermi”. addietro di macellerie ce n’erano ancora due. Nella via meritano di esssere ricordati due edifici: l’ospedale vecchio e il cinema Verdi. Camillo II per far innalzare la nuova torre della colle- giata di S. Stefano dalle fondamenta doveva trasferire altrove l’ospedale che si trovava a lato della chiesa, per cui fece fabbricare “l’ospitale degli infermi” all’estre- mità della Contrada lunga; “lo dotò a rogito Camillo Borri del 19 apr.1616, ne ottenne l’erezione canonica, lo dedicò a S. Tomaso d’Aquino, della cui famiglia era parente Donna Caterina sua sposa “ e nello stesso lu- glio vi fece trasportare gli infermi. Il Cinema teatro Verdi venne allestito tra 1920 e 1921, nel palazzo a tre piani, sul lato ovest della via, sede, all’inizio del seco- lo, del Partito Socialista, dopo dopo che Lombardini interruppe l’attività del cinema Elios in piazza. Oltre le proiezioni cinematografiche ospitò spesso rappresen- Cinema Verdi tazioni teatrali, riviste, spettacoli di carnevale, recite scolastiche Sono rimaste famose le apparizioni di attori famosi quali Renato Rascel, Mario Carotenuto, Alighiero Noschese e Virna Lisi negli anni Cinquanta-Sessanta. E’ stato chiuso nel 1982. Costituzione (via) anche via Circonvallazione Ricorda l’atto fondamentale dell’ordinamento dello Stato italiano, entrato in vigore l’ 1-1-1948. La Costituzione si compone di 139 articoli e 18 disposizioni transitorie e finali. Dedica la prima parte al regolamento dei diritti e dei doveri dei cittadini, la seconda all’ordinamento della Repubblica . Nota anche come Circonvallazione, nel tratto tra l’incrocio con via Veneto e quello con via Indipendenza era la strada che correva all’esterno delle fosse che circondavano il paese; i restanti tratti furono aperti tra gli anni Cinquanta e Sessanta. Croce Benedetto (via) Laterale di via Costituzione Filosofo, storico e critico (1866-1952). Di Pescasseroli (AQ). Nella prima giovinezza andò a Roma dove conobbe e frequentò Antonio Labriola, che esercitò su di lui una decisiva influenza. Nel 1886 si stabilì a Napoli dedicando- si alla ricerca storica ed erudita; nacque così La storia ridotta sotto il concetto generale dell’arte. Intorno alla rivista La Critica si svolse tra 1903 e 1917 la battaglia per il rinnovamento della filosofia italiana in senso antipositivistico e in tal modo Croce diventava una delle voci più cospicue della cultura. Come politico fu strenuo difensore dell’idea liberale; senatore nel 1910, ministro della Pubblica istruzione nel 1920-21, ministro senza portafoglio nel 1943-44. Croce concepisce tutta la realtà come storia, cioè come opera dello spirito umano (storicismo assoluto); la filoso- fia non viene intesa come studio di oggetti trascendenti, ma si risolve in metodologia della storiografia. Tra le sue opere: Filosofia dello spirito, Saggi filosofici, Scritti di storia letteraria e politica tra cui la Storia d’Italia dal 1871 al 1915 e Storia d’Europa nel sec. XIX. 69
  • 71. Curie Pierre e Marie (via) Località S.Maria Laterale di via Ponte Forca Chimici e fisici. Pierre (1859-1906). Nato a Parigi. Esordì nel 1880 con studi di cristallografia e sulla piezoelettri- cità. Nel 1895 sposò Marie Sklodowska ( Varsavia 1867-1934); da quel momento si occupò in stretta collabora- zione con la moglie di radioattività. Marie intraprese nel 1897 gli studi per una tesi di dottorato sul fenomeno, scoperto l’anno prima da Becquerel, dell’emissione spontanea di radiazioni ionizzanti da parte dell’uranio. I coniugi riuscirono ad isolare da un minerale chiamato pechblenda un elemento fino ad allora sconosciuto, il polonio e, poco dopo, il radio. Nel 1903 ricevettero il premio Nobel per la fisica. Dopo la morte di Pierre, Marie che gli subentrò nella cattedra di fisica alla Sorbona, ottenne con A.Debierne il radio metallico; ciò le valse un secodo premio Nobel, questa volta per la chimica. Tra le sue opere: Trattato di radioattività, L’isotopia e gli elementi isotopi, Radioattività. Dachau (via) Zona di via Leningrado Città della Baviera a pochi chilometri da Monaco, di circa 30.000 abitanti con industrie meccaniche, elettriche e alimentari. Tristemente famosa per un campo di concentramento nazista istituito nel 1933. Vi morirono oltre trecentomila persone. D’Azeglio Massimo (via) Strada provinciale per Guastalla Politico, pittore, scrittore (1798-1866). Nato a Torino visse in Toscana, a Roma e a Milano. Sposò una figlia del Manzoni, Giulia. Nel 1833 pubblicò Ettore Fieramosca o la Disfida di Bar- letta. Più maturo il successivo romanzo Nicco- lò de’ Lapi. Due opuscoli politici uscirono tra ’46 e ’47. Partecipò alla prima guerra d’indi- pendenza come aiutante di campo del generale Durando e fu chiamato alla presidenza del Con- siglio da Vittorio Emanuele II, poi sostituito da Cavour. Scrisse negli ultimi anni della sua vita I miei ricordi. Come pittore dipinse una serie di studi di paesaggio che rivelano un gusto sicuro del colore. Un disegno minuzioso e calligrafico caretterizza invece i suoi molti quadri storici per i quali andò famoso: La disfida di Barletta, La battaglia di Legnano, La morte di Montmoren- cy. All’inizio della via sul lato nord un viale di platani conduce al Casino di sotto. Costruito at- torno agli anni Sessanta del Cinquecento per volontà di Alfonso I Gonzaga e della moglie Vit- toria, fu la dimora preferita dei signori sino al- l’ultima discendente, Maria Beatrice d’Este ar- ciduchessa d’Austria. Progettato da Lelio Orsi, L'area del Casino di sotto dalla mappa del Sebregondi del 1626. Si noti vi lavorarono valenti muratori e artigiani gui- il bosco creato dai Gonzaga sul retro della villa. dati da mastro Barbone da Lugano. Aveva giar- dini, boschi, peschiere, fontane e aranciaie; nelle sale e nelle gallerie erano conservate le raccolte d’arte formate da dipinti, statue, marmi, mobili, porcellane, vetri e argenterie in grande numero e di grandissimi artisti. Nell’ot- tobre 1796 vi fece sosta Napoleone col suo stato maggiore. I suoi funzionari provvidero a mettere all’asta quei capolavori, oltre che a razziarli personalmente. Abbandonato a se stesso anche dopo la Restaurazione estense, subì ancora spoliazioni, manomissioni e demolizioni; il fabbricato attuale è circa un terzo dell’originale. Nel 1834 e nel 1855 vi fu allestito il lazzaretto nel corso delle epidemie di colera. L’ultimo proprietario francese è stata la signora Lucia Fortunata Isabella Raynouard di Marsiglia che l’ha ceduto a Giovanni Lombardini all’inizio di questo secolo. All’interno si conservano alcune sale affrescate e decorate a stucchi. 70
  • 72. La loggia del Casino di sotto in un’immagine del 1908. De Amicis Edmondo (via) già Contrada di S.Bernardino Romanziere e giornalista (1828-1897). Nato a Oneglia. Dopo aver frequentato il collegio militare di Modena partecipò alla battaglia di Custoza nel 1866. I suoi articoli scritti per la rivista Italia militare furono poi raccolti nel volume La vita militare. Il successo dell’opera lo incoraggiò a seguire la vocazione letteraria; abbandonata la carriera militare compì una serie di viaggi dai quali trasse ispirazione per i libri Spagna, Ricordi di Londra, Olanda, Marocco, Ricordi di Parigi. Nel 1886 pubblicò Cuore, diario di un anno scolastico di un bambino di III elementare, interrotto da undici racconti; un libro per ragazzi con uno scopo moralistico, educativo, sentimentale, tra i più diffusi e tradotti. Al mondo della scuola dedicò in seguito Romanzo di un maestro e Fra casa e scuola. Intenti di critica sociale riflettono le ultime opere Sull’oceano e La carrozza di tutti. Contrada di S. Bernardino deriva dal fatto che Ber- nardino da Siena, che venne più volte a Novellara, dap- prima fu ospitato nella casa di Giacomo Gonzaga, “ma i comodi e lo strepito di una famiglia ricca e numerosa non erano per la vita raccolta e mortificata del santo” per cui ottenne di poter alloggiare altrove; gli furono assegnate due camere al piano terreno del palazzo pre- torio cioè all’angolo tra piazzale Marconi e via De Ami- cis. Dopo la sua morte i novellaresi decisero di trasfor- mare le stanze in oratorio, il che avvenne nel 1456. Ol- tre un secolo più tardi gli fu dedicata la chiesa dei Ter- reni novi e dopo un secolo ancora, nel 1650 si decise di dedicargliene una anche all’interno del paese, quella che sarebbe poi diventata la chiesa della B.V. del Po- polo. Nel muro sopra l’altare di sinistra della chiesa c’è una immagine di S.Bernardino del XV secolo in terracotta. Anche il beato Bernardino da Feltre fu ospite dei Gon- zaga. “Oratore popolare, con parole piane e con sicura esperienza dei bisogni materiali e morali delle moltitu- dini mirava a toccarne il cuore per migliorarne i costu- mi”. Nel 1474 tenne, in tempo di carnevale, una serie di prediche vigorose contro la dissolutezza e la vanità umana mettendo i novellaresi in Quaresima con alcuni giorni d’anticipo. Sostenitore della necessità di toglie- re agli ebrei il monopolio dei prestiti ad interesse, svol- se una intensa azione a favore dei Monti di Pietà. In San Bernardino da Siena. Bassorilievo in terracotta del XV sec. museo c’è un dipinto su tavola del XV sec., attribuito a nella chiesa del Popolo 71
  • 73. Angolo di via De Amicis con piazzale Marconi in una foto Gaddi anni Sessanta. Luigi Anguissola, che lo raffigura. La porzione di strada fra via della Libertà e via del Popolo si chiamò via della Zecca fino al tempo del suo prolungamento a via Costituzione negli anni ’50. De Gasperi Alcide (via) Laterale di via Costituzione Politico (1881-1954). Di Pieve Tesino (TN). Laureato all’Università di Vienna, nel 1904 assunse la direzione della Voce cattolica e quindi de Il Trentino. Cattolico, deputato al parlamento austriaco dal 1911 e a quello italiano nel 1921; sostituì don Sturzo al vertice del partito e fu incarcerato, a seguito delle leggi eccezionali fasciste, nel ’26. Ottenne, quattro anni dopo, da Pio XI un posto alla Biblioteca Vaticana. Condusse vita privata fino al 1943 quando entrò a far parte del CLN. Dopo la liberazione di Roma, fu fondatore della Democrazia Cristiana. Ininter- rottamente dal 1945 al 1953, fu presidente del Consiglio. Svolse una tenace azione per la ricostruzione economica e per reinserire l’Italia nelle politica internazionale. Deledda Grazia (via) Laterale di Strada provinciale Scrittrice (1871-1936). Di Nuoro. Autodidatta, iniziò giovanissima un assiduo lavoro di scrittrice che continuò a Roma dove si trasferì all’inizio del secolo. Descrisse con profondo verismo tipi e aspetti della Sardegna, ma con un misto di mistero, mito e magia ed è questo lo sfondo sul quale si muovono le vicende delle sue opere migliori: Elias Portolu, Cenere, L’edera, Chiaroscuro, Canne al vento, La madre, scritti tra 1903 e 1920. Fra i libri succes- sivi un certo interesse presentano Il segreto dell’uomo solitario, Annalena Bilsini, Il paese del vento. Ricevette il premio Nobel per la letteratura nel 1926. De Nicola Enrico (via) Laterale di via Costituzione Politico (1877-1959) Nato a Napoli. Sedette alla Camera dal 1909 al 1924 tra i deputati della sinistra costituzio- nale e nel periodo 1920-23 ne tenne la presidenza. Dopo lo sbarco alleato nell’Italia meridionale fu mediatore tra i partiti del CLN e la monarchia facendo accettare il compromesso della Luogotenenza del regno. Fu membro della Consulta Nazionale nel 1945 e presidente provvisorio della Repubblica dal giugno 1946 al maggio 1948. Fu anche presidente del Senato e della Corte Costituzionale. Di Vittorio Giuseppe (via) Laterale di via Indipendenza Sindacalista (1892-1957). Di Cerignola (FG). Figlio di braccianti, imprigionato per propaganda antibellica durante la prima guerra, nel 1921 fu eletto deputato nelle file del Partito Socialista. Nel ’24 passò al Partito Comunista. Arresta- to nel 1940 restò confinato a Ventotene fino al 1943. In seguito fu consultore nazionale, deputato, senatore e, dal 1945 fino alla morte, segretario generale della CGIL; presidente, dal ’53, della Federazione Sindacale Mondiale. 72
  • 74. Donizzetti Gaetano (via) Località Villa valle Compositore (1797-1848). Di Bergamo. Studiò con S.Mayer e quindi a Bologna con padre Mattei. Pregevoli i quartetti d’archi giovanili. Indirizzato alla carriera teatrale vide rappresentare la sua prima opera, Enrico di Bor- gogna, già nel 1818 a Venezia. La sua ascesa si concretizzò nel 1827 con una scrittura a Napoli da parte di D.Barbaja, con l’impegno di comporre dodici opere in tre anni e di dirigere il Teatro Nuovo. Tra le successive affermazioni si ricordano Anna Bolena, L’Elisir d’amore, Lucrezia Borgia e il Marin Faliero commisionatogli da Rossini. Nel 1835 fu rappresentata a Napoli Lucia di Lammermoor. In quel momento poteva essere considerato il maggiore esponente del melodramma italiano. Di fatto la sua attività proseguì con un ritmo eccezionale, in tutto scrisse una settantina di opere tra cui sono ancora da ricordare La Favorita, La figlia del reggimento, Il Duca d’Alba, Linda di Chamonix e Don Pasquale. Due giugno (via) Laterale di Strada Provinciale In un’Italia piena di rovine, ancora occupata dalle trup- pe anglo-americane, affamata, smarrita, con comuni- cazioni tra provincia e provincia precarie o inesistenti, si svolse il referendum per la forma istituzionale dello stato. Gli italiani dovevano scegliere se rimanere mo- narchici o darsi una veste repubblicana. Il referendum si svolse il 2 giugno 1946 in un clima di legalità. I vo- tanti furono quasi 25 milioni, la Repubblica ebbe 12 miloni e settecentomila voti la Monarchia due milioni di meno. Le regioni del nord furono largamente favo- revoli alla Repubblica, quelle del sud e le isole alla Mo- narchia. Le accuse di brogli mosse dai monarchici al ministro dell’interno Romita, si rivelarono sostanzial- mente infondate. All’indomani della consultazione, l’at- mosfera si arroventò, e ci fu chi temette una guerra ci- vile. Locandina propagandistica repubblicana per il referendum del 2 giugno. Due Strade (viottolo) Località S.Maria Laterale di strada S.Giovanni. Fa parte dell’antico reticolo di sentieri che attraversavano il Gurgum, la Fossa, quando era in secca per lo sfrutta- mento delle risorse naturali. Si chiama così perchè qui si incontrano strada S.Giovanni e viazza S.Maria. Edison Thomas Alva (via) Località S.Maria Parallela di Strada provinciale Inventore (1847-1931). Nato a Milan (Ohio). Non compì studi regolari e cominciò a lavorare a dodici anni. Quando si impiegò in una società telegrafica ebbe modo di mettere a punto le sue prime invenzioni relative agli impianti telegrafici. Coi proventi dei brevetti avviò il laboratorio nel quale intraprese la lunga carriera che gli fruttò oltre mille brevetti. Importanti sopra ogni altro il microfono a polvere di carbone, il fonografo (1877) e la lampadina elettrica a incandescenza (1879). Negli stessi anni sviluppò gli impianti elettrici per l’utilizzazione delle lampadine e le prime centrali elettriche a corrente continua che entrarono in funzione a Londra, New York e Milano. La caratteristica particolare delle sue ricerche è che tendevano a sperimentare le effettive possibilità di realizzare ogni idea o progetto nato da esigenze di mercato attraverso successivi tentativi e modificazioni. Altre invenzioni fra le più note sono l’effetto termoelettrico, l’apparecchio cinematografico per ripresa su pellicola, il cinetoscopio, l’accumulatore al ferro-nichel e la macchina per l’estrazione magnetica dei minerali. L’illuminazione elettrica arrivò a Novellara nel 1910; consisteva in sei lampade ad arco, che illuminavano la piazza, il piazzale della rocca e l’inizio di corso Garibaldi, da “due lampade a incandescenza da 50 candele, 43 lampade a 25 candele e 29 a 16 candele” distribuite nelle altre strade. La linea telefonica fu attivata tra 1909 e 73
  • 75. 1910 mentre quella telegrafi- ca era stata messa in funzione nel 1871. Una foto del giorno dell’inaugurazione della Cassa di Risparmio ci permette di vedere una delle lampade ad arco del primo impianto d’illuminazione elettrica del paese. Einaudi Luigi (via) Laterale di Strada Falasca Politico, economista (1874-1961). Di Carrù (CN). Laureatosi a Torino fu professore di scienza delle finanze nella stessa Università estendendo successivamente l’insegnamento anche alla Bocconi di Milano. La carriera politica, iniziata nel 1919 con la nomina a senatore, fu interrotta dall’avvento del fascismo. Einaudi si tenne in disparte dedicandosi esclusivamente all’insegnamento e alla pubblicazione de La riforma sociale e, più tardi, della Rivista di storia economica. Rettore dell’Università di Torino, si rifugiò in Svizzzera nell’autunno del 1943 per raggiun- gere Roma alla fine del 1944 e assumere la carica di governatore della Banca d’Italia. Fu vicepresidente del Consiglio e ministro del bilancio e, dal 1948 al 1955, presidente della Repubblica. Convinto sostenitore e propu- gnatore dei principi dell’economia di mercato e del liberalismo politico, dedicò grande attenzione al problema della struttura del sistema fiscale intesa sopratutto come giustizia contributiva. Einstein Albert (via) Località S.Maria Parallela di strada Provinciale Fisico (1879-1955). Nato a Ulm in Germania. Iniziati gli studi a Monaco li completò a Zurigo. Nel 1902 fu assunto cone tecnico all’ufficio brevetti di Berna. Si dedicò a studi di fisica che lo portarono alla formulazione del concetto dei quanti di energia, o fotoni, come costituenti della luce. Gli anni successivi al 1909 lo videro inse- gnante di fisica teorica a Zurigo e a Praga, poi dal 1914 a Berlino. Sviluppò gli studi sulla dualità onda-corpuscolo della luce cercando di trovare una legge che riuscisse a spiegare sia il carattere discontinuo dell’energia luminosa sia della carica elettrica. In breve giunse alla formulazione della famosa equazione E=mc2. In merito pubblicò: Sulla termodinamica dei corpi in movimento, I fondamenti della relatività generale, Considerazioni cosmologi- che. Ricevette nel 1921 il premio Nobel per la fisica. Per sfuggire e protestare di fronte alle persecuzioni antisemi- te dell’incipiente nazismo, nel 1933, si trasferì negli Stati Uniti a Princeton, dove visse e insegnò fino alla morte. Falasca (strada) Laterale di Strada Borgazzo Deriva da falasco che è il nome collettivo di varie erbe palustri (giunchi, ciperacee, graminacee) utilizzabili, da giovani, come foraggio o come lettiera per il bestiame, come combustibile e specialmente per lavori di intreccio o di impagliatura. Non è da escludere che una famiglia dedita alla fabbricazione di oggetti con questi materiali abbia tratto da essa il proprio cognome, così come i Pavarini l’hanno derivato dalla lavorazione della “pavera”. 74 Erbe palustri che nel loro insieme costituiscono i “falaschi”
  • 76. Falcone Giovanni (via) Laterale di via Costituzione già stradello di casa Slanzi Magistrato (1939-1992). Nato a Palermo. Entrò in ma- gistratura nel 1964. Pretore a Lentini e pubblico mini- stero e giudice a Trapani. Dal 1978 al 1991 fu giudice istruttore e procuratore della Repubblica a Palermo quindi direttore generale degli Affari penali del mini- stero di Grazia e Giustizia. Fu vittima, con la moglie e gli uomini della scorta di un attentato mafioso nel mag- gio 1992 sull’autostrada Palermo-Punta Raisi. Sapeva di essere in pericolo e da anni viveva sotto scorta. In una intervista aveva detto :” La condanna nei miei con- fronti è stata emessa da tempo. Da parte della mafia si tratta solo di scegliere il momento più opportuno”. Lo stradello dietro le officine Slanzi negli anni Quaranta. Diventerà via Falcone. Questo fatto, assieme all’omicidio di Paolo Borsellino, influì sulle modifiche del codice di procedura penale in particolare sulla legislazione antimafia. Fenoglio Beppe (via) Laterale di via B.Croce Scrittore (1922-1963). Nato ad Alba (CN). Interrotti gli studi prese parte alla guerra partigiana fra i contadini delle Langhe. Dopo la guerra si impiegò presso un’azienda vinicola coltivando tuttavia la vocazione letteraria approfondendo la conoscenza della letteratura inglese e americana. Dalle colline delle Langhe trasse gli elementi delle sue opere, storie contadine scarne ed essenziali come Malora, storie partigiane come I ventitre giorni della città di Alba, Primavera di bellezza, Un giorno di fuoco (Una questione privata), Il partigiano Johnny. Fermi Enrico (via) Laterale di strada Reatino Fisico (1901-1954). Di Roma. Laureatosi a Pisa nel 1922 si perfezionò a Gottinga e a Leida. Dal 1926 inse- gnò all’università di Roma entrando a far parte del ce- lebre gruppo composto da Segrè, Amaldi, Maiorana e Pontecorvo. Si interressò di elettrodinamica quantisti- ca, termodinamica e meccanica statistica, poi di ricer- che sperimentali sulla radioattività provocata dal bom- bardamento con neutroni e ad altri fenomeni atomici. Per questi studi gli fu conferito il premio Nobel per la fisica nel 1938. Stabilitosi negli Stati Uniti a seguito della promulgazione delle leggi razziali che colpivano la moglie ebrea, fu insegnante alla Columbia Universi- ty, poi all’ Institut of Nuclear Studies di Chicago. Pro- Fienile cinquecentesco della cascina Folloni in via Fermi. gettò e costruì la prima pila atomica che entrò in fun- zione il 2 dicembre 1942. Se lo scienziato è noto come uno dei padri della bomba atomica è invece sconosciuto alla maggioranza della gente che i suoi studi di meccanica quantistica sono stati fondamentali nella ricerca sui semiconduttori e quindi sui computer moderni. Lungo la via, a mattina, sorge la cascina dei Folloni, risalente al XVI-XVII sec., il cui nome originario è “La Corte” o “Il Casino”, con un bellissimo fienile porticato perfettamente conservato. Ferrari Enzo (via) Laterale di via Colombo Costruttore automobilistico (1898-1988). Nato a Modena. Meccanico alle dipendenze di officine a Torino e Mila- no, nel 1919 esordì come pilota nella Parma Berceto. L’anno seguente divenne pilota e collaudatore ufficiale dell’Alfa Romeo, di cui fu poi rappresentante commerciale per l’Emilia Romagna. Nel 1929 costituì a Modena la Scuderia Ferrari che preparava auto dell’Alfa Romeo per partecipare alle gare automobilstiche col finanziamento 75
  • 77. di facoltosi appassionati. Nel ’38 la Scuderia fu assorbita dall’Alfa Romeo e Ferrari divenne il responsabile del settore corse, ma nel ’39 a Modena fondò una nuova impresa di costruzioni di macchine utensili e, contemporane- amente, realizzò due prototipi di vetture da corsa. Trasferiti gli impianti a Maranello nel 1943, dopo la guerra inizò la costruzione di macchine di grossa cilindrata e da corsa che vinsero numerose competizioni, dalla 24 ore di Le Mans alla Mille Miglia, dal Campionato del mondo alla Formula 1. Fogazzaro Antonio (via) Laterale di via Veneto Narratore e poeta (1842-1911). Di Vicenza. Di educazione cattolica visse nell’adolescenza una profonda crisi religiosa ritornando poi a una fede che professò da “inquieto credente”. Esordì con la novella Miranda e la raccolta di liriche Valsolda cui seguì Malombra (1881), centrato sul conflitto tra spirito e sensi. Dopo la raccolta Fedele e altri racconti uscì Piccolo mondo antico (1895), affettuosa osservazione della realtà quotidiana e atten- zione al dramma dei protagonisti. Più schematici e attenti alle implicazioni politico-sociali saranno i successivi Piccolo mondo moderno, Leila e Il santo, quest’ultimo messo all’indice. Foscolo Ugo (via) Laterale di via Gramsci Poeta (1778-1827). Nato a Zante (Grecia) da padre veneziano e madre greca, compì i primi studi a Spalato. Trasferitosi a Venezia vi frequentò i salotti mondani e lettarari ma non tralasciò lo studio dei classici antichi e moderni e dei filosofi. All’arrivo dei francesi scrisse l’ode A Bonaparte liberatore e, spinto da un ardore rivolu- zionario e giacobino, militò nell’esercito repubblicano poi nella Legione Cisalpina contro gli austriaci. Dal dolore per la fine della Repubblica Veneta, dalla delusione per il trattato di Campoformio e da un amore infelice nacque- ro Le ultime lettere di Jacopo Ortis, di cui avviò la stampa a Bologna nel 1798, che interruppe per arruolarsi nella Guardia Nazionale e combattere contro gli austro-russi. Dal 1804 al 1806 fu capitano della divisione italiana in Francia; al suo ritorno scrisse I sepolcri. Soggiornò a Pavia, dove tenne nel 1809, la celebre prolusione Dell’ori- gine e dell’ufficio della letteratura, a Milano e a Firenze, componendo le tragedie Aiace e Ricciarda e il carme le Grazie. La Restaurazione lo trovò disimpegnato e stanco, andò in esilio in Svizzera poi a Londra dove compose i Saggi sul Petrarca, il Discorso sul testo della Divina Commedia e il Discorso storico sul testo del Decamerone. Tra le altre opere, oltre ai 12 sonetti sono note le odi A Luigia Pallavicini caduta da cavallo e All’amica risanata. Fosse Ardeatine (via) Laterale di via Leningrado Galleria presso le catacombe di S.Callisto a Roma dove il 24 aprile 1944 furono uccisi, dalle SS, 335 ostaggi italiani per rappresaglia a seguito dell’attentato nel quale erano stati uccisi 32 soldati tedeschi in via Rasella. Fossetta (stradello) Laterale di via Leningrado Fin dal tempo della costruzione del san- tuario della Madonna si formò qui, a margine dei campi, per il calpestio della gente che dal Reatino raggiungeva la chiesa. Fino a pochi anni or sono è sta- to un percorso suggestivo per le grandi siepi che lo fiancheggiavano e per la presenza nel mese di maggio delle luc- ciole. Stradello della Fossetta col Santuario sullo 76 sfondo.
  • 78. Frank Anne (via) Località S.Maria Laterale di via Ponte Forca Ebrea tedesca (1929-1945). Nata a Francoforte. Emigrata in Olanda, ad Amsterdam coi genitori, durante l’occu- pazione tedesca, per sfuggire alle persecuzioni razziali si nascosero, assieme ad alcuni amici in un alloggio segre- to. Vi rimasero dal luglio del 1942 all’agosto del 1944 quando furono scoperti. Deportati, morirono tutti, tranne il padre di Anne, nei campi di concentramento. La ragazza tenne un diario, scritto ad un’amica immaginaria, in cui annotava assieme alla cronaca attenta e a volte ironica della piccola comunità, le ansie e le inquietudini proprie dell’adolescenza. Frassanello ( strada) Laterale di via Nova Il nome deriva da frassino (Fraxinus excelsior L.) una pianta arborea delle Oleacee ad alto fusto il cui legno si presta ad essere lavorato. Fino all’800 vi erano presenti in gran numero le piante che ancor oggi qua e là crescono spontanee. E’ un toponimo molto diffuso nel mantovano Il boschetto del Frassanello, qui detto delle Minare, in una carta del Seicento. Frassinara (strada) Località S.Giovanni L’origine del nome è la stessa di strada Frassanello. Dal latino tardo fraxineta e poi dal volgare fraxinaria, bosco di frassini. Nel Trecento ci furono violenti scontri fra i Reggiani e i nobili della Palude per il possesso del bosco che sorgeva su un rialzo del terreno. Frassini dagli schemi botanici e dalla Iconographia florae italicae. 77
  • 79. Galilei Galieo (via) Laterale di via Provinciale Fisico e astronomo (1564-1642). Pisano Fu fervido sostenitore del metodo sperimentale. Lettore di matematica a Pisa, vi condusse ricerche sul moto dei gravi (il famoso esperimento di caduta di vari oggetti dalla torre pendente) e scoprì la legge dell’isocronismo del pendolo. Passato alla cattedra di matematica di Padova, nel 1592, costruì il cannocchiale con cui fece una serie di importanti scoperte astronomiche che gli furono di grande utilità per confermare la verità scientifica della teoria copernicana. Qui scrisse il Trattato della sfera e quello Sul moto accelerato. Il valore oggettivo delle osservazioni fu ben presto riconosciuto da Keplero e dagli scienziati che componevano il collegio dei Gesuiti. L’opera con cui annunciava le sue scoperte, Sidereus Nuncius, del 1610, gli valse l’incarico di matematico primario dell’Università di Pisa. Fattosi sostenitore delle teorie copernicane cadde in disgrazia del Santo Uffizio, una prima volta nel 1616, che lo diffidò dal divulgarle. Ciò non lo trattenne dal continuare coraggiosamente la sua opera di chiarificazione e di divulgazione. L’operetta Saggiatore, ironica verso i suoi avversari, e il Dialogo dei massimi sistemi lo portarono nuovamente, nel 1632, davanti al Santo Uffizio che lo condannò per eresia al carcere, pena poi commutata in confino ad Arcetri. La prosa delle sue opere lo fa uno dei maggiori scrittori del Seicento. Galleria dei Cooperatori Inserita nel complesso commerciale di via C.Malagoli. La delibera consiliare così motiva la sua intitolazione: “In omaggio ai novellaresi che con l’impegno e l’azio- ne sociale seppero degnamente illustrare gli ideali di solidarietà e democrazia alla base del movimento coo- perativo che vanta nella nostra terra una lunga e glorio- sa tradizione”. Il cooperativismo è un movimento poltico-sociale che propugna la libera associazione di coloro che mettendo in comune le proprie risorse e attività intendono sottrar- si ai vincoli capitalistici o monopolistici e soddisfare le loro esigenze economiche. Il cooperativismo storicamen- te è nato in Inghilterra nel primo trentennio dell’Otto- cento ad opera dei filatori di cotone del Lancashire. Ebbe amplissimo sviluppo e si diffuse piuttosto rapidamente Stendardo della Società Operaia di Novellara negli altri paesi europei. In Italia, attorno alla metà del secolo scorso funzionavano presso le Società di Mutuo Soccorso, dei Comitati o Magazzini di previdenza che ben presto si trasformarono in cooperative e in banche popolari di credito. E’ del 1886 la costituzione della Lega nazionale delle cooperative diretta da Antonio Maffi che portò la sua esperienza di cooperatore nel partito socia- lista. E appunto il PSI divenne protagonista di tali esperienze specie in Emilia dove personaggi come Camillo Prampolini e Giuseppe Massarenti elaborarono la teoria della “cooperazione integrale”, tesa ad abolire l’antitesi tra consumatori e produttori. Oggi lo sviluppo del movimento cooperativo ha raggiunto obiettivi di carattere economico rilevantissimi tali da portare alcune cooperative a competere coi gruppi imprenditoriali privati. A Novellara si costituì nel 1857 la “Società Operaia di Mutuo Soccorso” che ottenne riconoscimento giuridico nel 1890. Suoi compiti fondamentali erano l’assistenza agli ammalati ( che ricevevano una lira di sussidio al giorno) e le provvidenze di cronicità e pensioni. Galleria Fumagalli Zita In via A.Costa Soprano lirico (1893-1994). Nata a Milano. In carriera fra gli anni ’20 e ’40, brillante interprete e protagonista di opere liriche del repertorio classico, cantò nei maggiori teatri del modo, sotto la direzione dei più famosi direttori del momento. Mascagni la volle sempre con la sua direzione, interprete delle sue opere. Grande insegnante, per molti anni svolse attività al Liceo Musicale di Vercelli e privatamente a Milano. Portò al successo molti allievi; fra i più noti Raina Kabaivanska e Franco Tagliavini. E’ morta Novellara il 12 ottobre 1994. 78
  • 80. Galleria Maestri del lavoro in Borgonuovo E’ stata così intitolata per ricordare, sulla scia dell’operato degli Slanzi che iniziarono la loro attività come maestri ramai, tutti coloro che con il loro lavoro e la loro abilità hanno dato vita alle numerose attività artigianali locali e di altri paesi, hanno creato lavoro ed hanno insegnato il mestiere alle nuove generazioni. Pietro Slanzi mentre collauda personalmente una nuova macchina utensile. 79
  • 81. In alto un’angolo della bottega artigiana degli Slanzi con la macchina per battere il rame delle caldaie da caseificio. A sinistra Pietro Slanzi, fondatore delle Officine e Fonderie, riceve il Cavalierato della del Lavoro dal presidente Gronchi nel 1959. A destra Pietro e Luigi Slanzi accompagnano il prefetto in visita alle Officine nel 1970. Galleria Slanzi Pietro In via Falcone Imprenditore (1894-1973). Nato a Novellara. Discendente da una famiglia di artigiani del rame originaria della val di Sole in Trentino che si era stabilita a Novellara nel 1833, più di tutti diede corso alla passione e alla capacità meccanica che lo vide prima a Torino poi a casa trasformare la bottega paterna in officina meccanica, quindi a rilevare l’attività da poco infelicemente conclusa della Cooperativa Metallurgica. “Promossi da Pietro nascono negli anni ’20 i primi motori. Il susseguirsi di successi, il grande impegno e l’ingegnosità della nostra gente hanno permesso all’azienda di svilupparsi nei decenni successivi fino a portare il marchio alla conoscenza del mondo intero”. Fu pioniere nella realizzazione di motori adatti a sopportare ogni tipo di fatica; alcuni modelli furono adottati anche dalla Marina Italiana. Riuscì a coinvolgere nell’azienda tutta la famiglia; operò con i fratelli, i figli e i nipoti. Creò anche una scuola di meccanica agraria in paese. Fu presidente della Camera di Commmercio di Reggio e dell’Associazione Industriali della provincia. Grazie alle Officine e fonderie fondate da Pietro Slanzi “...centinaia di operai ed impiegati nei decenni, tra quelle mura hanno avuto la garanzia di un lavoro per sè e di un sostentamento per la famiglia”. 80
  • 82. Galois Evariste (via) Villaggio artigianale, laterale di via Einstein Matematico (1811-1832). Nato a Parigi. Spinto verso gli studi matematici da un’inclinazione naturale, nel 1829, presentò all’Accademia delle Scienze una memoria sulla risolubilità delle equazioni per radicali che purtroppo andò perduta. Nel 1830, in vista del gran premio di matematica, inviò all’Accademia una versione più avanzata del suo studio sulla teoria delle equazioni, ma il suo relatore la giudicò incomprensibile. La sua teoria costituì comunque una svolta decisiva nel pensiero matematico moderno. Fervente repubblicano, militò nella guardia nazionale prendendo parte ai moti rivoluzionari del ’30. Incarcerato l’anno seguente con l’accusa di aver minac- ciato la vita di Luigi Filippo fu liberato pochi mesi dopo, ma ebbe uno scontro coi suoi avversari politici che lo trascinarono in un duello nel quale rimase ucciso. Galvani Luigi (via) Laterale di via Leningrado Medico e fisico (1737-1798). Bolognese. Dopo la laurea gli fu affidato l’insegnamento dell’anatomia prima al- l’Accademia delle Scienze e poi all’Archiginnasio di Bologna. Nel 1798 fu destituito per aver rifiutato di giurare fedeltà alla Repubblica Cisalpina. Dopo acuti studi sui reni e sull’orecchio degli uccelli si interessò di elettrofisio- logia scoprendo l’elettricità animale. Le sue teorie in proposito furono avversate da Alessandro Volta che dalla polemica con Galvani iniziò gli esperimenti che lo portarono all’invenzione della pila. Gandhi Mohandas (via) Laterale di via Brodolini Detto il Mahatma, la grande anima (1869-1948). Laureato in legge a Londra divenne capo del movimento per l’indipendenza indiana. Scontati due anni di carcere per la campagna di disobbedienza civile, visitò l’India, vil- laggio per villaggio, per convincere la gente della necessità di abolire le caste e far accettare alla comunità anche i paria. Dopo la “marcia del sale” del ’30 da lui guidata verso il mare per andare a “far sale”, al fine di boicottare l’imposta inglese, la disobbedienza alle leggi si moltiplicò. Un incontro con le autorità inglesi a Londra non raggiunse alcun accordo. Creatore della dottrina della non violenza e dell’amore universale. La sua lotta, nel corso della quale fu incarcerato altre volte, fu coronata dal successo nel 1947 quando l’India ottenne l’indipen- denza. Poco dopo fu ucciso da un fanatico indù. Garibaldi Giuseppe (corso) già contrada della Torre Artefice del Risorgimento (1807-1882). Nato a Nizza. Nella prima giovinezza si dette alla vita sul mare diventando, nel 1832, capitano mercantile. Condannato a morte in contumacia dopo l’insurrezione di Genova del 1833, si rifugiò in Sud America dove combattè per l’indipendenza del Rio Grande e dell’Uruguay. Tornato in Italia partecipò alla I guerra d’Indipendenza come comandante di alcuni battaglioni di volontari messigli a disposizione dal governo provvisorio di Milano. Dopo l’armistizio di Salasco fu alla difesa della Repubblica Romana; sfuggito agli austriaci dopo la caduta di questa, con i suoi 4000 uomini si mise in marcia per andare al soccorso di Venezia. Fu durante questo spostamento che per- se la moglie Anita. Fermato, per ti- more di complicazioni internaziona- li, dal ministro D’Azeglio, riparò nuovamente in America. Aderì alla monarchia sabauda, a condizione che questa facesse sua la causa italiana. Scoppiata la II guerra d’indipenden- za, nel 1859, comandò i Cacciatori delle Alpi vincendo gli austriaci a Varese e S.Fermo. Nel 1860 guidò la spedizione dei Mille nel Regno delle Corso Garibaldi in una celebre cartolina degli anni Venti. A destra alcuni uomini, che applicano cerchi metallici a una botte, a sinistra l’ingresso della locanda del Moro con la scritta “Albergo Posta Due Sicilie; nel ‘ 66, nel corso della Stallo e Vetture” sul muro e il busto del moretto appeso come insegna all’angolo con via Costa. 81
  • 83. Corso Garibaldi e via Roma ripresi col teleobiettivo nel 1973. III guerra d’indipendenza, sconfisse gli austriaci a Monte Suello e Bezzecca; l’anno seguente si scontrò con pontifici e francesi a Monterotondo e nel 1870 corse in Francia alla difesa di quella Repubblica, come comandan- te dell’esercito dei Vosgi. Tornato in Italia si ritirò a Caprera dove rimase fino alla morte. Scrisse tre romanzi, Clelia, Cantoni il volontario, I Mille, un poema autobiografico in 29 canti e altri carmi e le Memorie. La torre di S.Stefano venne eretta, come ricorda la lapide, nel 1616 su progetto del Righini. In contrada della Torre c’era l’antico ospedale. Della sua esistenza si ha traccia fra le spese di Camillo I e Alfonso I Gonzaga dal 1554 al 1577, allorchè fecero “ molte carità agl’infermi di questo luogo”. Camillo col suo testamen- to del 1594 lasciò 5500 scudi per proseguire la costruzione del nuovo ospedale già iniziato dal fratello Alfonso in una casa da lui acquistata presso la chiesa di S.Stefano per servire “ di ospitale per i poveri infermi e pellegrini” e per la quale anche Alfonso aveva lasciato disposizioni testamentarie. Le case a mezzogiorno, oggi sostituite dai portici di Borgonuovo, erano abitazioni, botteghe, stalle, la colombara dei Gesuiti e parte della corte dei Pizzetti. Negli anni Sessanta, dopo l’acquisizione di tutta l’area, la Motori Slanzi, vi operò una profonda trasformazione per installarvi la direzione e gli uffici della ditta e per facilitare l’accesso aprì un ampio ingresso con cancello. Gatta (strada) Località Villa Valle Deriva dall’omonimo podere. Il nome compare nelle carte del Cinquecento, prima della bonificazione Bentivo- glio. Potrebbe derivare dal latino medievale catta-gatta, chiusa, chiavica, per regolare il deflusso di acque o nel senso di cancello, graticcio, in uso in zone boschive per recintare parti di esse, spesso con lo scopo di allevare animali allo stato semibrado. Giotto (via) Laterale di via Colombo Giotto di Bondone, pittore e architetto (1267 ca.-1337). Di Vespignano (FI). E’ uno dei grandi maestri della pittura italiana; ruppe gli schemi bizantini con una pittura fondata su un naturismo nuovo e immediato. Fu allievo di Cimabue; eseguì affreschi nella chiesa superiore di Assisi. Nel 1304 iniziò gli affreschi nella cappella degli Scrovegni a Padova con 36 riquadri raffiguranti la Vita di Maria e Gesù e un grande Giudizio Universale. Tornato a Firenze affrescò le cappelle Bardi e Peruzzi in Santa Croce. Nel 1334, nominato capomastro dell’Opera del 82
  • 84. Duomo iniziò la costruzione del campanile. Lo stradello vecchio era poco più di un sentiero che congiungeva la strada per Reggiolo con il bivio tra strada Reatino e strada Valle; serviva per raggiungere con un percorso pù breve il Mulino di sotto, come avveniva per viazza Reatino. Il gruppetto di case in angolo è det- to Casatùri, probabilmente da una famiglia Turri. Gobetti Piero (via) Un angolo di Casatùri. Laterale di via Nenni Scrittore e politico (1901-1926). Nato a Torino. Gobetti sviluppò una forma rivoluzionaria di liberalismo nell’am- biente della città con una delle più prestigiose Università d’Italia, dove ai primi del Novecento si respirava ancora l’atmosfera della rivoluzione nazionale, dove si andava affermando, con la Fiat, l’industria moderna. Nel 1918 diede vita alla rivista Energie nuove che si ispirava a Croce e a Salvemini, che però cessò nel 1920. Due anni dopo usciva il primo numero di una nuova rivista, La Rivoluzione liberale, che lo vide impegnato nella battaglia per un movimento liberale di massa. Nel ’23 fu arrestato con l’accusa di appartenere a gruppi sovversivi. Mussolini in persona nel ’24 dette ordine di rendergli la vita difficile; ciò nonostante riuscì a pubblicare La frusta letteraria, La filosofia politica di Vittorio Alfieri e l’importante saggio teorico La Rivoluzione liberale. Dopo aver subito un’ag- gressione da parte degli squadristi e ripetuti sequestri della rivista decise di dar vita a una nuova pubblicazione periodica, Il Baretti, con intenti unicamente culturali e letterari. Dovette comunque prendere la via dell’esilio in Francia e a Parigi morì a soli 25 anni. Gonzaga (via) già contrada della Rocca I Gonzaga dominarono su Novellara per quattrocento anni. Questo ramo della famiglia staccatosi precocemente dall’ originario di Mantova, è il più antico di tutti quelli che hanno dato origine a signorie minori. Fin dal 1304 i Gonzaga di Mantova, quando ancora si chiamavano Corradi da Gonzaga, avevano messo le mani su ampie zone della Bassa reggiana, compresa Novellara, ottenendone l’investitura da Azzo d’Este. Ebbero il dominio su Reggio e su tutto il suo territorio nel 1335 dagli Scaligeri. Feltrino, rimastone unico signore, li vendette ai Visconti nel 1371 riservandosi Novellara, Bagnolo e altre terre tra Villa Seta e Villa Argine. Divenne così il capo- stipite di questa casata. I suoi discendenti consolidarono il dominio eli- minando beni comunali ed ecclesiastici con l’appoggio degli Estensi che anzi asssegnarono loro le Ville che sorgevano tra Novellara e Ba- gnolo. Anche per questo le controversie coi reggiani non finirono mai. Quasi tutti i maschi furono uomini d’armi e misero le proprie capacità militari al servizio dei poten- ti, gli altri seguirono la car- riera ecclesiastica o diploma- tica. Il godere di una nobiltà da antica data permise loro di stringere legami matrimoniali con le più importanti casate; erano annoverati tra le prime Stemma della famiglia Gonzaga cento famiglie d’Europa. Con i capitali provenienti dagli stipendi, dalle prebende e dalle posizioni di prestigio laiche svilupparono un modello agricolo basato sulla produ- zione e vendita dei beni secondo principi di profitto, bonificarono palu- di, ampliarono ed abbellirono continuamente il paese, si circondarono di opere d’arte. La linea maschile si estinse con Filippo Alfonso, morto nel 1728 senza figli. La sorella Ricciarda, duchessa di Massa, non riu- scì a conservare il feudo che, per decisione imperiale, fu assegnato agli Estensi. Tuttavia esso, per così dire, rimase in famiglia, infatti una fi- glia di Ricciarda, Maria Teresa Cybo, sposò Ercole III duca di Modena. Fino al 1665 all’imbocco della via verso la piazza c’era una porta, con ponte levatoio sulla fossa di ponente, che chiudeva l’unico accesso al castello; in quell’anno il conte Alfonso II la fece demolire e nel frattem- po fece costruire i portici ai lati della via; quello a destra, che svoltava Casa del Fascio in via Gonzaga nella carto- ad angolo retto nella piazza, detto “del telonio”, fu demolito all’inizio lina ufficiale del 1940; oggi l’edificio è stato adibito a Centro Giovani. 83
  • 85. dei lavori di costruzione del nuovo palazzo della Cassa di Rispar- mio nel 1910. Nel 1946 quando la giunta comunale decise di cambiare il nome di alcune vie e di intitolare questa ad Antonio Gramsci, ebbe parere contrario dalla Soprintendenza ai Monumenti, “avendo essa parti- colare interesse per la storia e la toponomastica del luogo”; sicchè il nome fu dato alla nuova via che lo porta tuttora. Alcune case nelle vie hanno facciate con decorazioni in stile liber- ty. L’edificio più appariscente sul lato nord della via fu ricostruito nel Ventennio, per diventare la sede della Casa del fascio, intitolata a Silvio Fellini; è stato ristrutturato negli ultimissimi anni per ospi- tare il Centro giovani. Cartolina degli anni Quaranta del celebre illustratore Boccasile che raffigura la fucilazione di Silvio Fellini e Costantino Marini. A Fellini fu conferita la medaglia d’argento al valore militare dalla Repubblica Italiana. Goya Francisco (via) Laterale di via Colombo Pittore e incisore (1746-1828). Nato a Fuendetodos (Spagna). Fu in Italia nel 1770 per un viaggio.Tornato a Madrid eseguì una serie di cartoni per arazzi comprendente La rissa alla Venta Nueva, Il parasole, I poveri alla fonte. Dal 1786 fu pittore di corte sotto Carlo IV e Ferdinando VII. Pur colpito da una grave malattia che lo portò alla sordità, continuò a lavorare realizzando splendidi ritratti quali La Tirana, La duchessa d’Alba, e l’Autoritrat- to con occhiali e i notissimi Il funerale della Sardina, Il manicomio, Tribunale d’Inquisizione. Dal 1799 fu primo pittore di camera del re e raggiunse il culmine della fortuna. La guerra e i suoi orrori furono il tema di alcune delle sue opere più intense: le 83 incisioni dei Disastri della guerra, La carica dei Memelucchi e Fucilazioni del 3 di maggio 1808. Dello stessso periodo sono La Maja vestita e La Maja desnuda. Dal 1819 si ritirò in una sua proprietà, ma dopo i moti liberali del ‘ 20, fuggì a Bordeaux dove morì. Gramsci Antonio (via) Laterale di via Cavour Politico (1891-1937). Di Ales (CA). Figlio di un impiegato, avendo vinto una borsa di studio, studiò lettere e filosofia a Torino . Aderì al partito socialista collaborando al giornale Avanti !. Nel 1919 con Togliatti, Terracini e Tasca pubblicò il giornale L’Ordine Nuovo, rassegna di cultura socialista. Tra 1920 e 1921 costituì il Partito Comunista d’Italia. Interpretò la crisi politica che travagliava il paese come crisi delle strutture sociali e propugnò l’alleanza tra il proletariato industriale del nord e le masse contadine del sud. Condannato nel 1926 dal fascismo a vent’anni di carcere, ne scontò solo dieci perchè le condizioni durissime e le sue pessime condizioni di salute lo portarono alla morte. Tra le sue opere sono considerate fondamentali le Lettere dal carcere e i Quaderni che raccolgono gli scritti su vari argomenti e temi. Grandi Achille (via) Laterale di strada Provinciale Sindacalista (1883-1946). Di Como. Operaio tipografo fu dal 1907 organizzatore del movimento cattolico in seno alle organizzazioni sindacali. Nel 1945 fu eletto segretario generale della CGIL per la corrente democristiana di cui rafforzò le basi con la creazione delle ACLI (Associazione Italiana Lavoratori Cattolici). 84
  • 86. Gronchi Giovanni (via) Laterale di via Nenni Politico (1887-1978). Di Pontedera (PI). Dopo la laurea si dedicò all’insegnamento e all’attività sindacale nel- l’ambito delle organizzazioni cattoliche. Tra i fondatori del Partito Popolare, nel 1919 entrò a far parte del gover- no, ma dichiarato decaduto dopo le “leggi eccezionali” del ’26, si dedicò ad attività industriali e commerciali. Durante la guerra partecipò alle riunioni clandestine che portarono alla fondazione, nel 1943, della Democrazia Cristiana. Ministro dell’industria dal 1944 al 1946, presidente del gruppo parlamentare democristiano, presidente della Repubblica dal 1955 al 1962. Esponente della corrente di sinistra del partito, rappresentò l’opposizione interna alla DC. Come capo dello stato sottolineò l’esigenza di allargare le basi della democrazia nazionale e di favorire la distensione nei rapporti internazionali. Indipendenza (via) Laterale di via Costituzione Il Dizionario della lingua italiana alla voce Indipendenza recita: Capacità di sussistere e di operare in base a principi di assoluta autonomia. Nel nostro caso tuttavia ricorda le guerre del Risorgimento per l’indipendenza nazionale. I guerra (1848-1849). L’esercito piemontese si attestò su una linea che andava da Peschiera a Mantova, asse- diando queste due fortezze austriache. Le truppe del gen.Radetzky uscite di notte da Verona cercarono di aggirare i nemici, ma furono fermate a Curtatone e Montanara poi sconfitte a Goito. La controffensiva portava gli austriaci alla vittoria di Custoza costringendo Carlo Alberto a chiedere un armistizio. La ripresa delle ostilità nel marzo del ‘49 portò alla sconfitta di Novara dei piemontesi con conseguente ritiro anche dai ducati di Piacenza, Modena e Toscana. II guerra (1858-1859). La preparazione diplomatica fu opera di Cavour che interessò alla questione italiana le grandi potenze europee; strinse legami con la Francia di Napoleone III rivale dell’Austria. Dopo la dichiarazione di guerra i franco-piemontesi da Alessandria mossero l’offensiva contro gli austriaci che avevano varcato il Ticino a Pavia e riportarono la vittoria di Palestro. Poi puntarono verso Milano, mentre Garibaldi operava nella zona di Como e Varese, di nuovo vincendo a Magenta; nel frattempo i sovrani di Modena e Parma e i funzionari delle Romagne fuggivano. I franco-piemontesi conseguivano una vittoria a Solferino e San Martino a seguito della quale Napoleone III concludeva con gli avversari l’armistizio di Villafranca. L’abilità di Cavour impedì che Parma, Modena e Firenze tornassero agli antichi sovrani. III guerra (1866). Fu combattuta in alleanza con la Prussia che era venuta in conflitto con l’Austria. Anche se sul fronte italiano ci fu la sconfitta delle truppe comandate da Lamarmora a Custoza e della flotta a Lissa, la vittoria dei prussiani a Sadowa servì a stroncare la potenza austriaca. La pace di Vienna portò all’Italia il Veneto. Era l’antica “via del Giardino”. Il terreno a nord della rocca era coltivato a orto e giardino e vi si accedeva dal ponte levatoio posteriore. Da una lettera del 1560 a Francesco II apprendiamo che la madre, Donna Costanza Gonzaga, aveva mangiato a pranzo “...megia menestra de radichio ...una suppa de marene et del fenochio et una armilla (albicocca) che glià portato il vostro ortolano...”. La mattina l’ortolano aveva raccolto le amarene, sei albicocche, sei prugne, i finocchi e il radicchio nell’orto dietro la rocca. Dove la via si immette in strada Provinciale si trova il pilastrino che ricorda il punto in cui il conte Alfonso I Gonzaga aveva fatto affrescare con l’immagine della Madonna il muro di una cappelletta ben visibile dal suo studio in rocca. Il motivo era di poterne invocare la protezione e l’ispirazione sulle decisioni che doveva prendere per il bene del paese. Veduta sul campo sportivo vecchio costeggiato a destra da via Indipendenza. La foto è del 1935 anno in cui iniziarono i lavori di costruzione delle Scuole elementari. 85
  • 87. Kennedy Johon Fitzgerald (via) Laterale di via Indipendenza 34 presidente degli Stati Uniti (1917-1963). Laureato in scienze politiche ad Harward. Esponente del Partito democratico, fu deputato nel 1946, ’48 e ’50 e senatore nel ’52 e ’58; venne eletto presidente degli USA nel 1961; è stato il primo politico cattolico a ricoprire tale carica. Assunse la presidenza con la volontà di attuare grandi progetti per avviare a soluzione i più importanti problemi degli Stati Uniti e del mondo: la pace e i rapporti con l’Unione Sovietica, la riconferma del ruolo guida degli americani, lo sviluppo del Terzo Mondo e, all’interno, una più incisiva presenza pubblica, una maggiore equità sociale ed etnica, la lotta alla disoccupazione. In politica estera esordì nel modo peggiore con il tentativo fallito di invasione di Cuba castrista; si riscattò nel ’62 imponen- do ai sovietici di rinunciare ad installare basi missilistiche a Cuba stessa e dopo, col rafforzamento della distensio- ne col massimo dirigente sovietico N. Chruscev. Fu vittima di un attentato a Dallas nel 1963. King Martin Luter (via) Località S.Maria .Laterale di Strada Provinciale Pastore battista (1929-1968). Nato ad Atlanta (USA). Di famiglia assai religiosa e impegnata nella difesa dei diritti civili, divenne sacerdote e si dedicò alla lotta contro la discriminazione razziale. Condusse le sue battaglie per risolvere il problema negro appellandosi alla migliore natura dell’uomo e alla non violenza implicita nel Vangelo. Tuttavia nell’ultimo periodo della sua vita dovette constatare che l’esasperazione della gente di colore si rivolgeva sempre più a soluzioni estremiste, generando in tutto il paese tensione e violenza. Di tale clima egli restò vittima, assassinato in circostanze oscure. Nel 1964 aveva ricevuto il premio Nobel per la pace. Labriola Arturo (via) Località Villaggio artigianale Politico ed economista (1873-1959). Di Napoli. Militante socialista, fu costretto a riparare in Svizzera e poi in Francia per aver partecipato alle agitazioni del 1898. Al suo ritorno fondò e diresse l’Avanguardia socialista (1902-06). Eletto alla Camera nel 1913 si schierò a favore dell’intervento nella prima guerra mondiale. Si oppose al regime fascista per cui fu rimosso dalla cattedra di economia politica di Messina e costretto all’esilio. Tornò in Italia per concessione di Mussolini nel 1937. Fu eletto all’Assemblea Costituente nel 1945. La Malfa Ugo (via) Politico (1903-1979). Nato a Palermo. Partecipò alla lotta clandestina e nel 1942 fu tra i fondatori del Partito d’Azione. Durante i primi governi tra 1945 e 1948 fu ministro dei Trasporti e del Commercio Estero. Entrò a far parte del Partito Repubblicano e ne divenne prima segretario (1965) poi presidente (1975). Più volte ministro, fu vicepresidente del Consiglio nel IV gabinetto Moro. Fautore di una politica di apertura al PSI, accentuando le critiche alla DC, sostenne la necessità che il PCI entrasse a far parte della direzione del Paese. Lenin Nikolaj (via) Laterale di via Togliatti Politico, pseudonimo di Vladimir Ilijc Uljanov (1870-1924). Artefice della rivoluzione russa. Dal 1893 svolse a San Pietroburgo propaganda marxista tra gli operai per cui fu deportato in Siberia. Dal 1900 si recò all’estero dove, in contrasto con la socialdemocrazia, diede vita al movimento bolscevico. Allo scoppio della rivoluzione del 1905 rientrò in Russia svolgendo intensa attività politica. Si rifugiò all’estero dopo la repressione per rientrare nel 1917, quando, al manifestarsi della nuova rivoluzione del marzo, ne assunse la direzione e, dopo i fatti di ottobre, divenne capo del governo sovietico. Leningrado (via) Laterale di Strada Provinciale Porto sul mar Baltico alle foci della Neva; già Pietroburgo, fondata da Pietro il Grande nel 1703, oggi S. Pietro- 86 borgo. Importante per le industrie meccaniche, chimiche, tessili, ma anche centro artistico e culturale; famosi il
  • 88. Palazzo d’Inverno residenza degli zar, ora museo dell’Ermitage, la cattedrale della madonna di Kazan, la statua equestre di Pietro I. Fu teatro della rivoluzione d’ottobre del 1917. Durante la II guerra mondiale resistette valida- mente all’assedio dell’esercito tedesco. Leoncavallo Ruggero (via) Laterale di via Costituzione Musicista (1858-1919). Napoletano, si era laureato in lettere a Bologna. Pianista, compositore della scuola verista si impose col successo di Pagliacci, di cui scrisse anche il libretto (1892); seguirono I Medici, Boheme, Edipo re e alcune operette. Come altri musicisti della “giovane scuola” subì l’influsso di Bizet e in parte di Wagner. Levata (strada) Località S.Giovanni. Laterale di via Provinciale In dialetto nostrano è alveda e in quello matovano, dove pure esiste il toponimo, alvada. L’interpretazione del nome oscilla tra “levata” nel senso di chiusa e via sollevata rispetto al terreno circostante, di origine romana, dal latino levare. Questa seconda ipotesi è la più probabile essendo la strada una congiunzione ideale della centuriazione brescellese con quella carpigiana, inoltre attraversava le paludi da cui derivarono, nel Quattrocento, i Terreni Novi. A complemento di questa interpretazione si noti che una laterale della via è strada Serravalle che si congiunge con strada Penella, entrambe, perché soprelevate, con funzione di delimitazione e arginatura delle zone paludose. Libertà (via) Laterale di via De Amicis nei diversi tratti, già contrada Centusci, contrada del Gioco del pallone e contrada delle Monache. Il dizionario definisce Libertà come Facoltà dell’uomo di agire spontaneamente, per iniziativa della propria volontà e della propria ragione e non solo per impulsi sensibili o esterni. In campo politico la lotta per la libertà consiste nel rendere questo ambito il più vasto possibile compatibilmente coi diritti degli altri cittadini. Nel passato la via era chiusa all’estremità verso via Indipendenza, più o meno all’altezza dell’attuale stazione dei Carabinieri, e nel 1893 vi era stato edificato il pubblico macello, demolito negli anni Sessanta. Il tratto fino a via De Amicis era detto contrada Centusci. Gli edifici a levante sono fra i più antichi del borgo medievale, in essi si individuano le case dei Sessi risalenti al XIII sec. che costituivano un lato del più antico “castelloncolo”. Dopo la fondazione del convento delle monache di S.Teresa, intorno al 1679, il tratto tra via Vittoria di Capua e via L.Orsi Via della Libertà verso nord. La costruzione sullo sfondo era il vecchio macello. 87
  • 89. L’area di via della Libertà e delle contrade vicine nella carta disegnata dal Siliprandi nel 1778. Su di essa si affacciavano alcuni degli edifici più antichi del paese. Anche la casa dell’Orsi, evidenziata con un cerchio, vi aveva il suo ingresso. 88
  • 90. si denominò contrada delle Monache. Ancora negli anni Settanta si potevano vedere i resti della chiesa, che nel- l’Ottocento era diventata sede della filanda di una so- cietà di bachicoltori e negli ultimi tempi di una officina meccanica. L’allevamento di bachi da seta venne intro- dotto con un intento “industriale” da Ricciarda Gonza- ga attorno alla metà del XVIII secolo, tuttavia essendo l’arte della seta molto florida a Reggio fin dalla secon- L’edificio dell’antica chiesa delle monache di S.Teresa che fu anche sede, nell'Ottocento, della filanda della Società di Bachicoltori. da metà del Quattrocento, anche nelle terre dei Gonza- ga doveva esserci stato qualche addetto all’allevamen- to dei bigatti. Ne sono una prova indiretta gli stretti rapporti tra i Gonzaga e gli Scaruffi, noti affaristi reg- giani e mercanti, tra l’altro, di seta, e un avvertimento del governatore di Reggio, del 1585, che faceva pre- sente che a causa del dazio eccessivo ( dazio del pava- glione) c’era un forte contrabbando di bozzoli con la Toscana da parte di genti da Correggio, Novellara, Ba- gnolo, S.Martino, Montecchio ecc. L’iniziativa di Don- na Ricciarda divenne importante per il numero delle Una rara immagine degli anni ’70 dell’Oratorio del Carmine al- l’angolo di via V. di Capua con via della Libertà. Si notino le persone impiegate e per gli influssi che ebbe sul reddi- decorazioni e le tracce dei finestroni ad arco del primo piano. to degli agricoltori. La produzione dei bozzoli era affi- data alle donne di campagna; la filatura avveniva in paese nella filanda, dove lavoravano 40 filatrici. L’edificio d’angolo con via Vittoria di Capua sul lato a ponente ospitava l’oratorio del Carmine che apparteneva all’omoni- ma confraternita detta anche “delle cappe bianche”, ridotto ad uso profano nel 1810, mentre l’ultima casa della via dallo stesso lato, in angolo con via Orsi, era il fianco dell’abitazione del nostro grande artista. Il tratto tra via De Amicis e via V. di Capua si chiamava del "Gioco del Balone" perché vi si praticava questo sport. A proposito del gioco del pallone sappiamo che a Novellara si praticò molto precocemente; importato da Firenze dai nostri Gonzaga che avevano relazioni con i Medici, la prima notizia certa è del 1554 allorchè, riferisce in una lettera il segretario di corte, “...el conto Alphonso era andato a Novollara a giucare al balono...”. Il calcio, anche se di calcio come lo intendiamo noi non si trattava, era coinvolgente anche allora e ogni occasione era buona per giocarlo. Nell’aprile 1571 una delegazione venne da Bologna per stipulare degli accordi. Nel tempo libero si svolsero delle partite. “Oggi poi anno giugato al balono; gliè venuto qua certe giucatore nove bolognese; gliè un gentilhomo giuveni et grando cum dui compagni et sono alogiate a casa dell’arciprete. Anno giucato in partite. Li era ala partita li tri bolognesi et Leonoro et hera messer Hannibal Gonzaga et Antonio falconiere, messer Lino et Oratio de Lelio (Orsi); et batea il bolognese grando et Antonio et anno giucato bene di manera chelli bolognesi anno perso, chè anno fatto di falli asai. Anno perso 9-5 giochi...”. Lidice (via) Laterale di via Leningrado Villaggio della Boemia centrale. Nel 1942, per rappresaglia all’attentato contro R.Heydrich, i tedeschi ne decisero la distruzione. L’8 giugno fu evacuato e raso al suolo. Gli uomini in età superire a 16 anni furono fucilati, le donne internate in campi di concentramento e i bambini affidati a famiglie tedesche. Il paese è monumento nazionale. Ligabue Antonio (piazza) Laterale di via Cimabue Al centro di via V.Poli Pittore (1899-1965). Nato a Zurigo. Dopo un’infanzia e una giovinezza trascorse tra orfanatrofi, ospedali psichia- trici e vagabondaggi fu espulso dalla Svizzera e approdò a Gualtieri dove si inserì nel mondo operaio e contadino della Bassa Reggiana. Per vivere disegnò e dipinse insegne per tiri a segno, circhi, carrozzoni da fiera e marciapie- di del Reggiano e del Mantovano. Intorno al 1930 l’incontro con Mazzacurati gli fece prendere coscienza delle 89
  • 91. proprie capacità artistiche. Si dedicò da quel momento solo alla pittura e alla scultura intercalando tuttavia periodi di ricovero all’ospedale di Gualtieri e al San Lazzaro di Reggio. La sua fama comunque prese a diffondersi fino a fargli raggiungere negli anni Cinquanta un certo benessere economico e un miglioramento del suo stato psichico. Colpito da paralisi cerebrale cessò ogni attività nel 1962. E’ considerato il caso più significativo dei pittori naif italiani. Tra le sue opere: Lotta dei cervi col postiglione, Lince, Leone con serpente, Aquila con volpe, Lotta dei galli, e le tante tigri. Unico soggetto umano gli autoritratti. Aveva una passione morbosa per le motociclette e qualcuno ricorderà che si fermava a Novellara per comprare le sigarette. Luxemburg Rosa (via) Laterale di via De Nicola Rivoluzionaria tedesca (1870-1919). Ebrea di origine polacca, aderente a raggruppamenti socialisti nel paese d’origine, divenuta cittadina tedesca col matrimonio, militò in quel partito socialdemocratico nell’ala marxista, svolgendo tra l’altro un’intensa attività giornalistica. Attaccò le posizioni di Bernstein in una serie di articoli raccolti sotto il titolo di Sozialereform oder Revolution? Partecipò alla Internazionale di Parigi dove si pronunciò contro “il militarismo e il colonialismo, piaghe basilari dell’accumulazione capitalistica”. Nel 1912 pubblicò la ponderosa opera Die Akkumulation des Kapitals. Con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale per il suo antibel- licismo fu incarcerata quasi ininterrottamente dal 1915 al 1918. Nel 1916 guidò un movimento di estrema sinistra detto Spartachismo. Alla fine della guerra presiedette la costituzione del partito comunista tedesco e partecipò alla rivolta spartachista di Berlino. Arrestata, fu assassinata dalle guardie. Madonnina (strada) Laterale di strada Borgazzo L’inizio della strada è segnato da una cap- pellina dedicata alla Madonna della Ghia- ra. Non se ne conosce la data di fonda- zione. All’interno c’era un dipinto su ta- vola raffigurante la Vergine, ora custodi- to in S.Stefano. Nel mese di maggio vi si recita il rosario e si cantano le litanie. In passato aveva un portichetto nella parte anteriore chiuso da una cancellata. I la- vori di sistemazione e di reintonacatura del 1998 hanno riportato alla luce le trac- ce del portichetto. Si ha notizia di un’altro oratorio dedica- to a S.Filippo Neri in Borgazzo, voluto da un certo Eleonoro Bianchi nel 1595, ma se ne sono perse le tracce. La cappellina della Madonna della Ghiara in Borgazzo. Malagoli Claudio (via) Laterale di via dello Sport Cestista (1951-1988). Nato a Novellara, fin da ragazzino mostrò la sua attitudine per la pallacanestro giocando nel campetto dell’oratorio. Il suo talento fu notato da Nico Messina che lo portò a Varese. Grazie ad un accordo andò a giocare alla Snaidero di Udine, in seguito contribuì ampia- mente alla promozione in serie A di Vigevano e Brindisi. Ha collezionato 31 presenze in nazionale e i suoi 6903 punti realizzati in serie A ne hanno fatto l’undicesimo marcatore di tutti i tempi. Claudio rappresenta i tanti ragazzi novellaresi che si sono distinti in tutte le categorie della pallacane- stro fino alla serie A e la vitalità del nostro vivaio. A lui è intitolato il torneo giovanile di basket “Città di Novellara”. Claudio Malagoli, giocatore di pallaca- nestro di serie A. A lui è intitolato un tor- 90 neo giovanile.
  • 92. Malagoli Giuseppe (via) Laterale di via Costituzione Letterato e filologo (1864-1947). Novellarese. Dopo alcuni anni di inse- gnamento a Lovere e a Massa Carrara si stabilì a Pisa dove cominciò ad occuparsi di studi di dialettologia e glottologia che si concretizzarono in decine di contributi specifici e due manuali di ortografia e di accentazio- ne, Ortoepia e ortografia italiana moderna, e sopratutto nel Vocabolario pisano. Nell’ultimo periodo della sua vita si dedicò a una raccolta di brani letterari che pubblicò nel 1932 col titolo Crestomanzia per secoli della letteratura italiana; opera che ebbe una notevole fortuna. Scrisse anche numerose composizioni poetiche: Sul lago d’Iseo, La piccola ghirlanda, Echi poetici alla periferia, Paesi. Malagoli componeva, secondo l’uso del tempo, poesie d’occasione per ricorrenze come nascite e matrimoni, inol- tre si dedicò a ricerche su poeti e scrittori di Novellara come Guidubaldo Bonarelli, Daniello Bartoli, Carlo Cantoni. Nel 1904 aveva avviato un programma di indagini sistematiche sui dialetti reggiani, purtroppo non completato, ma fortunatamente iniziato con la Fonologia del dialetto di Novellara. Da non dimenticare il prezioso opuscolo Cronisti e storiografi di Novellara. Sua la poesia all’inizio di questo volumetto. Il nostro archi- vio conserva il suo epistolario, mentre alla facoltà di Lettere dell'Universi- Giuseppe Malagoli, letterato e filologo. tà di Pisa c'é la sua biblioteca assieme a quella del figlio Luigi, lui pure docente in quell'Ateneo. Si può aggiungere che Giuseppe Malagoli fu “figlio d’arte” infatti lo suocero, Celestino Malagoli, archivista e protocollista comunale, fece ricerche sulla storia di Novellara, dando alle stampe due opuscoli, uno sulla vita e le opere di Lelio Orsi, l’altra appunto sulla storia del paese, Notizie storiche toponoma- stiche e amministrative; inoltre ci ha lasciato una preziosissima cronca manoscritta. Manfredi Fratelli (via) Laterale di via D’Azeglio Gino, Aldino, Gugliemo e Alfeo. Famiglia di mezzadri di Villa Sesso. Dopo l’8 settembre 1943, tutti arruolati nella 77 Brigata SAP, raccoglievano viveri e materiale per le prime formazioni partigiane, assistevano e nascon- devano perseguitati politici, facevano da guida ai gruppi di reclute partigiane nel viaggio verso l’Appennino. La casa divenne una delle basi più solide dell’organizzazione e i Manfredi, specialmente Gino, parteciparono a vari colpi di mano per procurare armi, munizioni e vettovaglie. Nel corso dei rastrellamenti effettuati tra 16 e 20 dicembre 1944 furono catturati assieme ad oltre 400 persone e arrestati in un gruppo di 51. Nonostante Gino cercasse di prendere su di sè tutta la responsabilità per salvare gli altri famigliari, venne fucilato con altre 13 persone compresi i fratelli. Anche il padre Virginio chiese e ottenne di seguire la sorte dei figli. Mantegna Andrea (via) Laterale di via Colombo Pittore e incisore (1431-1506). Padovano, fra i più grandi del Rinascimento; si distinse per un culto della forma che lo riallacciava ai modelli antichi. Ancora giovanissimo affrescò insieme al Pizzolo parte della cappella Ove- tari nella chiesa degli Eremitani di Padova. Invitato a Ferrara nel 1449 vi dipinse un ritratto di Lionello d’Este. Del 1453-54 è il Polittico di San Luca e del 1459 la Pala di San Zeno. Attorno al 1460 si recò a Mantova alla corte di Lodovico Gonzaga dove affrescò la cappella del castello di S.Giorgio e, nel palazzo ducale, la Camera degli sposi. Verso il 1485, per incarico di Francesco II, Mantegna dava inizio alle nuove tempere del Trionfo di Cesare, usati come fondali di scene. Vari viaggi compì a Firenze e a Roma, dove decorò la cappella privata di Innocenzo VIII, distrutta nel Settecento. Altre opere: San Giorgio (alla Ca’ d’Oro), la Madonna della vittoria (al Louvre), la Morte della Vergine (al Prado). Quando morì nel suo studio fu ritrovato il notissimo Cristo morto dal perfetto scorcio prospettico. Manzoni Alessandro (via) Laterale di via A.Costa Scrittore, poeta, letterato (1785-1873). Uno dei massimi scrittori italiani, considerato caposcuola del romantici- smo. Nato a Milano, condusse una vita scapigliata nei primissimi anni dell’Ottocento poi, dal 1805 al 1810, visse 91
  • 93. a Parigi dove frequentò l’ambiente degli illuministi e sposò la calvinista Enrichetta Blondel; in seguito, e fino alla morte, soggiornò quasi esclusivamente a Milano. Dal 1861 fu senatore del regno e, contrario al potere temporale dei papi con scandalo dei cattolici integralisti, votò in favore del trasferimento della capitale da Torino a Firenze come tappa di avvicinamento a Roma. La sua fama di poeta è legata alle poesie composte dopo la conversione (1810): gli Inni sacri, Marzo 1821 e Cinque Maggio. Testi significativi della problematica manzoniana sono Lettre à Monsieur Chauvet e Lettera a Cesare D’Azeglio sul Romanticismo (1823). Notevoli anche le due trage- die: Il Conte di Carmagnola e Adelchi. La grandezza del Manzoni però si fonda sui Promessi sposi, il maggior romanzo della nostra letteratura. La prima edizione (1821-23) aveva il titolo Fermo e Lucia che venne poi cam- biato nel 1827 in Promessi sposi. Dopo la “risciacquatura in Arno” per eliminare arcaicismi e forme dialettali uscì nel 1840-42, una nuova edizione con l’aggiunta della Storia della colonna infame. Marchi Vittorio (via) già contrada di S.Lucia Medico, anatomopatologo (1851-1908). Nato a Novellara, si laureò all’Uni- versità di Modena in chimica farmaceutica nel 1873 e in medicina e chirurgia nel 1882; nel medesimo anno passò al “frenocomio” San Lazzaro di Reggio Emilia dove esercitò come perito settore. Poco dopo divenne direttore di quei laboratori scientifici. In questo periodo compì importanti ricerche sul sistema nervoso che gli permisero di frequentare l’Istituto di Anatomia Patologica dell’Università di Pavia dove insegnava il grande Golgi. Per buona parte del 1884 fu aiuto del grande patologo avendo così modo di apprendere e perfe- zionare le tecniche che valsero al Golgi il premio Nobel. Uno studio originale sui talami ottici fruttò al nostro Marchi nella stessa epoca il premio dell’Isti- tuto Lombardo di Scienze e Lettere. Nell’87 accettò il posto di aiuto alla cattedra di Fisiologia di Firenze con la prospettiva di poter proseguire i suoi studi. Partecipò a diversi concorsi per cattedre universitarie senza purtroppo riuscire a vincerli. Accettò stranamente il posto di medico condotto prima di Vittorio Marchi, fisiologo e anato- S.Benedetto del Tronto poi di Jesi, e in quest’ultima città finì i suoi giorni, mopatologo. ucciso da una meningite. Il suo nome resta ancor oggi legato a un fascio di fibre nervose discendenti che proviene dal cervelletto e ad un metodo, sviluppato nei laboratori di Reggio, di individuazione del percorso dei fasci nervosi e di localizzazione delle sedi delle funzioni nervose Immagine sacra in terracotta e antico dipinto raffigurante la Madonna scoperto in una casa in via Marchi. Marconi Guglielmo (piazzale) già piazzale della Rocca Fisico e inventore (1874-1937). Nato a Bologna. Frequentò presso l’Università della sua città, senza essere iscrit- to, il laboratorio di fisica sperimentale nel campo delle radioonde. Nel 1894 con esperimenti condotti nella villa paterna di Pontecchio perfezionò gli apparati trasmittenti e riceventi allora in uso, riuscendo a trasmettere segnali 92
  • 94. percepibili ad oltre 2 km., dimostrando così che le radioonde potevano superare ostacoli na- turali. Trasferitosi in Inghilterra nel 1896 bre- vettò il sistema di radiotelegrafia senza fili e, nel 1898, fondò a Londra la Marconi’s Wire- less Telegraph and Signal Co. e all’inizio del secolo sviluppò spettacolari esperimenti di col- legamento transoceanici. Nel 1909 ricevette il premio Nobel per la fisica. Dopo la prima guer- ra mondiale attrezzò un panfilo, l’Elettra, sul quale perfezionò la radiotelegrafia. Effettuò anche esperimenti sulla trasmissione delle im- magini. Dal 1929 fu nominato presidente del CNR e ottenne una cattedra di onde elettro- magnetiche all’Università di Roma. Come piazzale della Rocca aveva una sua rilevanza pubblica fin da epoca medievale, in- fatti gli edifici a est ospitavano il palazzo del podestà, mentre quelli a ovest avevano una loggia al piano terra dove si amministrava la giustizia e al piano superiore i granai della co- munità. Nel Cinquecento sotto il pretorio c’era- no l’apoteca o spezieria e la bottega del sarto. Le camere all’angolo del piazzale con via De Amicis avevano ospitato negli anni Quaranta del Quattrocento S.Bernardino da Siena nel suo giro di predicazioni. Per questo la via che co- steggia la rocca fu dedicata a lui. Dopo il 1880, vi fu installata la pesa pubblica col caratteri- Il suggestivo acciottolato del piazzale delle rocca nei primi anni Cinquanta.. stico chiosco mentre sul lato opposto è rima- sta aperta al pubblico fino agli anni Sessanta la Trattoria del Castello gestita dalla celebre “Lisetta”. Marsala (piazzale) All’estremità di via N. Bixio Città della Sicilia in provincia di Trapani, conosciuta a livello internazionale per i vini omonimi che cominciaro- no ad essere prodotti in modo industriale dalla fine del XVIII secolo. L’antica Marsala possedette un porto sempre attivissimo sotto tutte le dominazioni, dalla cartaginese alla normanna, ma fu chiuso nel XVI secolo a favore di quello di Trapani. L’11 maggio 1860 a Marsala sbarcarono i Mille di Garibaldi eludendo la flotta borbonica e iniziando così la conquista del Regno delle Due Sicilie. Martiri (via) Laterale di strada Sbarra Per il linguaggio cristiano martiri sono coloro che rendono testimonianza della loro fede in particolare sopportan- do di essere arrestati, giudicati, torturati, seviziati e uccisi senza opporre resistenza per aver predicato la parola di Dio. Per estensione sono martiri tutti coloro che hanno subito violenze e la morte per una causa giudicata giusta. In genere si intendono ricordare i caduti per la libertà della Patria. Martiri della Bettola (via) Prosecuzione di via Martiri di Cervarolo Il ponte della Bettola è sulla strada statale tra Vezzano e Casina. Una squadra di sabotatori partigiani, guidata da Lupo (Enrico Cavicchioni) tentò, il 26 giugno 1944, di far saltare il ponte per interrompere le comunicazioni. Dopo gli scoppi delle mine però il manufatto era solo danneggiato. La notte seguente mentre i sabotatori tentava- no di portare a termine l’opera, sopraggiunse un automezzo carico di tedeschi, ci fu uno scontro con morti da entrambe le parti. Poche ore dopo i tedeschi, per rappresaglia uccisero trentadue persone che si trovavano nelle case e nell’albergo nei pressi del ponte. 93
  • 95. Martiri di Cervarolo (via) Laterale di via Leningrado A seguito della sconfitta subita dai tedeschi a Cerrè Sologno ad opera di un nutrito gruppo di partigiani, i comandi militari intrapresero un immediato rastrellamento con l’appoggio dell’aviazione. Iniziò l’occupazione progressi- va di tutti i paesi per frazionare le formazioni partigiane. Il 19 marzo 1944 i soldati entrarono a Cervarolo e il giorno seguente fecero razzia, appiccarono il fuoco alle case e fucilarono 24 uomini compreso il prete. Marzabotto (via) Laterale di via Leningrado Paese in provincia di Bologna, nella valle del Reno. Antico insediamento etrusco con edifici ed abitazioni distri- buiti in “insulae” delimitate da assi stradali ortogonali; le strade principali sono provviste di canalette di scolo, le case, costruite con una tecnica mista di ciottoli e mattoni crudi, sono costituite da una serie di ambienti disposti attorno ad un cortile centrale con pozzo. Nell’area principale sono stati individuati edifici sacri eretti secondo i canoni dell’architettura etrusca. Il nome di Marzabotto è in epoca contemporanea legato alla strage operata dalle SS tedesche del maggiore Reder che provocò la morte di 1836 persone per rappresaglia contro la lotta partigiana. Mascagni Pietro (via) Laterale di via Costituzione Compositore e direttore d’orchestra (1863-1945). Di Livorno. Allievo per breve tempo di Ponchielli si diede poi alla direzione di operette messe in scena dalla Compagnia di Forlì e dalla Compagnia Maresca. Stabilitosi a Cerignola in Puglia lavorò attorno al Guglielmo Ratcliff e compose una Messa. Giunse di colpo alla notorietà e al successo vincendo il concorso dell’editore Sonzogno con l’opera Cavalleria rusticana. Nelle opere successive tentò vie musicali diverse realizzando lavori piacevoli quali Amico Fritz, Iris e Lodoletta. Nel 1895 assunse la direzione e la cattedra del Liceo musicale di Pesaro che tenne fino al 1902. Dopo il 1917 la sua attività composi- tiva si diradò fino a interrompersi nel 1935 con Nerone. Nel corso della vita aveva scritto numerosi articoli per giornali e riviste. Mattei Enrico (via) Laterale di via E.Ferrari Imprenditore e politico (1906-1962). Nato ad Acqualagna (PS). Impiegato, poi direttore, di una conceria, nel 1929, si trasferì a Milano dove lavorò come rappresentante di colori fino al 1934 quando fondò l’Industria chimi- ca lombarda specializzata in vernici. Durante l’occupazione tedesca fu a capo di formazioni partigiane della Democrazia cristiana e membro del comando militare del CLNAI. Dopo la guerra divenne commissario straordi- nario dell’AGIP che stava effettuando perforazioni in Valle Padana. Grazie alla sua perseveranza e all’appoggio politico della DC furono scoperti i giacimenti di Cortemaggiore e Caviaga. Mattei fece dell’AGIP un potente strumento per l’affrancamento energetico dell’Italia, sviluppando anche le ricerche di gas e la costruzione di metanodotti. Nel 1953, costituitosi l’ENI, ne divenne presidente avviando una politica di indipendenza dalle grandi compagnie che monopolizzavano la produzione e la distribuzione dei prodotti petroliferi; il che lo fece entrare in conflitto con gli interessi dell’industria privata in campo energetico. Per reggere il duro confronto ricercò l’alleanza di alcune correnti della DC e si avvalse del quotidiano “Il Giorno” per sostenere la strategia dell’ENI. Morì per l’eplosione di una bomba collocata sul suo aereo. Matteotti Giacomo (via) Laterale di via Indipendenza Politico (1885-1924). Di Fratta Polesine. Iscrittosi giovanissimo al Partito Socialista ne divenne ben presto uno degli esponenti più in vista e, dal 1922, segretario generale. Eletto deputato nel 1919 divenne uno dei più irridu- cibili avversari di Mussolini e del fascismo. Per ritorsione contro il suo discorso in parlamento in cui denunciava il regime illegale che si andava instaurando, fu aggredito sul Lungotevere il 10 giugno 1924 e pugnalato a morte. Il fatto per poco non travolse lo stesso Mussolini. Matteotti aveva collaborato assiduamente a La critica sociale, 94 a L’Avanti!, La Giustizia e La Lotta.
  • 96. Mazzerini Luigi (via) Laterale di via Marchi già contrada del Portichetto Speziale (1735-1821). Di Fermo. Fu gesuita speziale nel collegio dei Gesuiti di Novellara la cui spezieria acquistò nel 1774 dopo la soppressione della Compa- gnia di Gesù, gestendola privatamente. Il Davoli nelle sue Memorie lo descrive come “ uomo molto attivo, esperto e fornito di molte cognizioni, giovava non poco agli infermi nelle cure di medicina e chirurgia; parlato- re erudito e manieroso tratteneva con piacere chiunque portavasi al suo negozio”. A seguito delle sue disposi- zioni testamentarie i materiali della spezieria rimasero alla Comunità; tra essi di grande pregio e importanza i recipienti di ceramica decorata destinati alla conserva- zione dei medicamenti, dei secoli dal XVI al XVIII, Il “Portichetto” nel 1910; ospitava botteghe e case di artigiani ora esposti nel Museo Gonzaga. Per l’esattezza il co- fin dal Quattrocento. gnome dovrebbe essere Mazzarini con la "a". Il nome antico, Portichetto, deriva dal gruppo di case con le botteghe degli artigiani, tuttora esistenti se pur irriconoscibili, sul lato nord, con piccolo portico antistante, in prossimità della primitiva piazza del mercato. Ospitava anche la casa del giudice. Nell’area compresa tra la piazza e la Linarola si tennero tra Quattrocento e Cinquecento numerosi duelli perchè Novellara era una specie di zona franca per questo genere di sfide. All’estre- A sinistra la riseria in via Mazzarini; nell’Ottocento era una manifattura tabacchi . A destra lato anteriore del Mulino di Sopra. mità est c’era il Mulino di sopra, altro importante punto di aggregazione umana, ora trasformato in laboratorio artigiano. Qualche parola sui mulini non guasterà. I molini ad acqua “pubblici” sono una istituzione del Medioe- vo; utilizzati in principio esclusivamente per la macinazione dei grani, dopo il Mille se ne estese l’impiego al taglio del legname, alla produzione della carta, alla follatura dei panni, alla lavorazione del ferro. Sui corsi d’ac- qua perenni vennero costruiti mulini galleggianti men- tre sui torrenti e sui canali i molini fissi. Quelli della antica contea di Novellara e Bagnolo funzionavano col sistema dell’acqua che scorreva sotto le ruote motrici. Da noi chi doveva macinare aveva il vantaggio di po- tervisi recare anche per via acqua, caricando il grano su un burchiello. I nostri molini risalgono al XII sec. Il Molino di sotto era dei frati della chiesa di S.Andrea di Campagnola e fu acquistato da Alessandro I Gonzaga, assieme alla chiesa di S.Antonio Abate, all’inizio del ‘500. I Gonzaga però possedevano altri molini, perchè costituivano un introito sicuro e consistente. Nel 1732 ne avevano 18, quasi tutti nella Lombardia, che dava- no in affitto a privati. Il Molino di sopra è stato chiuso nel 1968, quello di sotto nel 1979. A titolo di curiosità Una pianta dei primi dell’Ottocento ci mostra la disposizione la macinatura si effettuava dall’8 settembre al 15 mag- delle macine all’interno del mulino. gio. La quota di farina trattenuta era circa del 6%. Nell’ 800 sul lato a meridione era stato costruito un edificio adibito a manifattura dei tabacchi, trasformato in seguito in riseria. 95
  • 97. Mazzini Giuseppe (piazza) Piazzetta, già piazza Umberto I Politico e pensatore (1805-1872). Genovese. Cresciu- to in un ambiente aperto alle tendenze democratiche, nel 1827, anno della laurea, entrò nella carboneria e intraprese la carriera letteraria scrivendo sull’Indicato- re genovese e poi sull’ Indicatore livornese. Arrestato nel ’30 con l’accusa di cospirazione, quando uscì dal carcere preferì andare in esilio a Marsiglia; qui fondò la Giovine Italia una associazione, o meglio una società, che avrebbe dovuto, sia pure dall’estero, risve- gliare i sentimenti patriottici degli italiani. Le adesioni al movimento furono numerosissime. Ci fu anche un tentativo di alleanza, poi fallito, con le società guidate da Filippo Buonarroti che raccoglievano gruppi di con- La Piazzetta nel 1925. La veranda a sinistra era dell’albergo e serviva per stendere lenzuola e tovaglie ad asciugare. tadini attratti dagli ideali collettivistici. Alla luce del- I portici a destra servivano ai Gonzaga nel Cinquecento per l’ideale “pensiero e azione”, nel ’33, tentò di provoca- passeggiare. re la rivolta nel Regno di Piemonte, ma il moto fu stron- cato dalla polizia sabauda così come quello successivo nella Savoia. Rifugiatosi in Svizzera fondò la Giovine Europa; cacciato anche da qui, riparò in Inghilterra ove subì una profonda crisi spirituale. Riorganizzò la Giovine Italia nel 1838-40. La più importante azione del risorto movimento fu lo sfortunato tentativo dei fratelli Bandiera. Mazzini fu uno dei triumviri della Repubblica romana e quando cadde (1849) riprese la via dell’esilio spo- standosi all’estero e nell’Italia Meridionale rinfocolando i suoi ideali repubblicani. Nel 1860 di fronte all’indi- rizzo regio del Risorgimento sentendosi un “esule in patria” preferì proseguire il suo esilio a Lugano e Lon- dra. Tornato in incognito a Pisa nel 1872 vi si spense dimenticato da tutti. Prima del 1946 la piazza era intitolata a Umberto I, re d’Italia. Divenuto re nel 1848, appoggiò la politica colonialista di Crispi mentre in politica interna fu so- stenitore dell’autoritarismo dello Stato. Venne assassi- nato a Monza nel 1900. L’Abergo delle due spade all’angolo della Piazzetta negli anni Venti. Piazzetta, così chiamata per le dimensioni ridotte ri- spetto alla piazza maggiore, era l’antica piazza del ca- stello prima dell’ampliamento urbanistico del XVI sec. Tra gli edifici che vi si affacciano la casa di Giuseppe Malagoli, il portico delle passeggiate gonzaghesche in castello, del primo Cinquecento e il palazzetto liberty che fu sede dell’albergo delle Due spade. Salta all’oc- chio, perchè in stile totalmente estraneo alla tipologia del luogo, la casa in cemento armato in stile moderno. Sullo sfondo a sud la casa di Gaetano Gaddi, biblioteca- rio e cultore di storia locale a lui si devono il salvatag- gio dei vasi della spezieria dei Gesuiti durante la guerra e la valorizzazione dei cimeli gonzagheschi della Roc- ca. Ha lasciato alla Comunità una pregevole raccolta di materiale fotografico su avvenimenti e luoghi del paese, una parte del quale è stato utilizzato per illustrare questo libro. Dalla fine del Settecento, da aprile a ottobre, vi si Abitazioni tra la Piazzetta e via Penelli. La casa di destra era di Gaetano Gaddi. teneva il mercato del bestiame, due volte la settimana. Medico (viottolo del) Località S.Maria Prende origine, come l’omonimo ponte in confine con Canolo, da una “casa del medico” che fu di Giacomo del Medico di Massa, suddito dei Gonzaga, che prese parte alla congiura ordita nel 1580 da Claudio Gonzaga contro i parenti di Novellara. Dalle memorie di Celestino Malagoli abbiamo che i beni in Novellara, Reatino, Valle e Pieve Rossa, compresa la canonica di Novellara, di proprietà “Del Medico di Cariera” furono rilevati nel 1880 da 96 Gherardi Ignazio, primo chirurgo dell’ospedale.
  • 98. Menotti Ciro (via) Laterale via Cantoni, di fianco a foto Wollmer Patriota (1798-1831). Di Migliarina di Carpi. Dopo la rivoluzione in Francia del luglio 1730, anche i principi ritennero di dover mutare il loro atteggiamento reazionario e di entrare in contatto con gli uomini desiderosi di nuovi ordini politici. Enrico Misley e Ciro Menotti prospettarono al duca Francesco IV d’Este la possibilità di crearsi, per mezzo della rivoluzione, una signoria più ampia e addirittura di conseguire la corona di re. La prepa- razione della congiura proseguì piuttosto alacremente, mentre per la libertà di cui godeva si era diffusa la convin- zione che Menotti agisse con la segreta connivenza del duca. Ma tale convinzione non rispondeva alla realtà, perchè Francesco IV, forse pentitosi di essersi spinto troppo oltre faceva al contrario preparativi per soffocare l’insurrezione. La data della rivolta fu rivelata al duca che potè prendere in tempo le contromisure. Menotti, vistosi scoperto, anticipò la data, ma l’azione fallì e lui fu catturato. Una commissione militare istituita dal duca, lo condannò a morte per impiccagione. Brevissimo tratto di strada che congiunge via Carlo Cantoni con piazzale Marsala; in origine era un cortile. Mille (vicolo dei) Spedizione militare. Con questa definizione si indica l’impresa ideata da Crispi e realizzata da Garibaldi per aiutare le popolazioni della Sicilia e del Meridione a liberarsi del dominio borbonico. Nel maggio 1860, simulan- do un atto di pirateria per evitare complicazioni diplomatiche al governo piemontese, Garibaldi e i suoi presero due navi e salparono da Quarto. I mille volontari erano in massima parte studenti, professionisti, artigiani e letterati. Si rifornirono di armi a Talamone e sbarcarono a Marsala l’11 maggio. Dopo la prima vittoria a Calata- fimi l’avanzata proseguì rapidamente stante la scarsa opposizione delle truppe borboniche. Passati in Calabria i garibaldini marciarono altrettanto speditamente verso Napoli favoriti da piccole rivolte locali. L’ultimo tentativo di reazione dei Borboni fu stroncato al Volturno e Garibaldi entrava vittorioso nella capitale. Le insurrezioni organizzate da Cavour col consenso di Napoleone III negli Stati Pontifici fornirono il pretesto ai piemontesi per invadere le Marche e l’Umbria e arrivare ai confini napoletani. Garibaldi e Vittorio Emanuele si incontrarono a Teano. In origine erano due cortili confinanti delle rispettive case di corso Garibaldi e via Cantoni resi comunicanti nel 1961. Minara ( strada) Laterale di strada Valle Prende il nome da una famiglia, i Minari originaria di Reggiolo, esistita nel XVI secolo. Anche il canale che corre nelle vicinanze porta lo stesso nome. Minzoni Giovanni (via) Laterale di via Togliatti Sacerdote (1885-1923). Nato a Ravenna. Studiò nel seminario della sua città; nel 1910 fu mandato cappellano ad Argenta. Allo scoppio del primo conflitto mondiale chiese di essere inviato al fronte come cappellano militare; per le azioni valorose si meritò la medaglia d’argento. Tornato ad Argenta si immerse nuovamente in un’infatica- bile attività di predicazione e di iniziativa sociale; convinto sostenitore del cooperativismo appoggiò tutte le iniziative che andavano in questa direzione. Da ciò scaturirono lo scontro col fascismo e l’adesione al Partito popolare. Per contrastare l’organizzazione giovanile dei balilla organizzò una sezione locale scoutistica. Que- sto ed altri episodi gli attirarono l’ostilità dei dirigenti fascisti locali che, nel ’23, lo fecero percuotere violen- temente dagli squadristi provocandone la morte. Montegrappa (via) Laterale di via Veneto Massiccio montuoso delle Prealpi venete. Il principale centro è Bassano. L’area del Grappa fu centro di rile- Via Montegrappa negli anni Trenta. 97
  • 99. vanti episodi bellici nel corso della prima guerra mon- diale. Nell’ottobre-novembre 1917 divenne l’anello di congiunzione tra la linea difensiva montana e quella del Piave. La IV armata pur in condizione di inferiorità numerica e di mezzi, con un tempo proibitivo sostenne per cinquanta giorni la prima battaglia difensiva. Una seconda battaglia si ebbe nel giugno del 1918 quando gli austriaci nel contesto di una grande offensiva cer- carono di aprirsi la via del Canale del Brenta, ma senza successo. Una terza battaglia, questa volta offensiva, ci fu nell’ottobre. I soldati del Grappa non riuscirono ad avanzare, ma costrinsero il comando nemico a spo- stare in quel quadrante gran parte delle riserve favo- Le Officine e fonderie Slanzi dal lato dell'ingresso degli operai. rendo il passaggio del Piave da parte delle truppe del piano, preparando la vittoria finale di Vittorio Veneto. All’inizio della via è la chiesa dei Servi dalla facciata rimasta incompiuta e con campanilino a vela assai danneg- giato dal terremoto del 1996. Costruita a partire dal 1654 con la rendita di un lascito del giurista e giureconsulto Camillo Farnetti, morto nel 1637, e col contributo di Alfonso II Gonzaga, fu inizialmente dedicata a San Giovanni Battista poi intitolata a S.Filippo Benizzi. Ci vollero vent’anni per terminarla. Nel 1740, a seguito della demolizione dell’antica chiesa al Molino di Sotto, venne tra- sportata nel tempio in paese l’immagine miracolosa della B.V. delle Grazie. All’in- terno la chiesa conserva pregevoli dipinti a olio, tra cui una Madonna della Ghiara con San Pietro e San Francesco del novellarese Mario Lodi, alcune statue in carta- pesta e confessionali lignei. Il complesso conventuale, iniziato nel 1677, era invece completato dopo soli tre anni. A seguito delle soppressioni degli enti religiosi del 1768 la chiesa fu rilevata dalla Confraternita del Carmine che provvide a tenerla efficiente. Il convento fu dapprima acquistato dall’ebreo Sinigaglia poi da Antonio Taschini che ne fece dono alla Congregazione di Carità per trasferirvi l’ospedale. Dopo i riattamenti fu inau- gurato nel 1873. Giusto un secolo più tardi è stato soppresso come ospedale e desti- nato ad attività socio assistenziali. Gran parte della via è stata occupata sui due lati fino alle soglie degli anni Novanta dai capannoni e dagli edifici delle Officine Slanzi. All’incrocio con via N.Sauro è il nuovo Ufficio Postale (oggi si dice “Agenzia po- stale”) nell’edificio definito” prefabbricato standard legge 39/82", qui trasferito da piazza Battisti nella seconda metà degli anni Ottanta In precedenza si trovava all’angolo tra piazza Unità d’Italia e la Piazzetta, negli ambienti ora del fiorista e ancor prima era situato nel corpo di destra, per chi guarda, del palazzo della Cassa di Risparmio. L’Ospedale S.Tomaso d’Aquino ricavato nel convento dei Servi all’inizio del secolo. Più sopra una stanza dello stesso ospedale da ex voto della chiesa della Fossetta, del secolo XIX. 98
  • 100. La chiesa dei Servi in una foto Sevardi dell'inizio del secolo. 99
  • 101. Monti Vincenzo (viottolo) Laterale di via D’Azeglio Poeta (1754-1828). Nato a Ravenna. Frequentò l’Università di Ferrara ma fu a Roma, dove era andato come segretario del duca Braschi, che la sua cultura assimilò le varie tendenze dell’epoca. Filonapoleonico si trasferì a Milano al tempo della Repubblica Cisalpina, per rifugiarsi a Parigi alla caduta di Napoleone e ritornare dopo la nuova vittoria dell’imperatore. Nel 1804 fu nominato poeta del governo ma riuscì a continuare la sua attività letteraria anche dopo la Restaurazione. La sua fama è dovuta alla traduzione dell’ Iliade di Omero, non solo tra le più efficaci che siano state tentate, ma forse anche la migliore tra le sue stesse opere; notevole anche la traduzione della Pucelle d’Orléans. Le capacità di verseggiatore di Monti appaiono nel poemetto La bellezza dell’universo, nei preromantici Sciolti al principe Chigi e nell’ode Al signor di Mongolfier. Scrisse anche tre tragedie: Aristode- mo, Galeotto Manfredi, Caio Gracco. Moro Aldo (via) Laterale di via Nenni Politico. (1916-1978). Nato a Maglie (LE). Professore ordinario di diritto penale all’Università di Roma, nel dopoguerra fece parte della Costituente come rappresentante della Democrazia Cristiana. Rieletto deputato ad ogni legislatura, segretario della DC, nel 1963 fu presidente del Consiglio e dette vita al primo governo di centro- sinistra. Costituì poi altri quattro governi (1964, 1966, 1974, 1976) divenendo in breve una delle personalità di maggior spicco del suo partito. Fu l’artefice dell’accordo fra i partiti dell’arco costituzionale che portò alla forma- zione dei successivi governi Andreotti. Il 16 marzo 1978 fu rapito da un commando delle Brigate Rosse e assas- sinato il 9 maggio successivo. Motta (strada) Laterale di strada Provinciale Il termine “motta” indica un luogo sempre abitato, spesso da epoca preistorica, un rilievo artificiale sul quale sorgeva un’opera fortificata o un insieme di costruzioni militari . Qui dove esiste l’omonima possesione, sorgeva la chiesa di San Lorenzo di Cortenova e un gruppo di edifici atti ad ospitare nel corso del XII secolo il cardi- nale legato giunto con tutto il suo seguito a Reggio per arbitrare la vertenza tra i due monasteri di S.Prospero per il possesso delle reliquie del santo. Già verso la fine del Quattrocento la chiesa era in rovina e il sito aveva perso importanza per il prevalere di Novellara. I materiali furono utilizzati per costruire la chiesa di S. Stefano e i benefici pertinenti a S.Lorenzo trasportati nella collegiata. Ancora nei primi anni dell’Ottocento, riferiva il Davoli che nel prato a nord della Motta c’era l’antico cimitero e i Catellani raccontavano che negli anni ’40 di questo secolo, nel corso di lavori agricoli Il “civile” della Motta. Qui sorgeva l’antichissima chiesa di S.Lorenzo a Cortenova. ereno emersi ossa e pietre sepolcrali. Vi sono anche stati raccolti materiali laterizi, ceramici e metallici di epoca romana. Natta Giulio (via) Villaggio artigianale, laterale di via Edison Scienziato. (1903-1979). Nato a Imperia. Laureatosi al Politecnico di Milano in ingegneria chimica, insegnò in varie città per ritornare definitivamente a Milano come direttore dell’Istituto di chimica industriale. Introdusse in Italia l’uso dei raggi X nello studio delle strutture molecolari. I suoi interessi furono rivolti specialmente alle sintesi delle materie plastiche; partendo dalla sintesi catalitica del polietilene effettuata da Ziegler ottenne un altro polimero, il polipropilene, che per le sue caratteristiche divenne un immediato successo commerciale. Successi- vamente approfondì lo studio delle macromolecole polimeriche verificando l’esistenza di precise relazioni tra proprietà chimiche e struttura molecolare. Per questo, nel 1963, ricevette assieme a Ziegler, il premio Nobel per la chimica. 100
  • 102. Nenni Pietro (via) Laterale di via Costituzione Politico (1891-1980). Nato a Faenza. Entrato nel Partito Repubblicano nel 1911 fu segreta- rio della Camera del lavoro di Forlì; interventi- sta partecipò alla prima guerra mondiale e, nel 1921, aderì al Partito Socialista. Dopo la pro- mulgazione delle leggi eccezionali emigrò in Francia dove fu segretario del PSI in esilio. Par- tecipò alla guerra di Spagna. Tornato in Italia venne arrestato più volte nel corso della secon- da guerra mondiale; dopo l’ 8 settembre 1943 aderì al CLN partecipando alla direzione della resistenza. Parlamentare, nel 1947 costituì con i comunisti il Fronte Popolare poi si andò orien- tando verso la collaborazione con le forze di centro promuovendo l’ingresso dei socialisti Panoramica dei primi anni Trenta sulla campagna in cui verranno aper- te via Pirandello, via Malagoli e, all’estrema destra, via Nenni con le sue nell’area governativa. Vicepresidente del Con- trasversali. La casa in alto a sinistra è l’attuale Desirèe-albergo Nubilaria. siglio nei primi governi Moro e ministro degli esteri nel 1968. Fu tra i più convinti fautori della riunificazione coi socialdemocratici. All’inizio della via si presenta il Parco Primavera, un’area verde attrezzata per sport, svago, tempo libero. Dall’area destinata da tempo dal piano regolatore a verde pubblico ma sulla quale non era stato effettuato alcun intervento e si trovava in notevole degrado, un gruppo di residenti “incrollabili” superando scetticismi, ostacoli e difficoltà contingenti e coordinando gli altri volontari è riuscito a cavarne un parco, che è stato inaugurato nel 1993. Il Parco Primavera rappresenta qualcosa di più. E’ uno degli infiniti esempi delle realizzazioni del volonta- riato novellarese; ben ottanta associazioni, che in rapporto ad una comunità di 12000 abitanti rappresentano una esperienza unica, quanto meno a livello regionale. Ottanta gruppi che si esprimono in tutti i settori, dallo sport alla cultura, al tempo libero, alle feste paesane, alle rievocazioni storiche, al collezionismo e, grande vanto per noi tutti, alla solidarietà sociale. Ha scritto Marco Ruini “ Nel nostro secolo, alla carità cristiana che persite in tanti atti e in modo evidente con la Casa della carità, si è aggiunta una solidarietà più laica che ha le basi nel diritto ed ha portato servizi per anziani, per l’educazione, per il tempo libero e che permettono al nostro paese di essere considerato un modello per servizi alla persona a livello nazionale”. Neruda Pablo (via) Prosecuzione di via Allende Poeta (1904-1973). Pseudonimo di Neftali Ricardo Reyes, cileno. Studiò a Santiago. Cinque libri di poesie pub- blicati fra 1921 e 1926, in special modo Venti poesie d’amore e una canzone disperata, lo misero in primo piano tra i giovani postmodernisti cileni. Seguì una carriera consolare che lo portò in Oriente dall’India a Giava; nel 1933 pubblicò due libri importanti, Il fromboliere entusiasta e Residenza sulla terra. L’anno seguente era a Ma- drid dove la guerra civile lo indusse ad un aperto impegno politico come militante comunista. Nel 1946 fu eletto senatore in Cile; fu costretto all’esilio due anni dopo con l’avvento della dittatura e potè ritornare solo nel 1970. L’anno seguente ricevette il premio Nobel. Particolarmente abbondante la sua produzione letteraria negli anni dell’esilio: Terza residenza, Canto generale, Luva e il vento, Terzo libro delle odi, Canzoni di gesta; la vasta autobiografia Memoriale di Isla Negra e sette volumi di poesie pubblicati postumi. Nova (via) Laterale di via D’Azeglio La strada inizia poco dopo l’area del Casino di sotto e termina alle Case nuove. Era la strada dell’antichissimo insediamento di S.Michele. Procedendo verso ponente, a sinistra c’era la chiesa dedicata a San Michele, mentre a destra sorgeva l’abitazione fortificata, il “castellaro”, della famiglia Siri. Già nel Duecento era il principale colle- gamento tra Novellara e Guastalla; da qui, nei primi anni del secolo, durante la dominazione del Comune di Reggio, venne iniziato lo scavo di un canale di collegamento con le idrovie del guastallese. Solo in questo secolo l’apertura di via D’Azeglio, parallela alla ferrovia, ha ridotto via Nova ad un ruolo secondario. Anticamente portava il nome di Nova l’attuale strada Provinciale costruita dai reggiani nel 1224 per collegare la città a Reggio- lo. 101
  • 103. Novy Jicin (via) Laterale di via Costituzione Novy Jicin è una cittadina della ex Ce- coslovacchia, in Moravia, di poco più di 30.000 abitanti, situata alla base delle colline. Ha un centro storico, sviluppatosi tra XVI e XVII sec., con una grande piazza porticata del XIV secolo, il castello, del 1558, della fa- miglia Zerotinsky e la cattedrale de- dicata all’Assunta. In periferia sono sorti condomini e palazzi a dieci e più piani, piscine, campi d’atletica e da pallacanestro, scuole. La vecchia roc- ca di Jicin, risalente al 1240, è invece situata sulle colline. Le attività prin- cipali sono il turismo, anche inverna- Novy Jicin, la piazza e i portici. le, la manifattura tabacchi, la costru- zione di fanaleria per auto e aerei, la confezione di cappelli. Di questi ultimi esiste un museo. Il santo patrono è Giuseppe Sarkander, l’eroe locale il generale Laudon, vincitore di battaglie contro i turchi nel Settecento. E’ gemellata con Novellara dal settembre 1964. Nel 1968 ebbe inizio lo scambio di ragazzi nelle case di vacanza al mare e ai monti, ma anche di delegazioni di amministratori, medici, intellettuali e società sportive. Rimasta famosa la staffetta podistica dell’ 89. Sulla via si affacciano le Scuole medie e le palestre scolastiche. Nuvolari Tazio (via) Laterale di via Colombo Pilota automobilistico (1892-1953). Nato a Castel d’Ario (MN). Nel 1915 ottenne la licenza di corridore motociclista; purtroppo pochi mesi dopo venne richia- mato alle armi come autiere. Guidò ambulanze della Croce Rossa, camion e macchine di ufficiali. L’esordio in corsa avvenne a Cremona nel 1920 con una moto; la prima gara in auto la disputò invece il 20 marzo 1921 a Verona alla guida di una Ansaldo Tipo 4. Da allora pre- se parte a numerosissime competizioni vincendone di- verse: “Gran Premio Reale” di Roma del 1927, “Tou- rist Trophy” del 1930, “Targa Florio” del 1932, “Cop- pa Ciano” del 1933, “Gran Premio d’Ungheria” del Nuvolari alla guida dell’Alfa passa per Reggio durante la Mille 1936, “Coppa Vanderbilt” del 1936. L’ impresa che miglia del 1932 in una rara istantanea di Piero Reverberi, foto- grafo di Novellara. ancora oggi lo fa ricordare agli italiani è la partecipa- zione alla Mille Miglia. In quella del 1947 resistette alla fatica, al vomito, alla pioggia. Nel 1948 a 56 anni, condusse la gara, pur con la macchina che perdeva pezzi della carrozzeria, fino a Villa Ospizio di Reggio dove la rottura di un perno di una balestra lo costrinse al ritiro. Gli venne assegnata una coppa speciale. Orsi Lelio (via) Laterale di piazza Mazzini già contrada delle scuderie Pittore, architetto, disegnatore (1511-1587). Nato a Novellara. Appartenente a una famiglia proveniente da Tizzano parmense e trasferitasi a Bagnolo, feudo dei Gonzaga di Novellara, attorno al 1440. Al tempo delle liti tra i cugini Gonzaga, sul finire del Quattrocento, gli Orsi vennero ad abitare a Novellara. Ritornarono a Bagnolo mentre questa si trovava sotto la giurisdizio- Prospetto della casa di Lelio Orsi disegnato in base ai ricordi di 102 ne di Reggio e dello Stato della Chiesa e presero la Gaetano Gaddi.
  • 104. cittadinanza reggiana. Il primo lavoro di Lelio di cui si ha notizia è un disegno per lavori nella rocca di Novellara del 1532; le successive opere sono i fregi della canonica della chiesa di Querciola e l’affresco della torre dell’orologio della piazza di Reggio. Nel 1546 a seguito del- l’omicidio di Gian Paolo Boiardi da parte di Muzio Fontanelli, l’Orsi, essendo ac- cusato di complicità, si rifugiò a Novel- lara dove ottenne protezione. Iniziava così la sua attività alle dipendenze dei nostri Gonzaga che sarebbe durata fino alla morte. Si dedicò alla fabbrica del Casino di sotto, della chiesa di S. Fran- cesco di Paola di Bagnolo dove pure re- staurò ed accrebbe la rocca; disegnò e Ciò che restava all’inizio degli anni Cinquanta della casa dell’Orsi. soprintese ai lavori della nuova chiesa di S.Stefano e delle case di Novellara di cui col figlio Fabrizio dipinse le faccia- te, affrescò la chiesa del Carmine, realizzò il teatro di corte, progettò la chiesa ed il convento dei Gesuiti e il nuovo impianto urbanistico del paese. Ebbe tempo e modo di lavorare anche per gli Anziani e altre istituzioni di Reggio. Ebbe grande familiarità con i suoi Signori, seguì i conti Camillo e Alfonso a Venezia, a Roma e a Mantova; sedeva alla mensa di corte e trascorreva le se- rate giocando a carte o più spesso dise- gnando e facendo gli oroscopi. Un ren- diconto dell’epoca, giunto fino a noi, ci fa sapere che nel 1559 in occasione del- la elezione del papa, Lelio aveva scom- messo col conte Camillo un quadro con- tro un mantello mentre con la contessa Costanza un disegno contro sei fazzo- letti. Anticamente era detta contrada delle scuderie perchè c’erano le stalle dei Gonzaga. La costruzione occupava tut- to il lato sud della via e aveva sul retro un ampio terreno a prato, recintato da un muretto, che arrivava fino alle fosse e costeggiava buona parte del lato meri- Il convento dei Carmelitani, più noto come Casino Chiavelli, negli anni Trenta. dionale della piazzetta (si veda la carti- na riportata sotto la voce via della Li- bertà, come pure per la casa dell'Orsi). Dopo l’incrocio con via della Libertà in direzione del cimitero c’è la parte superstite del convento dei Carmelitani, un complesso monastico con chiesa del XV sec. E’ più noto come “casino Chiavelli” dalla omonima famiglia, alla quale appartennero, nel Settecento, due medici condotti del paese, che l’acquistò nel secolo scorso. La casa di Lelio Orsi era quella d’an- golo con via della Libertà. Rimasta fra i beni della duchessa di Modena fino all’arrivo di Napoleone, fu ven- duta dai funzionari cisalpini a priva- ti. Si sa che le ultime proprietarie fe- cero dare una mano di calce ai muri di quello che fu lo studio del pittore perchè Lelio li aveva decorati con fi- gure che le terrorizzavano. Non è noto nè quando nè perchè la casa dell’ar- tista fu abbandonata e andò in rovi- na; di fatto già all’inizio del secolo era fatiscente e negli anni Trenta ne restava solo il muro perimetrale. Veduta del porticato del convento dei Carmelitani negli anni Cinquanta.. 103
  • 105. Alcune opere di Lelio Orsi ci mostrano come fosse un massimo artista nel disegno. Qui sopra lo schizzo preparatorio per l'affresco che avrebbe dovuto decorare la facciata della sua casa; in basso a sinistra studio per una figura di balestriere; in basso a destra disegno per una scatola realizzato probabilmente per una delle contesse Gonzaga. Nella pagina a fronte in basso: Cristo tra i dottori del Tempio. 104
  • 106. Autografo di Lelio Orsi dell’Archivio Gonzaga di Novellara. 105
  • 107. Pajetta Gian Carlo (via) Laterale di via Berlinguer Politico (1911-1990). Nato a Torino. Giovanissimo promosse l’organizzazione di studenti comunisti impegnan- dosi in un’attività politica clandestina che gli costò l’espulsione da tutte le scuole d’Italia e la condanna, nel 1927, al carcere. Espatriato a Parigi organizzò e diresse anche in quella città i giovani comunisti. Durante una missione clandestina in Italia nel ’33 fu arrestato e condannato a 21 anni di carcere. Ritornato in libertà nel ’43 partecipò alla lotta partigiana. Dopo la guerra fu direttore de “l’Unità” e deputato alla Costituente venendo riconfermato nelle successive legislature. Dal 1963 ha ricoperto la carica di vicepresidente della commissione esteri della camera. Membro del comitato centrale e della direzione del PCI. Papa Giovanni XXIII (via) Laterale di via Indipendenza Pontefice (1881-1963). Nato a Sotto il Monte (BG). Al secolo Angelo Giuseppe Roncalli. Ordinato sacerdote nel 1904, l’anno seguente era segretario del vescovo di Bergamo e professore in quel seminario. Chiamato a Roma nel 1921 presiedette la riorganizzazione della Congregazione di Propaganda Fide, fu poi arcivescovo di Areopoli, delegato apostolico in Bulgaria, in Turchia e Grecia. Creato cardinale nel 1953 divenne patriarca di Venezia. Succesore nel 1958 di Pio XII, il suo pontificato fu caratterizzato dall’apertura del Concilio Vaticano II unitamen- te all’aggiornamento del codice di diritto canonico. Uomo di pace in un periodo di tensioni politiche e sociali, si rivolse al mondo intero con encicliche fondamentali sollecitando tutti a una più viva, aperta e sincera comprensio- ne: Ad Petri cathedram, Mater et Magistra, Pacem in terris. Il Concilio aveva lo scopo non solo di “ rimettere in valore e in splendore la sostanza del pensare e del vivere umano e cristiano”, ma voleva essere altresì “un invito alle comunità separate per la ricerca dell’unità”. Nel piazzale della chiesa della Fossetta è stata eretta una statua che lo raffigura. Parini Giuseppe (via) Laterale di strada Provinciale Poeta (1729-1799). Di Bosisio (CO). Figlio di un modesto commerciante dovette prendere i voti per completare gli studi; fu assunto come precettore presso i duchi Serbelloni dove potè osservare i frivoli costumi della nobiltà milanese. Dopo la pubblicazione delle prime due parti de Il Giorno ottenne la cattedra di lettere del ginnasio di Brera. Alla venuta dei francesi nel 1796 entrò a far parte della nuova Municipalità. Può essere considerato uno dei più rappresentativi esponenti dell’ Illuminismo lombardo. L’opera più significativa del Parini è Il Giorno, un poemetto satirico-didascalico di cui le prime due parti, Il Mattino e Il Mezzogiorno uscirono nel 1763 e 1765, mentre le ultime due parti, Il Vespro e La Notte uscirono postume nel 1801. Da ricordare le Odi. Parmigianino (via) Laterale di via Colombo Pittore e incisore (1503-1540). Francesco Mazzola detto il Parmigianino. Nato a Parma. Si formò nel- l’ambiente emiliano influenzato dai modi del Cor- reggio come mostrano le sue pitture giovanili in S.Giovanni Evangelista a Parma. Giunto a Roma nel 1523, vi si affermò tra i più alti interpreti del Manie- rismo. Di questo periodo sono la Sacra famiglia e la Visione di S.Girolamo. Fu fatto prigioniero durante il sacco della città del 1527. Trasferitosi a Bologna, di- pinse per la cappella Gamba in San Petronio la Ma- donna con Bambino e Santi; al periodo 1528-31, ap- partengono la Madonna della rosa e la Madonna con Santa Margherita. Affrescò nella rocca di Fontanel- lato la volta di una sala con scene del mito di Diana e Atteone e, nel 1540 per la chiesa di Casalmaggiore la pala della Madonna con S.Stefano e il Battista. Fu questo il suo ultimo lavoro perchè qui morì nello stes- Veduta dalla torre della Fossetta su via Colombo e sull'area dove so anno. Il suo stile è caratterizzato da figure serpen- verranno aperte via Parmigianino, via Giotto, via Goia, via Canova. 106
  • 108. tine e allungate con colori freddi e cangianti evidentissimo nelle ultime opere tra cui spicca la Madonna dal collo lungo. I Gonzaga di Novellara posssedevano nelle loro collezioni Mercurio con Amore, Venere, Visitazione di S.Elisabetta e due disegni della Scuola d’Atene. Parri Ferruccio (via) Laterale di via Falasca Politico. (1890-1981). Di Pinerolo (TO). Laureato in lettere. Dopo la partecipazione alla Prima guerra mondiale fece parte del gruppo dei redattori del periodico Il Caffè e a seguito dell’assassinio di Matteotti si diede all’orga- nizzazione della lotta clandestina contro il regime. Fu nel 1927 tra coloro che portarono in salvo Filippo Turati in Corsica. Per questo venne condannato al confino fino al 1933. Non smise mai di mantenere contatti coi gruppi clandestini partecipando alla lotta di liberazione contro i tedeschi e la Repubblica Sociale; fu attivissimo nel tenere i contatti con gli Alleati e nell’organizzare la guerriglia come membro del CLNAI. Per la sua posizione politica di equilibrio fra partiti moderati e partiti di sinistra venne subito indicato come presidente del Consiglio del primo governo dell’Italia liberata. Nel 1946 come rappresentante del Partito di democrazia repubblicana fu eletto deputato all’assemblea costituente. Fondatore e direttore, dal ‘ 63, della rivista Astrolabio nello stesso anno venne nominato senatore a vita. Pascoli Giovanni (via) Laterale di via Gramsci Poeta (1855-1912). Nato a San Mauro di Romagna iniziò gli studi nel Collegio degli scolopi a Urbino. L’assassi- nio del padre nell’agosto del 1867 e successivamente nell’arco di pochi anni la morte della madre, di una sorella e di due fratelli gettarono sulla sua vita un’ombra di fosca tragedia. Laureato si dedicò all’insegnamento nei licei di Matera, Massa e Livorno poi nelle Università di Bologna, Messina e Pisa. A Bologna fu chiamato nel 1906 a succedere al suo maestro Carducci nella cattedra di letteratura italiana. La prima raccolta di liriche, Myricae era destinata a incidere ampiamente nella sensibilità poetica del Novecento per la novità del linguaggio spezzato, frammentario e denso di simboli. Seguirono i Poemetti, i Canti di Castelvecchio, i Poemi conviviali e i Carmina. Di rilievo, in prosa, Il fanciullino , in cui teorizza che dentro ciascuno di noi c’è un fanciullo che resta piccolo mentre noi diventiamo adulti e scopre il mistero che ci circonda stabilendo un rapporto intuitivo con la realtà. Pasolini Pier Paolo (via) Laterale di via Ungaretti Scrittore e regista (1922-1975). Di Bologna. Visse tra 1943 e 1949 nel Friuli dove contribuì allo studio e alla vita della letteratura dialettale; sono di quel periodo le Poesie di Casarsa, Dov’è la mia patria, Tal cour di un frut, in friulano, e Poesie, Diarii, I pianti, L’usignolo della Chiesa Cattolica, in lingua. Dal 1947 iniziò il suo impegno politico nel PCI, ma la denuncia per immoralità, scoperta la sua diversità, ne provocò l’espulsione. Negli anni Cinquanta il suo lavoro subì una svolta decisiva; pubblicò così Le ceneri di Gramsci, i saggi di Passione e ideo- logia e particolarmente i romanzi Ragazzi di vita e Una vita violenta. All’inizio degli anni Sessanta dopo aver lavorato per anni come sceneggiatore, divenne regista realizzando Accattone e Mamma Roma e, dopo essere passato attraverso opere minori legate alla produzione documentaristica (La rabbia, Comizi d’amore, Sopralluo- ghi in Palestina) ai film Edipo re, Teorema, Porcile, Medea. In tutti mostra una vocazione per una fotografia naturalistica del mondo, caratteristica ancor più accentuata in Decameron, I racconti di Canterbury, Il fiore delle Mille e una notte, dei primi anni Settanta. Le sceneggiature rivelano lo stretto legame tra scrittura e pratica cinematogra- fica. Pasternak Boris (via) Laterale di strada Provinciale Scrittore russo (1890-1960). Nato a Mosca. Figlio di un noto pittore e di una pianista studiò musica quindi filoso- fia all’Università di Mosca. Esordì, tra 1914 e 1917, nell’ambito del movimento d’avanguardia con le raccolte poetiche Il gemello nelle nuvole e Oltre le barriere, cui seguirono, negli anni Venti, Mia sorella vita, Temi e variazioni, L’anno 1905, Seconda nascita. In prosa aveva scritto alcuni racconti tra 1918 e 1924 tra cui L’infanzia di Zenja Ljuvers, ma la sua opera più famosa è Il dottor Zivago che in Unione Sovietica gli attirò molte critiche. Insignito del premio Nobel nel 1958 preferì rinunciarvi e vivere gli ultimi anni appartato. 107
  • 109. Mappa catastale anni Venti dell'area dove verranno aperte via Quasimodo, via Deledda. Pelgreffi Ernesto (via) Località S.Giovanni, laterale di strada Provincia- le già strada del mulino Partigiano (1901-1944). Residente a San Giovan- ni, arruolato nel luglio 1944 nella 77 Brigata S.A.P.; caduto in seguito ad imboscata nell’otto- bre dello stesso anno a Correggio. Il tratto di via tra strada Provinciale e via D.Chiesa è stato aperto nel 1947 per meglio col- legare la stazione ferroviaria con la strada Pro- vinciale in prossimità della cooperativa di consu- mo. In origine la strada costeggiava il mulino e la chiesa e si immetteva nella provinciale in corri- spondenza di via Levata. Per molti anni, poichè La stazione di S. Giovanni nei primi anni Cinquanta. la stazione era una costruzione di legno, usava il detto “ San Zvan da la stasion ed legn”. Pennella (via) Località Villa Boschi, prosecuzione di via Casino di sopra Il Dizionario della lingua italiana definisce il “pennello”, dal punto di vista idraulico, come “Opera posta trasver- salmente a un litorale marino, fluviale o lacustre, generalmente appogiata alla sponda e sporgente dall’alveo allo scopo di allontanare o frenare le correnti”. Qui iniziavano i terreni che venivano invasi dalle acque del Crostolo e del Canalazzo prima che venissero irreggimentati e qui furono ricavati i Terreni Novi. La famiglia di Bastiano Penella risiedeva a Novellara almeno dal 1603. Penelli Giovanni (via) Laterale di via Veneto già contrada della Colomba e più anticamente contrada dei Birri 108 Canonico (inizio ‘700-1776). Nato a Novellara. Il nonno era pubblico agrimensore. Studiò lettere nella scuola dei
  • 110. Gesuiti e “scienze sacre” presso i carmeli- tani. Per farsi sacerdote, non avendone il permesso dal conte Camillo III in quanto possidente e figlio unico, dovette trasferir- si a Roma presso uno zio fino all’ordina- zione sacra. Tornato a Novellara col timore di incontrare l’ostilità del conte fu invece da lui nominato rettore della chiesa della B.V.del Popolo, carica che ricoprì per cin- quant’anni. Per sua cura la chiesa venne for- nita di ricchi addobbi di damasco cremisi, di argenteria, di organo, mobili e arredi sa- cri. Lo stesso canonico donò la propria casa, Una veduta di via Penelli in direzione Ovest. attigua alla chiesa, per abitazione dell’economo e lasciò le entrate di due botteghe, di una casa ad uso di forno in piazza e una in contrada dei Cappuccini, all’ospedale S.Tomaso d’Aquino. “ Fu dotto moralista - scrive il Davoli - e su questa scienza si tenevano presso di lui frequenti confe- renze; fu pio del pari che assi- duo al confessionale ed all’as- sistenza de’ moribondi”. Il nome antico deriva dal fat- to che vi abitavano i birri, come venivano chiamati gli agenti di polizia dal tardo medioevo e, più comunemente, con valore spregiativo, sbirri. Per il nome Colomba, che peraltro compa- re solo su alcune carte dell’Ot- tocento, non si è trovata alcu- Antico portale in via Penelli na notizia, si può solo supporre che vi fosse una colomba effigiata su una casa. Di rilievo nella via l’abitazione che fu di Attilio Siliprandi volontario garibaldino nella Prima guerra d’indipendenza. Un altro edificio ospita l’asi- Attilio Siliprandi. lo infantile ed è anche sede della piccola comunità religiosa delle suore del- l’Istituto delle figlie dell’Oratorio di Lodi, qui dal 1902. Pergolesi Giovanni Battista (via) Laterale di via Costituzione Compositore (1710-1736). Di Jesi. Studiò a Napoli dove fu rappresentata la sua prima opera, La Salustia, nel 1731. Seguirono L’Olimpiade, due opere buffe Lo frate ‘nnamorato e Il Flaminio e alcuni intermezzi tra cui La serva padrona che conobbe vasta fama in particolare a Parigi. La precoce scomparsa del compositore favorì la diffusione di numerosi falsi a lui attribuiti, compresi le Sonate a tre e i noti Concertini ed ebbe notevole peso nella nascita della leggenda romantica e dell’alone romantico che portarono a una sopravvalutazione del suo peso nello sviluppo della scuola napoletana. Pertini Sandro (via) Laterale di via Nenni Politico (1896-1990). Di Savona. Laureato in giurisprudenza e scienze politiche dopo aver partecipato alla Prima guerra mondiale aderì al Partito socialista. Avendo avversato il regime fu prima incarcerato poi, nel 1926, costret- to ad espatriare in Corsica con Turati. Rientrato clandestinamente nel ‘ 28 fu arrestato e condannato a undici anni di reclusione e tre di domicilio coatto. Riacquistata la libertà nel 1943 rientrò a far parte del Partito socialista e partecipò alla difesa di Roma. Catturato dai nazisti riuscì a evadere nel gennaio dell’anno seguente. Partecipò in 109
  • 111. seguito alla liberazione di Firenze e fece parte del CLNAI; dal ’46 fu deputato al parlamento mantenendo sempre una posizione autonoma in seno al PSI richiamandosi ripetutamente alla collaborazione delle sinistre e all’unità del partito. Presidente della camera dei deputati dal 1968 al 1976 fu eletto presidente dopo le dimissioni di Leone nel 1978. Si rese popolare per le proteste nei confronti dell’inefficienza degli aiuti ai terremotati dell’Irpinia e per le prese di posizione di estrema fermezza nei confronti del terrorismo. Petrarca Francesco (via) Laterale di via Costituzione Poeta (1304-1374). Di Arezzo. Figlio di un notaio bandito da Firenze seguì gli studi di legge a Montpellier poi a Bologna. Nel 1330 per sottrarsi alle ristrettezze economiche abbracciò la carriera ecclesiastica, limitandosi agli ordini minori e diventando cappellano del cardinale Colonna. Poteva così compiere numerosi viaggi a Parigi, in Fiandra , in Renania. Nel 1340 gli fu offerta l’incoronazione poetica sia dall’Università di Parigi che dal Senato di Roma; scelse quest’ultima. Incapace di fermarsi, spinto da una insoddisfazione interiore continuava a spostarsi dall’Italia alla Francia; solo nel 1353 si stabilì a Milano presso i Visconti. Nel 1361 per sottrarsi alla peste si rifugiò a Padova e poi a Venezia. Passò gli ultimi anni ad Arquà sui Colli Euganei. Avvenimento centrale della sua vicenda umana e artistica fu l’incontro con Laura, che sarebbe stata la figura dominante della sua esperienza poetica, avvenuto nel 1327 nella chiesa di Santa Chiara ad Avignone. Di ritorno da uno dei suoi viaggi mentre si trovava a Parma ricevette la notizia della morte della donna (per la peste del 1347- 48); abbandonò definitivamente la Provenza per stabilirsi in Italia. Tra gli scritti in latino del Petrarca i più vasti e complessi sono le raccolte epistolari: Familiares, Seniles, Sine nomine; poi i grandi trattati morali, il poema Africa e il poema in terzine I Trionfi. La sua opera più famosa è Il Canzoniere comprendente 366 componimenti in rime volgari. Ebbe rapporti epistolari anche con Azzo da Correg- gio. Pirandello Luigi (via) Laterale di via Costituzione Drammaturgo e narratore (1867-1936). Di Agrigento. Laureato a Bonn nel 1891, tornato in Italia si stabilì a Roma dove insegnò all’ Istituto Superiore di Magistero e diresse il Teatro d’Arte. La prima produzione di Pirandello, tra 1889 e 1901, fu in versi: Mal giocondo , Pasqua di Gea , Zampogna. Il primo romanzo di successo, Il fu Mattia Pascal, stravolse nel modo più radicale la tecnica narrativa naturalistica; i casi umani venivano contemplati con una pietà e un’ironia del tutto estranee al verismo. In seguito la produzione letteraria fu ampia e importante: da Novelle per un anno a Uno, nessuno e centomila da Il berretto a sonagli a Liolà a Così è (se vi pare) al suo capolavoro, Sei personaggi in cerca d’autore, cui seguiranno Ciascuno a modo suo e Questa sera si recita a soggetto. In questa trilogia oppone personaggi della vita a personaggi della finzione scenica su di essi ricalcati, è il “ teatro nel teatro”. Vennero poi l’Enrico IV, Vestire gli ignudi, La nuova colonia, Lazzaro e l’incompiuto I giganti della montagna. Nel 1934 ricevette il premio Nobel per la letteratura. Poli Vivaldo (via) Laterale di via Caravaggio Pittore (1914-1982). Nato a Reggio E. Fin dalla prima infanzia risiedette a Novellara. Rifiutò un posto di disegnatore alla Lan- dini di Fabbrico, preferendo fare l’imbianchino, pur di avere modo di dedicarsi alla sua arte; ma per campare dovette arra- battarsi e lottare con una nera miseria. I suoi biografi citano ad esempio che pagava la suolatura delle scarpe con disegni, ese- guiva riproduzioni di immagini sacre dai santini e preparava, subito dopo la guerra, la tela pubblicitaria per la nuova ricevito- ria del Totocalcio della tabaccheria Bernini. Durante il servizio militare in Dalmazia fece tanti disegni a matita su fogli per ap- punti: donne, viandanti, animali, paesi e il mare. La guerra lo vide prigioniero in campo di concentramento in Germania. Al ritorno riprese il suo posto di pittore a Novellara e sentì l’influs- so dell’ondata di realismo che investiva le arti visive. Cominciò allora a partecipare a varie mostre ed esposizioni. Poli però aveva esplorato vari itinerari pittorici, aveva tratto ispirazione da Mo- Vivaldo Poli. 110
  • 112. digliani, Cézanne, Picasso e si andava sempre più staccando dalla rappresentazione naturalistica. Quando pareva sul punto di raggiungere il successo, seguì la vocazione che lo avrebbe portato alla pura astrazione, ma che lo avrebbe anche isolato e costretto ancora a vivere tra grandi difficoltà. Polo Marco (via) Viaggiatore, mercante (1254-1324). Veneziano. Giovanissimo iniziò a viaggiare col padre Nicolò e lo zio Matteo che svolgevano frequenti traffici con l’Oriente. Nel 1271 partì per il Catai dove i fratelli Polo avevano già soggiornato dieci anni e dove tornavano anche per incarico di Gregorio IX per portare lettere e doni al Gran Khan Qubilay residente a Pechino. Giunti a destinazione dopo un viaggio di trenta mesi entrarono ben presto nelle grazie del Gran Khan che dimostrò di apprezzare sopratutto il giovane Marco per la sua pronta in- telligenza e il suo coraggio. Nei 17 anni che se- guirono Polo ebbe modo di visitare gran parte del- l’Oriente come incaricato di fiducia dell’impera- tore e studiarne la geografia, la storia e i costumi. Case in via Marco Polo, località "Galvagnina". Nel 1292 i Polo ebbero il permesso di tornare in patria però con l’incarico di scortare in Persia una principessa. A Venezia arrivarono tre anni più tardi. Fatto, prigioniero dai genovesi nella battaglia di Curzola (1298) nel corso della prigionia raccolse le memorie dei suoi viaggi dettandole a Rustichello da Pisa, suo compagno di prigionia. Il racconto divenne famoso col titolo di Milione. La via segue il tracciato dell’antica strada per Campagnola; a metà circa, in località Galvagnina, parte la vecchia diramazione per Reggiolo che si snoda lungo l’argine della Linarola (oggi via Vespucci). A proposito di Galvagnina il nome potrebbe derivare dal latino “galvius” che indica una proprietà fondiaria o prediale (praedium=podere) o dal personale italianizzato “Galvagno” allusivo a colui che usufruisce del fondo; nel ‘500 a Novellara c’era una famiglia Galvagni. Ponte Forca (strada) Località S.Maria, laterale di Strada provinciale E’ la via che dall’abitato di S.Maria porta a Villa Seta e prende il nome dal ponte sul canale Tassone. Questa curiosa denominazione può avere due origini, la prima dal latino medievale furca, biforcazione o incrocio della strada, il che è quanto si verifica proprio in prossimità del ponte; la seconda, più suggestiva anche se più macabra, da capestro. La tradizione vuole che nei pressi del ponte fosse stato eretto un patibolo per impiccarvi un malfattore e che poi il corpo vi fosse lasciato esposto a lungo “per monito delle genti”. Sicuramente il ponte si trova a un’intersezione dell’antica centuriazione. L'antico ponte della "forca" in muratura, nel 1929. Si osservi il posto di guardia all'estremità sinistra . 111
  • 113. Popolo ( via del ) Laterale di via De Amicis gia contrada della zecca Il “popolo” è uno dei tre elementi essenziali che costituiscono lo Stato, gli altri elementi essendo il “territorio” e la “sovranità”. Negli ordinamenti moderni il popolo è formato dai cittadini, cioè da soggetti che si trovano in una particolare situazione giuridica, dalla quale scaturiscono diritti e doveri e una speciale protezione da parte dello Stato, denominata “cittadinanza”. La Costituzione della Repubblica Italiana proclama nel suo primo articolo che “L’Italia è una Repubblica democratica “ e successivamente che “ La sovranità appartiene al popolo che la eserci- ta nelle forme e nei limiti della Costituzione”. Casa dell'antica zecca dei Gonzaga.. Abitazione del custode del cimitero degli ebrei. In precedenza era la contrada della Zecca perché nella casa d’angolo con via De Amicis aveva sede la zecca. I Gonzaga eb- bero il privilegio imperiale di battere moneta fin dal 1533, ma in effetti cominciarono ad avvalersene solo trent’anni dopo quan- do Camillo I fece coniare le prime monete affidando l’opera a Giovan Antonio Signoretti e in seguito a Pastorino de’ Pastorini da Siena; i disegni per i soggetti furono eseguiti da Lelio Orsi come quelli per le medaglie per il matrimonio di Camillo I con Barbara Borromeo. Una produzione notevole si ebbe nel Sei- cento specialmente al tempo di Alfonso II quando fu anche sco- perta la falsificazione di monete di altri stati da parte dello zec- chiere e forse con la connivenza del conte stesso. Camillo III non fece coniare monete proprie. Sul lato est della via c’era i cimitero degli ebrei, un appezza- mento di terreno con una piccola casa per il custode che la co- munità israelitica di Novellara aveva avuto già dalla fine del Quat- trocento in dono dai Gonzaga per seppellire i propri defunti. Verso la fine degli anni Ottanta di questo secolo è stato sconsacrato e i resti degli inumati trasportati nell’ apposita area del cimitero di Novellara. Il locale museo custodisce un bel gruppo di lapidi con scritte in ebraico del XIX secolo. Camino all'interno della zecca. È tagliato a metà da un muro eretto nell'800 per dividere la stanza. Portone (via) Località S. Giovanni, laterale di strada Provinciale Sembra derivi dal grande portone che si trovava nella prima casa a sinistra della strada, almeno così affermano gli anziani del posto. Prampolini Camillo (piazzale) Piazzale Stazione feroviaria Politico (1859-1930). Nato a Reggio E., compì studi di giurisprudenza a Roma poi a Bologna. Tornato a Reggio iniziò un’attività di propaganda politica e organizzazione sindacale. Nel 1886 fondò il settimanale La Giustizia. 112
  • 114. Fu uno dei fondatori, nel 1892, a Genova, del Partito socialista italiano e nel 1922, con Turati e Matteotti del Partito socialista unitario. Fu eletto più volte deputato in parlamento. La propaganda di Prampolini si rivolgeva prevalentemente a conqui- stare le masse contadine e bracciantili a cui si indiriz- zava anche con richiami alla dottrina cristiana. La sua Predica di Natale, uscita su “La Giustizia” del 1897, gli procurò la scomunica del vescovo di Reggio, ma an- che la stima di altri cattolici impegnati sul piano sociale. Stazione ferroviaria negli anni Venti. La linea Reggio - Novellara - Guastalla venne inaugura- ta nel 1885 . Si occupò di legislazione sociale e di provvedimenti in favore della cooperazione. Il 2 ottobre 1892 tenne una conferenza nel teatro comu- nale di Novellara: “...parlò moderatamente. Il concorso di persone fu discreto ed ebbe alcuni battimani ed evvi- va”. La stazione fu inaugurata assieme alla linea ferrovia- ria Reggio Novellara Guastalla, nel 1885. Ha costitui- to un notevole passo in avanti nelle comunicazioni e nella modernizzazione del paese. Prima gli spostamenti avvenivano solo a piedi o a dorso d’animale; rari erano coloro che potevano permettersi un calesse. Anche le merci venivano trasportate o per via d’acqua o, strade permettendo, con i carri trainati dai buoi, con i carretti a mano e coi birocci guidati dai carrettieri. Le “corriere a cavalli” non passavano per Novellara; per i viaggi c’era da andare a Reggio, a Carpi o a Guastalla. Una vettura a motore con funzione di corriera pubblica venne istituita nel 1905 ed effettuava il collegamento tra No- Facchini al lavoro allo scalo merci. vellara e Rolo, o meglio, tra le linee ferroviarie dei due paesi, passando per Campagnola e Fabbrico. Prati della fiera (piazza) Località S.Maria La piazza è sorta su parte dell'area dei prati destinati alla fiera di S.Matteo. In parte erano della comunità in parte di privati che avevano l’obbligo di concederli liberamente in uso nei giorni della fiera. Godevano del privilegio di essere irrigati dal canale dei molini anche in piena estate quando l’acqua scarseggiava. Fino alla costruzione della piazza alcune famiglie andavano a falciarvi l’erba. Sulla piazza sono stati aperti nei primi anni Ottanta nuovi esercizi commerciali e sono stati trasferiti vari negozi ed attività prima sparsi nella frazione. Vi è stato spostato anche l’Ufficio postale aperto come Agenzia postale nel 1928 e trasformato in ricevitoria di 2 classe nel 1943. 1 Maggio (via) Laterale di via Indipendenza E’ il giorno della festa dei lavoratori, che istituita nel 1886 per rievocare l’eccidio dei martiri di Chicago nel primo sciopero operaio, fu proclamata festa internazionale del lavoro dal congresso di Parigi del 1889. Nel Medioevo era la festa dell’esercito e segnava la data della promulgazione delle leggi e delle decisioni militari, ma anche, nell’universo culturale contadino, l’inizio dei riti primaverili dell’amore e della lotta. 113
  • 115. Provinciale (strada) Ufficialmente Strada Provinciale N 3. E’ divisa in due tronconi: Strada Provinciale nord e Strada Provinciale sud. Il tratto “sud” va dal ponte del Cartoccio a strada S. Maria nell’omonima frazione, mentre il tratto “nord” va dal Cartoccio al ponte sulla Fossamana in direzione Campagnola. E’ la strada che provenendo da Reggio costeggia il paese a est e nord e prosegue per Campa- gnola e Carpi con diramazioni per Guastalla (via D’Aze- glio) e Reggiolo (via Colombo). Ricalca il percorso del- l’antica Via Nova che i reggiani costruirono nel 1224 per collegare agevolmente la città con Reggiolo, in al- ternativa alla strada Vecchia che passava per Pratofon- Strada Provinciale a S.Maria. tana, Bagnolo, S.Tomaso, S.Maria, S.Giovanni e il Bor- gazzo di Novellara. Ancora nel 1775 la strada correva per lungo tratto sull’argine destro del canale dei mulini; in quel tempo fu in gran parte trasportata su quello sinistro e ghiaiata. All'incrocio con via d'Azeglio, sul lato a mattina, il retro della costruzione del Mulino di sopra, fino ad non molti anni fa facilmente identificabile per la grande macina di granito appoggiata al muro esterno; sul Particolare di una mappa della fine del XVII secolo. Vi si può seguire l'antico percorso della provinciale. lato a sera villa Benati costruita sull'area della trecentesca chiesa di S.Stefano; poco discosta fu aperta, subito dopo la Prima guerra, la fabbrica di conserva di pomodori in scatola, forse il primo tentativo di industrializzazione del paese. Più avanti , all'incrocio di via Leningrado, villa Alessi che fu l'abitazione di Luigi Mazzerini, speziale in Novellara tra '700 e '800. All’incrocio con via Colombo c’è il santuario della Benedetta Vergine della Fossetta. La facciata è formata da un porticato a tre archi con sovrastante or- dine a paraste doriche e frontone triangolare. Le sculture in terracotta, raffiguranti la Madon- na con Bambino, San Luigi Gonzaga e San Ber- nardino da Siena, vi sono state collocate nel 1937. Il campanile dell’architetto Sormani, è stato innalzato nel 1670. Fondato nel 1654, vi si venera l’immagine della Madonna, dipinta dall’Orsi tra il 1554 e il 1564, trasportata qui Veduta posteriore del Mulino di Sopra. 114 da una cappelletta che si trovava cento metri
  • 116. Chiesa della Fossetta negli anni Venti. Nel 1937 vengono collocate le statue di terracotta nelle nicchie della facciata. più avanti in direzione Campagnola. Al posto della cappelletta fu eretto un pilastrino, tutt’ora esistente, con una piccola lapide in marmo in cui si legge: Quindi dove l’immagine SS. dip(inta) sul m.(?) della Bruera, Mar(ia) Mad(re) di Dio la cominciò ad essere per miracoli insigne dalla gran pietà del Principe P(ad)rone l’Ec(ccellentissimo) S(ignor) conte Alfonso Gonzaga e del popolo fedele di Novellara si traslatò in più nobil capella. XIX agosto MDCLVII. Ai più è ignoto che una lapide in terracotta con una scritta similare si trova sul lato posteriore del pilastrino. Questa è l’originale del ‘600, mentre l’altra è stata collocata nell’800. Oggetto di profonda devozione si rese necessaria la costruzione della chiesa per il grande concorso di fedeli da paesi vicini e lontani. E’ detta Madonna delle Grazie poichè “...moltiplicò le sue grazie a moltissime persone di ogni età, sesso e condizione sottraendole a pericoli, malattie e morte”. Il primo mi- racolo riconosciuto dalla Chiesa ufficialmente è del 22 maggio 1802; tra questa data e il 1842 il Davoli elenca una ottantina di grazie ricevute, ma innumerevoli altre, grandi e piccole, erano attestate fino a non molti anni or sono dagli ex voto appesi alle pareti della chiesa. Una pregevole raccolta di tavolette dipinte documenta alcuni di questi avvenimenti miracolosi dal ‘700 fino all’inizio del ‘900. Oltre all’affresco della Ver- gine custodisce dipinti ad olio del XVII sec. e statue in scagliola del XVIII. Vi sono seppelliti il can. Vin- cenzo Davoli, storiografo di Novellara e don Secondo Del Bue fondatore della Casa per fanciulli bisogno- si trasformata poi nel 1973 in Casa della carità . Il pilastrino che indica la primitiva Sul lato posteriore del pilastrino l'antica targa di terra- collocazione della Madonna della cotta ricorda l'anno di traslazione del dipinto della Ma- Fossetta. donna miracolosa, il 1667. Puccini Giacomo (via) Laterale di via Mascagni Compositore (1858-1924). Di Lucca. Membro di una famiglia di musicisti studiò al Conservatorio di Milano. La sua prima opera, Le Villi, del 1884, gli valse l’attenzione dell’editore Ricordi. Il successo in Italia e all’estero venne nel 1893 con Manon Lescaut, cui seguirono Bohème, Tosca, Madama Butterfly, Fanciulla del West, Trittico ( formato da Il Tabarro, Suor Angelica, Gianni Schicchi) e l’incompiuta Turandot. E’ considerato il musicista di maggior rilievo affermatosi sulle scene liriche internazionali dopo Verdi. 115
  • 117. Quasimodo Salvatore (via) Laterale di strada Provinciale Poeta (1901-1968). Di Modica (RG). Iscritto al Politecnico di Roma fu costretto a interrompere gli studi; lavorò quindi come funzionario del Genio Civile, poi come redattore del settimanale Tempo. Nel 1941 ottenne la cattedra di letteratura italiana al Conservatorio di Milano. Nel 1959 gli fu conferito il premio Nobel per la letteratura. Nella sua prima raccolta di poesie, Acque e terre, del 1930, raggiunge un felice equilibrio tra realismo ed ermetismo; più letterario lo stile delle raccolte successive tra cui Oboe sommerso ed Erato ed Apollion, mentre nelle Poesie (1938) affiora la nostalgia della Sicilia. La commozione per gli eventi drammatici della guerra è evidente in Giorno dopo giorno. Tra le traduzioni di Quasimodo si ricordano quelle dei Lirici greci. di Omero, di Catullo, dell’Antologia Palatina, di Shakespeare, di Neruda. 4 Novembre (via) Laterale di via Orsi Data della fine della Prima guerra mondiale per l’Italia. L’ultima offensiva italiana della guerra era iniziata sul Grappa il 24 ottobre 1918; avveniva contro l’esercito austro-ungarico che si trovava già in uno stato di grave sfacelo morale. Costrette ad attendere fino al 28 per la piena del Piave, l’VIII e la X armata attraversarono il Via 4 Novembre al momento della sua apertura. La prima casa a destra era l'abitazione dei Gonzaghini, l'unico ramo collaterale della linea dominante che risiedette a Novellara. fiume nel pomeriggio ed avanzarono rapidamente entrando il giorno dopo a Conegliano e a Vittorio Veneto (da cui prese il nome la battaglia), e raggiungendo in un paio di giorni il Tagliamento. I 1 novembre gli italiani entrarono a Rovereto, il 3 a Trento mentre il cacciatorpediniere Audace contemporaneamente attraccava nel porto di Trieste. La vittoria fu completa; l’ultimo bollettino di guerra annunciava la cattura di 300.000 prigionieri e di 5.000 cannoni. Sempre il 3 novembre, alle ore 18, era firmato a villa Giusti presso Padova, sede del comando italiano, l’armistizio, che doveva entrare in vigore il giorno dopo alle 15. Così l’Italia ebbe la vittoria in anticipo sulla resa germanica. Unica fra le potenze belligeranti si era liberata dalla minaccia costituita dall’Impero austro- ungarico. Reatino (strada) Prosecuzione di via Leningrado Trae il nome dalla famiglia dei Reatini. Nel 1141 Al- bricone dei Reatini, di probabile origine longobarda, era vassallo di Palmerio signore del Castellazzo di Cam- pagnola e aveva dominio su una vasta area a nord di Novellara che comprendeva anche una porzione del campagnolese. In direzione nord, poco dopo l’incro- cio con Strada Valle è degna di nota una corte del Sei- cento. Quasi al suo termine verso la provinciale per Reggiolo un gruppetto di edifici prende il nome di Ber- nolda. Negli anni dopo la grande guerra per venire in- contro alle esigenze religiose degli abitanti della zona, che erano oltre 1300, compresi quelli delle campagne limitrofe di Fabbrico, Campagnola e Reggiolo, fu co- Corte seicentesca in strada Reatino. struita negli anni 1928-30 la chiesa di S.Giuseppe, eretta 116 poi in parrocchia nel 1951. Nello stesso periodo furo-
  • 118. no costruite le scuole, mentre nel 1957 vennero aperti il forno e il “botteghino” e inaugurato l’asilo infantile. Centro di aggregazione era anche il caseificio che nella struttura attuale risale agli anni Trenta, ma che esisteva da molto tempo prima. La luce elettrica arri- vò nel 1955. Qui c’è la casa dei Davoli che sono citati come prover- bio per la numerosità della famiglia. Nei locali dell’ex asilo infantile, a lato della chiesa, ha avuto la sua pri- ma sede Tele Novellara divenuta poi CT9; era, nel 1974, la quarta emit- tente televisiva privata attivata in Italia. Chiesa, casa e scuola della Bernolda. Reatino (viazza) Laterale di strada Reatino e strada Valle In origine era solamente un viottolo, un “scurtoun”, che serviva a raggiungere più agevolmente il Molino di sotto da strada Reatino. Repubblica (via) Laterale di via don Pasquino Borghi Si definisce Repubblica una forma di governo che ha una lunga tradizione storica e che si è andata specialmente diffondendo dopo la Rivoluzione francese. Generalmente si presenta come una forma di governo nella quale il capo dello Stato viene designato volta per volta e non riceve la sua investitura per successione ereditaria. Nella concezione contemporanea dello Stato la Repubblica tende a presentarsi come una forma di governo nella quale la fonte della sovranità risiede nel popolo. Nel nostro paese un referendum sancì, il 2 giugno 1946, il passaggio del governo dalla forma monarchica a quella repubblicana. Resistenza (piazzale) All’estremità nord-est di via Ca- vour Area ex chiesa e convento dei Cap- puccini Il Dizionario recita: Resistenza: vasto movimento di opposizione politica e militare al fascismo e al nazismo e, più in generale ad ogni regime dittatoriale e di occupazio- ne straniera. Dopo l’8 settembre 1943, in seno al Comitato di Libe- razione Nazionale confluirono tut- te le correnti dell’antifascismo ita- liano, dai comunisti ai democristia- ni ai socialisti ai liberali agli azio- nisti. Tra le azioni di maggior ri- lievo politico e strategico vanno ri- Area su cui sorgerà piazzale Resistenza dopo la demolizione del complesso dei Cap- cordate le “quattro giornate di Na- puccini nel 1965. Al centro, sullo sfondo, si vede l'edificio della Pineta più noto in tempi poli” e l’organizzazione delle “re- recenti come Ritz. pubbliche partigiane” di Alba, 117
  • 119. Montefiorino e della Val d’Ossola. Nell’ambito cittadino per azioni di rapidi colpi di mano, sabotaggi ed attentati vennero organizzati i GAP (Gruppi d’ Azione Patriottica) e le SAP (Squadre d’Azione Partigiana). Contro la crescente presenza partigiana la reazione nazifascista fu spietata con episodi di autentica efferatezza. Il piazzale occupa l’area un tempo tenuta dal convento e dalla chiesa dei Cappuccini. Il complesso fu fondato nel 1603 da Donna Vittoria di Capua per eseguire la volontà testamentaria del marito Alfonso I Gonzaga. Nel tempo il numero dei frati oscillò tra 20 e 30. Nel 1619 vi si tenne il Capitolo Generale. Nel 1690 fu ampliato. Scampato alla soppressione estense del 1768 non sfuggì invece a quella napoleonica del 1798; i frati espulsi, i mobili venduti, il fabbricato acquistato dai fratelli Giovanni e Giuseppe Taschini. Riaperto e richiuso nel corso delle alterne vicende del periodo napoleonico, i frati tornarono nel 1819 con la restaurazione del Ducato di Mode- na; don Sebastiano Bolognesi, più noto come padre Carlo dal Finale, fu confermato custode e bibliotecario. Per una controversia tra il dott. Taschini, proprietario, e i padri, affittuari, il convento e la chiesa furono chiusi nel 1866. Adibito per lungo tempo ad asilo infantile e a cucina economica, ridotto a magazzino e abitazioni venne demolito nel 1963 per realizzare gli attuali condomini e giardini. Per ricordare la fondazione del convento fu istituita la fiera di S.Anna, che cade nella terza domenica di luglio. L’orto dei Cappuccini, sicuramente dopo la prima guerra mondiale, venne adattato ed attrezzato a campo sportivo con la tribuna addossata al muro a mattina del convento. Vi si sono disputate memorabili partite di calcio della “Novellara sportiva” fino alle soglie degli anni sessanta. Serviva anche alle infinite piccole partite che i gruppi di giovani improvvisavano dopo il lavoro allestendo anche tre o quattro porte per dare modo a tutti di giocare. Venne anche adibito ad altre manifestazioni: dai primi incontri di pallacanestro, nel 1938, nel campetto a destra dell’in- gresso, alle esibizioni ginniche del Ventennio, dalle gare di tiro al piccione alle evoluzioni dei modelli aerei e alle esibizioni dei circhi equestri. Una parte del piazzale è oggi occupata dai giardini al centro dei quali è collocato il monumento al partigiano. Riviera (strada) Località S.Bernardino strada privata E’ la strada che percorre per tutta la sua lunghezza la Tenuta Riviera. Il nome deriva dal marchese Giangiacomo Riva che, nel 1671, acquistò il fondo dai Gonzaga; questi fin dall’epoca delle prime bonificazioni dei Terreni Novi vi avevano una cascina che utilizzavano per la caccia e in cui sostavano nei loro viaggi verso Guastalla. Dopo la bonificazione Bentivoglio iniziò l’organizzazione territoriale di questa area; tuttavia ancora nel 1920 più della metà della superficie era costituta da bacini di immersione che venivano drenati da quattro idrovore mentre un sesto era quasi sempre sommerso. La coltura del riso vi veniva praticata fin dai primi anni del ‘500. Nel 1862 vi fu messa in funzione la prima macchina a vapore per trebbiare. Dall’inizio del Novecento ne era proprietraio il conte Wenceslao Spalletti che possedeva sia la parte a monte che quella a valle della ferrovia. Negli anni tra 1931 e 1933, in seguito a cambiamento di proprietà la tenuta venne Tenuta Riviera da una carta del Seicento; deriva il suo nome dal proprietario marchese Giangiacomo Riva. Si osservino anche le zone boschive. 118
  • 120. divisa in due grandi lotti: Tenuta di San Bernar- dino e Tenuta Riviera. Nel 1920 con l’avvento della bonifica idraulica da parte del Consorzio di bonifica in destra di Parmigiana Moglia fu prosciugata la quasi totalità dei terreni; seguiro- no poi i lavori per le sistemazioni agrarie, le irri- gazioni, il livellamento, la viabilità, la costru- zione, ampliamento, rimodernamento di fabbri- cati. Negli anni Cinquanta era amministratore della Riviera il cav. Giorgio Cortesi. In seguito è passata più volte di proprietà, Notari, Bergomi, fino all’attuale, Pignagnoli. L’azienda è compo- sta dal corpo padronale, con palazzina e oratorio dedicato a S. Luigi Gonzaga, e 14 complessi ru- Casa padronale e adiacenze della Riviera al tempo dei conti Spalletti. rali, costruiti tra XVII e XIX secolo. Oggi vi è stata realizzata un’azienda di agriturismo che oltre alle colture tradizionali ha dato spazio a terreni incolti, ha conservato il boschetto alle spalle della dimora padronale ha creato laghetti per la pesca sportiva, vi permette l’equitazione e le falconeria. Roma (viale) Viale della stazione, già Stradone dei Gesuiti Roma città, capitale d’Italia. Luogo abitato fin dall’Età del ferro; par- tendo dalla data convenzionale del 753 a.C. i romani iniziarono la con- quista delle regioni vicine poi dell’Italia e di tutti i paesi che si affaccia- vano sul bacino del Mediterraneo spingendosi poi fino all’Inghilterra, al Mar Nero e al Golfo Persico. La storia di Roma e del suo impero è costellata di innumerevoli vicende e personaggi per i quali si rimanda ai testi e alla letteratura specifici. Si fissa la data del 476 d.C. come fine dell’Impero romano d’Occidente. A Roma c'é la Santa Sede capitale mondiale della cristianità. L’attribuzione del nome alla via, che compare peraltro in moltis- simi altri comuni, è legato al coronamento degli ideali risorgimentali di unità nazionale di avere Roma come capitale dell’Italia unificata. L’edificio di grandi dimensioni sul lato nord, detto semplicemente “il convento”, era il convento dei Gesuiti fatto erigere da Camillo I Gonza- ga nel 1570. Da qui il nome antico. Non era però semplicemente un La villetta detta "del francese" fatta costru- monastero, infatti vi si teneva il collegio e vi funzionava una rinomata ire da un novellarese che aveva fatto fortu- na in Francia. spezieria. La presenza dei padri dette a Novellara grande prestigio e fama. Qui furono ospitati S. Carlo Borromeo, S.Filippo Neri, S.Luigi Gonzaga e da qui uscirono padre Gigli, Daniello Bartoli e altri grandi pensatori e religiosi del XVI e XVII secolo. Quando l’Inquisizione, il tribunale del Sant’Uffizio, e l’indice dei libri proibiti oltre che perseguitare il protestantesimo condizio- narono fortemente gli stu- di scientifici e filosofici e impoveriono la cultura e lo spirito di ricerca, l’ope- ra dei Gesuiti si esercitò nelle scuole e nelle Uni- versità, nei collegi, dal pulpito, nella confessione, nonostante l’opposizione non infrequente del clero secolare e degli altri ordi- ni religiosi. Mentre da un lato l’intolleranza religio- sa faceva divampare i ro- ghi degli eretici e impie- gava i più crudeli metodi Veduta su viale Roma degli anni Venti. Sulla facciata del convento non sono ancora state aperte le serie di finestre visibili oggi; la scritta sul muro dice "Alfredo Bellentani venditore di uve e vini". di repressione, dall’altro si Sullo sfondo a destra il porticato della corte dei Pizzetti. 119
  • 121. Panoramica su viale Roma dalla torre di S.Stefano nei primi anni Cinquanta. diffondeva un rinnovato zelo di carità e di assistenza sociale, specie ad opera di San Filippo Neri e dei Fratelli della Carità. All’angolo tra via Roma e via A.Costa c’era l’Osteria grande, più nota come Osteria del Moro; il nome le deriva- va dall’insegna, una scultura in legno a tutto tondo, che raffigura un moretto. Locanda e posta dei cavalli, offriva vitto e alloggio ai forestieri di passaggio e agli ospiti dei Gonzaga che non fossero di rango sufficientemente elevato da essere ospitati in rocca. Qui c’era il cambio dei cavalli per le carrozze e i corrieri e, in epoca relativa- mente più recente, vi funzionava l’ufficio postale. L’oste aveva l’appalto del sale dai Gonzaga e col provento della sua vendita e i profitti della gestione della locanda effettuava, per conto dei padroni, acquisti e pagamenti. Uova, cuoio, legname, chiodi, filati, colla e colori compaiono nei registri detti “vacchette” dell’osteria così come il salario di alcuni dipendenti e il compenso dei lavori eseguiti occasionalmente da questa o quella persona. Ancora all’inizio del secolo vi si noleggiavano cavalli ad opera di “Spagiarina”. Sull’altro lato della strada, dove negli anni Sessanta venne aperto l’ingresso degli impiegati delle officine Slanzi, c’era il portone dello stallo dell’oste- ria. La parte alta dell’edificio, con una caratteristica forma a torretta, dalla fine del ‘500 al 1774, e forse anche dopo, era adibito a colombaia. Una breve nota di folklore: qui davanti per molti anni parcheggiò il suo bar ambu- lante la “Carùla”. Romagnoli Ettore (via) Località S.Maria, laterale di strada Provinciale Grecista (1871-1938). Nato a Roma. Professore di lingua e letteratura greca nelle Università di Catania, Padova, Pavia, Milano e Roma, fu accademico d’Italia. Ideò e diresse le rappresentazioni classiche nei teatri greci di Siracusa, Pompei, ecc. Pubblicò importanti opere sulla letteratura, la civiltà e la musica greca. La sua maggior fama è legata alle traduzioni dei poeti greci, in special modo di Aristofane, e dell’Iliade e dell’Odissea eseguite con perfetta aderenza al testo. Rosselli fratelli (via) Laterale strada Provinciale Carlo (1899-1937) e Nello. Colui che più partecipò alla vita politica fu Carlo. Nato a Roma. Unitamente al fratello prese parte al movimento interventista. Partecipò alla prima guerra mondiale come ufficiale degli alpini. Entrò in politica nel ’24 dopo l’assassinio di Matteotti, fu uno dei redattori col fratello Nello del foglio clandestino anti regime Non mollare. Trasferitosi a Milano si dedicò all’insegnamento universitario. Con la promulgazione delle leggi eccezionali fasciste del 1926 organizzò con Ferruccio Parri e Sandro Pertini l’espatrio di Turati in Francia. Al suo ritorno venne arrestato, processato, incarcerato, poi condannato al confino a Lipari. Riuscì a fuggire e a riparare in Francia dove scrisse e pubblicò Socialismo liberale. Nello, dedito agli studi storici, non partecipò alle azioni di Carlo. Ci ha lasciato uno studio sul socialismo risorgimentale, Carlo Pisacane nel Risorgimento italiano (1932) e il saggio Alle fonti del giornalismo operaio italiano. Fu assassinato assieme al fratello, presso cui si 120 trovava in visita a Parigi, da sicari francesi assoldati da agenti del governo fascista nel giugno 1937.
  • 122. Rossini Gioacchino (via) Laterale di via Pergolesi Compositore (1792-1868). Pesarese. Figlio d’arte (padre suonatore di corno e madre cantante) a 12 anni aveva composto le sei Sonate a 4 e due anni dopo la prima opera Demetrio e Polibio. Entrò nel liceo Musicale di Bologna dove completò gli studi. Avviatosi alla carriera di operista fece rappresentare a Venezia La cambiale di matrimonio cui seguirono altre opere buffe tra cui La pietra di paragone e l’Italiana in Algeri e il primo lavoro serio, Tancredi. Nel 1815 si trasferì a Napoli dove sposò la celebre soprano Isabella Colbran. Nella città parteno- pea videro la luce Il Barbiere di Siviglia e Cenerentola. Compose ancora Semiramide poi si trasferì a Parigi dove nacquero l’Assedio di Corinto e Mosè e dove pose fine alla carriera operistica con il Guglielmo Tell (1829). Tornò in Italia dove visse a Bologna e Firenze poi di nuovo a Parigi dopo essersi ristabilito da una malattia e da una grave depressione. Da Rossini vengono vivificate con nuova tensione e travolgente vitalità ritmica le strutture tradizio- nali dell’opera buffa e, nelle altre opere, le intuizioni drammatiche fuse con una ricca ornamentazione vocale. Ruffilli Roberto (via) Laterale di via Berlinguer Politico (1937-1988). Di Forlì. Senatore democristiano, professore universitario, stretto collaboratore di De Mita presidente del Consiglio, responsabile per la DC dei problemi dello stato. Stava preparando proposte di riforma costituzionale che fossero gradite anche alle sinistre quando venne ucciso dai brigatisti rossi a Forlì. I suoi scritti sono raccolti in Istituzioni Società Stato. San Bernardino (via) Laterale di via D’Azeglio Bernardino da Siena. Frate minore, predicatore (1380-1444). Nato a Massa Marittima. Di famiglia nobile, dopo aver compiuto gli studi, nel 1402 entrò nell’Ordine francescano lasciando tutti i suoi beni ai poveri e ad istituti religiosi. Iniziò a predicare nei villaggi vicini a Siena passando poi in Piemonte e Lombardia e in tutta Italia diventando molto popolare. Fu consigliere di papa Eugenio IV e dell’imperatore Sigismondo. Delle cariche che gli vennero accettò solo quella di vicario del suo Ordine. Subì due processi per eresia, provocatigli da nemici Chiesa di S. Bernardino e case vicine viste da viazza S. Bernardino. invidiosi, entrambi terminati con la piena assoluzione. Fu a Novellara più volte dal 1418 in poi. La tradizione locale vuole che l’ultima volta che il santo dette la benedizione prima di lasciare il paese, piantasse il suo bastone sulla riva della fossa a mezzogiorno della rocca, “il qual bastone con stupore di tutti si convertì in una pianta di rose bianche che si conservò fresca e verdeggiante per lunga serie di anni a beneficio di non pochi infermi”. I Gonzaga ne ebbero sempre cura e dopo la loro estinzione la pianta fu trapiantata nell’orto delle monache di S.Teresa che l’accudirono e provvidero a distribuire ai malati la polvere prodigiosa delle rose essicate fino alla soppressione del loro convento, nel 1810. In seguito andò perduta. Alla bonificazione dei Terreni Novi, l’odierna frazione di S.Bernardino, la prima intrapresa dai Gonzaga dalla 121
  • 123. metà del Quattrocento, seguì il popola- mento con la costruzione di case coloni- che, di cui le più note sono le Stanze. Un primo edificio sacro dedicato al santo di Siena sorse in località Forcello, un bivio o un incrocio di strade. La chiesa voluta da Alessandro I nel 1530 fu realizzata solo dopo cinquant’anni. Gli storici non concordano sul luogo esatto di erezione della prima chiesa, di fatto, nel 1644, i conti Camillo II e Alfonso II, essendo l’edificio assai malandato e pericolante, decisero di erigere “di novo” un’altra chiesa fissandone il luogo- scrive il Da- voli- “alla distanza di circa 300 perti- che a ponente della prima”. Un pilastri- no, posto di rimpetto alla chiesa attuale La vecchia Cooperativa a S. Bernardino. sulla prima curva di viazza S.Bernardino, starebbe ad indicare la direzione in cui era la primitiva costruzione, ma a una distanza di circa 600-800 metri. Maria Teresa Cybo, figlia di Ricciarda Gonzaga, duchessa di Modena fece restaurare e modificare l’edificio e ricostruire i campanile nel 1758 portandola alla forma visibile oggi. Nelle tre nicchie sulla facciata,rimaste vuote per oltre duecento anni, sono state collocate in questo secolo le statue di S.Bernardino, S.Rocco e S.Sebastiano. Gli affreschi che si trovano all’interno, degli anni 1939-40, sono opera di Anselmo Govi. La frazione, che purtroppo si era fortemente spopolata negli ultimi vent’anni, sta dando in tempi recenti qualche segno di ripresa. A fianco della canonica è stata inaugurata una casa d’accoglienza, l’edificio della vecchia coope- rativa di consumo è in via di ristutturazione mentre quello dove ci fu la nuova cooperativa ospita la Sala civica in cui sono stati tenuti di recente corsi di scultura e restauro mobili. Ricostruzione grafica dell'antica chiesa di S.Bernardino in sasso e late- Ciottolo proveniente dalla chiesa antica murato sul rizi in località Forcello. fianco della chiesa attuale e lapide commemorativa posta nel 1939 dal parroco. San Bernardino (viazza) Laterale di via S.Bernardino Collega S.Bernardino con strada Boschi. Si veda quanto scritto poco sopra per via San Bernardino. San Giovanni (strada) Località San Giovanni E’ la prosecuzione di strada Arginone, prende il nome al bivio poco prima di via Pelgreffi e lo mantiene fino all’incrocio con viottolo del Medico. Lungo il suo percorso si dipartono a ponente viazza S.Giovanni (che rag- 122 giunge viazza S.Maria) e, a levante, viottolo Due strade e stradello Bassoli (come prosecuzione di strada S.Maria).
  • 124. Su questa strada si affaccia la cascina detta “La Corte”, una costruzione del XV sec. di proprietà dei Gonzaga di Novellara che per complicate vicende ereditarie era passata al ramo dei Gonzaga di Vescovato; ancora nel 1910, quando fu ceduta, assieme al molino e ad altri terreni, ai Capiluppi era del principe Emanuele Gonza- ga di Vescovato. Fino all’inizio di questo secolo era circondata da un fossato e da una muraglia su cui si apriva un portale, ancora visibile pur se murato. La "Corte", costruzione gonzaghesca del Quattrocento. San Giovanni (viazza) Località San Giovanni, laterale di via S.Giovanni Congiunge via S.Giovanni con viazza S. Maria. Fa parte con via San Michele, viazza S.Maria, via Due strade del reticolo di sentieri che attraversavano il Gurgum, la Fossa, quando era in secca e permetteva ai villici di andare a far legna, a raccoglier giuchi e altre erbe palustri, a pescare nelle pozze residue, a cacciare uccelli. San Michele (strada) Località S.Maria, laterale di strada S.Maria Fa parte del reticolo di viottoli e tratturi che permettevano agli abitanti di sfruttare durante i periodi di siccità le risorse naturali del Gurgum, la Fossa. San Michele (viazza) Località Villa Boschi Collega strada dei Boschi e via D’Azeglio; sul suo asse s’innesta strada Sbarra. Inizia nei Boschi dove c’erano la Bottega e il “Barber shop”. San Sabba (via) Località S.Maria, laterale di via M.L.King Dopo l’ 8 settembre 1943 i nazisti posero sotto la propria giurisdizione diretta il Friuli e la Venezia Giulia prepa- randone l’annessione al Reich come Adriatisches Kustenland. Tra settembre e novembre arrivarono a Trieste ufficiali e uomini che avevano “gestito” i lager di sterminio in Polonia con lo scopo di eliminare intere categorie di uomini, “...la principale era rappresentata dagli ebrei, ai quali facevano seguito gli tzigani, i malati di mente, le razze inferiori asiatiche, funzionari comunisti ed elementi asociali”. Fu allestito un campo nel complesso di edi- fici della ex risiera di San Sabba prima con la funzione di campo di prigionia per militari, col nome di Stalag 339, poi di Polizeihaftlager, campo di detenzione di polizia, destinato sia allo smistamento dei deportati in Germania e Polonia che al deposito dei beni razziati e alla detenzione, nonchè successivamente alla eliminazione di partigia- ni, detenuti politici ed ebrei. Qui transitarono diverse migliaia di persone e oltre trecento furono uccise in pochi mesi. E’ monumento nazionale. Santa Maria (via) Località S.Maria, laterale di strada Provinciale E’ la prosecuzione verso est di strada Ponte Forca. Lun- go questa via sorge la chiesa. Le notizie storiche sul- l’edificio e sulle sue vicende sono scarse e frammenta- rie. Abbiamo un elenco di arcipreti a partire dal 1302 e sappiamo che i Gonzaga fin dalla metà del Quattrocen- to avevano giurisdizione diretta sulla parrocchia. Esi- steva sicuramente nel XIII sec. e l’intitolazione a Ma- ria ne fa spostare l’erezione a vari secoli prima; dipen- deva come le altre limitrofe da un monastero, quello di L'osteria di Agosti a S. Maria negli anni Trenta. 123
  • 125. Brescello. I primi lavori documentati sono del periodo 1857-1865, la chiesa venne allungata sia nella parte ab- sidale che in quella anteriore e venne innalzato il cam- panile. E’ stata gravemente danneggiata dal terremoto del 1996. Vi sono custoditi alcuni dipinti tra cui un San Matteo della scuola dell’Orsi. Pregevole anche un fon- te battesimale ottocentesco in stucco a imitazione del marmo. Santa Maria (viazza) Località S.Maria, laterale di via S. Maria E’ la prosecuzione di strada Arginone in direzione sud; prende questo nome all’incrocio con via Pelegreffi e arriva fino a via S. Maria. E’ sul tracciato della strada vecchia da Reggio per Novellara, anteriore al 1224. La serie di curve ravvicinate, ad angolo retto, che segui- vano i confini degli appezzamenti di terreno, simile a quella del Borgazzo, ne rivela la grande antichità. La chiesa di S.Maria. La cupoletta del campanile è stata demo- lita dopo il terremoto del '96. Panoramica sull'abitato di S.Maria. Sanzio Raffaello (via) Laterale di via Giotto Pittore e architetto (1483-1520). Di Urbino. Il suo primo maestro fu il padre Giovanni, pittore non disprezzabile. Le tre grazie e il Sogno del Cavaliere realizzati quando aveva diciassette anni sono le prime opere e vi si avverte l’influenza del Perugino di cui Raffaello fu allievo e aiuto. Questo periodo si conclude con lo Sposalizio della Vergine. Trasferitosi a Firenze, i risultati della meditazione sull’opera di Leonardo furono la Madonna del Gran- duca, la Madonna del cardellino, la Bella Giardiniera, Agnolo e Maddalena Doni, La muta. Dopo l’incontro con Michelangelo e Bramante fu chiamato a Roma dove conobbe il trionfo con la decorazione a fresco delle Stanze Vaticane. Alcuni ritratti come il Cardinale, la Madonna di Foligno e il grande affresco della Messa di Bolsena mostrano la sensibilità di Raffaello alle conquiste coloristiche della pittura veneziana e culminano nella Libera- zione di San Pietro. Pur avvalendosi, dopo il 1509, di collaboratori e aiuti per le opere di grandi dimensioni, continuò a creare capolavori quali la Madonna della Seggiola, il ritratto di Baldassar Castiglione, la Trasfigura- 124
  • 126. zione. Dal 1514 sostituì il Bramante nella direzione dei lavori di San Pietro. Uno degli edifici da lui progettati fu palazzo Branconio dell’Aquila a Roma che divenne poi proprietà di Giulio Cesare Gonzaga di Novellara. Nelle collezioni d’arte dei Gonzaga c’erano alcuni disegni tra cui Due amorini che fabbricano frecce e un Sacrificio e i due grandi piatti decorati, ora facenti parte del tesoro della Collegiata di S.Stefano, eseguiti su suoi disegni. Saragat Giuseppe (via) Laterale di via Berlinguer Politico (1898-1988). Nato a Torino. Laureato in economia e commercio, dopo la prima guerra mondiale divenne impiegato di banca e si impegnò nella politica. Militante socialista, esule durante il fascismo, rientrò in Italia nel 1943. Venne catturato a Roma dai nazisti riuscendo ad evadere dal carcere di Regina Coeli con Sandro Pertini. Nel giugno 1946 fu nominato presidente dell’Assemblea Costituente. Nel 1947 si staccò dal PSI fondando il Partito Socialista dei Lavoratori che, nel ‘ 51, divenne PSDI, Partito Socialista Democratico Italiano. Ministro in diversi governi, fu presidente della Repubblica dal 1964 al 1971. Tra i suoi scritti Quarant’anni di lotta per la democra- zia. Sauro Nazario (via) Laterale di via Roma Militare irredentista (1880-1916). Nato a Capodistria. Capitano della marina mercantile austriaca, allo scoppio delle ostilità nel 1914 si recò a Venezia dove svolse un’intensa propaganda interventista. Nel 1915 venne arruola- to nella marina militare italiana e fu protagonista di coraggiose azioni nelle acque nemiche. In missione con un sommergibile per penetrare nel golfo del Quarnaro e colpire le postazioni austriache, a causa dell’incagliamento dell’imbarcazione fu catturato con tutto l’equipaggio. Riconosciuto come cittadino austriaco fu processato per alto tradimento e impiccato. Sbarra (strada) Laterale di strada Provinciale La sbarra era realmente una barriera posta all’ingresso del paese per controllare i mo- vimenti delle persone e imporre il dazio sulle merci. Qui, durente le epidemie di colera della prima metà dell’Ottocento, era allestito uno stanzino dove si effettuavano le fumigazioni a scopo profilattico delle merci potenziali portatrici del morbo. Lun- go questa strada era l'antica conceria. Strada Sbarra all'altezza della antica conceria dove sono state aperte via Toti, via Settembrini e via Dei Martiri. Scarlatti Domenico (via) Laterale di via dello Sport Compositore (1685-1757). Napoletano.Allievo del padre Alessandro studiò a Venezia e visse a Roma dove, nel 1715, divenne maestro di cappella di San Pietro. Nel 1719 si trasferì a Lisbona dove fu al servizio di quella corte. Le opere anteriori al periodo portoghese sono scarsamente significative, mentre le più rilevanti e giustamente più famose sono le 555 Sonate per clavicembalo che rivelano una straordinaria varietà inventiva. Segni Antonio (via) Laterale di via Nenni Giurista e politico (1891-1972). Di Sassari. Dopo la laurea intraprese la carriera universitaria nelle Università di Perugia, Cagliari, Pavia, Sassari e Roma. Della sua attività di docente rimangono numerose pubblicazioni. Entra- to a far parte del Partito popolare di don Sturzo fin dal 1919 si ritirò dalla vita politica dopo l’entrata in vigore delle leggi eccezionali fasciste del 1926. Tra i fondatori della Democrazia Cristiana, fu eletto deputato alla Costi- 125
  • 127. tuente, riconfermato nelle successive legislature, poi ministro in vari governi fino alla elezione a presidente della Repubblica nel 1962. Fu contrario all’ipotesi di apertura a sinistra e come capo dello stato cercò di impedire l’assunzione di responsabilità da parte del PSI. Serravalle (strada) Laterale di via Levata Posta tra via Levata, strada Casino di sopra e via Pennella, sicuramente nel 1415 vi era un possedimento della famiglia Serravalli proveniente da Reggio e c’era ancora nel 1571 come risulta da un atto notarile nell’Archivio di Novellara:” Jacobo filio Bernardonis de Serravallis”. Non è tuttavia impossibile che sia stata la famiglia a trarre il suo nome dal luogo; infatti qui c’era il limitare delle valli che la strada chiudeva; dal latino “sera”, sega che passa al medievale “serra”, chiudi. Fatto comprovato anche dalla vicinanza di via Levata, strada sopraelevata rispetto alle paludi circostanti e di strada Pennella che fa correre la mente ai “pennelli” che ci sono a Po, lingue di terra rilevate artificiali per indirizzare la corrente. Settembrini Luigi (via) Laterale di strada Sbarra Letterato e patriota (1813-1876). Nato a Napoli, assorbì dalla famiglia gli ideali di libertà e l’odio verso la tiran- nide. Frequentò senza laurearsi l’Università di Napoli; in seguito divenne insegnante al liceo di Catanzaro. Fon- datore con un compagno della setta segreta dei Figli della Giovine Italia fece là opera di proselitismo. Incarcerato, processato per sospetto e assolto nel 1839 se ne rimase il più possibile appartato, ma nel ’47 scrisse e diffuse una anonima Protesta del popolo delle Due Sicilie contro il governo borbonico. Dovette fuggire a Malta quando la polizia cominciò a cercarlo, per ritornare poche settimane dopo quando fu concessa la costituzione. Fondò con altri patrioti la Grande società dell’unità italiana; nel 1851 fu arrestato e condannato a morte, pena poi commuta- ta nell’ergastolo e in seguito nell’esilio negli Stati Uniti. Riuscì a tornare nella sua Napoli liberata dai garibaldini nel 1860. Fu eletto deputato l’anno seguente e senatore nel 1873. Pubblicò le sue Lezioni di letteratura italiana quindi si dedicò alla stesura delle Ricordanze della mia vita, uscite postume. Spallanzani Lazzaro (via) Laterale di Via De Gasperi Naturalista (1729-1799). Di Scandiano. Dopo gli studi presso i Gesuiti si indirizzò verso la giurisprudenza poi le scienze. Dopo l’ordinamento sacerdotale insegnò logica e greco, poi matematica e fisica nel collegio di Reggio. Nel 1769 ebbe la cattedra di scienze all’Università di Pavia. Confutò le teorie della generazione spontanea degli esseri viventi sostenute da altri naturalisti con esperienze condotte su microrganismi chiamati infusori. Di queste discussioni restano tracce nel Saggio di osservazioni microscopiche concernenti il sistema di generazione de’ signori di Needham e Buffon. Realizzò importanti scoperte sulla generazione animale e sulla digestione che espo- se in Dissertazioni di fisica animale e vegetabile e in Prodromo di un’opera da imprimersi sopra le riproduzioni animali. Si devono ancora ricordare le ricerche sulla capacità di rigenerazione di alcuni animali, sulla circolazio- ne sanguigna e sulla meccanica circolatoria, Dell’azione del cuore nei vasi sanguigni e Dei fenomeni della circolazione osservata nel giro universale dei vasi, e sulla respirazione. Egli fu uno sperimentalista nel senso più completo del termine e suoi studi sono stati fondamentali per l’avvento della biologia moderna. Sport (via dello) Laterale di strada Provinciale Il termine sport deriva dall’antico francese desport che stava ad indicare un’alternativa all’attività lavorativa; oggi invece indica i giochi, le competizioni, le gare, le prove, i confronti che esistono fin dai primordi di tutte le civiltà. Nel Rinascimento si assiste alla nascita di una concezione sportiva in senso moderno. E’ del 1555 il Trattato del gioco della palla di Antonio Scaino e del 1577 il De arte gymnastica di Girolamo Mercuriale; ma sarà sopratutto in Inghilterra dall’inizio del XIX secolo che lo sport moderno vedrà la sua definitiva affermazione e caraterizza- zione, per diffondersi all’interno delle altre nazioni verso la fine del secolo, finchè nel 1894 venne fondato a Parigi il Comitato Olimpico Internazionale e due anni dopo ad Atene si svolsero le prime Olimpiadi dell’era moderna. In Italia le prime società sportive nascono dopo l’unificazione, sono di cannottieri, di ginnastica, di ciclismo e di foot-ball (1898). In pochi anni lo sport è passato da divertimento ed esercizio fisico personale a impegno profes- 126
  • 128. Inquadratura di via Vivaldi verso via dello Sport a metà degli anni Settanta. Sullo sfondo lo scheletro della piscina coperta. sionale. In questo secolo si è assistito ad uno sviluppo costante del contenuto spettacolare delle competizioni e si è reso necessario un progressivo adeguamento degli impianti sportivi per metterli in grado di accogliere un pub- blico sempre più numeroso. La prima squadra di calcio di Novellara fu messa in piedi nel 1921 mentre quella di pallacanestro è del 1938. Lungo la via si trovano il nuovo campo sportivo e le piscine. Momenti di attività agonistiche del passato: in alto a sinistra Morellini e Rossini vincitori delle Giro delle Quadre di Novellara; a destra partita di calcio in campo vecchio alla metà degli anni Venti; in basso l'arrivo della corsa nell'ambito delle celebrazioni per l'inaugurazione del Monumento ai Caduti nel 1925. 127
  • 129. Sturlona (viottolo) Località S. Giovanni, laterale di strada Provinciale Prende il nome dall’omonima possessione della famiglia Sturloni. Tasso Torquato (via) Laterale via XXV Aprile Poeta (1544-1595). Nativo di Sorrento. Effettuò gli studi a Napoli e Roma; da quest’ultima dovette seguire il padre nei suoi trasferimenti a Ravenna, Pesaro e Urbino. Torquato trovò presso i della Rovere l’ambiente adatto a compiere la propria educazione letteraria e artistica; fu anzi compagno di studi del futuro duca Francesco Maria. Trasferitosi a Venezia attorno al 1560, qui scrisse il Rinaldo; contemporaneamente studiava legge all’Università di Padova dove conobbe Scipione Gonzaga. Nel 1570 compì un viaggio in Francia al seguito del cardinale d’Este poi fu tra gli stipendiati di Alfonso II d’Este. La lieta vita di corte gli ispirò l’Aminta che venne rappresentata a Ferrara. Nel 1575 finì di scrivere la Gerusalemme liberata. Completò anche il poema eroico Il Goffredo che però gli procurò dubbi, ripensamenti e scrupoli di carattere religioso e letterario, tali da chiedere di essere esaminato dal grande inquisitore di Bologna. L’equilibrio dei suoi nervi era scosso, era afflitto da mania di persecuzione e dal timore di essere incorso nell’eresia. Nel 1577 fuggì da Ferrara travestito per raggiungere Sorrento poi vagò di città in città per tornare alla fine a Ferrara. Credendosi mal gradito diede in escandescenze inveendo anche contro la corte per cui venne rinchiuso come pazzo nell’ospedale di S.Anna dove rimase per sette anni. Fu liberato per intervento di Vincenzo I duca di Mantova e per qualche tempo soggiornò in quella città. In seguito fu a Firenze, Roma, Napoli, di nuovo a Mantova e ancora a Napoli e Roma. Qui portò a termine la Gerusalemme conquistata, pubblicata nel 1593, e Le sette giornate del mondo creato. Nel 1574 il Tasso era sicuramente presso i nostri Gonzaga inoltre sappiamo che il musicista novellarese Jaches de Wert compose madrigali sulle rime del poeta. Tiepolo Gian Battista (via) Laterale di via Colombo Pittore (1696-1770). Nato a Venezia, apprese l’arte da Gregorio Lazzarini poi seguì la corrente chiaroscurale del Piazzetta, momento documentato dal Sacrificio di Isacco e dalla Madonna del Carmelo. Dopo il 1721 sotto l’influsso di Sebastiano Ricci realizzò le quattro tele mitologiche dell’Accademia di Venezia: Giugurta, Ratto delle Sabine, Tentazioni di S.Antonio. Tiepolo aderì sempre più ai principi di Veronese circa la gamma cromatica, i rapporti delle tinte complementari, l’uso delle tinte fredde. Realizzò affreschi nella chiesa degli Scalzi, in palaz- zo Sandi e nel duomo e palazzo arcivescovile di Udine. Poi con uno stile ormai proprio eseguì dipinti in varie città da Milano a Bergamo a Vicenza a Venezia: Trasporto della Santa Casa di Loreto, Sacrificio di Ifigenia, Morte di S.Gerolamo, Sacrificio di Melchisedech e Caduta della manna, Adorazione dei Magi, Martirio di S.Agata, gli affreschi di villa Valmarana e i soffitti di Cà Rezzonico. A Madrid, dove fu invitato da Carlo III decorò i soffitti della sala del trono e di altre sale con Apoteosi della Monarchia spagnola e Apoteosi della Spagna. Tintoretto (via) Laterale di via Colombo Pittore. Jacopo Robusti detto il Tintoretto (1518-1594). Veneziano. La sua formazione artistica iniziale è assai complessa legandosi al manierismo tosco-romano ed emiliano e alla tradizione veneta prossima a Lotto, Pordeno- ne, Bonifacio Veronese. Tali esperienze si concretizzarono nei 14 ottagoni con Storie mitologiche della Galleria Estense di Modena, nella Presentazione di Gesù al tempio, nella Cena di Emmaus. Dopo i contatti con lo Schia- vone nacquero le Scene bibliche dei musei di Vienna e Verona quindi la sua pittura si evolvette attraverso la Lavanda dei piedi, l’Ultima cena, San Giorgio con le spoglie del drago, San Rocco fra gli appestati. Attorno al 1550 si delinea in Tintoretto il gusto per il paesaggio, rappresentato sempre con maggiore frequenza: Storie della Genesi, Creazione degli animali. La sua impetuosità riprese nelle Nozze di Cana, nella Cena in casa del Fariseo, nelle tre storie di San Marco ; ad esse seguì la decorazione della cappella della Madonna dell’Orto con le cinque Virtù e le due immense tele del presbiterio raffiguranti il Giudizio Universale e l’Adorazione del vitello d’oro. Nella Scuola Grande di San Rocco eseguì tra 1564 e 1566 la Gloria del Santo e le allegorie e i fatti della Vita di Cristo. Tra 1579 e 1580 vennero realizzati i Fasti Gonzagheschi, ora a Monaco, e i numerosi quadri delle Batta- glie ma già in queste si vedono le mani di aiuti e del figlio Domenico come anche nell’immensa tela del Paradiso del palazzo ducale. 128
  • 130. Togliatti Palmiro (via) Laterale di via Costituzione Politico (1893-1964). Nato a Genova. Laureato a Torino in giurisprudenza, volontario nella prima guerra mondia- le, fondatore nel 1919 con Gramsci e Terracini di Ordi- ne Nuovo di cui divenne direttore. Fu tra i promotori della scissione della sinistra dal PSI nel 1921 e fonda- tore del nuovo organo del partito, L’Unità, nel ’24. Più volte arrestato per la sua attività antifascista, dopo il congresso di Lione non rientrò in Italia dirigendo da Parigi l’azione clandestina del partito in patria. Nel 1934 fu chiamato a Mosca a far parte della segreteria del Komintern, assumendo il controllo dei partiti comuni- Qui e a lato l'Abicoop e il nuovo Peep in via Togliatti sti in Europa. Rientrato in Italia nel ’44 dette una nuo- va impostazione alla linea del PCI; fu ministro del go- verno Badoglio e ministro della giustizia con Parri e De Gasperi. Nel 1948, a seguito di una campagna anti- comunista, rimase gravemente ferito in un attentato che turbò profondamente il paese. Impegnò il partito in bat- taglie per la difesa degli istituti democratici lanciando anche appelli ai cattolici e nel 1956, dopo i fatti d’Unghe- ria, rifiutò di accettare l’impostazione del problema dello stalinismo e delle sue degenerazioni semplicemente come conseguenza del “culto della personalità”. E’ il primo tratto di strada Borgazzo; fino alle soglie degli anni Settanta c’erano solo il caseificio dei Meschieri e la loro villa e poche case coloniche, poi è iniziata la costruzione dell’Abicoop e dei Peep. Tondona (viottolo) Località S.Maria,laterale di via Casaletto Forse dal nome di una famiglia. In latino “tondere” significa tosare, ma anche tagliare, potare, sfrondare, bruciare, il nome starebbe ad indicare una zona liberata, nel Medioevo, da alberi arbusti e cespugli per essere messa a coltura. Torres don Camilo (via) Località S.Maria, laterale di strada Provinciale Sacerdote e guerrigliero (1929-1966). Nome convenzionale di Jorge Camilo Torres Restrepo. Nato in Bolivia. Dopo il seminario si recò a studiare sociologia in Europa, girando poi tutto il continente. In patria ricoprì vari incarichi ecclesiastici praticando una teologia dell’amore e del servizio delle classi popolari. Attivissimo fra la gioventù e gli studenti colombiani promosse svariate iniziative a livello di studio e di prassi rivoluzionaria; dette anche vita a un Frente unido del pueblo colombiano tra i cui obiettivi figuravano la riforma agraria, la pianifica- zione, la tassazione progressiva, la nazionalizzazione di istruzione, sicurezza sociale, sanità. Senza appoggio palese della chiesa colombiana e caduto per le sue idee in disgrazia della linea conservatrice del governo, finì con l’aggregarsi al gruppo guerrigliero Ejército de liberaciòn nacionàl. Cadde combattendo contro le unità antiguerri- glia governative. Toscanini Arturo (via) Laterale di via Costituzione già viale del Cimitero Direttore d’orchestra (1867-1957). Nato a Parma. Diplomatosi in violoncello al conservatorio della sua città entrò in seguito nell’orchestra del Teatro Regio. Nel 1886 mentre suonava a Rio de Janeiro, l’assenza del direttore 129
  • 131. d’orchestra pochi minuti prima dell’esecuzione dell’Aida gli permise di offrirsi come sostituto e di mostrare le sue innate doti di conduttore. In Italia poco tempo dopo si dedicò all’attività di direttore nelle principali città. Si ricorda in particolare la sua attività al Teatro Regio di Torino. Oppositore del fascismo, dopo un’aggressione a Bologna nel 1931, abbandonò l’Italia per ritornare solo dopo la guerra, inaugurando con un memorabile concerto a Milano la Scala ricostruita. Tra i più grandi direttori d’orchestra di tutti i tempi, univa alle specifiche doti tecniche una eccezionale cultura musicale e un senso filologico di prim’ordine; le sue esecuzioni erano piene di slancio, di fuoco e di animazione. Tosi don James (via) Località S.Giovanni, laterale di via D.Chiesa Sacerdote (1925-1978). Nato a Boretto. Studente esemplare entrò nel se- minario di Guastalla nel 1945 e ricevette l’ordinazione sacerdotale nel ’49. Fu capellano a S.Vittoria e pur continuando a prestare il suo servizio qui, per le sue ottime capacità di direzione spirituale ebbe dal 1957, l’in- carico di Direttore Spirituale del Seminario di Guastalla, dove dovette trasferirsi due anni dopo. Ebbe in seguito la Mansioneria dello Spirito Santo della Cattedrale di Guastalla fino al ’65. Fu anche assistente dioce- sano della Gioventù Italiana di Azione Cattolica e direttore del Centro “Don Bosco”. Dopo un breve periodo come cappellano a Brescello venne nominato, nel 1971, arciprete della parrocchia di S.Giovanni della Fossa. Riuscì anche qui a farsi benvolere e ad ammaliare credenti e non. Incapa- ce di restare inattivo, anche dopo che fu travolto da un autocarro, si fece dimettere dall’ospedale dopo tre giorni per continuare la preparazione dei Don James Tosi parroco di S.Giovanni. ragazzi alla prima comunione. Troppo presto in relazione al trauma crani- co che aveva subito; dovette essere ricoverato a Parma, ma fu inutile. E’ stato scritto di lui: “...veniva spontaneo chiedersi come mai in un essere così minuto e fragile albergasse un’ener- gia così vitale e un dinamismo sì dirompente. Un’esuberanza che contagiava l’interlocutore o chi lo vedeva muoversi e spesso agitarsi”. Toti Enrico (via) Laterale di strada Sbarra Patriota (1882-1916). Nato a Roma. Ferroviere, nel 1908 per un infortunio perdette una gamba. Uomo di grandis- sima determinazione, partì nel 1911 per un giro in bicicletta che lo portò fino all’Europa del nord, si arruolò, nel 1915, come volontario nei bersaglieri ciclisti e impiegato come portaordini. Rimasto gravemente ferito nel corso di una delle battaglie dell’Isonzo, prima di morire lanciò la sua stampella contro il nemico. Unità d’Italia (piazza) gia Piazza Vittorio Emanuele E’ la piazza maggiore del paese. Dopo le guerre d’indipendenza venne intitolata a Vittorio Emanuele II primo re dell’Italia unita. Nel 1946 con delibera del Consiglio comunale il nome venne mutato in quello attuale con la seguente motivazione. “...perchè legata alla memoria di ex re della casa Savoia, in netto contrasto col sentimento del nostro popolo nel risorto clima di libertà della Repubblica Italiana”. Nel Quattrocento, qundo fu progettata la prima espansione del paese “programmata”, per usare un termine con- temporaneo, c’era un campo di alberi di noci che i Gonzaga comprarono con l’intenzione di realizzarvi la piazza nuova. La pianta rettangolare ricorda il foro romano e la cornice di portici e di edifici che vi si affacciano contri- buiscono a rafforzare questa impressione. Spazio completamente aperto fino agli anni Venti di questo secolo, vi furono costruiti i giardini pubblici solo qualche tempo prima dell’inaugurazione del monumento ai caduti della prima guerra, nel 1925. Da secoli è il centro del paese, qui si sono sempre svolte le principali attività: manifestazioni, adunate, comizi, feste, giochi, spettacoli, fiere e mercati. Sul lato a sera domina la mole della chiesa collegiata di S.Stefano. Realizzata da Lelio Orsi dopo un paio di tentativi precedenti mal riusciti a partire dal 1530 e inaugurata nel 1567 è stata resa nella forma attuale nel contesto di lavori di restauro e abbellimento voluti, e finanziati, da Donna Ricciarda Gonzaga Cybo. La nuova facciata fu iniziata nel 1753 ad opera dell’architetto G.B. Cattani Cavallari, lo stesso che aveva realizzato la facciata di S.Prospero a Reggio. Nel 1616 era stata innalzata la nuova torre in sostituzione della vecchia ormai in 130 rovina, ad opera di Giovanni Righini con una spesa di 1045 lire.
  • 132. Veduta aerea della piazza verso Est, da una cartolina.inizio secolo. Nel 1858 vennero ricavate le nicchie per la collocazione delle statue dell’Ilarioni, raffiguranti Cristo risorto, la Madonna Immacolata, S.Stefano e S.Cassiano, offerte dal dott. Angelo Jotti. Tuttavia fin dall’inaugurazione, per l'atteggiamento, dai novellaresi fu loro attribuito il seguente significato ironico :” Povra N’valera; quanta miseria, l’è elta acsè; goia colpa me ?”. Il sagrato attuale, in marmo di Verona, in sostituzione di quello rosso voluta dall'Orsi, fu posato nel 1882. Lavori generali di restauro e manutenzione sono stati sistematicamente eseguiti nei cinquant’anni passati, non ultimi quelli dopo il terremoto del 1996. All’interno custodisce pregevoli opere d’arte a partire dal XV sec.: dipinti, statue, mobili, stucchi, paliotti d’altare, reliquiari, arredi e suppellettili. La nuova sede della Cassa di Risparmio, sul lato est, fu inaugurata nel 1912 dopo due anni di lavori e la demoli- zione degli edifici preesistenti e dei portici del telonio (la telonica era la guardia, la polizia urbana). La Cassa occupava, come ora, il corpo centrale mentre in quelli laterali erano ospitati il caffè dei combattenti e l’ufficio postale e telegrafico. Il palazzo ottocentesco a sud è noto come palazzo Bonaretti. Luciano Bonaretti, falegname e commerciante di legname, nella casa della piazza aveva impiantato una falegnameria con 15 operai eseguendo anche mobili in serie. Nel 1898 aveva un patrimonio di valutato in 100.000 lire italiane. Veduta aerea della piazza verso Ovest, da una cartolina inizio secolo. 131
  • 133. Chiesa di S.Stefano in una foto del primi anni del Novecento. 132
  • 134. Ungaretti Giuseppe (via) Poeta (1888-1970). Nato ad Alessandria d’Egitto. Trascorse la fanciullezza in Egitto, poi molti anni a Parigi, partecipò alla prima guerra mondiale; dal 1942 insegnò letteratura italiana all’Università di Roma. Importantissi- mi per la formazione della poesia italiana i suoi primi libri Il porto sepolto e Allegria di naufragi e le poesie francesi La guerre. Al principio degli anni Trenta si osserva quello che viene definito “ il lavoro ricostruttivo di Ungaretti verso la tradizione petrarchesca” che si concretizzò nel Sentimento del tempo. Negli anni seguenti fece traduzioni dai testi classici del petrarchismo europeo. Nel 1947 tornò al diario patetico con Il dolore. Seguirono tra 1950 e 1967 La terra promessa, Un grido e paesaggi, Il taccuino del vecchio, Apocalissi e sedici traduzioni, Morte delle stagioni. Il suo verso più famoso: M’illumino d’immenso. Valle (strada) Prosecuzione di via Leningrado Prima delle bonifiche questa strada terminava in località Porto. L’edificio di maggior rilievo lungo il percorso è il Mulino di sotto. Di fondazione antichissima, probabilmente del XIII secolo, sfruttava l’acqua dell’ultimo tratto del canale prima che si gettasse nelle paludi. Dato in gestione dai Gonzaga nei secoli a vari molinari, divenne, a metà dell’Ottocento di proprietà della famiglia Gandini e lo è rimasta fino a pochi anni or sono. Qui, nel 1902 fu attivata la prima macina a motore elettrico. La costruzione visibile oggi è cinquecentesca con rimaneggiamenti posteriori. All’interno c’è una pregevolissima serie di pitture opera di Felice Vezzani eseguite alla fine del secolo scorso. Più avanti si incontra la “Cà dal port” che ricorda la presenza di un traghetto e di un punto di attracco delle imbarcazioni che percorrevano le valli e trasportavano merci e materiali (“portus et hostium navigandi valles”). La sua origine si perde nella notte dei tempi; sicuramente aveva una importanza economica rilevante, attraverso di esso si svolgevano gli scambi e i commerci con il Po. I Sessi ne erano proprietari prima dell’avvento dei Gonzaga e quando Feltrino, divenuto signore di Reggio, cercò di impossessarsene i Sessi gli fecero causa e la vinsero. Ad Antonia figlia di Filippino Sessi si riconoscevano il possesso delle valli, il traghetto e l’uso delle acque e della navigazione delle paludi. Poichè Antonia non aveva discendenti diretti il Porto venne comunque nelle mani del Gonzaga; Novellara e le valli erano la chiave delle comunicazioni tra Reggiano e Mantovano. Oggi le zone umide della Valle, pur essendo un “relitto” delle vastissime paludi primordiali, hanno a un grande rilievo come ambiente naturale e come ecosistema. Qui è presente un’associazione di flora e fauna residua delle Il Molino di Sotto in un disegno pubblicitario fatto eseguire dal proprietario Gandini Vittorio Nino negli anni Venti. antiche formazioni planiziali e paludose intercalata alle colture. Vi si trovano formazioni a siepe e individui isolati di varie essenze, dal biancospino al prugnolo, dall’olmo al gelso, dalla rosa canina al rovo. Le specie erbacee sono presenti in numero elevatissimo: cannucce di palude, iris, salcerella, menta, poligono, giunchi, tife e ninfee. Non mancano piante natanti cone salvinia e lenti di palude. Il patrimonio faunistico ha risentito notevolmente del totale disboscamento, delle trasformazioni introdotte dall’attività agricola e purtroppo dell’uso di pesticidi. Scom- parsi i grandi mammiferi, lupi, cervi, daini, cinghiali sono rimasti le faine, le donnole, i ricci, varie specie di topi e arvicole compreso il topolino delle risaie; negli ultimi anni sono fortemente aumentate di numero le nutrie o castorini che stanno creando seri problemi agli argini. Abbondano i pesci in prevalenza carpe, alborelle, tinche e pescigatto, persici e scardole, anguille e cobiti (“al sghèti”), ma non mancano purtroppo i siluri e altre specie esotiche. Scomparsi invece gli storioni che ancora si catturavano negli anni Cinquanta e i gamberi d’acqua dolce di cui facevano incetta i pescatori professionisti lombardi per rifornire i mercati. Rane e raganelle sono di casa. Negli anni Sessanta con la rarefazione della piantata era scomparsa tutta una serie di uccelli che ne avevano fatto 133
  • 135. il proprio rifugio: picchi, frosoni, rigogoli, gufi, barbagianni, upu- pe, cincie; ora alcuni stanno ripresentandosi. Predominano aironi, nitticore, tarabusi, anatre, gallinelle, uccelli di ripa e di canneto, il martin pescatore e vari falchi. Innumerevoli le altre specie sia stan- ziali che di passo; la vicinanza del Po porta spesso anche specie inconsuete e rare. Si ricorda per inciso che fino all’immediato se- condo dopoguerra era in uso la cattura con le reti di storni e passera- cei per rifornire le tavole dei ristoranti. Aquarello settecentesco raffigurante un'upupa. Vandelli Giuseppe (vicolo) Località S.Giovanni, laterale di strada Provinciale Un Giuseppe Vandelli morì nei primi anni Trenta durante lo scavo del canale di Reggio che passa proprio qui dietro. Potrebbe trattarsi del Giuseppe Vandelli, sindacalista socialista, che aveva preso la parola nel corso di uno sciopero a Poviglio nel ’19. XXV aprile (via) Laterale di piazza Mazzini Il 25 aprile 1945 è la data della fine della seconda guerra mondiale per la nostra regione e la data in cui il Comitato di Liberazione Nazionale assunse i pieni poteri. A Novellara, dopo che i tedeschi si erano ritirati verso il Po, i partigiani entrarono in paese il 23 Aprile e ottennero la resa della milizia che si era asseragliata nella caserma di via Cavour. A qualche ora dalla liberazione arrivarono i primi carri armati degli alleati. La via fu aperta attraverso il famoso “orto” di Montagni alla metà degli anni Cinquanta per collegare la Piazzetta alla Circonvallazione. Momento della Liberazione in Piazza Vittorio Emanuele. Via XXV Aprile e l'orto di Montagni a metà degli anni Cinquanta. 25 luglio (via) Laterale di strada Provinciale Località S.Giovanni La sera del 25 luglio 1943 la radio interrompeva il programma musicale per annunciare “Sua Maestà il Re e Imperatore ha accettato le dimissioni dalla carica di Capo del Governo, Primo Ministro, Segretario di Stato di Sua Eccellenza il Cavaliere Benito Mussolini ed ha nominato Capo del Governo, Primo Ministro, Segretario di Stato, il Cavaliere, Maresciallo d’Italia, Pietro Badoglio”. Gli Alleati erano sbarcati in Sicilia e avevano occupato Paler- mo e Marsala, il Gran Consiglio del Fascismo decideva di destituire Mussolini e di affidare al re il comando supremo dell’esercito. Sembrava la fine del fascismo invece la guerra continuava o, meglio, dopo la firma dell’ar- mistizio con gli Alleati, l’8 settembre 1943, lentamente terminava di regione in regione, a volte di paese in paese, con l’avanzata degli anglo-americani verso nord, per finire con la liberazione di Torino il 1 maggio. 27 marzo (via) Località S. Maria laterale di strada Provinciale Potrebbe essere la data della battaglia di Albinea, attacco al quartier generale del 51 corpo tedesco nella notte tra 134
  • 136. 26-27 marzo 1945, in un’azione combinata tra soldati inglesi, russi, partigiani e un gruppo di venti italiani. Furo- no assaltate villa Rossi (dove alloggiavano gli ufficiali) e villa Calvi. A seguito del violento scontro a fuoco vennero interrotti i collegamenti telefonici, distrutti mappe e documenti e uccisi una sessantina di tedeschi. Ma potrebbe anche essere la data delle giornate di Napoli nel ’43?. Verdi Giuseppe (via) Laterale di via Fratelli Cervi Compositore (1813-1901). Nato a Roncole di Busseto. Studiò grazie all’aiuto di A.Barezzi suo futuro suocero. Nel 1939, alla Scala, fu rappresentata la sua prima opera, Oberto conte di San Bonifacio. Il primo vero trionfo fu però il Nabucco, nel 1842, cui seguì una produzione intensissima, legata anche alla necessità di consolidare il successo ottenuto. Nel giro di pochi anni Verdi divenne la figura dominante dell’opera italiana. Compose entro il 1851: I Lombardi alla prima crociata, Ernani, I Due Foscari, Giovanna D’Arco, Macbeth, La battaglia di Legna- no, Stiffelio, Rigoletto; è il periodo che Verdi stesso definiva degli “anni di galera” con allusione al condiziona- mento che la vita teatrale esercitava sul veloce ritmo creativo. Seguirono Trovatore e Traviata, ma ora il maestro poteva prendersi tutto il tempo che riteneva necessario per comporre. Dopo i Vespri siciliani vennero Simon Boccanegra, Un ballo in maschera e La forza del destino. Nel 1871, per l’inaugurazione del canale di Suez compose Aida. Sembrava che con la Messa da Requiem volesse concludere la sua lunga e gloriosa carriera, invece riuscì a farsi interprete del rinnovamento avanzato dalle nuove generazioni europee realizzando altri due capola- vori del melodramma, Otello e Falstaff. Vespucci Amerigo (via) Laterale di via Marco Polo Navigatore (1454-1512). Nato a Firenze, figlio di un notaio, nel 1489 si recò a Siviglia presso la filiale dei banchieri De’ Medici; in quella città conobbe Cristo- foro Colombo e partecipò all’allestimento della sua ter- za spedizione in America. Si aggregò poi alla spedizio- ne di Alonso de Hojeda che raggiunse le coste della Guyana; da qui Vespucci proseguì costeggiando il Bra- sile e scoprendo il Rio delle Amazzoni che risalì per un tratto. Dopo il ritorno accettò l’incarico del re del Por- togallo di proseguire l’esplorazione così, nel 1501, toccò le isole del Capo Verde costeggiò tutto il Brasile e l’Ar- gentina fin quasi allo stretto di Magellano. Fu il primo Via Vespucci da Nord verso la Galvagnina. ad intuire di essere in presenza di un nuovo continen- te, quello che lui stesso chiamò “Nuovo Mondo”. E’ l’antichissima strada che seguendo il corso della Linarola collegava Novellara con la Fiuma, a ponte Testa, e col mantovano a Reggiolo. Lungo il percorso il raccordo con via Cattania, nel campagnolese, ci ricorda il rappor- to, altrettanto antico, che la strada aveva col Castellazzo e l’antico dominio su tutto il Reatino, nel XII secolo, dei Malapresa e dei Reatini. Al suo inizio prende il nome di Galvagnina dalla famiglia Galvagni che vi risiedeva nel 1500. Vinci Leonardo da (via) Località S.Maria Artista e scienziato (1452-1519). Nato a Vinci (FI), figlio naturale di un notaio. Nel 1469 a Firenze entrò nella bottega del pittore Verrocchio, ma ebbe anche modo di frequentare gli ambienti umanistici ed aristocratici della città. In questo periodo dipinse L’ Annunciazione e l’Adorazione dei Magi e sviluppò ricerche nel campo dell’in- gegneria civile e militare. A Milano, dove dal 1483 fu al servizio degli Sforza, realizzò grandi capolavori quali l’Ultima Cena e la Vergine delle rocce e si dedicò a studi di fortificazioni, di idraulica e di bonifica, allestì apparati scenici per feste e giochi di corte. Passata la città sotto i francesi preferì trasferirsi a Mantova dove fu ospite di Isabella d’Este e poi a Venezia. Nel 1501 era di nuovo a Firenze dove dipinse la Gioconda e si applicò a studi d’anatomia e fisiologia umana e condusse studi sul volo librato. Chiamato a Milano dal governatore Carlo d’Am- boise vi rimase, apprezzatissimo, dal 1507 al 1513, rifugiandosi poi a Roma sotto la protezione di Giuliano de’ Medici, quando i francesi si ritirarono dalla Lombardia. Infine deluso di non aver ricevuto alcun incarico impor- tante si trasferì a Cloux, presso Amboise dove trascorse gli ultimi anni. I Gonzaga di Novellara possedevano una Madonna con Bambino di sua mano. 135
  • 137. Virgilio Marone Publio (via) Laterale di via Montegrappa Poeta latino (70-19 a.C). Mantovano. Studiò a Milano poi a Roma; qui subì l’influsso di Partenio di Nicea, il vero mediatore della cultura ellenistica e dei poetae novi; in seguito a Napoli si dedicò alla filosofia di Epicuro. L’amo- re per la sua terra e la vita agreste, accentuato dalla espropriazione, poi rientrata, dei suoi poderi a favore dei veterani, sono alla base delle Bucoliche o Ecloghe, componimenti scritti tra 41 e 39 a.C. Il suo amico e protettore Mecenate gli fece dono di un podere in Campania; e a Mecenate dedicò il poema in quattro libri Georgiche che trattano delle colture dei cereali, degli alberi e delle viti, dell’allevamento del bestiame e dell’apicoltura. Nel 29 Virgilio e Mecenate fecero conoscere l’opera ad Augusto e l’imperatore lo esortò a cantare in un poema eroico le gesta della sua gens e le sue imprese. Fu la sollecitazione alla nascita dell’ Eneide, un’epopea in versi che nei primi sei libri tratta le peregrinazioni di Enea e negli altri sei le vicende belliche per la conquista italica. Morì a Brindisi per una grave malattia al ritorno da un viaggio in Oriente. Vittoria (strada) Laterale di via D’Azeglio La possessione Vittoria esite sicuramente dal 1588. Cascina fatta costruire da Alfonso I in onore della moglie per meglio sfruttare i po- deri dei Terreni Novi. Fino al Settecento por- tava il nome di “strada alla cascina Vittoria” l’attuale strada Sbarra. Cascina Vittoria, edificio rurale del Cinquecento. Vittoria di Capua (via) Laterale di piazzale Marconi gia contrada di Mezzo, poi contrada del ghetto degli ebrei Contessa di Novellara (1549-1627). Quando arrivò a Novellara, nel 1567, Vittoria aveva solo 18 anni, ma era preceduta dalla fama della sua casata, non quella del padre, ma quella della madre che era Faustina Colonna parente dei vari Fabrizio, Marc’Antonio, Prospero, Ascanio e nipote della omonima celebrata poetessa, e da loro aveva preso il carattere, la cultura, la combatti- vità, la raffinata educazione. Moglie di Alfonso I Gon- zaga aveva collaborato col marito poi continuato da sola le trattative con la Corte imperiale nella vertenza col nipote Claudio; fu nelle principali corti italiane per sven- tare le trame del duca di Mantova, erede dello stesso Claudio. Rimasta vedova e tutrice dei figli, governò lo stato con diplomazia e fermezza virile, arguzia e sensi- bilità prettamente femminili. Contribuì attivamente ad ampliare, sistemare ed abbellire Novellara, Bagnolo e la contea. Nel 1598 fondò il Monte dei Grani e il Mon- te di Pietà contribuendo al sostentamento della popola- zione; incentivò la coltivazione delle campagne. Gra- zie agli appoggi che aveva a Roma ottenne di estrarre dalle catacombe le reliquie di S.Cassiano e di altri mar- tiri e di trasferirle a Novellara nel 1603. Nel medesimo anno consegnò ai padri paolotti il convento e la chiesa di Bagnolo i cui lavori erano stati iniziati quasi vent’anni prima dal marito. Pochi anni dopo riuscì ad avere a No- vellara i frati Cappuccini e pure per questi fece costru- ire chiesa e convento. La corrispondenza con fratelli, cognati, figli, generi, nuore, segretari e amici è una Donna Vittoria di Capua Gonzaga a diciassette anni in un di- miniera di informazioni su persone, luoghi, oggetti, usi, pinto della Collegiata di S. Stefano. 136 costumi e morale dell’Italia tra XVI e XVII secolo. Fu
  • 138. Palazzo cinquecentesco a bugnato rustico in via V. di Capua. madre di numerosi figli, da 13 a 15, che si impegnò a far istruire da buoni precettori. Accasò le femmine presso nobili e ricchi signori di Ferrara, Roma, Trento, Bozzolo, favorì la carriera ecclesiastica o militare dei maschi; qualcuno lo collocò opportunamente in convento. Scri- ve il Davoli:” Rinonziato il governo al figlio, si diede tutta alle opere di pietà. Dispensava ai poveri quasi tut- to il suo assegno”. Trascorreva molto tempo nel con- vento dei padri Cappuccini; “...il visitare le celle nel tempo che i padri stavano nel coro, l’acconciar quelle che ne abbisognavano, il comparire di quando in quan- do in refettorio e nella infermeria provvedendo ciò che mancava, ma sempre in atto di umile servente, l’impie- garsi in ufficij bassi: queste cose erano la sua consola- zione e formavano il suo sollievo ed il suo trattenimen- to”. E questo matrimonio assume particolare importanza se messo in relazione al gran numero di fabbriche intra- prese in Novellara per celebrare l’avvenimento: il Ca- sino di sotto, la chiesa di S.Stefano, la rocca di Bagno- lo, il teatro di corte in rocca. Dal 1563 in previsione forse delle nozze, Alfonso I aveva ordinato che venis- sero dipinte tutte le facciate delle case del paese; non sappiamo fino a che punto il progetto fu realizzato, ma sicuramente doveva essere a un buono stadio se Anto- nio Caracciolo scriveva all’epoca di aver visto Novel- lara come fosse tutta un affresco. Al lato sud della via spicca un palazzetto con la faccia- ta a bugnato, lesene e timpani sulle finestre, della se- conda metà del Cinquecento. Non si sa chi l’abbia co- struito nè chi vi abbia abitato; di certo ne era proprieta- rio Domenico Gherardi nel 1778. Arci a sesto acuto ancora visibili nel portico della sinagoga in via Vittoria di Capua. La denominazione di contrada del Ghetto, peraltro in uso solo nell’Ottocento, deriva dalla presenza qui di molte case degli ebrei, e della sinagoga. Questa non ha nessun segno distintivo esteriore; all’interno una sala di preghiera con aaron, il vano in cui si conservano i rotoli delle sacre scritture, con stipite a stucco settecentesco, 137
  • 139. A sinistra interno della Sinagoga con affreschi alle pareti e il vano dove si conservavano i rotoli delle Sacre scritture. A destra particolare di un affresco del soffitto con angeli che reggono un cartiglio con scritta in ebraico. alle pareti e sul soffitto affreschi a soggetto sacro entro cornici di gesso. Considerando la rarità degli edifici di culto ebraici meriterebbe di essere conservato e valorizzato. Oggi è ridotto ad abitazione privata. Vittorio Veneto (via) Laterale di piazza Unità d’Italia Città del Veneto in provincia di Treviso. Il suo nome è legato alla famosa battaglia che segnò la conclusione delle operazioni belliche sul fronte italiano nella prima guerra mondiale. Dopo la ritirata italiana di Caporetto l’esercito austriaco si era spinto fino alla linea del Piave; la controffensiva delle nostre truppe iniziata il 24 ottobre 1918 si concluse con la vittoria del 3 novembre. La prospettiva di via Veneto, oltre il sagrato di S.Stefano, è chiusa dalla chiesa dei Servi. 138
  • 140. In direzione sud, il primo edificio dopo la chiesa dei servi, fu inaugurato nel 1904, come ricovero di mendicità intitolato a Umberto I e mantenuto a spese del Comune e dell’Opera Pia. Nel settembre 1982, a seguito della realizzazione della Casa pro- tetta nei locali dell’ex ospedale, è stato trasformato in Centro ricreativo Gli ospiti del ricovero Umberto I alla metà degli anni Trenta. Vivaldi Antonio (via) Laterale di via Costituzione Compositore (1678-1741). Veneziano, sacerdote, denominato per la capigliatura, “il prete rosso”. Insegnò musica all’Ospedale della Pietà. Ebbe anche un’intensa attività teatrale nel ruolo non solo di compositore, ma anche di impresario di se stesso. La sua carriera operistica lo portò in molte città italiane oltre che a Praga, Amsterdam e Vienna. La produzione musicale di Vivaldi è copiosissima, ma in gran parte rimasta manoscritta. Nel settore del teatro d’opera nulla aggiunge alla produzione di maniera che caratterizza il teatro veneziano pur avendo al suo attivo una cinquantina di opere, tra cui Orlando finto pazzo, Il Giustino, Farnace, L’Olimpiade e, la più notevole e nota, Griselda. L’autentica personalità di Vivaldi si rivela nella musica strumentale, 453 concerti, 80 sonate, 23 sinfonie comprendenti L’Estro armonico, La Stravaganza, Il cimento dell’armonia e dell’invenzione di cui fanno parte le celeberrime Quattro stagioni. Volta Alessandro (via) Località S.Maria, laterale di strada Provinciale Fisico (1745-1827). Nato a Como. Ricevette una educazione umanistica e, da autodidatta, acquisì una formazione scientifica. Il suo primo contributo (1775) alle ricerche sull’elettricità fu l’invenzione dell’elettroforo, uno stru- mento per accumulare cariche elettriche. Nel 1778 divenne professore di fisica sperimentale all’Università di Pavia. La sua fama si accrebbe in seguito al perfezionamento dell’eudiometro col quale svolse studi sul “gas delle paludi”. La polemica scientifica che sorse con Luigi Galvani lo portò a compiere esperimenti sull’elettricità per contatto e a realizzare la famosa “pila”, invenzione fondamentale destinata ad aprire la strada all’impiego pratico dell’elettricità. Zaccagnini Benigno (via) Laterale di via Nenni Politico (1912-1989). Nato a Faenza. Aderì giovanissimo all’Azione Cattolica. Laureatosi in medicina durante la guerra fu richiamato sotto le armi come ufficiale medico. Dopo l’8 settembre partecipò alla Resistenza nelle file della Divisione Garibaldi. Deputato alla Costituente venne poi riconfermato nelle legislature successive. Fu con Moro uno dei più convinti sostenitori del centro-sinistra. Nel 1969 assunse la carica di presidente del consiglio nazionale della DC divenendone poi segratario politico nel 1973. Riconfermato nel ’76 fu partecipe della vicenda relativa all’assassinio di Aldo Moro. Zavaroni Andrea (via) Laterale di via D’Azeglio Partigiano (1918 -1944 ). Di Campagnola. Arrestato nel novembre 1944, i suoi compagni nell’intento di salvarlo catturarono quattro fascisti, quindi tramite il prete di Cognento iniziarono le trattative che però fallirono. Rimessi in libertà gli ostaggi, catturarono quattro soldati tedeschi e avviarono nuove trattative, questa volta con i comandi germanici. Zavaroni, che era stato portato al Casino di sotto dove aveva sede il comando tedesco, morì a seguito delle torture subite e il suo corpo fu poi rinvenuto sepolto in una concimaia. I quattro tedeschi vennero pertanto uccisi. 139
  • 141. S'io ho fallato perdonanza chieggio, ché so che domani farò peggio. (L. Pulci, Morgante) 140
  • 142. Bibliografia essenziale AAVV Viabilità antica e medievale nel territorio modenese e reggiano, MO 1983. AAVV Da Novellara a Novellara, Novellara 1988. Altimani F. 24 opuscoli storici. Modena poi Reggio E. 1842-1862. Barilli G.P. e Storchi F. Corte Nova e Novellara, origini e antichità in Da Novellara a Novellara, Novellara 1988. Bonori P. , Torreggiani E. La storia urbana di Novellara nel XVI secolo, in Contributi VII, N 14 dic.1983. Ciroldi P. L’evoluzione urbanistica di Novellara: brevi considerazioni mutuate dallo studio di una planimetria tardo quattrocentesca. In Lelio Orsi e la cultura del suo tempo. 1990. Ciroldi S. L’insigne Chiesa Collegiata di S. Stefano in Novellara, Novellara 1991. Ciroldi S. Novellara I segni del sacro. Guida storico-artistica, Novellara 1993. Da Novellara a Novellara. 1988 Davoli V. Memorie istoriche di Novellara e de’ suoi principi. ms.1825. Davoli V. Notizie storiche intorno all’Immagine, devozione e chiesa della B.V delle Grazie della Fossetta di Novellara 1937, ms. Devoto G. Avviamento alla etimologia italiana, FI 1982. Dizionario Biografico degli Italiani. Istituto della Enciclopedia Italiana, Roma 1960 - in corso d'opera. Fabbrici G.e Spaggiari W. Novellara in Storia illustrata di Reggio Emilia, 1987. Fabbrici Gabriele Storia del popolamento nel novellarese attraverso i nomi locali, MO 1980. Fabbrici Gino Cenni storici su chiese, oratori e conventi di Novellara, Novellara 1972. G.Garollo Dizionario Biografico Universale, MI 1907. Galasso G. Storia d’Italia. UTET - TO, in corso d’opera. Gherardi I. Notizie cronologiche di Novellara rapportate a suoi nipoti da Gherardi Ignazio; ms. Grande Dizionario Enciclopedico UTET - TO, IV edizione, 1984-1998. Istituto della Enciclopedia Italiana, fondata da Giovanni Treccani, Roma 1929 - in corso d'opera. Malagoli C. Memorie storiche su Novellara tenute e scritte da Malagoli Celestino di detto luogo; ms. Malagoli C. Novellara. Notizie storiche, topografiche e amministrative. RE 1907. Malagoli G. Studi sui dialetti reggiani, Fonologia e consonantismo del dialetto di Novellara, TO 1914. Monducci E. Pirondini M. Lelio Orsi, MI 1987. Mori A. Opuscolo sulla Parocchia di S. Bernardino, Guastalla s.a. Olivieri D., Dizionario di Toponomastica lombarda, MI 1961. p.Teottimo Passionista La Madonna della Fossetta, 1983. Pelati P. Acque, terre e borghi del territorio mantovano, Castelgoffredo 1989. Pier Maria da Modena Memorie Istoriche di Novellara 1815, ms. Pietramaggiori F. 60 anni e 6 mesi di storia di Novellara, RE 1971. Romani V. Lelio Orsi, MO 1984. Rombaldi O. Storia di Bagnolo, RE 1972. Rombaldi O. Storia di Novellara, RE 1967. Sella P. Glossario Latino emiliano, Città del Vaticano 1937. Storia dell’Arte Italiana: UTET - TO, in corso d’opera. Storia Universale dell’Arte: UTET - TO, in corso d’opera. Tiraboschi G. Biblioteca Modenese, MO 1781. Tiraboschi G. Dizionario topografico storico degli Stati Estensi, MO 1924-25. 141
  • 143. L’Addio al mio paese natio Sono andata, son partita, iniziando un’altra vita, addio cara, mia casetta, con a fianco la Fossetta, con quel pioppo, in fondo al Brolo, qualche pianta di fagiolo. Addio, cara Madonnina, sul tuo bimbo, sempre china, con a fianco la stradetta, suggestiva, lunga e stretta, di fiorito biancospino profumato, lì vicino! Addio campi e verdi prati Di ranuncoli dorati, rive di margheritine, tante viole, tra le spine! Addio, turgidi vigneti, buoi che arano mansueti. Di quei pioppi, il lungo viale, del mulino il suo canale. Cari e vecchi porticati, sì vetusti, un po’ scrostati! Dei Gonzaga, antica Rocca, il campanone che rintocca! Oh! Di rado vi ritorno, per brevissimo soggiorno, e son felice tanto tanto, ma svanisce anche l’incanto! Tutto passa e tutto va, anche la felicità, che poi parto e vado via, resta in me, la nostalgia. Ma speranza resta in cuor Quando tornerò ancor? Pia Lombardini 142
  • 144. Indice Presentazione Introduzione .......................................................................................................................................... Pag. 1 Ringraziamenti ........................................................................................................................................ " 4 Uno sguardo alla cartografia di Novellara ............................................................................................... " 6 A proposito del nome e dell'origine di Novellara .................................................................................... " 10 Il centro storico e il suo sviluppo ............................................................................................................ " 11 La situazione primitiva e il secolo XIV ................................................................................................... " 12 Espansione del secolo XV ....................................................................................................................... " 15 Espansione della prima metà del secolo XVI .......................................................................................... " 16 Espansione della seconda metà del secolo XVI ...................................................................................... " 17 Espansine del secolo XVII ...................................................................................................................... " 18 Lo stato dell'urbanistica dei secoli XVIII e XIX ..................................................................................... " 19 Espansione del XX secolo ....................................................................................................................... " 20 La Rocca .................................................................................................................................................. " 22 Il portici ................................................................................................................................................... " 23 Le Ville o Quadre .................................................................................................................................... " 25 Borgazzo .................................................................................................................................................. " 25 San Michele ............................................................................................................................................. " 25 Reatino ..................................................................................................................................................... " 25 Boschi ...................................................................................................................................................... " 26 Valle ......................................................................................................................................................... " 27 Terreni nuovi ........................................................................................................................................... " 28 S.Giovanni e S. Maria ............................................................................................................................. " 28 Le vie d'acqua .......................................................................................................................................... " 30 Stradario .................................................................................................................................................. " 37 Alcune doverose ma interressanti note di toponomastica ....................................................................... " 39 Tracce della centurriazione ...................................................................................................................... " 42 I cantonieri ............................................................................................................................................... " 44 Vie strade piazze ...................................................................................................................................... " 45 Bibliografia .............................................................................................................................................. " 141 La copertina Le illustrazioni di prima e quarta pagina di copertina sono ricavate da una mappa del fondo Cybo - Gonzaga conservata in Archivio di Stato di Modena. Ridisegnate ed acquerellate dall'Autore ed elaborate con mezzi informatici da Ci&Wi. 143