Il patrimonio ediliziodegli Ospedali di Lombardiadal secolo XV ad oggi                                           di Maria ...
te di propria autonomia giuridica, organizzativa e finan-             della sua consistenza, qualità, ricchezza di compo-z...
dapprima con un complesso di padiglioni specializzati        attraverso un complicato percorso gestionale neglie negli ann...
costituisce oggi una grande “cittadella della sanità” di         ettore rossi progettò un monoblocco a torre di novenotevo...
realizzato, in un edificio che era stato convento, nel             da questi dipendenti, come le denominazioni attua-1811,...
essi sono:- l’Ospedale di San Gerardo dei Tintori a Monza, il cuiprogetto, in forma di monoblocco di 15 piani ad an-dament...
Villaggio sanatoriale di Sondalo - Vista dalla galleria di accesso e le opere d’arte che essa custodisce4. anche per quest...
trenta del novecento, è attualmente la più solida; quel-                ne del benessere, l’importanza della programmazion...
SCheda                    1Gli Ospedali Riuniti di Bergamo                                       di Fernidando Zanzottera ...
e   sull’errore   di   orientamento     dei       fabbricati   e    già nel 1878, vi si era insediato l’attuale istituto s...
fianchi sono presenti ingressi monumentali colonnati               disinfestazione. ancora più discosto, sul limitare delc...
soltanto nei metodi di cura e di profilassi, nell’antisepsi,        piccolo ma necessario prefabbricato che fungee meglio ...
infatti,una delle principali istanze innovatrici della fascia     pediatrico (1983), dell’unità operativa di nefrologianor...
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dell’ospedale di brescia – con evidenti rimandi alla         la prima pietra. l’ospedale bresciano rappresentòcrociera rin...
Veduta della         fu definitivamente chiusa la vecchia sede ospedaliera          satellite, in grado di garantire nuovi...
1953 per risolvere il problema dei malati contagiosi,     collocati nell’angusto ospedale di s. antonino.     la nuova str...
istituito nel 1900 e ospitato a lungo in sedi inadeguate         Ferrari ha poi provveduto al sopralzo di due pianie provv...
val trompia e di montichiari e l’ospedale dei bambini,     entrati nel 1998 a far parte dell’azienda ospedaliera     – in ...
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1353. Già alla fine del XiX secolo si erano manifestati ilimiti di spazio e attrezzature della struttura cittadina.all’ini...
laboratori, padiglioni e camere di degenza, secondo un                  saile, entrambe milanesi. Con la nuova “cittadella...
coperto sviluppato su tre bracci, il più lungo dei qualidiretto a monte, verso il padiglione dei servizi ospedalieri.Da qu...
si torna a pensare a un nuovo ospedale. il dibattito si è svolto intenso sull’opportunità di realizzare altrove una modern...
Vista generale del complesso ospedaliero al piede del rilievo del Baradello                                               ...
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del nuovo ospedale, ai bordi della città storica, verso          secondo solo all’ospedale maggiore di milano pernord, acc...
affaitati. la riunificazione tardò molti anni prima diconcretizzarsi e, nel frattempo, nel 1910, fu reso pub-blico il prog...
gegnere dell’ospedale maggiore di milano, che ha                       tori, dagli spazi di distribuzione e dai servizi os...
la nuova piastra operatoria introduce interessanti ele-menti di discontinuità architettonica, su progetto dialberto stasi,...
Corsia del reparto ostetricia
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Collegamentoverticale al piano 2°                        costituito un servizio sanitario attivo sul territorio lec-      ...
l’area individuata, affacciata alla via Ghislanzoni, tra          le prime iniziative concrete per il nuovo complessoil la...
assolve alla funzione del tronco e l’ospedale vero eproprio rappresenta la chioma.un modello che alla natura fa esplicito ...
accessori e complementari. le imponenti dimensio-     ni del complesso, oltre 500.000 mc di volume e circa     140.000 mq ...
L’edificio ospedaliero, dalla scalinata di accesso
SCheda                    6L’Ospedale Maggiore di Lodi                                             di Adele Simioli       ...
dedicata al soccorso dei bisognosi. Gli storici lodigiani              re. la soluzione a crociera rappresentava una solu-...
nevano comunque non distinti per patologia. Quan-do la richiesta di posti letto superava le capacitàdell’ospedale, essi ve...
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  1. 1. Il patrimonio ediliziodegli Ospedali di Lombardiadal secolo XV ad oggi di Maria Antonietta Crippail volume che ora si presenta vuol essere un contribu- dell’architettura ospedaliera, italiana e lombarda into alla riflessione sull’ospedale tra passato e futuro in primo luogo ma con echi rilevanti in tutto l’occiden-lombardia, regione il cui territorio è stato sottoposto te, sia stata profondamente segnata dall’eccezionalelungo tutto il XX secolo a un consumo spesso scriteria- esperienza della Ca’ Granda, l’ospedale maggiore dito, dove ormai ogni nuovo intervento edilizio non può milano di matrice filaretiana. l’edificio, che ha assuntoche essere concepito come “costruito nel costruito”, nel XX secolo destinazione funzionale radicalmente di-come modifica ambientale in cui le preesistenze han- versa dall’originaria ma non a essa indifferente, merita-no grande importanza, non solo in ragione di intrinseca va l’esemplare percorso di conservazione, modifica eed eccezionale qualità, ma anche in quanto stratifica- nuovo progetto che lo ha investito, in cui di volta in vol-zione insediativa complessa. per risultare efficace, il pri- ta le motivazioni della scelta di campo sono state resemato all’architettura nella progettazione ospedaliera esplicite e condivise dalle istituzioni preposte a guidarenon può prescindere, infatti, da riflessioni a tutto cam- il processo. un percorso analogo – articolato tra con-po sullo stato di fatto del territorio lombardo, dalle quali servazione, modifica e innovazione – dovrebbe esseresoltanto può discendere una correlazione corretta tra attivato anche nelle valutazioni del più ampio e artico-nuovo modello o nuovi modelli di ospedali rispondenti lato patrimonio ospedaliero oggi a disposizione in tuttoa esigenze sanitarie attuali e loro adattamento alle si- il territorio lombardo. “oggi – ha scritto recentementetuazioni di contesto.Già si è segnalato quanto la storia Cesare Catananti – con le aziende ospedaliere dota- 71
  2. 2. te di propria autonomia giuridica, organizzativa e finan- della sua consistenza, qualità, ricchezza di compo-ziaria, l’ospedale riacquista gli spazi di potere perduto nenti. non solo nel Quattrocento, ma anche in diversie ancora una volta risale sul trono dell’assistenza. ma momenti successivi della loro storia, infatti, gli ospedaliè un trono fragile; se non si rafforza il territorio entro cui italiani e lombardi hanno vissuto stagioni di carità eddeve governare e se si pensa solo al “palazzo” del re, efficienza gestionale, testimoniate concretamentequesto potrà essere immaginato, progettato, realizza- in documenti e patrimoni edilizi e artistici a nostra di-to e abbellito dai migliori professionisti e artisti, ma sarà sposizione, tuttavia ancora troppo poco noti, troppoun altro imperdonabile errore. è la rete assistenziale nel poco tutelati e valorizzati. per le ragioni sinteticamentesuo complesso che va pensata, una rete fatta di ospe- esposte, la schedatura di ospedali lombardi propostadali e di strutture territoriali: una rete che tenga con- in questo libro risponde a una logica di sintetica mato delle caratteristiche geomorfologiche del territorio, puntuale ricognizione della loro lunga storia, a partiredelle sue peculiari esigenze demografiche e sanitarie, dall’edificazione degli ospedali maggiori tra Xv e Xvidella sua storia sociale, delle sue particolari tradizioni, secolo fino alla situazione attuale. si è tenuto contodelle sue variabili umane” . lo specialista delle struttu- 1 anche della distribuzione geografica di tali organismire ospedaliere si incontra dunque, si coglie dalle sue edilizi sul territorio regionale nella sua attuale delimita-parole, con le esigenze di chi, nel campo del progetto zione e nella articolazione per capoluoghi. si sono inol-paesaggistico, urbano e architettonico, si misura con tre presi in esame gli ospedali tuttora attivi, lasciandola tensione tra conservazione e innovazione, dramma- ai saggi più articolati sul piano storiografico dei diversiticamente avvertita in italia là dove il patrimonio edi- studiosi, l’eventuale trattazione dei complessi ospeda-lizio, artistico e di cultura nelle più diverse forme, non è lieri che hanno ormai del tutto perso la destinazioneconcepito come fenomeno astratto, valido in se stesso originaria. Gli ospedali esaminati possono essere suddi-a prescindere dalla sua incidenza storica particolare, visi in due grandi gruppi. il primo è quello dei complessiunica e irripetibile sempre, ma come effettiva tradizio- che hanno avuto il loro avvio a partire dal tipo a cro-ne di concreti gruppi umani. il tema ha grande rilievo in ciera di matrice quattrocentesca2. essi sono:rapporto al destino del patrimonio edilizio ospedaliero - l’Ospedale Maggiore di Lodi (posa della prima pietraattualmente a disposizione, all’attenta considerazione nel 1459); venne ampliato nel corso del novecento, 1 C. Catananti, Esiste un modello ideale?, “Salute e territorio”, n. 131, 2002. 2 Per una più completa ricognizione sul tema degli ospedali a crociera si veda: L. Franchini (a cura di), Ospedali lombardi del Quat- trocento. Fondazione, trasformazioni, restauri, New Press, Como 1995. Interessante, per i problemi di ristrutturazione degli antichi ospedali in Italia: Nelli-E. Vanzan Marchini, La ristrutturazione degli antichi Istituti, “Salute e territorio”, n. 147 2004. 72
  3. 3. dapprima con un complesso di padiglioni specializzati attraverso un complicato percorso gestionale neglie negli anni sessanta con un monoblocco verticale; anni Cinquanta e sessanta del novecento. ampliato- l’Hospitale Grande di San Marco a Bergamo (posa a più riprese tra settecento e ottocento, fu sottopostodella prima pietra nel 1474), esterno nel Quattrocen- a tutela per settori a partire dal 1910 e trasformato into al dominio sforzesco, ma sotto l’influsso cultura- caserma nel 1933. in area periferica rispetto al centro,le milanese anche per il probabile coinvolgimento a nord della città, è stato realizzato il nuovo ospedaledell’architetto antonio averulino detto Filerete nella nel XX secolo, su progetto degli ingegneri a. Gardella,sua progettazione. nel 1927 l’ing. Giulio marcovigi rice- l. martini, G. mariani e l. sala, con edifici satellitari: l’isti-vette l’incarico di progettare in area diversa il nuovo tuto Carlo Forlanini, su progetto di a. bellani, e l’istitutoospedale, inaugurato nel 1930. il complesso si presen- Casimiro mondino dell’ing. a. savoldi. nuovi progettita come un poliblocco composto da padiglioni orto- sono stati realizzati tra 2003 e 2007. interessante la siste-gonali attestati su corte attrezzata rettangolare, con mazione a parco del contesto circostante;padiglioni minori isolati. l’ingresso venne concepito in - l’Ospedale Maggiore di Brescia di fondazione quattro-monumentale linguaggio neoclassico. attualmente è centesca è attualmente anch’esso università. tra 1927in corso la realizzazione di un nuovo ospedale, per il e 1934 l’ing. angelo bordone, specialista di vaglia in ar-quale è prevista la costruzione di una chiesa che svol- chitettura ospedaliera, progettò e realizzò un innovati-gerà funzioni anche di parrocchia; vo complesso ospedaliero, con interessante impianto- il quattrocentesco Ospedale Maggiore di Pavia, sot- di padiglioni raccolti attorno a una corte. modificatoto il titolo di San Matteo, è divenuto sede di università e ampliato continuamente fino al 2000, il complessoOspedali Riuniti di Bergamo - Padiglione Policlinico San Matteo di Pavia - Facciata 73
  4. 4. costituisce oggi una grande “cittadella della sanità” di ettore rossi progettò un monoblocco a torre di novenotevole interesse sia come centro di assistenza e di piani fuori terra, con planimetria a t; è attualmente inricerca medica che di architettura. notevole la chiesa corso la costruzione di un nuovo ospedale;dedicata a san luca, aperta al culto nel 1954, per la - l’Ospedale Maggiore di Cremona (fondato nel 1451)tessitura architettonica in mattoni e pietra, caratteristi- venne presto dotato di patrimonio fondiario molto im-ca anche di molti edifici ospedalieri, per le pale d’alta- portante. Dal 1972 in area diversa esiste in Cremonare, i mosaici e le sculture che la ornano; un ospedale monoblocco con edifici bassi aggregati,- l’Ospedale di S. Anna a Como (fondato nel 1468) è progettato dall’ing. arturo braga, con enrico ronzani,stato completamente dismesso; conservato solo in nel 1965. Ha planimetria ad H, sviluppo in altezza perparte, è stato sottoposto a un restauro tipologico nel nove piani fuori terra. è immerso in un parco di grande1978 sotto la direzione dell’arch. luigia martinelli dell’uf- interesse. la chiesa è anche sede parrocchiale. attual-ficio tecnico del Comune di Como. l’ing. luigi marco- mente è in costruzione una nuova piastra operatoria;vigi, con enrico ronzani e luigi Castelli, è autore di un - l’Ospedale Grande di San Leonardo in Mantovaprogetto in forma di cittadella di padiglioni ospedalieri (fondato nel 1449), divenuto ergastolo e poi casa didisposti a raggiera in una nuova area; un edificio am- reclusione a fine ottocento, è attualmente sede di uf-ministrativo di nobili forme è stato disposto lungo la via fici della polstrada e di abitazioni di famiglie di militarinapoleona, che porta al centro città. nel 1965 l’arch. dell’arma dei Carabinieri. un nuovo ospedale venneSpedali Civili di Brescia. Corpo di ingresso, particolare del Ospedale vecchio di Lodi - Facciataparamento 74
  5. 5. realizzato, in un edificio che era stato convento, nel da questi dipendenti, come le denominazioni attua-1811, presto divenuto insufficiente. tra 1919 e 1925 ven- li spesso segnalano, esclusi per ragione di spazio dane realizzata una nuova struttura, composta da dodici questo volume. Debbono essere, infine, almeno ricor-padiglioni, su progetto dell’ing. Giulio marcovigi, am- dati alcuni ospedali quattrocenteschi siti in aree nonpliato e ammodernato negli anni sessanta e nel 1994. più appartenenti attualmente al territorio della lom-sono stati esclusi dalla schedatura: bardia: l’Ospedale Grande della Beata Vergine della- l’Ospedale Maggiore di Milano o Ca’ Granda, di cui Misericordia o Pammatone di Genova (posa della pri-già si è detto, dal cui istituto, ancora attivo, dipendono ma pietra nel 1474), città dal 1464 sotto il dominio de-tre altri importanti ospedali milanesi: il policlinico, non gli sforza; l’Ospedale Maggiore della Carità di Novaraesaminato qui in apposita scheda, istituito in conco- (fondato nel 1482), l’Ospedale Maggiore di Sant’An-mitanza con l’università statale degli studi; il nuovo drea di Vercelli, già dal 1427 sotto il dominio dei savoia,ospedale maggiore a niguarda e l’ospedale san ma con forti vincoli culturali con milano. Caso a sé, inCarlo borromeo, gli ultimi due descritti qui in apposita lombardia, è la storia dell’Ospedale Maggiore di Cre-scheda; ma3, dove nel 1351 sorse un raggruppamento ospe-- l’Ospedale Maggiore della Misericordia a parma daliero chiamato Domus Dei, gestito da un gruppo di(inizio lavori 1477), dedicato a sant’antonio e a tutti i laici con autonomia finanziaria garantita da normesanti. negli anni venti del novecento venne realizzato statutarie. Cambiò sede più volte nel corso dei secoli,un complesso ospedaliero composto da diciotto pa- fu costantemente sostenuto da importanti donazioni,diglioni, denominato ospedale civile, sostituito dall’at- prese denominazione di ospedale maggiore. nel 1959tuale ospedale maggiore tuttora in fase di amplia- l’amministrazione dell’ospedale decise di realizzarnemento. uno nuovo, diede l’incarico del progetto all’ing. arturoil quadro sintetico qui tracciato degli attuali ospedali braga con il medico enrico ronzani. nel 1961 il nuovolombardi, provenienti da istituzioni quattrocentesche, ospedale era concluso in forma di monoblocco a t, cuirende ragione di una estrema varietà di sviluppi sto- vennero aggiunti altri edifici dal 1978 al 1998. il secon-rici, varietà che potrebbe essere ulteriormente carat- do gruppo di ospedali lombardi esaminati con appo-terizzata esaminando l’articolazione e le specificità site schedature in questo volume riguarda complessidei presidi, in varie città non capoluogo di provincia, realizzati tra fine ottocento e inizio novecento.3 S. Lini, Dalla “Domus Dei” all’Azienda Ospedaliera. Le vicende dell’Ospedale maggiore di Crema dal 1351 al 1998, Leva Artigra-fiche, Crema 1998. 75
  6. 6. essi sono:- l’Ospedale di San Gerardo dei Tintori a Monza, il cuiprogetto, in forma di monoblocco di 15 piani ad an-damento planimetrico ondulato, con aggiunta di uncorpo di quattro piani, risale al 1962;- l’Ospedale di Circolo a Varese, costruito in zona pe-riferica nel 1903, ampliato in continuazione con l’ag-giunta di padiglioni fino ai 33 attuali, molto diversi traloro, in cittadella della salute;- l’Ospedale di Lecco, che ha cambiato più volte sede,dal 1840 ad oggi;- il Sanatorio di Sondalo (sondrio) in alta valtellina, del1927, oggi complesso monumentale vincolato, avreb-be dovuto essere, nelle aspettative di mussolini, il piùgrande sanatorio europeo;- il Nuovo Ospedale Maggiore di Milano a Niguarda,costruito tra 1932 e 1939, tipologia che attesta il pas-saggio dall’ospedale a padiglione a quello a più bloc-chi in italia; attualmente è in corso la realizzazione diuna grande piastra di ampliamento;- l’Ospedale San Carlo Borromeo a Milano, inauguratonel 1967, su progetto dell’ing. arturo braga e consulen-za artistica dello studio ponti-Fornaroli-rosselli. Di Gioponti è la chiesa, di grande interesse la sua architetturaAzienda Ospedaliera di Circolo Fondazione Macchi di Varese 76
  7. 7. Villaggio sanatoriale di Sondalo - Vista dalla galleria di accesso e le opere d’arte che essa custodisce4. anche per questo secondo gruppo sarebbero molte le omissioni da segnalare in relazione alla strutturazione territoriale per aziende ospedaliere, con diversi presidi. tra tutti non può essere dimenticata l’evoluzione del mi- lanese ospedale sacco, sorto come sanatorio di vial- ba nel 1927, uno dei primi edificati in pianura in italia. in- titolato al medico luigi sacco nel 1974, divenne anche polo universitario dell’università degli studi di milano; nel 1975 gli vennero accorpati l’ospedale agostino bassi e l’ospedale enea; è divenuto infine azienda ospe- daliera nel 1992. il quadro che le schede presentano, integrato dai saggi dei diversi autori, suggerisce alcune riflessioni sia rispetto a tutela e conoscenza storica che in relazione alle prospettive future. l’abbandono degli antichi ospedali e la costruzione dei nuovi in lombar- dia si è articolato in modi molto vari, caso per caso, nel corso dei secoli. non per tutti è stata elaborata fino ad ora una ricostruzione storica adeguatamente appro- fondita. più in generale, inoltre, la storiografia relativa a tipi ospedalieri succedutisi nel corso del tempo non è molto vasta e articolata. Quella relativa ai monumenti quattrocenteschi, sviluppatasi solo a partire dagli anni 4 M.A. Crippa, C. Capponi (a cura di), Gio Ponti e l’architet- tura sacra. Finestre aperte sulla natura, sul mistero, su Dio, Credito Valtellinese, Pizzi, Cinisello Balsamo (Milano) 2005; M.A. Crippa, Una cappella d’ospedale: continuità di moderno umanesimo in architettura, in: AA. VV., Gio Ponti. Meraviglio- sa ventura costruire chiese. La chiesa della Santa Maria An- nunciata per l’Ospedale San Carlo Borromeo, Ospedale San Carlo, Milano 2006.77
  8. 8. trenta del novecento, è attualmente la più solida; quel- ne del benessere, l’importanza della programmazionela degli ospedali a padiglione, scarna per non dire pra- pubblica e del rapporto pubblico-privato nel contestoticamente inesistente, risale agli anni settanta-ottanta. della sanità, sono questioni che attraggono le attenzio-all’interesse storiografico per i complessi monumentali ni maggiori, a discapito di una coscienza storica gene-quattrocenteschi non conseguirono rapidamente né rale, tuttavia indispensabile. il volume che si presentauna tutela adeguata né coerenti interventi di restauro, intende offrire un contributo in questa direzione, senzaad esclusione del caso esemplare dell’ospedale mag- la pretesa tuttavia di esaurire l’argomento. molto re-giore di milano, seguito più tardi dai restauri del com- sta da fare per mettere in luce la lunga storia, ricca diplessi antichi di Como e Cremona. recentissimo, degli molta umanità e scienza, delle istituzioni ospedaliereultimi anni, è il dibattito sui limiti della tutela del nuovo lombarde; per far conoscere il vasto patrimonio d’ar-ospedale maggiore di niguarda. la chiesa dell’ospe- te accumulato in essi in vari modi, in raccolte o musei,dale di san Carlo borromeo, opera di Gio ponti, è stata nei decori - pittorici scultorei e vetrari delle architetture,interessata da un importante studio dello stato di de- degli edifici religiosi in particolare ma non solo in quelli -,grado del paramento ceramico, a seguito del recente nella qualità artistica e monumentale di quanto giungerestauro del grattacielo pirelli . 5 fino a noi di molti complessi. il futuro, più che il passatomentre è viva da tempo l’attenzione per i rapporti tra o il presente, contrassegnato da grande fervore ediliziocura e cultura ospedaliera di area lombarda nel corso in questo ambito, implicherà, inoltre, necessariamentedella storia grazie a studiosi come Giorgio Cosmacini, un più stretto rapporto concreto - non utopico, comeedoardo bressan, vittorio sironi, è ancora in fase di ge- fu ipotizzato, nel celebre progetto rimasto sulla cartastazione l’interesse storico per l’edilizia ospedaliera del per l’ospedale di venezia6, da le Corbusier e tentato,novecento, per la sua evoluzione, per la connessione nell’ospedale di sarzana da Giovanni michelucci, nelcon i problemi delle città in cui i nuovi complessi sono 1967 - tra città ormai aperta, senza precisi confini, e cit-stati insediati, per il mutare dei sistemi tecnologici che li tadelle ospedaliere in una integrazione che comporte-qualificano. l’estrema specializzazione delle tematiche rà una rinnovata attenzione per la centralità dell’uomoospedaliere, i progressi scientifici e tecnologici della me- in un sistema sempre più parcellizzato.dicina, i radicali mutamenti nella concezione della cura NELLA PAGINA ACCANTO:delle malattie che arriva oggi a investire anche la nozio- Ospedale A. Manzoni di Lecco - La corte centrale dell’edificio ospedaliero 5 M. A. Crippa (a cura di), Il restauro del grattacielo Pirelli, Skira, Milano 2007. 6 A. Petrilli, Il testamento di Le Corbusier. Il progetto per l’Ospedale di Venezia, Marsilio, Venezia 1999. 78
  9. 9. SCheda 1Gli Ospedali Riuniti di Bergamo di Fernidando Zanzottera Veduta interna del complesso ospedalierol’attuale complesso architettonico degli ospedali nuovo ospedale da erigere in una località esternariuniti di bergamo, pur appartenendo al plurisecolare al centro abitato. Qualche anno dopo il presidentesistema della cura del malato urbano formalmente dell’ospedale, Callisto Giavazzi, ribadiva il giudiziocodificatosi nel 1457 per intervento del vescovo espresso in precedenza dalla commissione citata,Giovanni baronzio e dei rettori della città , è una 1 asserendo che erano molteplici i motivi per i quali icostruzione risalente al secondo quarto del XX secolo. vecchi fabbricati non erano più idonei ad ospitarela necessità della sua edificazione era tuttavia l’ospedale e che rendevano impossibile il “riattamentoavvertita da alcuni decenni, tanto che nel 1907 la ed ampliamento” dei luoghi di cura ospedaliera sitiCommissione nominata dal Consiglio ospedaliero in città. tra le molte ragioni elencate egli insistevaper definire le necessità architettoniche e strutturali sull’esiguità e l’insufficienza della superficie deidell’ente sanitario terminarono i loro lavori dichiarando fabbricati, giudicata metà dell’area richiesta comeche l’unica soluzione possibile era quella di creare un minimum dalla moderna tecnica medico-ospedaliera 1 Le prime notizie di un sistema ospedaliero compiuto di Bergamo risalgono, infatti, al 5 novembre del 1457, quando il Vescovo Giovanni Barozzi approva i Capitula hospitalis novi et magni structi in civitate Bergami. Insieme ai Rettori della città aveva infatti ottenuto l’autorizzazione di fondare un Ospedale Grande che riunisse in sè tutte le strutture di assistenza al malato e tutti i luo- ghi pii dediti alla cura sanitaria e all’assistenza paramedica. In quell’occasione, dunque, il Vescovo riunì sotto un’unica direzione l’ospedale di Sant’Erasmo fuori dalla porta di Borgo Canale, l’Ospedale di Santa Grata inter vites in Borgo Canale, l’Ospedale di San Lorenzo dell’omonimo borgo, l’Ospedale di San Bernardo presso il ponte della Morla, l’Ospedale di San Tommaso dentro porta di Santa Caterina, l’Ospedale di Sant’Antonio fuori borgo, l’Ospedale del monastero di Santo Spirito, l’Ospedale di San Lazzaro in Borgo San Leonardo, l’Ospedale di San Vincenzo in contrada di San Cassiano, l’Ospedale di Santa Maria Maggiore in Contrada Ante Scolis e l’Ospedale di Santa Caterina del borgo omonimo. 80
  10. 10. e sull’errore di orientamento dei fabbricati e già nel 1878, vi si era insediato l’attuale istituto sanitariosull’insufficienza delle distanze tra i differenti padiglioni, matteo rota, mentre negli anni seguenti si edificaronoche impediva un adeguato irraggiamento solare e la Clinica Castelli e la Clinica san Francesco.un conveniente ricambio d’aria. altre ragioni erano la l’incarico di studiare il progetto per edificare il nuovogrande ampiezza dei cameroni per i malati che, nel ospedale fu affidato negli anni venti all’ing. Giuliocaso del padiglione della medicina femminile, arrivava marcovigi, che riuscì ad iniziare i lavori nel mese dia contare 100 letti; l’esiguità dei locali di isolamento maggio del 1927. per la progettazione egli si ispiròlimitati a 4 posti letto ogni 400 malati; l’insufficienza e ai moderni principi dell’architettura ospedaliera che,la poca salubrità del riscaldamento affidato ancora a tuttavia, si espressero con una forma fortementesingole stufe; la mancanza di adeguati locali destinati influenzata dalle strutture architettoniche francesi ead accogliere i refettori, le latrine, le sale da bagno e inglesi di fine seicento e dei primi decenni del Xviiii depositi per il vitto degli ammalati, della biancheria secolo. egli progettò una struttura vagamente ispiratae dei medicinali; l’assenza di pavimenti facilmente al concetto di poliblocco sanitario, evoluzione elavabili e disinfettabili perché molti erano ancora reinterpretazione italiana dell’idea del monobloccorealizzati in mattone; la completa inadeguatezza dei ospedaliero di matrice americana, con forti influenzelocali per i dormitori e il soggiorno del personale di della cultura europea dei decenni precedenti. Questoassistenza ai malati. progetto, a sua volta, fu probabile ispirazione allo studioraccolto anche il parere favorevole del Consiglio per l’ospedale Clinico di modena con il quale glidell’ordine dei medici della provincia, si diede inizio ingegneri Giorgio rossi e Carlo tornelli parteciparonoal progetto di costruire un nuovo grande ospedale al concorso del 1933. il complesso architettonico deglicittadino. per la sua edificazione fu scelta “una delle ospedali riuniti mostra una disposizione planimetricaposizioni più ridenti della città, in quel grandioso centrale, con i differenti padiglioni ortogonalianfiteatro formato dalla linea continua di colline, organizzati attorno ad una ampia corte attrezzatache iniziano con l’antica bergamo alta, culminano al che accoglie un grande giardino verde con fontanacentro con il colle di s. vigilio e vanno degradando circolare. su questo spazio insistono gli ingressi principaliverso la selvosa punta di s. matteo” . si trattava di 2 dei differenti padiglioni, raccordati tra loro attraversoun luogo particolarmente adatto alla cura medica corpi di fabbrica di inferiore dimensione e di minorriparato anche dai venti freddi di tramontana, dove, pregio architettonico. nella parte centrale dei due2 Cfr. Luigi Pelandi, Attraverso le vie di Bergamo scomparsa, vol. VI (Il Borgo Canale), Bergamo, 1967, pp. 52-53. 81
  11. 11. fianchi sono presenti ingressi monumentali colonnati disinfestazione. ancora più discosto, sul limitare delcon accessi facilitati per le ambulanze che immettono perimetro del complesso architettonico, fu collocatonei padiglioni, che originariamente ospitavano la il padiglione per le malattie infettive e per i pazienti damedicina e la Chirurgia. i modelli di riferimento di porre in isolamento. nell’estremità sud-occidentaleGiulio marcovigi furono certamente gli ospedali fu invece edificato il padiglione per la cura deia padiglioni inglesi di fine seicento, che all’epoca tubercolotici, che oggi è stato trasformato e ospita unavevano significativamente influenzato la coscienza asilo aperto anche alla cittadinanza.tecnologica sanitaria europea. il modello di maggior il modello sanitario perseguito nella fase diispirazione fu il progetto di J. b. le roy per la ricostruzione progettazione si basava, dunque, sulla costruzione didell’Hotel-Dieu di parigi, distrutto da un incendio che un sistema misto che prevedeva quantitativamentecancellò l’intera struttura medievale. il modello, a scala l’emergere di padiglioni riuniti e la presenza di specificiinferiore, fu ripreso con alcune piccole varianti inerenti edifici distanziati a vocazione specifica. tra questi, sulagli accessi alla struttura e alla collocazione della fianco occidentale vi era anche il convitto delle suorechiesa: prospiciente alla corte centrale nell’ospedale e la piccola cappella eclettica.parigino e in posizione sopraelevata ma discosta dalle l’elemento più significativo dell’ospedale, dunque,architetture ospedaliere nel complesso bergamasco. non sono le singole architetture, gradevoli ma nonDal progetto di J. b. le roy, marcovigi desume anche capolavori dell’architettura della prima metà delil tema della conclusione della corte con un edificio XX secolo, ma l’impianto planimetrico, che mostradestinato ad accogliere i servizi Generali e le cucine, anche alcune affinità distributive con il progettocorrelate anche con la Farmacia, la pediatria e il dell’ospedale di livorno ideato da Cambray Dignypadiglione per gli studi oftalmici, che si raccorda con nel 1836.la corte verde attraverso due colonnati semicircolari. le scelte del progettista furono esemplarmentealle spalle del complesso centrale il progettista inserì raccolte nei discorsi pronunciati in occasionedei padiglioni autonomi destinati ad accogliere dell’inaugurazione dell’ospedale, nei quali si affermò:i malati affetti da patologie della cute, gli studi di “è stato abbandonato intieramente il tipo a padiglionianatomopatologia e alcuni volumi tecnici, quali staccati o, per meglio dire, a decentramentola cisterna dell’acqua, le caldaie, la ciminiera di assoluto, che si deve ritenere sorpassato dappoicché,smaltimento dei fumi, la lavanderia e i locali per la odiernamente, l’igiene degli spedali deve ricercarsi 82
  12. 12. soltanto nei metodi di cura e di profilassi, nell’antisepsi, piccolo ma necessario prefabbricato che fungee meglio nell’asepsi che oggidì hanno raggiunto la da ufficio informazioni per il pubblico. l’affacciomassima perfezione; si è cioè costruito un nosocomio, dell’ospedale sul vialone d’ingresso, inoltre, fu pensatodi tipo intermedio, dove, pur conservando il padiglione per rispondere ad alcune istanze funzionali e comecome elemento base, si sono avvicinate, entro termini elemento di raccordo tra la cittadella sanitariaconvenienti, non solo le fabbriche fra loro, ma le sale degli ammalati e la grande città dei sani che svettadei malati ai servizi, al precipuo scopo di contemperare preminente in lontananza. Come ha giustamentel’interesse dell’igiene con quello tuttavia importante osservato pizzigoni, infatti, la facciata dell’ospedaledell’economia” . tra le architetture si differenzia 3 non funge da fondale scenografico ma costituiscequalitativamente la palazzina di ingresso all’intero un elemento arretrato rispetto al filo stradale, perchécomplesso ospedaliero, il cui disegno parrebbe il vero prospetto ideale doveva rimanere la città alta,recuperare il progetto dell’architetto bianconi studiato il borgo Canale e il contesto orografico naturale deiper l’ampliamento del 1846 dell’antico ospedale monti bergamaschi4.cittadino di san marco. si tratta di un edificio dalle la costruzione del nuovo ospedale, inaugurato daivaghe reminescenze neoclassiche caratterizzato da principi umberto e maria Josè di savoia il 20 settembretre grandi arcate e un imponente atrio colonnato 1930, costituisce anche uno degli elementi salienti dellonel quale, senza troppa grazia, oggi è collocato un sviluppo urbano della città moderna. essa rappresentò,Veduta dei padiglioni che affacciano sull’antica corte interna Particolare del nuovo padiglionedell’ospedale 3 AA.VV., Gli Ospedali Riuniti di Bergamo un’istituzione della comunità, Ospedali Riuniti di Bergamo, Tipografia-litografia Nove-cento Grafico, Bergamo, 1999, p.114 Per questo tema si rimanda al convegno “Il verde e la città” svoltosi il 14 marzo del 2007 presso l’Auditorium dell’Accademiadella Guardia di Finanza di Bergamo organizzato dall’Ateneo di Scienza Lettere Arti di Bergamo e, in particolare, all’interventodi Graziella Colmuto Zanella. Dei singoli interventi dei relatori, che si spera possano essere raggruppati in un volume di prossimapubblicazione, esistono alcune trascrizioni dattiloscritte non corrette dagli autori. 83
  13. 13. infatti,una delle principali istanze innovatrici della fascia pediatrico (1983), dell’unità operativa di nefrologianord-occidentale della periferia di bergamo, capace e Dialisi (1991) e di un nuovo blocco per le saledi mettere in moto un meccanismo di rapido sviluppo operatorie (1995).urbano gestito da privati e dall’amministrazione il processo di integrazione e di sviluppo non è facilepubblica. il trasferimento in questa area della ma fino ad oggi ha saputo ben armonizzarsi construttura ospedaliera e la conseguente dismissione e la struttura architettonica esistente, perseguendorapido abbattimento degli edifici costituenti l’antica logiche di riempimento degli spazi non occupaticittadella sanitaria, lasciarono inoltre la possibilità di dagli edifici di marcovigi e conservando al suoripensare alla configurazione urbana di bergamo, interno numerosi beni mobili meritevoli di attenzioneoffrendo, di fatto, la possibilità concreta di poter e di valorizzazione. sebbene nel 1993 l’aziendaelaborare il Concorso del 1926, senza sviluppi positivi, e ospedaliera sia stata riconosciuta “di rilievo nazionaledi migliorare il successivo piano regolatore della città, e di alta specializzazione” dal ministero, la relazionecosì importante per la definizione del volto moderno programmatica dell’agosto del 1996 sottolineavadi bergamo. la grandiosità dell’ospedale, inoltre, l’obsolescenza di alcuni elementi strutturali erispose pienamente al desiderio dell’amministrazione impiantistici, con la conseguente impossibilità dilocale e del regime centrale di rispondere in maniera fronteggiare pienamente le nuove frontiere dellamonumentale alle istanze innovatrici espresse dalla scienza medica, sempre in continua evoluzione ecittà e alla richiesta di dotare bergamo di una serie di sempre più bisognosa di ospitare laboratori altamentearchitetture sociali pubbliche. tecnologici e complessi servizi sanitari specialistici.nel corso dei decenni il complesso ospedaliero per questa ragione negli scorsi anni si è indetto unha subito numerose trasformazioni dovute concorso internazionale per la costruzione di unall’accorpamento di altre strutture sanitarie quali, nuovo ospedale di bergamo che ha visto vincitoread esempio, l’ospedale provinciale pediatrico ugo il raggruppamento d’imprese che fa capo a sCauFrizzoni (1972) e l’istituto ortopedico matteo rotta s.a. di parigi, rinnovando idealmente quel legame(1975). nel 1983 l’ospedale accolse e creò numerose storico che intercorre tra la sanità bergamasca e laaltre realtà sanitarie finalizzate a migliorare la cura dei cultura ospedaliera d’oltralpe5.pazienti secondo logiche di eccellenza, e, per questa NELLA PAGINA ACCANTO:ragione, si è dotata del Dipartimento ostetrico- Veduta dell’ingresso dell’ospedale in relazione al contesto urbano della città alta 5 Cfr. AA.VV., Nuovo Ospedale di Bergamo. Concorso Internazionale, Bolis Edizioni, Bergamo, 2002 84
  14. 14. SCheda 2Gli Spedali Civili di Brescia di Irene Giustina, Elisa Sala* Veduta del corpo di ingresso (concluso al rustico nel 1941-42)I.“in una zona posta al centro dell’anfiteatro di colline, dell’istituto bresciano lo impegnò per tutta la vita,tra Costalunga e mompiano, zona fra le più fresche consentendogli di maturare una riconosciutae riposanti della città, sta per completarsi il nuovo specializzazione nell’edilizia sanitaria. il compimentoospedale Civile di brescia”. esordiva così, nel 1953, dell’ospedale di brescia fu rallentato, fin dal principio,angelo bordoni (1891-1957), illustrando il progetto dalla scelta della sua ubicazione, condizionata dadel nuovo nosocomio cittadino. si stava allora esigenze di economia e accompagnata da unconcludendo una lunga vicenda iniziata intorno acceso dibattito politico; erano contemplate tantoal 1927, quando bordoni, incaricato di riformare l’area di via moretto, dove insisteva l’antico spedale,l’antico ospedale di s. Domenico, ormai inadeguato, quanto le più ampie e periferiche zone di s. eufemiaconstatava l’impossibilità di un riadattamento della e di s. rocchino. bordoni, pur producendo numerosevecchia struttura ed evidenziava la necessità di varianti, lavorò su un’idea progettuale di fondo cheerigere un edificio innovativo nella concezione riproponeva la tradizionale tipologia ospedalieradistributiva e nell’organizzazione funzionale. il a padiglioni, attualizzata però dalla connessionegiovane ingegnere bresciano in quegli anni svolgeva reciproca dei corpi di fabbrica. intendendo superareuna vivace attività professionale, distinguendosi, anche la casualità della distribuzione che avevatra l’altro, per la partecipazione a milano, con luigi caratterizzato i complessi a padiglione del secolom. Caneva e antonio Carminati, al concorso per precedente, bordoni si ispirò al rigore geometricoil progetto del palazzo di giustizia, all’ideazione presentato dagli istituti del tardo settecento, indel palazzo dei sindacati fascisti dell’industria, allo cui i fabbricati erano rigidamente ordinati. pure sestudio di un nuovo piano regolatore; la realizzazione con un progetto in continua evoluzione, l’impianto* Il contributo è stato curato dalla prof.ssa Irene Giustina; la stesura è da attribuirsi per la parte I all’ing. Elisa Sala, e per la parteII a Irene Giustina. 86
  15. 15. dell’ospedale di brescia – con evidenti rimandi alla la prima pietra. l’ospedale bresciano rappresentòcrociera rinascimentale, incardinata sulla chiesa al una vera novità tra le strutture sanitarie internazionali:centro della composizione – fu informato su figure la suddivisione dell’edificio in padiglioni interconnessigeometriche regolari, proponendo uno “schema corrispose a una loro classificazione in relazione allebase [che] non è più la forma aperta della dama ma diverse patologie e quindi dei vari reparti di cura;quella conclusa, funzionale e quasi meccanica della ognuno di questi fu realizzato su un unico piano.ruota dentata” e adottando “il sistema detto stellare ne sortì un fabbricato di sette piani fuori terra, died anche radiale per i raggi o ali che fuoriescono, cui i cinque superiori destinati al ricovero ammalatisimmetricamente, rispetto al centro della figura”. e i due inferiori ai servizi generali; i padiglioni furonola matrice geometrica alla base di quella idea si orientati in modo tale da ottenere infermerie tutte ascontrò con le contingenze, venendo modificata doppia esposizione. i percorsi interni furono studiatipiù volte, fino a giungere – nel terzo progetto, in relazione ai flussi di utenze, disegnando passaggielaborato nel 1934 per l’area, poi prescelta, di s. distinti per gli operatori medici e i visitatori, mentrerocchino – a un impianto costituito da due esagoni quelli esterni furono risolti come passerelle aeree, perregolari concentrici dai cui vertici si proiettavano consentire il trasporto veicolare al livello terreno delpadiglioni con germinazione a forcella e al cui complesso; i collegamenti verticali furono progettaticentro era collocata la chiesa. tale disegno, definito soddisfacendo esigenze antisismiche e antincendio.a “fiocco di neve”, subì numerose modifiche fino a particolare cura fu diretta alla definizione formaleche nel 1937-38 fu apprestato il progetto definitivo: dell’edificio, risolto con paramenti di mattoni posatil’esagono fu ridotto nelle dimensioni, mentre i bracci in rilievo a disegnare – interpretando la tradizioneradiali acquistarono una particolare emergenza; la costruttiva lombarda secondo gli orientamentibiforcazione fu mantenuta solo per il corpo a sud-est neoclassici prevalenti negli anni venti e trenta – rigorosee per il suo simmetrico a nord-ovest, scomparendo trame geometriche e nitidi contrasti chiaroscurali, coninvece negli altri padiglioni. Di fatto, però, con corpi innesti di stucco di cemento bianco, calce e polveredi fabbrica di dimensioni pressoché uguali, furono di marmo. tale ricerca estetica raggiunse accentieseguiti solo tre padiglioni (a, b e C), lasciando uno monumentali soprattutto nella quinta di ingresso espazio libero al vertice settentrionale dell’esagono. grande ricercatezza nelle decorazioni e nei dettagli,nel centro geometrico ideale del complesso, che suscitando l’apprezzamento, tra gli altri, di Francocorrispondeva anche a quello dell’area destinata a moretti, che annoverò l’istituto bresciano fra le piùcontenere l’intera struttura, circolare con raggio di 500 rilevanti architetture ospedaliere del ‘900.metri, fu costruita la cappella, collegata ai padiglioni la costruzione al rustico fu conclusa entro il 1942, mada corridoi sopraelevati. il 22 ottobre 1938 fu posata solo nel 1951 poterono entrare i primi malati e nel 1953 87
  16. 16. Veduta della fu definitivamente chiusa la vecchia sede ospedaliera satellite, in grado di garantire nuovi posti letto e Veduta dellacappella al centro cappella e del di via moretto. nel 1958 il nosocomio cittadino, ormai assicurare la differenzazione dei reparti in specialitàdel complesso passaggio copertoprogettato da in piena attività, era in grado di accogliere più di sempre più numerose. il progetto fu commissionato di collegamentoAngelo Bordoni 1.600 degenti. allo “studio di edilizia ospedaliera a. bordoni”, con i padiglioni.negli anni Trenta Gli anni Cinquanta aprirono un periodo di grande fondato dallo scomparso ingegnere bresciano, edel Novecento.Sulla sinistra, fermento per l’ospedale bresciano e portarono a fu elaborato dall’architetto Gianni Griletto, mentreil prospetto numerose nuove realizzazioni, tra cui l’istituto del l’ingegnere Dario perugini eseguì i calcoli per ledel recenteampliamento radio “olindo alberti” e il Centro di alte energie, strutture in cemento armato. l’impianto del ‘satellite’,del padiglione sollecitati dall’eccellenza mostrata dagli spedali civili discostandosi da quello dei padiglioni bordoniani,bordoniano (2005); nel campo della radioterapia cancerologica sin dal presenta “uno svolgimento a nastro, con unasulla destra,si intravede 1929. il boom economico e lo sviluppo demografico fronte centrale curva ed ali rettilinee raccordantesiil Policlinico ebbero però notevoli ricadute sulla nuova struttura in parallelo agli edifici preesistenti”. l’edificio èSatellite (1966- ospedaliera; già tra il 1960 e il 1961, la carenza di posti organizzato secondo una tipologia a monoblocco,1973) letto si attestava intorno alle 700 unità. in un corpo centrale di dieci piani fuori terra e due II. si procedette dunque a realizzare l’ultimo settore ali laterali di sette piani ciascuna, e impiegata l’unità del complesso, per altro già progettato da bordoni nel compositiva cellulare, riconducibile all’unione di due 1955 quale nuova sede per l’ospedale degli infettivi camere a tre letti e servizi comuni, che comporta un ma lasciato in sospeso nel 1957. il nuovo padiglione, reparto costituito da multipli di sei letti unicellulari. isolato rispetto agli altri in ragione della sua funzione la struttura, con la contestuale costruzione di una d’uso, sarebbe andato a completare la struttura, nuova accettazione, fu intrapresa nel 1966 e divenne collocandosi all’estremità nord-ovest; i problemi interamente funzionante nel 1973, attrezzando ben determinati dalla carenza di spazi portarono però a 870 nuovi letti. una revisione dei programmi e alla costruzione di un tre anni dopo fu inaugurato anche il nuovo padiglione padiglione più aggiornato, denominato policlinico infettivi, a conclusione di un dibattito intrapreso fin dal 88
  17. 17. 1953 per risolvere il problema dei malati contagiosi, collocati nell’angusto ospedale di s. antonino. la nuova struttura, avviata nel 1973 su progetto dell’architetto paolo Dabbeni, e dell’ingegner Franco Dotti, fu situata in un’area compresa fra il padiglione C e il “satellite”, modificando e aggiornando radicalmente il piano dello studio bordoni, più volte variato nel tempo. la costruzione e le potenzialità del “satellite” evidenziarono la necessità di istituire a brescia una Facoltà di medicina e chirurgia, seguendo una vocazione didattica palesatasi nell’ospedale già nel 1952, quando era stata aperta una scuola di ostetricia, da affiancare a quelle già esistenti per infermiere professionali e per assistenti visitatrici. la nuova Facoltà, istituita nel 1970, comportò, insieme con la costruzione, nell’anno successivo, di una sede autonoma a nord della cinta ospedaliera, un capillare processo di adattamento del nosocomio, teso a conciliare nei diversi reparti le esigenze ospedaliere con quelle universitarie e di ricerca. la convenzione con l’università permise così di qualificare ulteriormente le attività assistenziali dell’ospedale, consentendo di conseguire posizioni di eccellenza nell’ambito della diagnosi e della cura di numerose patologie. tali avanzamenti hanno richiesto nel tempo un costante rinnovamento della dotazione tecnologica e continui interventi, tesi ad ampliare e adeguare le strutture sanitarie. nel 1989, secondo un articolato e pluriennale piano progettuale, è stato completato il trasferimento nella struttura bordoniana dell’ospedale dei bambini, Particolare del paramento murario (anni Trenta del Novecento)89
  18. 18. istituito nel 1900 e ospitato a lungo in sedi inadeguate Ferrari ha poi provveduto al sopralzo di due pianie provvisorie; nuovi reparti dell’istituto pediatrico sono della sede della medicina del lavoro per ricavareentrati in funzione anche nel 1998, nel 2004, fino all’ultimo la nuova sede dell’immunologia Clinica (2003-2004).trasferimento avvenuto nei primi mesi del 2008. nel 2004-2005 è stato completato il raddoppio di duetra il 1998 e il 2001, a seguito di un concorso di idee corpi di fabbrica dell’ospedale con un importantevinto dal gruppo di progettazione avente come intervento, il primo realizzato in italia in project-capogruppo l’architetto antonio montanari e financing, secondo il progetto preliminare dell’ufficiocome componenti gli architetti bauerova in sestak e tecnico dell’ospedale e il progetto definitivo dellaKaderabek, è stato realizzato il nuovo edificio ovest per società Catalyst brescia s.r.l., riprendendo all’esternoblocchi operatori, inserito fra tre corpi dell’ospedale il disegno del paramento bordoniano. infine, nel 2006esistente con una rilevante soluzione high-tech: il è stato attivato, in complesse strutture interrate, ilbraccio si sviluppa come una passerella aerea con Centro pet/taC con Ciclotrone e radiofarmacia.struttura a vista, costituita da una trave reticolare Considerando anche i presidi ospedalieri di Gardonegigante appoggiata alle estremità a due torri inmuratura, ove sono posti i collegamenti ai padiglionibordoniani e le uscite di sicurezza. nel dicembre 2000 èstato ultimato l’avancorpo del “satellite”, su progettodell’architetto paolo Dabbeni e degli ingegneri FrancoDotti e Carlo piemonte, offrendo un considerevoleaumento di spazi per alcuni servizi ospedalieri e peril pronto soccorso, insieme con il nuovo ingresso del“satellite” e la nuova elisuperficie. ancora Dabbeni eDotti, hanno compiuto l’ampliamento del padiglioneinfettivi (1998–2003),sovralzando di un piano la strutturaesistente e aggiungendo nuovi corpi di fabbrica, tracui il collegamento con l’attiguo“satellite”; nello stessoperiodo, hanno progettato anche la nuova sede dellamedicina del lavoro, un fabbricato che riprendele forme curvilinee di un padiglione bordoniano di Paramento murarioservizio, collocato in posizione speculare nell’area dei padiglioni bordonianidell’ospedale. il raggruppamento temporaneo studio (anni Trenta delnightingale associates e studio tecnico ing. roberto Novecento) 90
  19. 19. val trompia e di montichiari e l’ospedale dei bambini, entrati nel 1998 a far parte dell’azienda ospedaliera – in cui gli spedali Civili sono stati trasformati nel 1997 – si è giunti oggi a un’offerta complessiva di 2.500 posti letto, con 71.000 ricoveri ordinari annuali sommati a 25.000 ricoveri in day-hospital. la superficie decentrata e vuota destinata inizialmente alla costruzione del nuovo ospedale è dunque divenuta, col tempo, una “cittadella della sanità”, un esteso centro di assistenza e di ricerca medica che ha assunto un ruolo di crescente rilievo anche nell’orientamento dei processi di crescita urbana e territoriale. l’ampiezza di tale area, fissata con grande intuizione previsionale, ha consentito di accrescere notevolmente il nucleo ospedaliero originario con l’aggiunta di numerosi nuovi volumi, lasciando tuttavia ancora oggi larghi spazi al verde e ai giardini che hanno costituito un altro elemento fondativo e di merito, del progetto bordoniano. la validità delle scelte progettuali adottate nella prima struttura ospedaliera, infine, rimane tuttora manifesta, sia per la versatilità della sua articolazione, che ha consentito l’adeguamento progressivo e l’ampliamento di diversi padiglioni senza intaccare il primitivo impianto “a fiocco di neve”, sia per la coerenza espressiva e la raffinatezza del suo disegno che, impreziosite da una eccezionale cura per il dettaglio e per i materiali costruttivi, ancora oggi la rendono riconoscibile e le permettono di spiccare rispetto agli interventi più recenti. Dettaglio decorativo nel giardino91
  20. 20. SCheda 3L’Ospedale Sant’Anna di Como di Daniele Garnerone Il palazzo dell’ingresso e degli uffici direzionaliComo, città di fondazione romana, accoglie i viaggiatori Cinque secoli di alterne vicende, luoghi e tempi diversialla porta di Camerlata con due monumenti della che si sono aggiunti all’antica vocazione ospitaliera dellastoria antica e moderna: la torre del baradello, residua città. al 1468 risale il primo documento che si possa riferiretestimonianza della fortificazione del colle, e la fontana all’ospedale; si tratta della bolla pontificia redatta darealizzata a metà degli anni trenta su disegno di Cesare papa paolo ii per conferire l’atto di fondazione dell’istitutoCattaneo e mario radice. sant’anna, su richiesta del vescovo di Como. sorto comeQui si trova l’ospedale sant’anna, a capo dell’omonima luogo di ospitalità per pellegrini, di assistenza a poveri eazienda ospedaliera, costituita con i presidi di menaggio di ricovero per deboli e indifesi, viandanti o bambini, ha(ospedale erba-renaldi), Cantù (ospedale s. antonio una storia lunghissima nella quale l’istituzione è divenutaabate) e mariano Comense (ospedale Felice villa). una potenza economica e fondiaria, espressioneil sito particolarmente favorevole, ben vicino alla stazione della municipalità e, con i luoghi pii collegati, punto didelle ferrovie nord milano e all’autostrada che collega la riferimento del mondo cattolico, non mancando fra i suoicittà al capoluogo lombardo, è un caposaldo del territorio amministratori alcuni illustri rappresentanti della curia.comasco, rappresentativo del legame che unisce la città la prima sede dell’ospedale era in via Cadorna,all’ospedale in un rapporto costruito in oltre cinque secoli all’interno della Città murata, sul luogo di un precedentedi storia, con relazioni dirette sull’intera regione e sul vicino ospedaletto, che faceva parte della chiesetta dedicataCanton ticino. a sant’anna, unito all’ospedale di san vitale sin dal 92
  21. 21. 1353. Già alla fine del XiX secolo si erano manifestati ilimiti di spazio e attrezzature della struttura cittadina.all’inizio del novecento la città contava 40.000 abitanti,e l’incremento della popolazione, con la conseguentedomanda di nuove abitazioni, costituiva un elementodi stimolo per l’espansione urbana e la progettazione dinuovi edifici. in quegli anni non fu tanto l’amministrazionepubblica del Comune a determinare la scelta dellacostruzione di un nuovo ospedale, quanto piuttosto una“modesta e pia signora”, teresa rimoldi. alla sua morte,avvenuta nel 1924, la benefattrice lasciò una cospicuadonazione all’ospedale sant’anna, comprendente circacinque milioni di lire in denaro e il patrimonio fondiariodel quale era parte un ampio terreno pianeggiante aipiedi del rilievo del baradello, tra la frazione di Camerlatae la chiesa di san Carpoforo. nel 1925, la commissionetecnica costituita allo scopo di studiare la riorganizzazionedell’ospedale aveva scartato l’ipotesi di ristrutturarela vecchia sede cittadina, valutando favorevolmentel’area ricevuta in donazione. il presidente dell’istituto luiginegretti affidò all’ingegnere bolognese Giulio marcovigi,che firmava in quegli anni il nuovo ospedale di mantova,il compito di elaborare il progetto per il nuovo ospedale,studiando la soluzione più idonea con la consulenzadell’ingegner luigi Castelli e del professor enrico ronzoni,direttore dell’ospedale maggiore di milano, per gli aspettipropriamente sanitari. Dal vecchio al nuovo ospedale, ilprocesso di modernizzazione passava attraverso corsie eDettaglio di una bifora sulla facciata del palazzo direzionale 93
  22. 22. laboratori, padiglioni e camere di degenza, secondo un saile, entrambe milanesi. Con la nuova “cittadella” dellamodello di concreta razionalizzazione e miglioramento medicina, basata sulla perfetta organizzazione degli spazidelle condizioni di assistenza e cura, di igiene e salubrità, e dotata di centinaia di ambienti e servizi d’avanguardia,con particolare attenzione all’esposizione solare. la scelta sono garantiti con largo anticipo quei requisiti e quelleè quella di un complesso a padiglioni elevati su due e condizioni di prima categoria poi previste dalletre piani, oltre al sotterraneo, con uno spazio centrale prescrizioni tecniche sull’edilizia ospedaliera emanateper i servizi sanitari comuni, e un numero di posti letto per nel 1939. il nuovo ospedale progettato da marcovigiciascun edificio compreso tra 30 e 100. ha impianto planimetrico a raggiera, impostato suil progetto prevedeva che ogni padiglione avesse ad ogni un fulcro centrale attorno al quale sono distribuiti ipiano un locale ampio destinato a soggiorno e refettorio, padiglioni che costituiscono il sistema, 12 edifici collegaticon ampie superfici vetrate comunicanti direttamente mediante percorsi in parte coperti da una pensilinacoi giardini al piano terra e con terrazze ai livelli superiori. su pilastri. attestato alla via napoleona è il palazzoil 25 marzo 1928 è avviata la costruzione con le imprese dell’amministrazione, caratterizzato da architetturapiù importanti del settore, la Croci e buongiorno e la consona al ruolo di rappresentatività, con l’ingresso principale preceduto da un colonnato con terrazza superiore e gli uffici amministrativi, le sale di presidenza e di consiglio al primo piano, dove sono oggi conservati la notevole quadreria e arredi d’epoca. ai lati, due edifici bassi attrezzati in origine con i servizi di accettazione e pronto soccorso, ambulatori di medicina e chirurgia. sull’asse principale di orientamento dell’impianto, da nord a sud, era in origine innestata una grande fontana in forma di esedra, sorta di balconata attorno alla quale salivano in leggera pendenza i percorsi diretti ai due blocchi edilizi principali di chirurgia e medicina, ad u. Centrale al sistema la chiesa dedicata alla santa, con l’abside rivolta a sud e la facciata a monte, verso il rilievo del baradello. attestato all’edificio sacro, il sistema di collegamento Il monoblocco con la piastra del pronto soccorso 94
  23. 23. coperto sviluppato su tre bracci, il più lungo dei qualidiretto a monte, verso il padiglione dei servizi ospedalieri.Da questo, un percorso chiuso da vetrate portava da unlato al sanatorio, per la prima volta inserito nel perimetrodell’ospedale, dall’altro all’ospedaletto per i fanciulli.isolati dal nucleo principale, sono variamente dislocatialtri edifici tra i quali la centrale termica e la lavanderia, edi notevole rilievo architettonico, il palazzo degli infettivi,al margine nord del complesso.alla metà del novecento si afferma un nuovo modello diorganizzazione degli spazi ospedalieri; progressivamenteabbandonato il modello a padiglioni, è introdottoil tipo edilizio a monoblocco a sviluppo verticale. inquegli anni l’ufficio tecnico dell’ospedale, presiedutodall’ingegner Giovanni todeschini, elabora una soluzioneper sopraelevare di un piano i padiglioni.Già allora si parlava di un nuovo nosocomio per farfronte alle necessità. nasce da quel confronto il progettodel monoblocco, dovuto all’architetto milanese ettorerossi, un edificio a t con facciata principale curvilinea,elevato su nove piani fuori terra, collocato al centro delsistema a collegamento tra i reparti e i servizi generali. larealizzazione dell’edificio, avviato a costruzione nel 1965dall’impresa comasca nessi e majocchi, ha non pocoalterato l’impianto di marcovigi,del quale si è persa la spinacentrale costituita dalla sequenza della fontana esedra,della chiesa, sostituita dalla nuova cappella interna, e deipercorsi coperti tra i padiglioni. all’inizio degli anni ottantaLa testata del padiglione Giovanni Battista Grassi 95
  24. 24. si torna a pensare a un nuovo ospedale. il dibattito si è svolto intenso sull’opportunità di realizzare altrove una moderna struttura o, piuttosto, ristrutturare e ampliare l’esistente. il confronto sul tema ha interessato ampia parte della comunità, coinvolgendo parti sociali, politiche e gli stessi operatori sanitari di fronte alla realizzazione del nuovo ospedale, la cui costruzione è iniziata nel novembre 2006 e, secondo le previsioni, dovrebbe essere conclusa nel 2009. la società infrastrutture lombarde presiede la costruzione che copre una superficie di oltre 76.000 mq su un’area molto vasta, compresa fra i comuni di Como, san Fermo della battaglia e montano lucino. il nuovo complesso è impostato su due corpi di fabbrica allungati e quattro edifici disposti a raggiera attestati al corpo lungo mediano, a pianta leggermente curvilinea. sviluppato su cinque piani, due dei quali interrati, sarà dotato di quasi 600 posti letto, 22 sale chirurgiche, negozi, servizi di bar e ristorazione e spazi per la cultura e socializzazione. nelle previsioni il nuovo ospedale della città lariana avrà requisiti di elevato livello, con una spiccata caratterizzazione di tipo alberghiero. l’importanza del sito è testimoniata anche dai reperti archeologici portati alla luce nel corso degli scavi sull’area, tra cui una necropoli di età romana, con una ventina di tombe, e una struttura preistorica ad impianto circolare del diametro di circa 70 metri, risalente all’età del Ferro (iX sec. a. C.), o forse al neolitico. La Cappella dedicata a Sant’Anna all’interno dell’edificio monoblocco96
  25. 25. Vista generale del complesso ospedaliero al piede del rilievo del Baradello 97
  26. 26. SCheda 4Gli Istituti Ospitalieri di Cremona di Daniele Garnerone Veduta dell’ospedale dal parcoCremona, città che ha ereditato un monumentale ve funzioni. attorno al centro abitato e al territorio delnucleo storico costituito in età comunale, è anche un contado si è dunque costruita la plurisecolare storiacentro di primaria importanza per l’attività agricola dell’istituto ospitaliero, una vicenda lunga oltre cin-del suo territorio. lo è stato tanto più in passato quan- quecento anni.do la struttura del contado era improntata da forti la sua fondazione risale al 1450, quando il consigliocaratterizzazioni di forma e qualità. generale della città ne ordinò l’erezione, auspicataalle porte della città moderna, in direzione sud-est, da nobili, mercanti e dalle gerarchie ecclesiastiche.percorrendo la strada provinciale 87 (la via Giuseppi- la realizzazione trovò sostegno nelle autorità del Du-na a memoria del governo austriaco), il tessuto rurale cato di milano, dal duca Francesco sforza alla con-ripropone solo in parte le forme storiche del paesag- sorte bianca maria visconti, che assicurarono al nuo-gio agrario. vo istituto la necessaria protezione, esentandolo dain questo settore è localizzato l’ospedale maggiore, ogni tributo e obbligazione. in tal modo si sarebberomoderno complesso realizzato alla fine degli anni riuniti sotto una sola giurisdizione tutti i luoghi deputatisessanta, attestato su viale della Concordia, oggi a al sostentamento e al ricovero dei bisognosi, luoghicapo dell’azienda ospedaliera istituti ospitalieri di pii, confraternite e ospitali minori sparsi sul territorio.Cremona; di questa fa parte anche l’ospedale di Con la bolla pontificia del 6 maggio 1451, papa ni-oglio po, recentemente ampliato e attrezzato di nuo- colò v riconobbe ai cittadini cremonesi l’erezione 98
  27. 27. del nuovo ospedale, ai bordi della città storica, verso secondo solo all’ospedale maggiore di milano pernord, acconsentendo all’accorpamento in perpetuo dimensioni e importanza, poteva così disporre didel vasto patrimonio che faceva capo ai vecchi rico- estesissime possessioni terriere, corrispondenti quasi alveri gestiti dalla chiesa nel nuovo istituto, intitolato alla territorio dell’attuale provincia, con talune proprietàbeata vergine maria della pietà. estese anche al basso milanese.accanto ai numerosi siti aggregati figuravano i pos- per secoli il ricco patrimonio fondiario dell’ospedale èsedimenti terrieri incorporati fra i beni del nuovo stato gestito in regime di affittanza, prevalentementeente. Fra le maggiori dotazioni, vi era quella derivata a conduzione diretta stante la dimensione media deidall’ospedale di santo spirito, detentore dei poderi fondi. la progressiva alienazione delle terre, sostanzial-di spinadesco, borgo rurale a ovest della città, estesi mente votata a finanziare la gestione dell’ospedale,su oltre 400 ettari. quando non a risanarne i bilanci, ha eroso dramma-si trattava già per quel tempo di fertile campagna sul- ticamente il complesso dei beni posseduti, giunto adla quale le incessanti attività di bonifica e irrigazione, annoverare, con le aggregazioni e le donazioni, 80 di-con lo scavo dei navigli cremonesi e milanesi, del Ca- more nella città e 8.500 ettari di campagna e ridottonale della muzza e della fittissima rete di rogge e fossi, agli inizi del novecento a circa 3.150 ettari.avrebbero poi condotto a elevata produttività le terre, in quegli anni le condizioni igieniche e la dotazione dicon l’affermazione dell’azienda capitalista che face- spazi rispetto alle esigenze risultavano alquanto pre-va capo alla cascina della bassa pianura irrigua. carie. prese avvio in quel periodo l’intenso dibattitoalla prima costituzione quattrocentesca del patrimo- tra gli esponenti di governo locali circa la necessitànio del nuovo istituto fece poi seguito l’aggregazione di erigere un nuovo ospedale, dotato dei requisiti ne-dell’ospedale di san lazzaro, nel 1594. nella seconda cessari a soddisfare le necessità di una moderna cittàmetà del settecento, in occasione della soppressio- e nel quale concentrare i servizi ospedalieri sparsi inne degli ordini monastici, furono aggregati anche i numerosi piccoli centri di assistenza e cura del ca-Conventi di san Francesco e di san luca (1777) e del poluogo. nel confronto, che durò trent’anni, si profi-Convento di san pietro po (1782), quest’ultimo con la lò anche la possibilità di riunire sotto la giurisdizioneconsistente dote di oltre 700 ettari di campagna, oltre dell’ospedale maggiore anche il secondo nosoco-a un elevato numero di livelli, capitali e fitti d’acque. mio esistente in città, l’ospedale ugolani Dati, fonda-al volgere dell’ottocento l’ospedale di Cremona, to nel 1603 e insediato nel cinquecentesco palazzo 99
  28. 28. affaitati. la riunificazione tardò molti anni prima diconcretizzarsi e, nel frattempo, nel 1910, fu reso pub-blico il progetto del cremonese Jotta per un nuovoospedale, sviluppato con soluzioni architettoniche etecnologiche derivate dalla visita ai migliori ospedalieuropei del tempo.nel 1935, col raggruppamento in un’unica ammini-strazione degli ospedali maggiore e ugolani Dati, e dialtre minori strutture cittadine, fu costituito l’ente degliistituti ospitalieri.alla metà del secolo alla vecchia sede di piazzadell’ospedale, oggi piazza Giovanni XXiii, si erano ag-giunti in fasi successive altri corpi e fabbricati; pur seorganizzato in sedi diverse, con le conseguenti dise-conomie di esercizio, gli istituti ospitalieri di Cremonaraggiungevano il livello di prima Categoria, garanten-do il massimo dell’assistenza con tutte le prestazionispecialistiche e una capienza complessiva di quasi1500 posti letto.solo nella seconda metà del novecento si concre-tizzò la costruzione dell’odierno ospedale, inauguratonel 1972. il nosocomio è inserito in un’area pressochéquadrangolare, in buona parte sistemata a parco egiardino alberato, entro la quale una trama di percor-si e di viabilità conduce all’imponente nucleo cen-trale, cosiddetto monoblocco, e da questo si allungaalla serie di edifici bassi distribuiti a corona, da ovest Il blocco dell’ospedale,a est. il progetto è dovuto ad arturo braga, capo in- dal parco 0 10
  29. 29. gegnere dell’ospedale maggiore di milano, che ha tori, dagli spazi di distribuzione e dai servizi ospedalieri.lavorato in collaborazione con lo specialista igienista sul fronte opposto all’ingresso principale si trova an-professor enrico ronzani (entrambi impegnati anche che la chiesa, elevata a sede parrocchiale, dedicatanella progettazione dell’ospedale di Crema). alla beata vergine maria della pietà. pressoché uni-alla realizzazione dell’opera, iniziata nel 1965 e porta- co nel complesso, presenta prospetti rivestiti in lastreta a completamento nel 1970 dalla senese impresa lapidee, alle quali si aggiunge un’ampia soluzione indi costruzioni pa-bar, hanno contribuito gli ingegneri mattone sulla facciata principale.romano sora e evandro sacchi. i fabbricati distribuiti all’intorno, limitati a due e treFulcro del sistema è il palazzo elevato su nove piani piani, assolvono alle diverse funzioni di supporto; frafuori terra, con pianta ad H, o doppia t, modello rico- questi, la palazzina direzionale, attestata su viale del-noscibile anche nell’ospedale san paolo alla barona la Concordia, il vicino polo universitario e al marginedi milano (Carlo Casati, 1964-1984). opposto, l’edificio adibito alla cura delle malattieil nucleo centrale è delimitato da due corpi lunghi e infettive e la palazzina dei servizi tecnici. la chiaracurvilinei dove sono organizzati gli ambienti di degen- immagine architettonica che li accomuna è caratte-za e gli studi medici; di superficie pressoché identica, rizzata dalle regolari aperture secondo un disegno asono opportunamente distanziati per esser raccorda- griglia e dalla prevalente finitura in mattonelle di gresti al centro dagli spazi di pronto soccorso, dai labora- ceramico di colore azzurro. in fase di completamento,Dettagli della facciata della palazzina direzionale e del monoblocco 1 10
  30. 30. la nuova piastra operatoria introduce interessanti ele-menti di discontinuità architettonica, su progetto dialberto stasi, ingegnere a capo del servizio tecnicopatrimoniale dell’ospedale.Grande attenzione è posta anche agli spazi del par-co, con alberature rigogliose tipiche della pianura irri-gua: aceri, acacie, tigli, ippocastani, pioppi e platanioltre a conifere, distribuite prevalentemente nel set-tore a sud-est, secondo un disegno a macchia chegenera scorci continui e visuali sugli edifici, delimita easseconda i percorsi di distribuzione, anche attraver-so contenute ondulazioni del suolo.Col tempo, l’istituto ospitaliero è divenuto un com-plesso centro di ricerca scientifica che ha saputo fartesoro della incessante attività di tanti illustri medici,protagonisti della vita civile e della cultura del capo-luogo, primi fra tutti Gaspare aselli (1581-1625), me-dico chirurgo e anatomista, docente all’università dipavia, e Francesco robolotti, medico, storico e patrio-ta mazziniano.l’alto valore storico ed artistico del patrimonio pro-dotto e accumulato nei secoli è ben rappresentatadella notevole documentazione conservata all’ar-chivio di stato di Cremona, e dalla collezione d’arte.Ingresso della palazzina direzionale 2 10
  31. 31. Corsia del reparto ostetricia
  32. 32. SCheda 5L’Ospedale A. Manzoni di Lecco di Daniele Garnerone L’edificio ospedaliero, collegato al polo amministrativo-didatticolecco, e “Quel ramo del lago di Como che volge a dell’istituto. il primo momento relativo alla costituzio-mezzogiorno...”, sono centrali nella storia della lette- ne di un luogo per il soccorso dei bisognosi, il ricoveroratura e del risorgimento d’italia. ad alessandro man- e la cura dei malati a lecco ha origini religiose. risalezoni è intitolato il nuovo ospedale alle porte della al 1741, quando il sacerdote della città manzonianacittà, a est del nucleo antico, nella residua zona pia- Don Giovanni battista pagani, parroco del borgo dineggiante ai piedi dei rilievi montuosi che si innalzano acquate, dispose nel testamento che gran parte del-verso le frazioni Germanedo e acquate, in posizione le proprie risorse patrimoniali fossero impegnate nellaparticolarmente favorevole rispetto al sistema di via- fondazione di un ospedale.bilità che collega la città con i capoluoghi delle vici- alla morte dell’illustre reverendo, avvenuta nel 1768, ilne province. testamento venne aperto fra le rimostranze degli ere-si tratta di una struttura modello – a guida dell’omo- di. D’altro canto, la stessa amministrazione austriaca,nima azienda ospedaliera costituita nel 1995 e com- contraria con la propria politica alla concentrazioneprendente il presidio di merate, dov’è attivo l’ospe- dei patrimoni di provenienza ecclesiastica, pose il vetodale san leopoldo mandic, e l’ospedale umberto i all’operazione limitando a un quinto dell’ammontaredi bellano – caratterizzata da elevati contenuti tec- il lascito a favore dell’ente in via di costituzione.nologici e improntata a una immagine di grande mo- tale provvedimento impedì di fatto la realizzazionedernità che rende onore agli oltre 250 anni di storia del nuovo istituto e, con il capitale a disposizione, fu 4 10
  33. 33. Collegamentoverticale al piano 2° costituito un servizio sanitario attivo sul territorio lec- a compimento nel 1840. Di fronte alla mancanza di chese, garantendo altresì un sussidio mensile agli indi- residue risorse per affrontare le spese di gestione, la genti, agli infermi e alle puerpere. chiesa sollecitò l’intervento dei fedeli per consentire Fu per iniziativa privata e per il tramite di benefatto- l’entrata in funzione del nuovo ospedale. Fra i promo- ri che l’ospedale potè alfine costituirsi. tra il 1830 e il tori dell’iniziativa anche il sacerdote vittorio Cremo- 1835, il ricco commerciante lecchese antonio muzzo na, primo amministratore dell’ente, che nel 1843 pre- elargì la somma di 40.000 lire milanesi allo scopo di stò giuramento per ricoprire la carica. nell’agosto di erigere un ospedale “di ampiezza sufficiente a col- quell’anno l’attività ospedaliera prese avvio dando locarvi i poveri di un comune che conta oltre 4.000 ospitalità ai primi pazienti. abitanti”. Già verso la fine del secolo si erano manifestate le il proposito fu raccolto anche da pompeo redaelli ristrettezze e le limitazioni della struttura, di fronte alle che mise generosamente a disposizione il terreno su quali gli operatori più illustri della città promossero la cui erigere la costruzione, corrispondente all’attuale costruzione di un nuovo edificio. sede del municipio, e dall’architetto Giuseppe bova- Gli ingegneri mella e ongania, incaricati dall’ammi- ra che prestò gratuitamente la propria opera per re- nistrazione di elaborare il progetto, proposero una digere il progetto dell’edificio. soluzione mirata a ottenere il massimo di modernità, l’opera ebbe inizio e, non senza difficoltà, fu portata “escludendo il tipo (dei) vecchi ospedali caserme”; 5 10
  34. 34. l’area individuata, affacciata alla via Ghislanzoni, tra le prime iniziative concrete per il nuovo complessoil lago e la ferrovia, avrebbe consentito ampliamen- ospedaliero. alla fine degli anni ottanta è approva-ti futuri. i lavori avviati sono portati a compimento to il progetto preliminare e, con gara d’appalto, neinell’arco di diciotto mesi. nel 1900, trasferiti i degenti primi anni novanta sono aggiudicati i lavori di costru-nel nuovo nosocomio dotato di 80 posti letto, il vec- zione, condotti da un consorzio di imprese costituitochio fabbricato è venduto al Comune per la somma attorno alla impregilo.di 100.000 lire. le vicende storiche e politiche dei pri- il progetto, elaborato dall’architetto aurelio Gorgeri-mi decenni del secolo vedono affermarsi il ruolo degli no, con la consulenza architettonica di marco zanu-ospedali minori distribuiti sul territorio; per l’ospedale so e di bohdan paczowski, è portato a compimentodi Circolo di lecco è disposta la funzione a servizio di nell’arco di un decennio, con solenne inaugurazione61 comuni della provincia di Como. attorno agli anni il 5 febbraio 2000.trenta, con i contributi erogati anche della Cassa di principi ordinatori sono l’immagine architettonica, net-risparmio, sono messi a cantiere i lavori di ampliamen- ta e definita, e il rapporto con il contesto. ne deriva unto dell’edificio, realizzati su progetto dell’architetto e giusto inserimento nel paesaggio, sia rispetto ai valoriingegnere mario ruggeri. naturali, primariamente determinati dai rilievi che domi-alla metà del novecento si creano i presupposti nano il territorio lecchese, sia rispetto agli elementi delloper quello che diverrà, molto più tardi nel tempo, il spazio urbano, qui caratterizzato dai consueti tipi edilizinuovo e attuale ospedale. è del 1954 la disponibilità non definiti unitariamente della periferia.dell’area circostante villa eremo su iniziativa del sin- l’organizzazione planimetrica del complesso, un si-daco ugo bartesaghi. l’antica dimora, edificata alla stema costituito da tre corpi principali – l’edificiofine del seicento dai marchesi serponti, viene ven- ospedaliero, il palazzo direzionale e amministrativo, ilduta al Comune che, all’indomani dell’acquisizione, blocco degli impianti tecnologici e dei servizi – col-destina la grande proprietà terriera adiacente alla legati da percorsi e strutturato da spazi verdi a pratocostruzione di un nuovo ospedale. è ancora lo stesso e alberature a filare ne fanno un modello particolar-ruggeri a studiare una soluzione sull’area, ma il pro- mente riuscito. all’albero, del resto, è fatto esplicitogetto non ha seguito. riferimento nella definizione dell’impianto nel qualeFrattanto, ai successivi ampliamenti e adeguamenti l’edificio che ospita i servizi e le attrezzature tecnolo-funzionali dell’ospedale cittadino si accompagnano giche corrisponde alle radici, la palazzina direzionale 6 10
  35. 35. assolve alla funzione del tronco e l’ospedale vero eproprio rappresenta la chioma.un modello che alla natura fa esplicito riferimento,dunque, e con le sue componenti di forma, materia,colore e luce l’architettura si confronta, generandoparalleli particolarmente efficaci: cosicché le scabrerocce che si ergono monumentali a corona dellacittà si ritrovano nei materiali, nel cromatismo, nell’al-ternarsi di vuoti e pieni, nel contrapporsi di luci e om-bre generate dai volumi dell’ospedale, nettamenteemergenti dai prati circostanti, anche in pronuncia-to declivio. se la componente naturale ha ispiratoil progetto, è alla vita umana che è riconosciuta lacentralità delle funzioni e degli spazi dell’ambienteospedaliero. nel palazzo delle degenze, le cameresono a uno o due letti, con ampie superfici vetrateche consentono di allargare la vista sul paesaggiodel lago e dei monti lecchesi. non di meno gli aspettitecnologici e costruttivi restituiscono l’immagine dellamodernità e dell’efficienza. accanto alla netta distin-zione dei volumi edificati per specificità di funzione, viè una pressoché perfetta organizzazione delle attivi-tà propriamente ospedaliere, con la netta divisionedei percorsi, l’automazione mediante carrelli robotdei trasporti in galleria – lungo l’asse di collegamen-to dei tre edifici – dei materiali sanitari e dei servizidi cucina, una spiccata attenzione all’umanizzazionedegli ambienti con particolare dotazione di requisitiL’edificio ospedaliero e la palazzina del polo amministrativo-didattico 7 10
  36. 36. accessori e complementari. le imponenti dimensio- ni del complesso, oltre 500.000 mc di volume e circa 140.000 mq di superficie coperta, sono peraltro miti- gate dall’altezza massima di quattro piani fuori terra dell’ospedale vero e proprio. il volume dell’edificio, a pianta rettangolare, risulta peraltro notevolmente “al- leggerito” da sei corti originate dalla doppia crociera interna – impianto che rievoca la milanese Ca’ Gran- da – e dall’apertura centrale, attestata lungo l’asse longitudinale, dove lo spazio di accesso pubblico di- venta una piazza, raccogliendone gli elementi costi- tutivi di forma e funzione. su di essa si apre l’ingresso al palazzo delle degenze, con un vasto salone di acco- glimento e attesa sul quale affacciano le vetrine dei negozi a perimetro. i collegamenti verticali, mediante ascensori e scale mobili, consentono di raggiungere anche i due piani sotterranei a livello dei quali sono distribuiti l’ampia autorimessa per 1.250 posti, il polo didattico con aule di studio e un’aula magna per riu- nioni e conferenze, dov’è esposta la quadreria con i ritratti delle illustri personalità legate alla storia dell’isti- tuto, l’archivio generale, laboratori e sale operatorie. La piazzetta all’ingresso dell’ospedale con il collegamento coperto 810
  37. 37. L’edificio ospedaliero, dalla scalinata di accesso
  38. 38. SCheda 6L’Ospedale Maggiore di Lodi di Adele Simioli Ospedale vecchio di Lodi, fronte principalel’ospedale maggiore di lodi, che occupa l’intero iso- che dichiarano l’indubbia rilevanza del complessolato compreso tra piazza ospitale e le vie bassi, Go- dal punto di vista storico-artistico, in merito allo svi-rini, pallavicino e serravalle, è attualmente adibito a luppo urbanistico-architettonico della città di lodi esede asl e indicato anche come ospedale vecchio come specchio del mutare delle concezioni ospe-per distinguerlo da quello nuovo costruito negli anni daliere dal medioevo ai nostri giorni. l’aspetto attua-sessanta nella non lontana area adiacente viale sa- le del vecchio ospedale è il risultato di una serie divoia. nel nuovo ospedale è stata concentrata l’attivi- ampliamenti e edificazioni succedutesi intorno a untà sanitaria organizzata in reparti e laboratori, mentre primitivo edificio a crociera quattrocentesco, in unnella sede storica trovano posto uffici amministrativi e continuo sforzo di adeguamento funzionale. l’enteattività ambulatoriali. nacque nel 1457 come aggregazione di diciassettela calda facciata gialla dell’ospedale vecchio, di diversi antichi nosocomi esistenti nella diocesi di lodimarcata orizzontalità, insieme alla mole duecente- grazie alla committenza di Carlo pallavicino, vescovosca della chiesa di s. Francesco racchiude e ripara della città dal 1456 al 1497. tra gli istituti preesistentil’accogliente piazza ospedale; penetrando all’inter- quello di maggior rilevanza era la casa di carità in-no dell’edificio ci si imbatte in spazi interni ed esterni titolata al santo spirito, fin dagli inizi del Xiii secolo11 La lapide oggi posta sull’entrata della chiesa dell’ospedale, proveniente da una delle demolite chiese dell’area e datata 1246,testimonia l’esistenza dell’ospedale già in quella data. L’iscrizione in volgare (santo e salutevole pensiero è l’orare per gli defunti - 2mag 1246), che risale a venti anni prima della nascita di Dante, ha inoltre un elevato valore archeografico. 0 11
  39. 39. dedicata al soccorso dei bisognosi. Gli storici lodigiani re. la soluzione a crociera rappresentava una solu-rilevano che il luogo fu trasformato dal frate fondato- zione artisticamente soddisfacente per la regolaritàre Facio in vero e proprio ospizio gestito da un ordine della pianta e un grande avanzamento della tecnicad’infermieri obbedienti alla regola di s. agostino e ospedaliera: dalla sala centrale era infatti possibilecostituito da un’infermeria e da una chiesa con sa- vedere tutti gli ammalati i cui letti erano disposti lun-crestia. l’ospedale vecchio è sorto sullo stesso luogo go le pareti perimetrali delle quattro corsie, allo stessodel primitivo istituto di carità ereditandone il ruolo, il modo l’altare era nel campo visivo di tutti i degenti.primo personale e lo stemma, in cui è rappresenta- la fabbrica è stata interessata da continui amplia-ta una colomba che reca un ramoscello d’ulivo nel menti dal Xvi alla fine del Xviii secolo fino a giunge-becco. l’istituto fu eretto a partire dal 1459 secondo re all’impianto il cui scheletro è visibile ancora oggiun impianto a crociera apertamente ispirato alla fila- nonostante le superfettazioni. tra i vari progetti diretiana Ca’ Granda di milano (la cui costruzione era ampliamento rinvenuti in archivio, un disegno data-stata avviata nel 1456) tanto da suggerire in passato to 1537 ed oggi disperso, è stato attribuito al celebrel’ipotesi di un intervento diretto di Filarete stesso nel architetto pellegrino tibaldi. il progetto non realizzatoprogetto . la paternità dell’opera, tradizionalmente 2 immediatamente per difficoltà economiche, potreb-attribuita a Giovanni battista da Comazzo e beltramo be rappresentare la base degli interventi successivida pandino, non può essere stabilita con certezza: il dilazionati nel tempo. la figura che ne è derivata èruolo dei due architetti è stato infatti ridimensionato una doppia croce costituita da due lunghe infermeriedi recente da serena pesenti a favore di antonio da parallele attraversate da un braccio più corto (69 m)zurlengo mentre raffaela Gorini propende per il bre- 3 esteso tra via bassi e via pallavicino. la doppia crocesciano tonino da lumezzane . l’impianto originario a 4 permetteva di separare le corsie femminili da quellecroce semplice è oggi solo immaginabile: esso era maschili e in un secondo momento i malati cronici ocostituito da due corsie di uguale lunghezza che si incurabili da quelli convalescenti dando inizio ad unincrociavano in un vasta sala dove era posto l’alta- certo grado di separazione degli ammalati, che rima-2 Agnelli G., Ospedale di Lodi – Monografia storica, Il Pomerio, Lodi 1964, p. 47.3 Pesenti S., L’Ospedale Maggiore di Lodi, in Franchini L. (a cura di), Ospedali lombardi del 400. Fondazioni, trasformazioni, re-stauri, Newpress, Como, 1995, pp. 179-200.4 Gorini R., L’ospedale di Santo Spirito della Carità a Lodi: storia della fabbrica in «Artes - periodico annuale di storia delle arti»,vol. IV, Università di Pavia, Pavia 1996, pp. 44-53. 1 11
  40. 40. nevano comunque non distinti per patologia. Quan-do la richiesta di posti letto superava le capacitàdell’ospedale, essi venivano aumentati aggiungendocampate ai bracci della crociera, motivo dell’irrego-larità della figura le cui estremità si allungano fino ailimiti del lotto. le altissime infermerie erano illuminateda grandi finestre e attraversate da piccoli ballatoicon ringhiera (ancora visibili e ben conservati) checorrevano in alto lungo i muri perimetrali e da cui erapossibile sorvegliare i degenti. lo spazio interno dellacrociera viene utilizzato ancora oggi: in anni recentiesso è stato suddiviso in altezza tramite l’edificazio-ne di un solaio intermedio, così da ottenere ambientipiù piccoli da adibire ad uffici. Dalle testate terminalidella crociera, specie dall’ingresso dell’ospedale, èancora possibile percepire la volumetria originaria.negli spazi adiacenti la crociera erano inseriti servizie luoghi di riunione e riposo per gli ammalati: rimanememoria di sedici cortili, di cui il più bello e armoniosoè il piccolo chiostro quattrocentesco della farmacia.si tratta di un cortile quadrato, con piccolo pozzo alcentro, circondato da un portico a due ordini. al li-vello inferiore si succedono 16 archi a tutto sesto, 4per lato, sostenuti da colonne con capitelli a foglielobate; a ogni arco ne corrispondono due più piccolinel secondo ordine, soluzione adottata di frequentenella tradizione architettonica lombarda. Gli archivoltidel portico terreno sono arricchiti da fregi variamenteChiostro della farmacia, particolare decorativo 2 11
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