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l' Architettura della salute seconda parte_approfondimentoospedali
 

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    l' Architettura della salute seconda parte_approfondimentoospedali l' Architettura della salute seconda parte_approfondimentoospedali Presentation Transcript

    • Il patrimonio ediliziodegli Ospedali di Lombardiadal secolo XV ad oggi di Maria Antonietta Crippail volume che ora si presenta vuol essere un contribu- dell’architettura ospedaliera, italiana e lombarda into alla riflessione sull’ospedale tra passato e futuro in primo luogo ma con echi rilevanti in tutto l’occiden-lombardia, regione il cui territorio è stato sottoposto te, sia stata profondamente segnata dall’eccezionalelungo tutto il XX secolo a un consumo spesso scriteria- esperienza della Ca’ Granda, l’ospedale maggiore dito, dove ormai ogni nuovo intervento edilizio non può milano di matrice filaretiana. l’edificio, che ha assuntoche essere concepito come “costruito nel costruito”, nel XX secolo destinazione funzionale radicalmente di-come modifica ambientale in cui le preesistenze han- versa dall’originaria ma non a essa indifferente, merita-no grande importanza, non solo in ragione di intrinseca va l’esemplare percorso di conservazione, modifica eed eccezionale qualità, ma anche in quanto stratifica- nuovo progetto che lo ha investito, in cui di volta in vol-zione insediativa complessa. per risultare efficace, il pri- ta le motivazioni della scelta di campo sono state resemato all’architettura nella progettazione ospedaliera esplicite e condivise dalle istituzioni preposte a guidarenon può prescindere, infatti, da riflessioni a tutto cam- il processo. un percorso analogo – articolato tra con-po sullo stato di fatto del territorio lombardo, dalle quali servazione, modifica e innovazione – dovrebbe esseresoltanto può discendere una correlazione corretta tra attivato anche nelle valutazioni del più ampio e artico-nuovo modello o nuovi modelli di ospedali rispondenti lato patrimonio ospedaliero oggi a disposizione in tuttoa esigenze sanitarie attuali e loro adattamento alle si- il territorio lombardo. “oggi – ha scritto recentementetuazioni di contesto.Già si è segnalato quanto la storia Cesare Catananti – con le aziende ospedaliere dota- 71
    • te di propria autonomia giuridica, organizzativa e finan- della sua consistenza, qualità, ricchezza di compo-ziaria, l’ospedale riacquista gli spazi di potere perduto nenti. non solo nel Quattrocento, ma anche in diversie ancora una volta risale sul trono dell’assistenza. ma momenti successivi della loro storia, infatti, gli ospedaliè un trono fragile; se non si rafforza il territorio entro cui italiani e lombardi hanno vissuto stagioni di carità eddeve governare e se si pensa solo al “palazzo” del re, efficienza gestionale, testimoniate concretamentequesto potrà essere immaginato, progettato, realizza- in documenti e patrimoni edilizi e artistici a nostra di-to e abbellito dai migliori professionisti e artisti, ma sarà sposizione, tuttavia ancora troppo poco noti, troppoun altro imperdonabile errore. è la rete assistenziale nel poco tutelati e valorizzati. per le ragioni sinteticamentesuo complesso che va pensata, una rete fatta di ospe- esposte, la schedatura di ospedali lombardi propostadali e di strutture territoriali: una rete che tenga con- in questo libro risponde a una logica di sintetica mato delle caratteristiche geomorfologiche del territorio, puntuale ricognizione della loro lunga storia, a partiredelle sue peculiari esigenze demografiche e sanitarie, dall’edificazione degli ospedali maggiori tra Xv e Xvidella sua storia sociale, delle sue particolari tradizioni, secolo fino alla situazione attuale. si è tenuto contodelle sue variabili umane” . lo specialista delle struttu- 1 anche della distribuzione geografica di tali organismire ospedaliere si incontra dunque, si coglie dalle sue edilizi sul territorio regionale nella sua attuale delimita-parole, con le esigenze di chi, nel campo del progetto zione e nella articolazione per capoluoghi. si sono inol-paesaggistico, urbano e architettonico, si misura con tre presi in esame gli ospedali tuttora attivi, lasciandola tensione tra conservazione e innovazione, dramma- ai saggi più articolati sul piano storiografico dei diversiticamente avvertita in italia là dove il patrimonio edi- studiosi, l’eventuale trattazione dei complessi ospeda-lizio, artistico e di cultura nelle più diverse forme, non è lieri che hanno ormai del tutto perso la destinazioneconcepito come fenomeno astratto, valido in se stesso originaria. Gli ospedali esaminati possono essere suddi-a prescindere dalla sua incidenza storica particolare, visi in due grandi gruppi. il primo è quello dei complessiunica e irripetibile sempre, ma come effettiva tradizio- che hanno avuto il loro avvio a partire dal tipo a cro-ne di concreti gruppi umani. il tema ha grande rilievo in ciera di matrice quattrocentesca2. essi sono:rapporto al destino del patrimonio edilizio ospedaliero - l’Ospedale Maggiore di Lodi (posa della prima pietraattualmente a disposizione, all’attenta considerazione nel 1459); venne ampliato nel corso del novecento, 1 C. Catananti, Esiste un modello ideale?, “Salute e territorio”, n. 131, 2002. 2 Per una più completa ricognizione sul tema degli ospedali a crociera si veda: L. Franchini (a cura di), Ospedali lombardi del Quat- trocento. Fondazione, trasformazioni, restauri, New Press, Como 1995. Interessante, per i problemi di ristrutturazione degli antichi ospedali in Italia: Nelli-E. Vanzan Marchini, La ristrutturazione degli antichi Istituti, “Salute e territorio”, n. 147 2004. 72
    • dapprima con un complesso di padiglioni specializzati attraverso un complicato percorso gestionale neglie negli anni sessanta con un monoblocco verticale; anni Cinquanta e sessanta del novecento. ampliato- l’Hospitale Grande di San Marco a Bergamo (posa a più riprese tra settecento e ottocento, fu sottopostodella prima pietra nel 1474), esterno nel Quattrocen- a tutela per settori a partire dal 1910 e trasformato into al dominio sforzesco, ma sotto l’influsso cultura- caserma nel 1933. in area periferica rispetto al centro,le milanese anche per il probabile coinvolgimento a nord della città, è stato realizzato il nuovo ospedaledell’architetto antonio averulino detto Filerete nella nel XX secolo, su progetto degli ingegneri a. Gardella,sua progettazione. nel 1927 l’ing. Giulio marcovigi rice- l. martini, G. mariani e l. sala, con edifici satellitari: l’isti-vette l’incarico di progettare in area diversa il nuovo tuto Carlo Forlanini, su progetto di a. bellani, e l’istitutoospedale, inaugurato nel 1930. il complesso si presen- Casimiro mondino dell’ing. a. savoldi. nuovi progettita come un poliblocco composto da padiglioni orto- sono stati realizzati tra 2003 e 2007. interessante la siste-gonali attestati su corte attrezzata rettangolare, con mazione a parco del contesto circostante;padiglioni minori isolati. l’ingresso venne concepito in - l’Ospedale Maggiore di Brescia di fondazione quattro-monumentale linguaggio neoclassico. attualmente è centesca è attualmente anch’esso università. tra 1927in corso la realizzazione di un nuovo ospedale, per il e 1934 l’ing. angelo bordone, specialista di vaglia in ar-quale è prevista la costruzione di una chiesa che svol- chitettura ospedaliera, progettò e realizzò un innovati-gerà funzioni anche di parrocchia; vo complesso ospedaliero, con interessante impianto- il quattrocentesco Ospedale Maggiore di Pavia, sot- di padiglioni raccolti attorno a una corte. modificatoto il titolo di San Matteo, è divenuto sede di università e ampliato continuamente fino al 2000, il complessoOspedali Riuniti di Bergamo - Padiglione Policlinico San Matteo di Pavia - Facciata 73
    • costituisce oggi una grande “cittadella della sanità” di ettore rossi progettò un monoblocco a torre di novenotevole interesse sia come centro di assistenza e di piani fuori terra, con planimetria a t; è attualmente inricerca medica che di architettura. notevole la chiesa corso la costruzione di un nuovo ospedale;dedicata a san luca, aperta al culto nel 1954, per la - l’Ospedale Maggiore di Cremona (fondato nel 1451)tessitura architettonica in mattoni e pietra, caratteristi- venne presto dotato di patrimonio fondiario molto im-ca anche di molti edifici ospedalieri, per le pale d’alta- portante. Dal 1972 in area diversa esiste in Cremonare, i mosaici e le sculture che la ornano; un ospedale monoblocco con edifici bassi aggregati,- l’Ospedale di S. Anna a Como (fondato nel 1468) è progettato dall’ing. arturo braga, con enrico ronzani,stato completamente dismesso; conservato solo in nel 1965. Ha planimetria ad H, sviluppo in altezza perparte, è stato sottoposto a un restauro tipologico nel nove piani fuori terra. è immerso in un parco di grande1978 sotto la direzione dell’arch. luigia martinelli dell’uf- interesse. la chiesa è anche sede parrocchiale. attual-ficio tecnico del Comune di Como. l’ing. luigi marco- mente è in costruzione una nuova piastra operatoria;vigi, con enrico ronzani e luigi Castelli, è autore di un - l’Ospedale Grande di San Leonardo in Mantovaprogetto in forma di cittadella di padiglioni ospedalieri (fondato nel 1449), divenuto ergastolo e poi casa didisposti a raggiera in una nuova area; un edificio am- reclusione a fine ottocento, è attualmente sede di uf-ministrativo di nobili forme è stato disposto lungo la via fici della polstrada e di abitazioni di famiglie di militarinapoleona, che porta al centro città. nel 1965 l’arch. dell’arma dei Carabinieri. un nuovo ospedale venneSpedali Civili di Brescia. Corpo di ingresso, particolare del Ospedale vecchio di Lodi - Facciataparamento 74
    • realizzato, in un edificio che era stato convento, nel da questi dipendenti, come le denominazioni attua-1811, presto divenuto insufficiente. tra 1919 e 1925 ven- li spesso segnalano, esclusi per ragione di spazio dane realizzata una nuova struttura, composta da dodici questo volume. Debbono essere, infine, almeno ricor-padiglioni, su progetto dell’ing. Giulio marcovigi, am- dati alcuni ospedali quattrocenteschi siti in aree nonpliato e ammodernato negli anni sessanta e nel 1994. più appartenenti attualmente al territorio della lom-sono stati esclusi dalla schedatura: bardia: l’Ospedale Grande della Beata Vergine della- l’Ospedale Maggiore di Milano o Ca’ Granda, di cui Misericordia o Pammatone di Genova (posa della pri-già si è detto, dal cui istituto, ancora attivo, dipendono ma pietra nel 1474), città dal 1464 sotto il dominio de-tre altri importanti ospedali milanesi: il policlinico, non gli sforza; l’Ospedale Maggiore della Carità di Novaraesaminato qui in apposita scheda, istituito in conco- (fondato nel 1482), l’Ospedale Maggiore di Sant’An-mitanza con l’università statale degli studi; il nuovo drea di Vercelli, già dal 1427 sotto il dominio dei savoia,ospedale maggiore a niguarda e l’ospedale san ma con forti vincoli culturali con milano. Caso a sé, inCarlo borromeo, gli ultimi due descritti qui in apposita lombardia, è la storia dell’Ospedale Maggiore di Cre-scheda; ma3, dove nel 1351 sorse un raggruppamento ospe-- l’Ospedale Maggiore della Misericordia a parma daliero chiamato Domus Dei, gestito da un gruppo di(inizio lavori 1477), dedicato a sant’antonio e a tutti i laici con autonomia finanziaria garantita da normesanti. negli anni venti del novecento venne realizzato statutarie. Cambiò sede più volte nel corso dei secoli,un complesso ospedaliero composto da diciotto pa- fu costantemente sostenuto da importanti donazioni,diglioni, denominato ospedale civile, sostituito dall’at- prese denominazione di ospedale maggiore. nel 1959tuale ospedale maggiore tuttora in fase di amplia- l’amministrazione dell’ospedale decise di realizzarnemento. uno nuovo, diede l’incarico del progetto all’ing. arturoil quadro sintetico qui tracciato degli attuali ospedali braga con il medico enrico ronzani. nel 1961 il nuovolombardi, provenienti da istituzioni quattrocentesche, ospedale era concluso in forma di monoblocco a t, cuirende ragione di una estrema varietà di sviluppi sto- vennero aggiunti altri edifici dal 1978 al 1998. il secon-rici, varietà che potrebbe essere ulteriormente carat- do gruppo di ospedali lombardi esaminati con appo-terizzata esaminando l’articolazione e le specificità site schedature in questo volume riguarda complessidei presidi, in varie città non capoluogo di provincia, realizzati tra fine ottocento e inizio novecento.3 S. Lini, Dalla “Domus Dei” all’Azienda Ospedaliera. Le vicende dell’Ospedale maggiore di Crema dal 1351 al 1998, Leva Artigra-fiche, Crema 1998. 75
    • essi sono:- l’Ospedale di San Gerardo dei Tintori a Monza, il cuiprogetto, in forma di monoblocco di 15 piani ad an-damento planimetrico ondulato, con aggiunta di uncorpo di quattro piani, risale al 1962;- l’Ospedale di Circolo a Varese, costruito in zona pe-riferica nel 1903, ampliato in continuazione con l’ag-giunta di padiglioni fino ai 33 attuali, molto diversi traloro, in cittadella della salute;- l’Ospedale di Lecco, che ha cambiato più volte sede,dal 1840 ad oggi;- il Sanatorio di Sondalo (sondrio) in alta valtellina, del1927, oggi complesso monumentale vincolato, avreb-be dovuto essere, nelle aspettative di mussolini, il piùgrande sanatorio europeo;- il Nuovo Ospedale Maggiore di Milano a Niguarda,costruito tra 1932 e 1939, tipologia che attesta il pas-saggio dall’ospedale a padiglione a quello a più bloc-chi in italia; attualmente è in corso la realizzazione diuna grande piastra di ampliamento;- l’Ospedale San Carlo Borromeo a Milano, inauguratonel 1967, su progetto dell’ing. arturo braga e consulen-za artistica dello studio ponti-Fornaroli-rosselli. Di Gioponti è la chiesa, di grande interesse la sua architetturaAzienda Ospedaliera di Circolo Fondazione Macchi di Varese 76
    • Villaggio sanatoriale di Sondalo - Vista dalla galleria di accesso e le opere d’arte che essa custodisce4. anche per questo secondo gruppo sarebbero molte le omissioni da segnalare in relazione alla strutturazione territoriale per aziende ospedaliere, con diversi presidi. tra tutti non può essere dimenticata l’evoluzione del mi- lanese ospedale sacco, sorto come sanatorio di vial- ba nel 1927, uno dei primi edificati in pianura in italia. in- titolato al medico luigi sacco nel 1974, divenne anche polo universitario dell’università degli studi di milano; nel 1975 gli vennero accorpati l’ospedale agostino bassi e l’ospedale enea; è divenuto infine azienda ospe- daliera nel 1992. il quadro che le schede presentano, integrato dai saggi dei diversi autori, suggerisce alcune riflessioni sia rispetto a tutela e conoscenza storica che in relazione alle prospettive future. l’abbandono degli antichi ospedali e la costruzione dei nuovi in lombar- dia si è articolato in modi molto vari, caso per caso, nel corso dei secoli. non per tutti è stata elaborata fino ad ora una ricostruzione storica adeguatamente appro- fondita. più in generale, inoltre, la storiografia relativa a tipi ospedalieri succedutisi nel corso del tempo non è molto vasta e articolata. Quella relativa ai monumenti quattrocenteschi, sviluppatasi solo a partire dagli anni 4 M.A. Crippa, C. Capponi (a cura di), Gio Ponti e l’architet- tura sacra. Finestre aperte sulla natura, sul mistero, su Dio, Credito Valtellinese, Pizzi, Cinisello Balsamo (Milano) 2005; M.A. Crippa, Una cappella d’ospedale: continuità di moderno umanesimo in architettura, in: AA. VV., Gio Ponti. Meraviglio- sa ventura costruire chiese. La chiesa della Santa Maria An- nunciata per l’Ospedale San Carlo Borromeo, Ospedale San Carlo, Milano 2006.77
    • trenta del novecento, è attualmente la più solida; quel- ne del benessere, l’importanza della programmazionela degli ospedali a padiglione, scarna per non dire pra- pubblica e del rapporto pubblico-privato nel contestoticamente inesistente, risale agli anni settanta-ottanta. della sanità, sono questioni che attraggono le attenzio-all’interesse storiografico per i complessi monumentali ni maggiori, a discapito di una coscienza storica gene-quattrocenteschi non conseguirono rapidamente né rale, tuttavia indispensabile. il volume che si presentauna tutela adeguata né coerenti interventi di restauro, intende offrire un contributo in questa direzione, senzaad esclusione del caso esemplare dell’ospedale mag- la pretesa tuttavia di esaurire l’argomento. molto re-giore di milano, seguito più tardi dai restauri del com- sta da fare per mettere in luce la lunga storia, ricca diplessi antichi di Como e Cremona. recentissimo, degli molta umanità e scienza, delle istituzioni ospedaliereultimi anni, è il dibattito sui limiti della tutela del nuovo lombarde; per far conoscere il vasto patrimonio d’ar-ospedale maggiore di niguarda. la chiesa dell’ospe- te accumulato in essi in vari modi, in raccolte o musei,dale di san Carlo borromeo, opera di Gio ponti, è stata nei decori - pittorici scultorei e vetrari delle architetture,interessata da un importante studio dello stato di de- degli edifici religiosi in particolare ma non solo in quelli -,grado del paramento ceramico, a seguito del recente nella qualità artistica e monumentale di quanto giungerestauro del grattacielo pirelli . 5 fino a noi di molti complessi. il futuro, più che il passatomentre è viva da tempo l’attenzione per i rapporti tra o il presente, contrassegnato da grande fervore ediliziocura e cultura ospedaliera di area lombarda nel corso in questo ambito, implicherà, inoltre, necessariamentedella storia grazie a studiosi come Giorgio Cosmacini, un più stretto rapporto concreto - non utopico, comeedoardo bressan, vittorio sironi, è ancora in fase di ge- fu ipotizzato, nel celebre progetto rimasto sulla cartastazione l’interesse storico per l’edilizia ospedaliera del per l’ospedale di venezia6, da le Corbusier e tentato,novecento, per la sua evoluzione, per la connessione nell’ospedale di sarzana da Giovanni michelucci, nelcon i problemi delle città in cui i nuovi complessi sono 1967 - tra città ormai aperta, senza precisi confini, e cit-stati insediati, per il mutare dei sistemi tecnologici che li tadelle ospedaliere in una integrazione che comporte-qualificano. l’estrema specializzazione delle tematiche rà una rinnovata attenzione per la centralità dell’uomoospedaliere, i progressi scientifici e tecnologici della me- in un sistema sempre più parcellizzato.dicina, i radicali mutamenti nella concezione della cura NELLA PAGINA ACCANTO:delle malattie che arriva oggi a investire anche la nozio- Ospedale A. Manzoni di Lecco - La corte centrale dell’edificio ospedaliero 5 M. A. Crippa (a cura di), Il restauro del grattacielo Pirelli, Skira, Milano 2007. 6 A. Petrilli, Il testamento di Le Corbusier. Il progetto per l’Ospedale di Venezia, Marsilio, Venezia 1999. 78
    • SCheda 1Gli Ospedali Riuniti di Bergamo di Fernidando Zanzottera Veduta interna del complesso ospedalierol’attuale complesso architettonico degli ospedali nuovo ospedale da erigere in una località esternariuniti di bergamo, pur appartenendo al plurisecolare al centro abitato. Qualche anno dopo il presidentesistema della cura del malato urbano formalmente dell’ospedale, Callisto Giavazzi, ribadiva il giudiziocodificatosi nel 1457 per intervento del vescovo espresso in precedenza dalla commissione citata,Giovanni baronzio e dei rettori della città , è una 1 asserendo che erano molteplici i motivi per i quali icostruzione risalente al secondo quarto del XX secolo. vecchi fabbricati non erano più idonei ad ospitarela necessità della sua edificazione era tuttavia l’ospedale e che rendevano impossibile il “riattamentoavvertita da alcuni decenni, tanto che nel 1907 la ed ampliamento” dei luoghi di cura ospedaliera sitiCommissione nominata dal Consiglio ospedaliero in città. tra le molte ragioni elencate egli insistevaper definire le necessità architettoniche e strutturali sull’esiguità e l’insufficienza della superficie deidell’ente sanitario terminarono i loro lavori dichiarando fabbricati, giudicata metà dell’area richiesta comeche l’unica soluzione possibile era quella di creare un minimum dalla moderna tecnica medico-ospedaliera 1 Le prime notizie di un sistema ospedaliero compiuto di Bergamo risalgono, infatti, al 5 novembre del 1457, quando il Vescovo Giovanni Barozzi approva i Capitula hospitalis novi et magni structi in civitate Bergami. Insieme ai Rettori della città aveva infatti ottenuto l’autorizzazione di fondare un Ospedale Grande che riunisse in sè tutte le strutture di assistenza al malato e tutti i luo- ghi pii dediti alla cura sanitaria e all’assistenza paramedica. In quell’occasione, dunque, il Vescovo riunì sotto un’unica direzione l’ospedale di Sant’Erasmo fuori dalla porta di Borgo Canale, l’Ospedale di Santa Grata inter vites in Borgo Canale, l’Ospedale di San Lorenzo dell’omonimo borgo, l’Ospedale di San Bernardo presso il ponte della Morla, l’Ospedale di San Tommaso dentro porta di Santa Caterina, l’Ospedale di Sant’Antonio fuori borgo, l’Ospedale del monastero di Santo Spirito, l’Ospedale di San Lazzaro in Borgo San Leonardo, l’Ospedale di San Vincenzo in contrada di San Cassiano, l’Ospedale di Santa Maria Maggiore in Contrada Ante Scolis e l’Ospedale di Santa Caterina del borgo omonimo. 80
    • e sull’errore di orientamento dei fabbricati e già nel 1878, vi si era insediato l’attuale istituto sanitariosull’insufficienza delle distanze tra i differenti padiglioni, matteo rota, mentre negli anni seguenti si edificaronoche impediva un adeguato irraggiamento solare e la Clinica Castelli e la Clinica san Francesco.un conveniente ricambio d’aria. altre ragioni erano la l’incarico di studiare il progetto per edificare il nuovogrande ampiezza dei cameroni per i malati che, nel ospedale fu affidato negli anni venti all’ing. Giuliocaso del padiglione della medicina femminile, arrivava marcovigi, che riuscì ad iniziare i lavori nel mese dia contare 100 letti; l’esiguità dei locali di isolamento maggio del 1927. per la progettazione egli si ispiròlimitati a 4 posti letto ogni 400 malati; l’insufficienza e ai moderni principi dell’architettura ospedaliera che,la poca salubrità del riscaldamento affidato ancora a tuttavia, si espressero con una forma fortementesingole stufe; la mancanza di adeguati locali destinati influenzata dalle strutture architettoniche francesi ead accogliere i refettori, le latrine, le sale da bagno e inglesi di fine seicento e dei primi decenni del Xviiii depositi per il vitto degli ammalati, della biancheria secolo. egli progettò una struttura vagamente ispiratae dei medicinali; l’assenza di pavimenti facilmente al concetto di poliblocco sanitario, evoluzione elavabili e disinfettabili perché molti erano ancora reinterpretazione italiana dell’idea del monobloccorealizzati in mattone; la completa inadeguatezza dei ospedaliero di matrice americana, con forti influenzelocali per i dormitori e il soggiorno del personale di della cultura europea dei decenni precedenti. Questoassistenza ai malati. progetto, a sua volta, fu probabile ispirazione allo studioraccolto anche il parere favorevole del Consiglio per l’ospedale Clinico di modena con il quale glidell’ordine dei medici della provincia, si diede inizio ingegneri Giorgio rossi e Carlo tornelli parteciparonoal progetto di costruire un nuovo grande ospedale al concorso del 1933. il complesso architettonico deglicittadino. per la sua edificazione fu scelta “una delle ospedali riuniti mostra una disposizione planimetricaposizioni più ridenti della città, in quel grandioso centrale, con i differenti padiglioni ortogonalianfiteatro formato dalla linea continua di colline, organizzati attorno ad una ampia corte attrezzatache iniziano con l’antica bergamo alta, culminano al che accoglie un grande giardino verde con fontanacentro con il colle di s. vigilio e vanno degradando circolare. su questo spazio insistono gli ingressi principaliverso la selvosa punta di s. matteo” . si trattava di 2 dei differenti padiglioni, raccordati tra loro attraversoun luogo particolarmente adatto alla cura medica corpi di fabbrica di inferiore dimensione e di minorriparato anche dai venti freddi di tramontana, dove, pregio architettonico. nella parte centrale dei due2 Cfr. Luigi Pelandi, Attraverso le vie di Bergamo scomparsa, vol. VI (Il Borgo Canale), Bergamo, 1967, pp. 52-53. 81
    • fianchi sono presenti ingressi monumentali colonnati disinfestazione. ancora più discosto, sul limitare delcon accessi facilitati per le ambulanze che immettono perimetro del complesso architettonico, fu collocatonei padiglioni, che originariamente ospitavano la il padiglione per le malattie infettive e per i pazienti damedicina e la Chirurgia. i modelli di riferimento di porre in isolamento. nell’estremità sud-occidentaleGiulio marcovigi furono certamente gli ospedali fu invece edificato il padiglione per la cura deia padiglioni inglesi di fine seicento, che all’epoca tubercolotici, che oggi è stato trasformato e ospita unavevano significativamente influenzato la coscienza asilo aperto anche alla cittadinanza.tecnologica sanitaria europea. il modello di maggior il modello sanitario perseguito nella fase diispirazione fu il progetto di J. b. le roy per la ricostruzione progettazione si basava, dunque, sulla costruzione didell’Hotel-Dieu di parigi, distrutto da un incendio che un sistema misto che prevedeva quantitativamentecancellò l’intera struttura medievale. il modello, a scala l’emergere di padiglioni riuniti e la presenza di specificiinferiore, fu ripreso con alcune piccole varianti inerenti edifici distanziati a vocazione specifica. tra questi, sulagli accessi alla struttura e alla collocazione della fianco occidentale vi era anche il convitto delle suorechiesa: prospiciente alla corte centrale nell’ospedale e la piccola cappella eclettica.parigino e in posizione sopraelevata ma discosta dalle l’elemento più significativo dell’ospedale, dunque,architetture ospedaliere nel complesso bergamasco. non sono le singole architetture, gradevoli ma nonDal progetto di J. b. le roy, marcovigi desume anche capolavori dell’architettura della prima metà delil tema della conclusione della corte con un edificio XX secolo, ma l’impianto planimetrico, che mostradestinato ad accogliere i servizi Generali e le cucine, anche alcune affinità distributive con il progettocorrelate anche con la Farmacia, la pediatria e il dell’ospedale di livorno ideato da Cambray Dignypadiglione per gli studi oftalmici, che si raccorda con nel 1836.la corte verde attraverso due colonnati semicircolari. le scelte del progettista furono esemplarmentealle spalle del complesso centrale il progettista inserì raccolte nei discorsi pronunciati in occasionedei padiglioni autonomi destinati ad accogliere dell’inaugurazione dell’ospedale, nei quali si affermò:i malati affetti da patologie della cute, gli studi di “è stato abbandonato intieramente il tipo a padiglionianatomopatologia e alcuni volumi tecnici, quali staccati o, per meglio dire, a decentramentola cisterna dell’acqua, le caldaie, la ciminiera di assoluto, che si deve ritenere sorpassato dappoicché,smaltimento dei fumi, la lavanderia e i locali per la odiernamente, l’igiene degli spedali deve ricercarsi 82
    • soltanto nei metodi di cura e di profilassi, nell’antisepsi, piccolo ma necessario prefabbricato che fungee meglio nell’asepsi che oggidì hanno raggiunto la da ufficio informazioni per il pubblico. l’affacciomassima perfezione; si è cioè costruito un nosocomio, dell’ospedale sul vialone d’ingresso, inoltre, fu pensatodi tipo intermedio, dove, pur conservando il padiglione per rispondere ad alcune istanze funzionali e comecome elemento base, si sono avvicinate, entro termini elemento di raccordo tra la cittadella sanitariaconvenienti, non solo le fabbriche fra loro, ma le sale degli ammalati e la grande città dei sani che svettadei malati ai servizi, al precipuo scopo di contemperare preminente in lontananza. Come ha giustamentel’interesse dell’igiene con quello tuttavia importante osservato pizzigoni, infatti, la facciata dell’ospedaledell’economia” . tra le architetture si differenzia 3 non funge da fondale scenografico ma costituiscequalitativamente la palazzina di ingresso all’intero un elemento arretrato rispetto al filo stradale, perchécomplesso ospedaliero, il cui disegno parrebbe il vero prospetto ideale doveva rimanere la città alta,recuperare il progetto dell’architetto bianconi studiato il borgo Canale e il contesto orografico naturale deiper l’ampliamento del 1846 dell’antico ospedale monti bergamaschi4.cittadino di san marco. si tratta di un edificio dalle la costruzione del nuovo ospedale, inaugurato daivaghe reminescenze neoclassiche caratterizzato da principi umberto e maria Josè di savoia il 20 settembretre grandi arcate e un imponente atrio colonnato 1930, costituisce anche uno degli elementi salienti dellonel quale, senza troppa grazia, oggi è collocato un sviluppo urbano della città moderna. essa rappresentò,Veduta dei padiglioni che affacciano sull’antica corte interna Particolare del nuovo padiglionedell’ospedale 3 AA.VV., Gli Ospedali Riuniti di Bergamo un’istituzione della comunità, Ospedali Riuniti di Bergamo, Tipografia-litografia Nove-cento Grafico, Bergamo, 1999, p.114 Per questo tema si rimanda al convegno “Il verde e la città” svoltosi il 14 marzo del 2007 presso l’Auditorium dell’Accademiadella Guardia di Finanza di Bergamo organizzato dall’Ateneo di Scienza Lettere Arti di Bergamo e, in particolare, all’interventodi Graziella Colmuto Zanella. Dei singoli interventi dei relatori, che si spera possano essere raggruppati in un volume di prossimapubblicazione, esistono alcune trascrizioni dattiloscritte non corrette dagli autori. 83
    • infatti,una delle principali istanze innovatrici della fascia pediatrico (1983), dell’unità operativa di nefrologianord-occidentale della periferia di bergamo, capace e Dialisi (1991) e di un nuovo blocco per le saledi mettere in moto un meccanismo di rapido sviluppo operatorie (1995).urbano gestito da privati e dall’amministrazione il processo di integrazione e di sviluppo non è facilepubblica. il trasferimento in questa area della ma fino ad oggi ha saputo ben armonizzarsi construttura ospedaliera e la conseguente dismissione e la struttura architettonica esistente, perseguendorapido abbattimento degli edifici costituenti l’antica logiche di riempimento degli spazi non occupaticittadella sanitaria, lasciarono inoltre la possibilità di dagli edifici di marcovigi e conservando al suoripensare alla configurazione urbana di bergamo, interno numerosi beni mobili meritevoli di attenzioneoffrendo, di fatto, la possibilità concreta di poter e di valorizzazione. sebbene nel 1993 l’aziendaelaborare il Concorso del 1926, senza sviluppi positivi, e ospedaliera sia stata riconosciuta “di rilievo nazionaledi migliorare il successivo piano regolatore della città, e di alta specializzazione” dal ministero, la relazionecosì importante per la definizione del volto moderno programmatica dell’agosto del 1996 sottolineavadi bergamo. la grandiosità dell’ospedale, inoltre, l’obsolescenza di alcuni elementi strutturali erispose pienamente al desiderio dell’amministrazione impiantistici, con la conseguente impossibilità dilocale e del regime centrale di rispondere in maniera fronteggiare pienamente le nuove frontiere dellamonumentale alle istanze innovatrici espresse dalla scienza medica, sempre in continua evoluzione ecittà e alla richiesta di dotare bergamo di una serie di sempre più bisognosa di ospitare laboratori altamentearchitetture sociali pubbliche. tecnologici e complessi servizi sanitari specialistici.nel corso dei decenni il complesso ospedaliero per questa ragione negli scorsi anni si è indetto unha subito numerose trasformazioni dovute concorso internazionale per la costruzione di unall’accorpamento di altre strutture sanitarie quali, nuovo ospedale di bergamo che ha visto vincitoread esempio, l’ospedale provinciale pediatrico ugo il raggruppamento d’imprese che fa capo a sCauFrizzoni (1972) e l’istituto ortopedico matteo rotta s.a. di parigi, rinnovando idealmente quel legame(1975). nel 1983 l’ospedale accolse e creò numerose storico che intercorre tra la sanità bergamasca e laaltre realtà sanitarie finalizzate a migliorare la cura dei cultura ospedaliera d’oltralpe5.pazienti secondo logiche di eccellenza, e, per questa NELLA PAGINA ACCANTO:ragione, si è dotata del Dipartimento ostetrico- Veduta dell’ingresso dell’ospedale in relazione al contesto urbano della città alta 5 Cfr. AA.VV., Nuovo Ospedale di Bergamo. Concorso Internazionale, Bolis Edizioni, Bergamo, 2002 84
    • SCheda 2Gli Spedali Civili di Brescia di Irene Giustina, Elisa Sala* Veduta del corpo di ingresso (concluso al rustico nel 1941-42)I.“in una zona posta al centro dell’anfiteatro di colline, dell’istituto bresciano lo impegnò per tutta la vita,tra Costalunga e mompiano, zona fra le più fresche consentendogli di maturare una riconosciutae riposanti della città, sta per completarsi il nuovo specializzazione nell’edilizia sanitaria. il compimentoospedale Civile di brescia”. esordiva così, nel 1953, dell’ospedale di brescia fu rallentato, fin dal principio,angelo bordoni (1891-1957), illustrando il progetto dalla scelta della sua ubicazione, condizionata dadel nuovo nosocomio cittadino. si stava allora esigenze di economia e accompagnata da unconcludendo una lunga vicenda iniziata intorno acceso dibattito politico; erano contemplate tantoal 1927, quando bordoni, incaricato di riformare l’area di via moretto, dove insisteva l’antico spedale,l’antico ospedale di s. Domenico, ormai inadeguato, quanto le più ampie e periferiche zone di s. eufemiaconstatava l’impossibilità di un riadattamento della e di s. rocchino. bordoni, pur producendo numerosevecchia struttura ed evidenziava la necessità di varianti, lavorò su un’idea progettuale di fondo cheerigere un edificio innovativo nella concezione riproponeva la tradizionale tipologia ospedalieradistributiva e nell’organizzazione funzionale. il a padiglioni, attualizzata però dalla connessionegiovane ingegnere bresciano in quegli anni svolgeva reciproca dei corpi di fabbrica. intendendo superareuna vivace attività professionale, distinguendosi, anche la casualità della distribuzione che avevatra l’altro, per la partecipazione a milano, con luigi caratterizzato i complessi a padiglione del secolom. Caneva e antonio Carminati, al concorso per precedente, bordoni si ispirò al rigore geometricoil progetto del palazzo di giustizia, all’ideazione presentato dagli istituti del tardo settecento, indel palazzo dei sindacati fascisti dell’industria, allo cui i fabbricati erano rigidamente ordinati. pure sestudio di un nuovo piano regolatore; la realizzazione con un progetto in continua evoluzione, l’impianto* Il contributo è stato curato dalla prof.ssa Irene Giustina; la stesura è da attribuirsi per la parte I all’ing. Elisa Sala, e per la parteII a Irene Giustina. 86
    • dell’ospedale di brescia – con evidenti rimandi alla la prima pietra. l’ospedale bresciano rappresentòcrociera rinascimentale, incardinata sulla chiesa al una vera novità tra le strutture sanitarie internazionali:centro della composizione – fu informato su figure la suddivisione dell’edificio in padiglioni interconnessigeometriche regolari, proponendo uno “schema corrispose a una loro classificazione in relazione allebase [che] non è più la forma aperta della dama ma diverse patologie e quindi dei vari reparti di cura;quella conclusa, funzionale e quasi meccanica della ognuno di questi fu realizzato su un unico piano.ruota dentata” e adottando “il sistema detto stellare ne sortì un fabbricato di sette piani fuori terra, died anche radiale per i raggi o ali che fuoriescono, cui i cinque superiori destinati al ricovero ammalatisimmetricamente, rispetto al centro della figura”. e i due inferiori ai servizi generali; i padiglioni furonola matrice geometrica alla base di quella idea si orientati in modo tale da ottenere infermerie tutte ascontrò con le contingenze, venendo modificata doppia esposizione. i percorsi interni furono studiatipiù volte, fino a giungere – nel terzo progetto, in relazione ai flussi di utenze, disegnando passaggielaborato nel 1934 per l’area, poi prescelta, di s. distinti per gli operatori medici e i visitatori, mentrerocchino – a un impianto costituito da due esagoni quelli esterni furono risolti come passerelle aeree, perregolari concentrici dai cui vertici si proiettavano consentire il trasporto veicolare al livello terreno delpadiglioni con germinazione a forcella e al cui complesso; i collegamenti verticali furono progettaticentro era collocata la chiesa. tale disegno, definito soddisfacendo esigenze antisismiche e antincendio.a “fiocco di neve”, subì numerose modifiche fino a particolare cura fu diretta alla definizione formaleche nel 1937-38 fu apprestato il progetto definitivo: dell’edificio, risolto con paramenti di mattoni posatil’esagono fu ridotto nelle dimensioni, mentre i bracci in rilievo a disegnare – interpretando la tradizioneradiali acquistarono una particolare emergenza; la costruttiva lombarda secondo gli orientamentibiforcazione fu mantenuta solo per il corpo a sud-est neoclassici prevalenti negli anni venti e trenta – rigorosee per il suo simmetrico a nord-ovest, scomparendo trame geometriche e nitidi contrasti chiaroscurali, coninvece negli altri padiglioni. Di fatto, però, con corpi innesti di stucco di cemento bianco, calce e polveredi fabbrica di dimensioni pressoché uguali, furono di marmo. tale ricerca estetica raggiunse accentieseguiti solo tre padiglioni (a, b e C), lasciando uno monumentali soprattutto nella quinta di ingresso espazio libero al vertice settentrionale dell’esagono. grande ricercatezza nelle decorazioni e nei dettagli,nel centro geometrico ideale del complesso, che suscitando l’apprezzamento, tra gli altri, di Francocorrispondeva anche a quello dell’area destinata a moretti, che annoverò l’istituto bresciano fra le piùcontenere l’intera struttura, circolare con raggio di 500 rilevanti architetture ospedaliere del ‘900.metri, fu costruita la cappella, collegata ai padiglioni la costruzione al rustico fu conclusa entro il 1942, mada corridoi sopraelevati. il 22 ottobre 1938 fu posata solo nel 1951 poterono entrare i primi malati e nel 1953 87
    • Veduta della fu definitivamente chiusa la vecchia sede ospedaliera satellite, in grado di garantire nuovi posti letto e Veduta dellacappella al centro cappella e del di via moretto. nel 1958 il nosocomio cittadino, ormai assicurare la differenzazione dei reparti in specialitàdel complesso passaggio copertoprogettato da in piena attività, era in grado di accogliere più di sempre più numerose. il progetto fu commissionato di collegamentoAngelo Bordoni 1.600 degenti. allo “studio di edilizia ospedaliera a. bordoni”, con i padiglioni.negli anni Trenta Gli anni Cinquanta aprirono un periodo di grande fondato dallo scomparso ingegnere bresciano, edel Novecento.Sulla sinistra, fermento per l’ospedale bresciano e portarono a fu elaborato dall’architetto Gianni Griletto, mentreil prospetto numerose nuove realizzazioni, tra cui l’istituto del l’ingegnere Dario perugini eseguì i calcoli per ledel recenteampliamento radio “olindo alberti” e il Centro di alte energie, strutture in cemento armato. l’impianto del ‘satellite’,del padiglione sollecitati dall’eccellenza mostrata dagli spedali civili discostandosi da quello dei padiglioni bordoniani,bordoniano (2005); nel campo della radioterapia cancerologica sin dal presenta “uno svolgimento a nastro, con unasulla destra,si intravede 1929. il boom economico e lo sviluppo demografico fronte centrale curva ed ali rettilinee raccordantesiil Policlinico ebbero però notevoli ricadute sulla nuova struttura in parallelo agli edifici preesistenti”. l’edificio èSatellite (1966- ospedaliera; già tra il 1960 e il 1961, la carenza di posti organizzato secondo una tipologia a monoblocco,1973) letto si attestava intorno alle 700 unità. in un corpo centrale di dieci piani fuori terra e due II. si procedette dunque a realizzare l’ultimo settore ali laterali di sette piani ciascuna, e impiegata l’unità del complesso, per altro già progettato da bordoni nel compositiva cellulare, riconducibile all’unione di due 1955 quale nuova sede per l’ospedale degli infettivi camere a tre letti e servizi comuni, che comporta un ma lasciato in sospeso nel 1957. il nuovo padiglione, reparto costituito da multipli di sei letti unicellulari. isolato rispetto agli altri in ragione della sua funzione la struttura, con la contestuale costruzione di una d’uso, sarebbe andato a completare la struttura, nuova accettazione, fu intrapresa nel 1966 e divenne collocandosi all’estremità nord-ovest; i problemi interamente funzionante nel 1973, attrezzando ben determinati dalla carenza di spazi portarono però a 870 nuovi letti. una revisione dei programmi e alla costruzione di un tre anni dopo fu inaugurato anche il nuovo padiglione padiglione più aggiornato, denominato policlinico infettivi, a conclusione di un dibattito intrapreso fin dal 88
    • 1953 per risolvere il problema dei malati contagiosi, collocati nell’angusto ospedale di s. antonino. la nuova struttura, avviata nel 1973 su progetto dell’architetto paolo Dabbeni, e dell’ingegner Franco Dotti, fu situata in un’area compresa fra il padiglione C e il “satellite”, modificando e aggiornando radicalmente il piano dello studio bordoni, più volte variato nel tempo. la costruzione e le potenzialità del “satellite” evidenziarono la necessità di istituire a brescia una Facoltà di medicina e chirurgia, seguendo una vocazione didattica palesatasi nell’ospedale già nel 1952, quando era stata aperta una scuola di ostetricia, da affiancare a quelle già esistenti per infermiere professionali e per assistenti visitatrici. la nuova Facoltà, istituita nel 1970, comportò, insieme con la costruzione, nell’anno successivo, di una sede autonoma a nord della cinta ospedaliera, un capillare processo di adattamento del nosocomio, teso a conciliare nei diversi reparti le esigenze ospedaliere con quelle universitarie e di ricerca. la convenzione con l’università permise così di qualificare ulteriormente le attività assistenziali dell’ospedale, consentendo di conseguire posizioni di eccellenza nell’ambito della diagnosi e della cura di numerose patologie. tali avanzamenti hanno richiesto nel tempo un costante rinnovamento della dotazione tecnologica e continui interventi, tesi ad ampliare e adeguare le strutture sanitarie. nel 1989, secondo un articolato e pluriennale piano progettuale, è stato completato il trasferimento nella struttura bordoniana dell’ospedale dei bambini, Particolare del paramento murario (anni Trenta del Novecento)89
    • istituito nel 1900 e ospitato a lungo in sedi inadeguate Ferrari ha poi provveduto al sopralzo di due pianie provvisorie; nuovi reparti dell’istituto pediatrico sono della sede della medicina del lavoro per ricavareentrati in funzione anche nel 1998, nel 2004, fino all’ultimo la nuova sede dell’immunologia Clinica (2003-2004).trasferimento avvenuto nei primi mesi del 2008. nel 2004-2005 è stato completato il raddoppio di duetra il 1998 e il 2001, a seguito di un concorso di idee corpi di fabbrica dell’ospedale con un importantevinto dal gruppo di progettazione avente come intervento, il primo realizzato in italia in project-capogruppo l’architetto antonio montanari e financing, secondo il progetto preliminare dell’ufficiocome componenti gli architetti bauerova in sestak e tecnico dell’ospedale e il progetto definitivo dellaKaderabek, è stato realizzato il nuovo edificio ovest per società Catalyst brescia s.r.l., riprendendo all’esternoblocchi operatori, inserito fra tre corpi dell’ospedale il disegno del paramento bordoniano. infine, nel 2006esistente con una rilevante soluzione high-tech: il è stato attivato, in complesse strutture interrate, ilbraccio si sviluppa come una passerella aerea con Centro pet/taC con Ciclotrone e radiofarmacia.struttura a vista, costituita da una trave reticolare Considerando anche i presidi ospedalieri di Gardonegigante appoggiata alle estremità a due torri inmuratura, ove sono posti i collegamenti ai padiglionibordoniani e le uscite di sicurezza. nel dicembre 2000 èstato ultimato l’avancorpo del “satellite”, su progettodell’architetto paolo Dabbeni e degli ingegneri FrancoDotti e Carlo piemonte, offrendo un considerevoleaumento di spazi per alcuni servizi ospedalieri e peril pronto soccorso, insieme con il nuovo ingresso del“satellite” e la nuova elisuperficie. ancora Dabbeni eDotti, hanno compiuto l’ampliamento del padiglioneinfettivi (1998–2003),sovralzando di un piano la strutturaesistente e aggiungendo nuovi corpi di fabbrica, tracui il collegamento con l’attiguo“satellite”; nello stessoperiodo, hanno progettato anche la nuova sede dellamedicina del lavoro, un fabbricato che riprendele forme curvilinee di un padiglione bordoniano di Paramento murarioservizio, collocato in posizione speculare nell’area dei padiglioni bordonianidell’ospedale. il raggruppamento temporaneo studio (anni Trenta delnightingale associates e studio tecnico ing. roberto Novecento) 90
    • val trompia e di montichiari e l’ospedale dei bambini, entrati nel 1998 a far parte dell’azienda ospedaliera – in cui gli spedali Civili sono stati trasformati nel 1997 – si è giunti oggi a un’offerta complessiva di 2.500 posti letto, con 71.000 ricoveri ordinari annuali sommati a 25.000 ricoveri in day-hospital. la superficie decentrata e vuota destinata inizialmente alla costruzione del nuovo ospedale è dunque divenuta, col tempo, una “cittadella della sanità”, un esteso centro di assistenza e di ricerca medica che ha assunto un ruolo di crescente rilievo anche nell’orientamento dei processi di crescita urbana e territoriale. l’ampiezza di tale area, fissata con grande intuizione previsionale, ha consentito di accrescere notevolmente il nucleo ospedaliero originario con l’aggiunta di numerosi nuovi volumi, lasciando tuttavia ancora oggi larghi spazi al verde e ai giardini che hanno costituito un altro elemento fondativo e di merito, del progetto bordoniano. la validità delle scelte progettuali adottate nella prima struttura ospedaliera, infine, rimane tuttora manifesta, sia per la versatilità della sua articolazione, che ha consentito l’adeguamento progressivo e l’ampliamento di diversi padiglioni senza intaccare il primitivo impianto “a fiocco di neve”, sia per la coerenza espressiva e la raffinatezza del suo disegno che, impreziosite da una eccezionale cura per il dettaglio e per i materiali costruttivi, ancora oggi la rendono riconoscibile e le permettono di spiccare rispetto agli interventi più recenti. Dettaglio decorativo nel giardino91
    • SCheda 3L’Ospedale Sant’Anna di Como di Daniele Garnerone Il palazzo dell’ingresso e degli uffici direzionaliComo, città di fondazione romana, accoglie i viaggiatori Cinque secoli di alterne vicende, luoghi e tempi diversialla porta di Camerlata con due monumenti della che si sono aggiunti all’antica vocazione ospitaliera dellastoria antica e moderna: la torre del baradello, residua città. al 1468 risale il primo documento che si possa riferiretestimonianza della fortificazione del colle, e la fontana all’ospedale; si tratta della bolla pontificia redatta darealizzata a metà degli anni trenta su disegno di Cesare papa paolo ii per conferire l’atto di fondazione dell’istitutoCattaneo e mario radice. sant’anna, su richiesta del vescovo di Como. sorto comeQui si trova l’ospedale sant’anna, a capo dell’omonima luogo di ospitalità per pellegrini, di assistenza a poveri eazienda ospedaliera, costituita con i presidi di menaggio di ricovero per deboli e indifesi, viandanti o bambini, ha(ospedale erba-renaldi), Cantù (ospedale s. antonio una storia lunghissima nella quale l’istituzione è divenutaabate) e mariano Comense (ospedale Felice villa). una potenza economica e fondiaria, espressioneil sito particolarmente favorevole, ben vicino alla stazione della municipalità e, con i luoghi pii collegati, punto didelle ferrovie nord milano e all’autostrada che collega la riferimento del mondo cattolico, non mancando fra i suoicittà al capoluogo lombardo, è un caposaldo del territorio amministratori alcuni illustri rappresentanti della curia.comasco, rappresentativo del legame che unisce la città la prima sede dell’ospedale era in via Cadorna,all’ospedale in un rapporto costruito in oltre cinque secoli all’interno della Città murata, sul luogo di un precedentedi storia, con relazioni dirette sull’intera regione e sul vicino ospedaletto, che faceva parte della chiesetta dedicataCanton ticino. a sant’anna, unito all’ospedale di san vitale sin dal 92
    • 1353. Già alla fine del XiX secolo si erano manifestati ilimiti di spazio e attrezzature della struttura cittadina.all’inizio del novecento la città contava 40.000 abitanti,e l’incremento della popolazione, con la conseguentedomanda di nuove abitazioni, costituiva un elementodi stimolo per l’espansione urbana e la progettazione dinuovi edifici. in quegli anni non fu tanto l’amministrazionepubblica del Comune a determinare la scelta dellacostruzione di un nuovo ospedale, quanto piuttosto una“modesta e pia signora”, teresa rimoldi. alla sua morte,avvenuta nel 1924, la benefattrice lasciò una cospicuadonazione all’ospedale sant’anna, comprendente circacinque milioni di lire in denaro e il patrimonio fondiariodel quale era parte un ampio terreno pianeggiante aipiedi del rilievo del baradello, tra la frazione di Camerlatae la chiesa di san Carpoforo. nel 1925, la commissionetecnica costituita allo scopo di studiare la riorganizzazionedell’ospedale aveva scartato l’ipotesi di ristrutturarela vecchia sede cittadina, valutando favorevolmentel’area ricevuta in donazione. il presidente dell’istituto luiginegretti affidò all’ingegnere bolognese Giulio marcovigi,che firmava in quegli anni il nuovo ospedale di mantova,il compito di elaborare il progetto per il nuovo ospedale,studiando la soluzione più idonea con la consulenzadell’ingegner luigi Castelli e del professor enrico ronzoni,direttore dell’ospedale maggiore di milano, per gli aspettipropriamente sanitari. Dal vecchio al nuovo ospedale, ilprocesso di modernizzazione passava attraverso corsie eDettaglio di una bifora sulla facciata del palazzo direzionale 93
    • laboratori, padiglioni e camere di degenza, secondo un saile, entrambe milanesi. Con la nuova “cittadella” dellamodello di concreta razionalizzazione e miglioramento medicina, basata sulla perfetta organizzazione degli spazidelle condizioni di assistenza e cura, di igiene e salubrità, e dotata di centinaia di ambienti e servizi d’avanguardia,con particolare attenzione all’esposizione solare. la scelta sono garantiti con largo anticipo quei requisiti e quelleè quella di un complesso a padiglioni elevati su due e condizioni di prima categoria poi previste dalletre piani, oltre al sotterraneo, con uno spazio centrale prescrizioni tecniche sull’edilizia ospedaliera emanateper i servizi sanitari comuni, e un numero di posti letto per nel 1939. il nuovo ospedale progettato da marcovigiciascun edificio compreso tra 30 e 100. ha impianto planimetrico a raggiera, impostato suil progetto prevedeva che ogni padiglione avesse ad ogni un fulcro centrale attorno al quale sono distribuiti ipiano un locale ampio destinato a soggiorno e refettorio, padiglioni che costituiscono il sistema, 12 edifici collegaticon ampie superfici vetrate comunicanti direttamente mediante percorsi in parte coperti da una pensilinacoi giardini al piano terra e con terrazze ai livelli superiori. su pilastri. attestato alla via napoleona è il palazzoil 25 marzo 1928 è avviata la costruzione con le imprese dell’amministrazione, caratterizzato da architetturapiù importanti del settore, la Croci e buongiorno e la consona al ruolo di rappresentatività, con l’ingresso principale preceduto da un colonnato con terrazza superiore e gli uffici amministrativi, le sale di presidenza e di consiglio al primo piano, dove sono oggi conservati la notevole quadreria e arredi d’epoca. ai lati, due edifici bassi attrezzati in origine con i servizi di accettazione e pronto soccorso, ambulatori di medicina e chirurgia. sull’asse principale di orientamento dell’impianto, da nord a sud, era in origine innestata una grande fontana in forma di esedra, sorta di balconata attorno alla quale salivano in leggera pendenza i percorsi diretti ai due blocchi edilizi principali di chirurgia e medicina, ad u. Centrale al sistema la chiesa dedicata alla santa, con l’abside rivolta a sud e la facciata a monte, verso il rilievo del baradello. attestato all’edificio sacro, il sistema di collegamento Il monoblocco con la piastra del pronto soccorso 94
    • coperto sviluppato su tre bracci, il più lungo dei qualidiretto a monte, verso il padiglione dei servizi ospedalieri.Da questo, un percorso chiuso da vetrate portava da unlato al sanatorio, per la prima volta inserito nel perimetrodell’ospedale, dall’altro all’ospedaletto per i fanciulli.isolati dal nucleo principale, sono variamente dislocatialtri edifici tra i quali la centrale termica e la lavanderia, edi notevole rilievo architettonico, il palazzo degli infettivi,al margine nord del complesso.alla metà del novecento si afferma un nuovo modello diorganizzazione degli spazi ospedalieri; progressivamenteabbandonato il modello a padiglioni, è introdottoil tipo edilizio a monoblocco a sviluppo verticale. inquegli anni l’ufficio tecnico dell’ospedale, presiedutodall’ingegner Giovanni todeschini, elabora una soluzioneper sopraelevare di un piano i padiglioni.Già allora si parlava di un nuovo nosocomio per farfronte alle necessità. nasce da quel confronto il progettodel monoblocco, dovuto all’architetto milanese ettorerossi, un edificio a t con facciata principale curvilinea,elevato su nove piani fuori terra, collocato al centro delsistema a collegamento tra i reparti e i servizi generali. larealizzazione dell’edificio, avviato a costruzione nel 1965dall’impresa comasca nessi e majocchi, ha non pocoalterato l’impianto di marcovigi,del quale si è persa la spinacentrale costituita dalla sequenza della fontana esedra,della chiesa, sostituita dalla nuova cappella interna, e deipercorsi coperti tra i padiglioni. all’inizio degli anni ottantaLa testata del padiglione Giovanni Battista Grassi 95
    • si torna a pensare a un nuovo ospedale. il dibattito si è svolto intenso sull’opportunità di realizzare altrove una moderna struttura o, piuttosto, ristrutturare e ampliare l’esistente. il confronto sul tema ha interessato ampia parte della comunità, coinvolgendo parti sociali, politiche e gli stessi operatori sanitari di fronte alla realizzazione del nuovo ospedale, la cui costruzione è iniziata nel novembre 2006 e, secondo le previsioni, dovrebbe essere conclusa nel 2009. la società infrastrutture lombarde presiede la costruzione che copre una superficie di oltre 76.000 mq su un’area molto vasta, compresa fra i comuni di Como, san Fermo della battaglia e montano lucino. il nuovo complesso è impostato su due corpi di fabbrica allungati e quattro edifici disposti a raggiera attestati al corpo lungo mediano, a pianta leggermente curvilinea. sviluppato su cinque piani, due dei quali interrati, sarà dotato di quasi 600 posti letto, 22 sale chirurgiche, negozi, servizi di bar e ristorazione e spazi per la cultura e socializzazione. nelle previsioni il nuovo ospedale della città lariana avrà requisiti di elevato livello, con una spiccata caratterizzazione di tipo alberghiero. l’importanza del sito è testimoniata anche dai reperti archeologici portati alla luce nel corso degli scavi sull’area, tra cui una necropoli di età romana, con una ventina di tombe, e una struttura preistorica ad impianto circolare del diametro di circa 70 metri, risalente all’età del Ferro (iX sec. a. C.), o forse al neolitico. La Cappella dedicata a Sant’Anna all’interno dell’edificio monoblocco96
    • Vista generale del complesso ospedaliero al piede del rilievo del Baradello 97
    • SCheda 4Gli Istituti Ospitalieri di Cremona di Daniele Garnerone Veduta dell’ospedale dal parcoCremona, città che ha ereditato un monumentale ve funzioni. attorno al centro abitato e al territorio delnucleo storico costituito in età comunale, è anche un contado si è dunque costruita la plurisecolare storiacentro di primaria importanza per l’attività agricola dell’istituto ospitaliero, una vicenda lunga oltre cin-del suo territorio. lo è stato tanto più in passato quan- quecento anni.do la struttura del contado era improntata da forti la sua fondazione risale al 1450, quando il consigliocaratterizzazioni di forma e qualità. generale della città ne ordinò l’erezione, auspicataalle porte della città moderna, in direzione sud-est, da nobili, mercanti e dalle gerarchie ecclesiastiche.percorrendo la strada provinciale 87 (la via Giuseppi- la realizzazione trovò sostegno nelle autorità del Du-na a memoria del governo austriaco), il tessuto rurale cato di milano, dal duca Francesco sforza alla con-ripropone solo in parte le forme storiche del paesag- sorte bianca maria visconti, che assicurarono al nuo-gio agrario. vo istituto la necessaria protezione, esentandolo dain questo settore è localizzato l’ospedale maggiore, ogni tributo e obbligazione. in tal modo si sarebberomoderno complesso realizzato alla fine degli anni riuniti sotto una sola giurisdizione tutti i luoghi deputatisessanta, attestato su viale della Concordia, oggi a al sostentamento e al ricovero dei bisognosi, luoghicapo dell’azienda ospedaliera istituti ospitalieri di pii, confraternite e ospitali minori sparsi sul territorio.Cremona; di questa fa parte anche l’ospedale di Con la bolla pontificia del 6 maggio 1451, papa ni-oglio po, recentemente ampliato e attrezzato di nuo- colò v riconobbe ai cittadini cremonesi l’erezione 98
    • del nuovo ospedale, ai bordi della città storica, verso secondo solo all’ospedale maggiore di milano pernord, acconsentendo all’accorpamento in perpetuo dimensioni e importanza, poteva così disporre didel vasto patrimonio che faceva capo ai vecchi rico- estesissime possessioni terriere, corrispondenti quasi alveri gestiti dalla chiesa nel nuovo istituto, intitolato alla territorio dell’attuale provincia, con talune proprietàbeata vergine maria della pietà. estese anche al basso milanese.accanto ai numerosi siti aggregati figuravano i pos- per secoli il ricco patrimonio fondiario dell’ospedale èsedimenti terrieri incorporati fra i beni del nuovo stato gestito in regime di affittanza, prevalentementeente. Fra le maggiori dotazioni, vi era quella derivata a conduzione diretta stante la dimensione media deidall’ospedale di santo spirito, detentore dei poderi fondi. la progressiva alienazione delle terre, sostanzial-di spinadesco, borgo rurale a ovest della città, estesi mente votata a finanziare la gestione dell’ospedale,su oltre 400 ettari. quando non a risanarne i bilanci, ha eroso dramma-si trattava già per quel tempo di fertile campagna sul- ticamente il complesso dei beni posseduti, giunto adla quale le incessanti attività di bonifica e irrigazione, annoverare, con le aggregazioni e le donazioni, 80 di-con lo scavo dei navigli cremonesi e milanesi, del Ca- more nella città e 8.500 ettari di campagna e ridottonale della muzza e della fittissima rete di rogge e fossi, agli inizi del novecento a circa 3.150 ettari.avrebbero poi condotto a elevata produttività le terre, in quegli anni le condizioni igieniche e la dotazione dicon l’affermazione dell’azienda capitalista che face- spazi rispetto alle esigenze risultavano alquanto pre-va capo alla cascina della bassa pianura irrigua. carie. prese avvio in quel periodo l’intenso dibattitoalla prima costituzione quattrocentesca del patrimo- tra gli esponenti di governo locali circa la necessitànio del nuovo istituto fece poi seguito l’aggregazione di erigere un nuovo ospedale, dotato dei requisiti ne-dell’ospedale di san lazzaro, nel 1594. nella seconda cessari a soddisfare le necessità di una moderna cittàmetà del settecento, in occasione della soppressio- e nel quale concentrare i servizi ospedalieri sparsi inne degli ordini monastici, furono aggregati anche i numerosi piccoli centri di assistenza e cura del ca-Conventi di san Francesco e di san luca (1777) e del poluogo. nel confronto, che durò trent’anni, si profi-Convento di san pietro po (1782), quest’ultimo con la lò anche la possibilità di riunire sotto la giurisdizioneconsistente dote di oltre 700 ettari di campagna, oltre dell’ospedale maggiore anche il secondo nosoco-a un elevato numero di livelli, capitali e fitti d’acque. mio esistente in città, l’ospedale ugolani Dati, fonda-al volgere dell’ottocento l’ospedale di Cremona, to nel 1603 e insediato nel cinquecentesco palazzo 99
    • affaitati. la riunificazione tardò molti anni prima diconcretizzarsi e, nel frattempo, nel 1910, fu reso pub-blico il progetto del cremonese Jotta per un nuovoospedale, sviluppato con soluzioni architettoniche etecnologiche derivate dalla visita ai migliori ospedalieuropei del tempo.nel 1935, col raggruppamento in un’unica ammini-strazione degli ospedali maggiore e ugolani Dati, e dialtre minori strutture cittadine, fu costituito l’ente degliistituti ospitalieri.alla metà del secolo alla vecchia sede di piazzadell’ospedale, oggi piazza Giovanni XXiii, si erano ag-giunti in fasi successive altri corpi e fabbricati; pur seorganizzato in sedi diverse, con le conseguenti dise-conomie di esercizio, gli istituti ospitalieri di Cremonaraggiungevano il livello di prima Categoria, garanten-do il massimo dell’assistenza con tutte le prestazionispecialistiche e una capienza complessiva di quasi1500 posti letto.solo nella seconda metà del novecento si concre-tizzò la costruzione dell’odierno ospedale, inauguratonel 1972. il nosocomio è inserito in un’area pressochéquadrangolare, in buona parte sistemata a parco egiardino alberato, entro la quale una trama di percor-si e di viabilità conduce all’imponente nucleo cen-trale, cosiddetto monoblocco, e da questo si allungaalla serie di edifici bassi distribuiti a corona, da ovest Il blocco dell’ospedale,a est. il progetto è dovuto ad arturo braga, capo in- dal parco 0 10
    • gegnere dell’ospedale maggiore di milano, che ha tori, dagli spazi di distribuzione e dai servizi ospedalieri.lavorato in collaborazione con lo specialista igienista sul fronte opposto all’ingresso principale si trova an-professor enrico ronzani (entrambi impegnati anche che la chiesa, elevata a sede parrocchiale, dedicatanella progettazione dell’ospedale di Crema). alla beata vergine maria della pietà. pressoché uni-alla realizzazione dell’opera, iniziata nel 1965 e porta- co nel complesso, presenta prospetti rivestiti in lastreta a completamento nel 1970 dalla senese impresa lapidee, alle quali si aggiunge un’ampia soluzione indi costruzioni pa-bar, hanno contribuito gli ingegneri mattone sulla facciata principale.romano sora e evandro sacchi. i fabbricati distribuiti all’intorno, limitati a due e treFulcro del sistema è il palazzo elevato su nove piani piani, assolvono alle diverse funzioni di supporto; frafuori terra, con pianta ad H, o doppia t, modello rico- questi, la palazzina direzionale, attestata su viale del-noscibile anche nell’ospedale san paolo alla barona la Concordia, il vicino polo universitario e al marginedi milano (Carlo Casati, 1964-1984). opposto, l’edificio adibito alla cura delle malattieil nucleo centrale è delimitato da due corpi lunghi e infettive e la palazzina dei servizi tecnici. la chiaracurvilinei dove sono organizzati gli ambienti di degen- immagine architettonica che li accomuna è caratte-za e gli studi medici; di superficie pressoché identica, rizzata dalle regolari aperture secondo un disegno asono opportunamente distanziati per esser raccorda- griglia e dalla prevalente finitura in mattonelle di gresti al centro dagli spazi di pronto soccorso, dai labora- ceramico di colore azzurro. in fase di completamento,Dettagli della facciata della palazzina direzionale e del monoblocco 1 10
    • la nuova piastra operatoria introduce interessanti ele-menti di discontinuità architettonica, su progetto dialberto stasi, ingegnere a capo del servizio tecnicopatrimoniale dell’ospedale.Grande attenzione è posta anche agli spazi del par-co, con alberature rigogliose tipiche della pianura irri-gua: aceri, acacie, tigli, ippocastani, pioppi e platanioltre a conifere, distribuite prevalentemente nel set-tore a sud-est, secondo un disegno a macchia chegenera scorci continui e visuali sugli edifici, delimita easseconda i percorsi di distribuzione, anche attraver-so contenute ondulazioni del suolo.Col tempo, l’istituto ospitaliero è divenuto un com-plesso centro di ricerca scientifica che ha saputo fartesoro della incessante attività di tanti illustri medici,protagonisti della vita civile e della cultura del capo-luogo, primi fra tutti Gaspare aselli (1581-1625), me-dico chirurgo e anatomista, docente all’università dipavia, e Francesco robolotti, medico, storico e patrio-ta mazziniano.l’alto valore storico ed artistico del patrimonio pro-dotto e accumulato nei secoli è ben rappresentatadella notevole documentazione conservata all’ar-chivio di stato di Cremona, e dalla collezione d’arte.Ingresso della palazzina direzionale 2 10
    • Corsia del reparto ostetricia
    • SCheda 5L’Ospedale A. Manzoni di Lecco di Daniele Garnerone L’edificio ospedaliero, collegato al polo amministrativo-didatticolecco, e “Quel ramo del lago di Como che volge a dell’istituto. il primo momento relativo alla costituzio-mezzogiorno...”, sono centrali nella storia della lette- ne di un luogo per il soccorso dei bisognosi, il ricoveroratura e del risorgimento d’italia. ad alessandro man- e la cura dei malati a lecco ha origini religiose. risalezoni è intitolato il nuovo ospedale alle porte della al 1741, quando il sacerdote della città manzonianacittà, a est del nucleo antico, nella residua zona pia- Don Giovanni battista pagani, parroco del borgo dineggiante ai piedi dei rilievi montuosi che si innalzano acquate, dispose nel testamento che gran parte del-verso le frazioni Germanedo e acquate, in posizione le proprie risorse patrimoniali fossero impegnate nellaparticolarmente favorevole rispetto al sistema di via- fondazione di un ospedale.bilità che collega la città con i capoluoghi delle vici- alla morte dell’illustre reverendo, avvenuta nel 1768, ilne province. testamento venne aperto fra le rimostranze degli ere-si tratta di una struttura modello – a guida dell’omo- di. D’altro canto, la stessa amministrazione austriaca,nima azienda ospedaliera costituita nel 1995 e com- contraria con la propria politica alla concentrazioneprendente il presidio di merate, dov’è attivo l’ospe- dei patrimoni di provenienza ecclesiastica, pose il vetodale san leopoldo mandic, e l’ospedale umberto i all’operazione limitando a un quinto dell’ammontaredi bellano – caratterizzata da elevati contenuti tec- il lascito a favore dell’ente in via di costituzione.nologici e improntata a una immagine di grande mo- tale provvedimento impedì di fatto la realizzazionedernità che rende onore agli oltre 250 anni di storia del nuovo istituto e, con il capitale a disposizione, fu 4 10
    • Collegamentoverticale al piano 2° costituito un servizio sanitario attivo sul territorio lec- a compimento nel 1840. Di fronte alla mancanza di chese, garantendo altresì un sussidio mensile agli indi- residue risorse per affrontare le spese di gestione, la genti, agli infermi e alle puerpere. chiesa sollecitò l’intervento dei fedeli per consentire Fu per iniziativa privata e per il tramite di benefatto- l’entrata in funzione del nuovo ospedale. Fra i promo- ri che l’ospedale potè alfine costituirsi. tra il 1830 e il tori dell’iniziativa anche il sacerdote vittorio Cremo- 1835, il ricco commerciante lecchese antonio muzzo na, primo amministratore dell’ente, che nel 1843 pre- elargì la somma di 40.000 lire milanesi allo scopo di stò giuramento per ricoprire la carica. nell’agosto di erigere un ospedale “di ampiezza sufficiente a col- quell’anno l’attività ospedaliera prese avvio dando locarvi i poveri di un comune che conta oltre 4.000 ospitalità ai primi pazienti. abitanti”. Già verso la fine del secolo si erano manifestate le il proposito fu raccolto anche da pompeo redaelli ristrettezze e le limitazioni della struttura, di fronte alle che mise generosamente a disposizione il terreno su quali gli operatori più illustri della città promossero la cui erigere la costruzione, corrispondente all’attuale costruzione di un nuovo edificio. sede del municipio, e dall’architetto Giuseppe bova- Gli ingegneri mella e ongania, incaricati dall’ammi- ra che prestò gratuitamente la propria opera per re- nistrazione di elaborare il progetto, proposero una digere il progetto dell’edificio. soluzione mirata a ottenere il massimo di modernità, l’opera ebbe inizio e, non senza difficoltà, fu portata “escludendo il tipo (dei) vecchi ospedali caserme”; 5 10
    • l’area individuata, affacciata alla via Ghislanzoni, tra le prime iniziative concrete per il nuovo complessoil lago e la ferrovia, avrebbe consentito ampliamen- ospedaliero. alla fine degli anni ottanta è approva-ti futuri. i lavori avviati sono portati a compimento to il progetto preliminare e, con gara d’appalto, neinell’arco di diciotto mesi. nel 1900, trasferiti i degenti primi anni novanta sono aggiudicati i lavori di costru-nel nuovo nosocomio dotato di 80 posti letto, il vec- zione, condotti da un consorzio di imprese costituitochio fabbricato è venduto al Comune per la somma attorno alla impregilo.di 100.000 lire. le vicende storiche e politiche dei pri- il progetto, elaborato dall’architetto aurelio Gorgeri-mi decenni del secolo vedono affermarsi il ruolo degli no, con la consulenza architettonica di marco zanu-ospedali minori distribuiti sul territorio; per l’ospedale so e di bohdan paczowski, è portato a compimentodi Circolo di lecco è disposta la funzione a servizio di nell’arco di un decennio, con solenne inaugurazione61 comuni della provincia di Como. attorno agli anni il 5 febbraio 2000.trenta, con i contributi erogati anche della Cassa di principi ordinatori sono l’immagine architettonica, net-risparmio, sono messi a cantiere i lavori di ampliamen- ta e definita, e il rapporto con il contesto. ne deriva unto dell’edificio, realizzati su progetto dell’architetto e giusto inserimento nel paesaggio, sia rispetto ai valoriingegnere mario ruggeri. naturali, primariamente determinati dai rilievi che domi-alla metà del novecento si creano i presupposti nano il territorio lecchese, sia rispetto agli elementi delloper quello che diverrà, molto più tardi nel tempo, il spazio urbano, qui caratterizzato dai consueti tipi edilizinuovo e attuale ospedale. è del 1954 la disponibilità non definiti unitariamente della periferia.dell’area circostante villa eremo su iniziativa del sin- l’organizzazione planimetrica del complesso, un si-daco ugo bartesaghi. l’antica dimora, edificata alla stema costituito da tre corpi principali – l’edificiofine del seicento dai marchesi serponti, viene ven- ospedaliero, il palazzo direzionale e amministrativo, ilduta al Comune che, all’indomani dell’acquisizione, blocco degli impianti tecnologici e dei servizi – col-destina la grande proprietà terriera adiacente alla legati da percorsi e strutturato da spazi verdi a pratocostruzione di un nuovo ospedale. è ancora lo stesso e alberature a filare ne fanno un modello particolar-ruggeri a studiare una soluzione sull’area, ma il pro- mente riuscito. all’albero, del resto, è fatto esplicitogetto non ha seguito. riferimento nella definizione dell’impianto nel qualeFrattanto, ai successivi ampliamenti e adeguamenti l’edificio che ospita i servizi e le attrezzature tecnolo-funzionali dell’ospedale cittadino si accompagnano giche corrisponde alle radici, la palazzina direzionale 6 10
    • assolve alla funzione del tronco e l’ospedale vero eproprio rappresenta la chioma.un modello che alla natura fa esplicito riferimento,dunque, e con le sue componenti di forma, materia,colore e luce l’architettura si confronta, generandoparalleli particolarmente efficaci: cosicché le scabrerocce che si ergono monumentali a corona dellacittà si ritrovano nei materiali, nel cromatismo, nell’al-ternarsi di vuoti e pieni, nel contrapporsi di luci e om-bre generate dai volumi dell’ospedale, nettamenteemergenti dai prati circostanti, anche in pronuncia-to declivio. se la componente naturale ha ispiratoil progetto, è alla vita umana che è riconosciuta lacentralità delle funzioni e degli spazi dell’ambienteospedaliero. nel palazzo delle degenze, le cameresono a uno o due letti, con ampie superfici vetrateche consentono di allargare la vista sul paesaggiodel lago e dei monti lecchesi. non di meno gli aspettitecnologici e costruttivi restituiscono l’immagine dellamodernità e dell’efficienza. accanto alla netta distin-zione dei volumi edificati per specificità di funzione, viè una pressoché perfetta organizzazione delle attivi-tà propriamente ospedaliere, con la netta divisionedei percorsi, l’automazione mediante carrelli robotdei trasporti in galleria – lungo l’asse di collegamen-to dei tre edifici – dei materiali sanitari e dei servizidi cucina, una spiccata attenzione all’umanizzazionedegli ambienti con particolare dotazione di requisitiL’edificio ospedaliero e la palazzina del polo amministrativo-didattico 7 10
    • accessori e complementari. le imponenti dimensio- ni del complesso, oltre 500.000 mc di volume e circa 140.000 mq di superficie coperta, sono peraltro miti- gate dall’altezza massima di quattro piani fuori terra dell’ospedale vero e proprio. il volume dell’edificio, a pianta rettangolare, risulta peraltro notevolmente “al- leggerito” da sei corti originate dalla doppia crociera interna – impianto che rievoca la milanese Ca’ Gran- da – e dall’apertura centrale, attestata lungo l’asse longitudinale, dove lo spazio di accesso pubblico di- venta una piazza, raccogliendone gli elementi costi- tutivi di forma e funzione. su di essa si apre l’ingresso al palazzo delle degenze, con un vasto salone di acco- glimento e attesa sul quale affacciano le vetrine dei negozi a perimetro. i collegamenti verticali, mediante ascensori e scale mobili, consentono di raggiungere anche i due piani sotterranei a livello dei quali sono distribuiti l’ampia autorimessa per 1.250 posti, il polo didattico con aule di studio e un’aula magna per riu- nioni e conferenze, dov’è esposta la quadreria con i ritratti delle illustri personalità legate alla storia dell’isti- tuto, l’archivio generale, laboratori e sale operatorie. La piazzetta all’ingresso dell’ospedale con il collegamento coperto 810
    • L’edificio ospedaliero, dalla scalinata di accesso
    • SCheda 6L’Ospedale Maggiore di Lodi di Adele Simioli Ospedale vecchio di Lodi, fronte principalel’ospedale maggiore di lodi, che occupa l’intero iso- che dichiarano l’indubbia rilevanza del complessolato compreso tra piazza ospitale e le vie bassi, Go- dal punto di vista storico-artistico, in merito allo svi-rini, pallavicino e serravalle, è attualmente adibito a luppo urbanistico-architettonico della città di lodi esede asl e indicato anche come ospedale vecchio come specchio del mutare delle concezioni ospe-per distinguerlo da quello nuovo costruito negli anni daliere dal medioevo ai nostri giorni. l’aspetto attua-sessanta nella non lontana area adiacente viale sa- le del vecchio ospedale è il risultato di una serie divoia. nel nuovo ospedale è stata concentrata l’attivi- ampliamenti e edificazioni succedutesi intorno a untà sanitaria organizzata in reparti e laboratori, mentre primitivo edificio a crociera quattrocentesco, in unnella sede storica trovano posto uffici amministrativi e continuo sforzo di adeguamento funzionale. l’enteattività ambulatoriali. nacque nel 1457 come aggregazione di diciassettela calda facciata gialla dell’ospedale vecchio, di diversi antichi nosocomi esistenti nella diocesi di lodimarcata orizzontalità, insieme alla mole duecente- grazie alla committenza di Carlo pallavicino, vescovosca della chiesa di s. Francesco racchiude e ripara della città dal 1456 al 1497. tra gli istituti preesistentil’accogliente piazza ospedale; penetrando all’inter- quello di maggior rilevanza era la casa di carità in-no dell’edificio ci si imbatte in spazi interni ed esterni titolata al santo spirito, fin dagli inizi del Xiii secolo11 La lapide oggi posta sull’entrata della chiesa dell’ospedale, proveniente da una delle demolite chiese dell’area e datata 1246,testimonia l’esistenza dell’ospedale già in quella data. L’iscrizione in volgare (santo e salutevole pensiero è l’orare per gli defunti - 2mag 1246), che risale a venti anni prima della nascita di Dante, ha inoltre un elevato valore archeografico. 0 11
    • dedicata al soccorso dei bisognosi. Gli storici lodigiani re. la soluzione a crociera rappresentava una solu-rilevano che il luogo fu trasformato dal frate fondato- zione artisticamente soddisfacente per la regolaritàre Facio in vero e proprio ospizio gestito da un ordine della pianta e un grande avanzamento della tecnicad’infermieri obbedienti alla regola di s. agostino e ospedaliera: dalla sala centrale era infatti possibilecostituito da un’infermeria e da una chiesa con sa- vedere tutti gli ammalati i cui letti erano disposti lun-crestia. l’ospedale vecchio è sorto sullo stesso luogo go le pareti perimetrali delle quattro corsie, allo stessodel primitivo istituto di carità ereditandone il ruolo, il modo l’altare era nel campo visivo di tutti i degenti.primo personale e lo stemma, in cui è rappresenta- la fabbrica è stata interessata da continui amplia-ta una colomba che reca un ramoscello d’ulivo nel menti dal Xvi alla fine del Xviii secolo fino a giunge-becco. l’istituto fu eretto a partire dal 1459 secondo re all’impianto il cui scheletro è visibile ancora oggiun impianto a crociera apertamente ispirato alla fila- nonostante le superfettazioni. tra i vari progetti diretiana Ca’ Granda di milano (la cui costruzione era ampliamento rinvenuti in archivio, un disegno data-stata avviata nel 1456) tanto da suggerire in passato to 1537 ed oggi disperso, è stato attribuito al celebrel’ipotesi di un intervento diretto di Filarete stesso nel architetto pellegrino tibaldi. il progetto non realizzatoprogetto . la paternità dell’opera, tradizionalmente 2 immediatamente per difficoltà economiche, potreb-attribuita a Giovanni battista da Comazzo e beltramo be rappresentare la base degli interventi successivida pandino, non può essere stabilita con certezza: il dilazionati nel tempo. la figura che ne è derivata èruolo dei due architetti è stato infatti ridimensionato una doppia croce costituita da due lunghe infermeriedi recente da serena pesenti a favore di antonio da parallele attraversate da un braccio più corto (69 m)zurlengo mentre raffaela Gorini propende per il bre- 3 esteso tra via bassi e via pallavicino. la doppia crocesciano tonino da lumezzane . l’impianto originario a 4 permetteva di separare le corsie femminili da quellecroce semplice è oggi solo immaginabile: esso era maschili e in un secondo momento i malati cronici ocostituito da due corsie di uguale lunghezza che si incurabili da quelli convalescenti dando inizio ad unincrociavano in un vasta sala dove era posto l’alta- certo grado di separazione degli ammalati, che rima-2 Agnelli G., Ospedale di Lodi – Monografia storica, Il Pomerio, Lodi 1964, p. 47.3 Pesenti S., L’Ospedale Maggiore di Lodi, in Franchini L. (a cura di), Ospedali lombardi del 400. Fondazioni, trasformazioni, re-stauri, Newpress, Como, 1995, pp. 179-200.4 Gorini R., L’ospedale di Santo Spirito della Carità a Lodi: storia della fabbrica in «Artes - periodico annuale di storia delle arti»,vol. IV, Università di Pavia, Pavia 1996, pp. 44-53. 1 11
    • nevano comunque non distinti per patologia. Quan-do la richiesta di posti letto superava le capacitàdell’ospedale, essi venivano aumentati aggiungendocampate ai bracci della crociera, motivo dell’irrego-larità della figura le cui estremità si allungano fino ailimiti del lotto. le altissime infermerie erano illuminateda grandi finestre e attraversate da piccoli ballatoicon ringhiera (ancora visibili e ben conservati) checorrevano in alto lungo i muri perimetrali e da cui erapossibile sorvegliare i degenti. lo spazio interno dellacrociera viene utilizzato ancora oggi: in anni recentiesso è stato suddiviso in altezza tramite l’edificazio-ne di un solaio intermedio, così da ottenere ambientipiù piccoli da adibire ad uffici. Dalle testate terminalidella crociera, specie dall’ingresso dell’ospedale, èancora possibile percepire la volumetria originaria.negli spazi adiacenti la crociera erano inseriti servizie luoghi di riunione e riposo per gli ammalati: rimanememoria di sedici cortili, di cui il più bello e armoniosoè il piccolo chiostro quattrocentesco della farmacia.si tratta di un cortile quadrato, con piccolo pozzo alcentro, circondato da un portico a due ordini. al li-vello inferiore si succedono 16 archi a tutto sesto, 4per lato, sostenuti da colonne con capitelli a foglielobate; a ogni arco ne corrispondono due più piccolinel secondo ordine, soluzione adottata di frequentenella tradizione architettonica lombarda. Gli archivoltidel portico terreno sono arricchiti da fregi variamenteChiostro della farmacia, particolare decorativo 2 11
    • stampati in terracotta con ghirlande vegetali e moti- complesso ospedaliero: l’odierna facciata principalevi a tortiglione che restituiscono un effetto di grande e la chiesa dell’ospedale lungo via pallavicino costru-eleganza e leggiadria al cotto a vista, materiale larga- ita al posto di un più semplice oratorio seicentescomente prevalente nel chiostro, anche da questo punto con cortile annesso usato come fossa comune dettodi vista equiparabile ai più noti edifici del rinascimento “foppone”. la chiesa “dei morti” a croce greca, fu edi-lombardo. tra le imposte degli archi al piano inferio- ficata nella seconda metà del ‘700 dal frate-architettore sono scolpiti tondi con l’immagine della colomba plana, completa di un piccolo chiostro porticato di for-sostituita al piano superiore da melograni, frutto la cui ma rettangolare, scandito da archi su colonne e pila-interpretazione simbolica, tradizionalmente connessa stri. tale spazio si presenta gravemente compromessoall’idea di fertilità e longevità, si è arricchita di nuovi da quando nel 1902 fu separato dalla chiesa da unsensi nella lettura cristiana arrivando a simboleggiare muretto con inferriata e ridotto a cortile tramite l’ac-la carità e la resurrezione di Cristo. sul cortile della far- cecamento delle arcate del portico mediante paretimacia si apre una delle sale interne più riccamente in muratura. si accede alla chiesa dall’entrata di viadecorate, l’ex sala capitolare con le volte affrescate pallavicino, ingresso talmente ravvicinato al portalenel Xvi secolo da Giulio Cesare Ferrari a grottesche della chiesa da consentirne solo una visione molto rav-con fantasiosa commistione di motivi di varia ispirazio- vicinata che purtroppo non consente di percepire conne. la sala, adibita nel tempo a usi diversi, è oggi sede chiarezza i volumi. la chiesa dell’ospedale fu costruitadel museo Gorini composto da 166 dei numerosi pre- anche utilizzando materiale recuperato dalla demo-parati anatomici prodotti dallo scienziato paolo Gorini lita chiesa di s. maria del sole che sorgeva nell’odier-(1813-1881) tra il 1840 e il 1880. na via indipendenza; gli altari delle cappelle lateraliun rinnovamento dell’ospedale di grande entità fu av- provengono dalle demolite chiese di s. matteo e s.viato nel Xviii secolo: nel 1767 maria teresa d’austria andrea mentre l’altare maggiore in marmo intarsiatostabilì l’immunità del censo per il pio ente rendendo apparteneva alla confraternita di s. Croce. tra le ope-l’amministrazione dell’ospedale in grado di avviare un re che decorano l’interno, si ricorda la tela di Camilloriordino generale dell’isolato da poco divenuto inte- procaccini raffigurante La discesa dello Spirito Santo.ramente di proprietà dell’ospedale tramite successive il riordino settecentesco coinvolse anche l’immagineacquisizioni e demolizioni di edifici preesistenti. a questa esterna dell’ospedale tramite l’edificazione del nuovofase risalgono alcuni degli spazi più monumentali del fronte su piazza ospedale realizzata nel 1792 dagli ar- 3 11
    • chitetti angelo bassi e marcello segre insieme al cortile interno e al nuovo corpo di uffici. la lunga facciata neoclassica è di chiara impronta piermariniana, tanto che alcuni storici lodigiani hanno parlato non di libera ispirazione del progetto ma di vera e propria paternità dell’idea di Giuseppe piermarini. l’elemento centrale della facciata, scandito da paraste ioniche giganti con alta trabeazione e timpano finale, corrisponde alla testata di una delle crociere. l’ingresso mistilineo con piccolo giardino in via bassi pone invece attenzione sull’inizio della crociera di minori dimensioni. Dal punto di vista dell’organizzazione ospedaliera, durante l’800 iniziò quel processo di dislocazione razionale dei servizi che condurrà al moderno ospedale organizzato in pa- diglioni specializzati. una riforma generale delle strut- ture e dei servizi venne tuttavia attuata solo nei primi anni del ‘900 su progetto dell’ingegnere dell’ospedale pietro Ferrari e di emilio speroni. punto focale di tale riforma fu la costruzione di un nuovo reparto chirurgico secondo le indicazioni del prof. tanzini, terminato nel 1906 su via Gorini. nonostante l’apertura di vari centri specializzati (ad esempio i reparti radiologico e pedia- trico), l’ospedale non era più in grado di soddisfare la richiesta di cura dei cittadini, motivo per cui negli anni ’60 si decise per l’edificazione del nuovo ospedale a monoblocco verticale, progettato dallo studio bordo- ni di milano, specializzato in edilizia ospedaliera, sotto la direzione dell’architetto vittorio Caneva. Chiostro della farmacia, secondo ordine 411
    • Chiostro della farmacia, vista 5 11
    • SCheda 7L’Ospedale Carlo Pomadi Mantova di Daniele Garnerone L’edificio dei nuovi reparti di degenzamantova, città a misura d’uomo, prese forma dalle poi aggiunti per fasi successive ampliamenti e ade-condizioni naturali del territorio (“cruda”, così scris- guamenti sino a determinare l’odierno ampio com-se Dante della leggendaria manto, fondatrice del- plesso intitolato a Carlo poma che fa capo all’omo-la città), dalla struttura militare, e da una Corte che nima azienda ospedaliera, costituita anche dalleamava i fasti dell’arte. tracciandone un profilo, Guido strutture provinciali di asola, bozzolo, pieve di Coirano,piovene annotò che “un visitatore distratto, che attra- dall’ospedale psichiatrico giudiziario di Castiglioneversi mantova in fretta, può rimanere inconsapevole delle stiviere e dal presidio di viadana, dov’è presen-delle bellezze che racchiude […] il meglio di manto- te un centro di lungodegenza.va è chiuso, i suoi paesaggi sono interni come quelli una vicenda plurisecolare attraverso la quale si èdell’anima” .1 svolta la storia della città. la fondazione dell’ospeda-ritroviamo dunque una “città di grande bellezza… le risale al Xv secolo quando, per iniziativa di ludovi-perché belle vi sono anche le cose minori e affasci- co Gonzaga, secondo marchese della città, fu istituitonante il carattere generale dell’ambiente urbano” . 2 l’ospitale poi riconosciuto nel 1449 con la bolla pon-Fra le “cose minori”, belle, mantova annovera anche il tificia di papa nicolò v. Con successive deliberazioni,suo ospedale, in particolare quella parte dell’attuale tra le quali le bolle papali del 1471 e le disposizioni delospedale che risale agli anni venti. a questa si sono Delegato apostolico della Diocesi mantovana, nel 1 Guido Piovene, Viaggio in Italia, Arnoldo Mondadori Editore, Milano 1957, p. 112 2 AA.VV., Lombardia, Guida d’Italia, Touring Club Italiano, Milano 1987, p. 740 6 11
    • 1576, l’istituto fu accresciuto con l’aggregazione di Questa sede ospedaliera copriva un’area di quasiospitaletti cittadini e dei sobborghi del contado. 15.000 mq che, benché ampia, ben presto si rivelòla città vantava a quel tempo il proprio ospedale inadeguata alla crescita della popolazione e alle esi-Grande all’interno del nucleo cittadino, in fase di genze che si andavano manifestando. il complessoespansione con grandi dimore patrizie, chiese e inse- poco si prestava a riforme e ampliamenti e la sceltadiamenti religiosi. si trattava del primo importante in- di indirizzare gli sviluppi verso un nuovo ospedale futervento a scala urbana dell’epoca rinascimentale. ritenuta opportuna. l’area fu così individuata lungoil prosciugamento del lago paiolo, compiuto a metà la direttrice di espansione sud-ovest della città, indel settecento, restituì un’ampia zona per l’amplia- località borgo pompilio, una delle zone più elevatemento urbano a sud della città. Con la fine della do- sul bordo delle terre prosciugate dell’antico lago.minazione austriaca, mantova potè dotarsi a partire la porta belfiore era lontana un chilometro, ciò chedal 1811 dell’ospedale insediato in via pradella, poi garantiva le necessarie distanze dal nucleo abitatocorso vittorio emanuele. il palazzo, restaurato a metà per la costruzione di un insediamento che avrebbedell’ottocento, costituiva una porzione del convento dato ospitalità anche agli infetti, senza al contempodi sant’orsola, del cui antico impianto rimane ancora precludere le possibilità di mantenere buoni collega-l’omonima chiesa. menti e la possibilità di sviluppo urbano. il programmaIl percorso pedonale coperto di collegamento tra i padiglioni Un padiglione dell’originario impiantodell’ospedale storico 7 11
    • Particolaredell’edificio delledegenze di realizzazione destò la generale soddisfazione nella gelo azzi, alberto Cristofori e l’architetto livio provasoli popolazione che accorse numerosa all’inaugurazio- Ghirardini3. ne, avvenuta il 28 ottobre 1928. una via ferrata per il il modello ospedaliero, prevalente in quegli anni (lo servizio di tram elettrico garantiva il migliore servizio di stesso marcovigi lo propone per l’ospedale sant’an- collegamento con la città. na di Como), è costituito da padiglioni dedicati a il trasferimento degli ammalati fu realizzato gradual- specifiche funzioni, opportunamente distribuiti secon- mente nel corso di un mese. Già con il primo dicem- do regole di assialità e gerarchia, collegati mediante bre la vecchia sede di corso vittorio emanuele venne percorsi opportunamente protetti. orientato sull’asse completamente abbandonata, dopo oltre un secolo sud-ovest/nord-est, l’impianto rivela la matrice a sca- di attività. la urbanistica, strettamente connessa al programma il nuovo ospedale, realizzato tra il 1919 e il 1925, porta di espansione della città verso sud, sulle aree recupe- la firma di Giulio marcovigi, ingegnere di bologna, au- rate dal prosciugamento del lago paiolo. nell’orga- tore del progetto iniziale e della successiva modifica, nizzare il sistema, l’ingegnere progetta gli spazi con in seguito all’adattamento a un nuovo piano finan- rigore, individua un asse principale di riferimento al ziario, alla quale concorsero anche gli ingegneri an- quale sono innestati i collegamenti secondari, proget- 3 Consiglio di Amministrazione, Il nuovo Ospedale Civico di Mantova, L’Artistica di A. Bedulli, Mantova 1929 8 11
    • ta edifici in linea e articolati con pianta a u, a t, conabsidi, li raddoppia lungo l’asse di attraversamentoprincipale, prevede slarghi e giardini, e un lunghissimopercorso pedonale coperto che, con le diramazioniortogonali, le gallerie sotterranee e i passaggi soprae-levati, consente di raggiungere ogni padiglione. tuttoè organizzato con armonia di forme e proporzioni suuna superficie di 12.000 mq, a fronte di 210.000 mq diterreni liberi di cui 80.000 sistemati a giardino.l’originario complesso è costituito da 12 edifici: il pa-lazzo d’ingresso, quattro padiglioni principali, duededicati a medicina generale, uno per la chirurgia,il quarto per ginecologia e maternità. il padiglioneper l’ospedale infantile bulgarini, che sarà aggregatoall’ospedale Civico, altri padiglioni per le cure di fisio-terapia e dermosifilopatia, l’edificio dei servizi genera-li, la chiesa – aperta al pubblico per le funzioni religio-se festive – con la camera mortuaria, la casa dei fraticappellani, la lavanderia e la centrale termica.oltre il limite dell’ospedale propriamente detto si tro-va il sanatorio belfiore, oggi padiglioni ravà sforni eD’arco, una dipendenza dell’ospedale, raggiungibilepercorrendo un viale.accanto a questi edifici vi era una casa colonica,dimora dei contadini impiegati nella conduzione deiterreni coltivati all’interno del perimetro dell’ospedalee destinati a future edificazioni.il 19 settembre 1952 il Consiglio dei primari delibera diLa facciata principale del recente ampliamento 9 11
    • dedicare l’ospedale al martire Carlo poma, medico Con l’intervento è riproposta la direttrice di sviluppodell’ospedale, nato nel 1823 a mantova. la sua pro- del precedente ampliamento, e individuato un se-fessione, svolta con alto senso di responsabilità e ca- condo ingresso che, per caratteri architettonici, spa-pacità, è stata accompagnata dall’attività politica ziali e di funzionalità, è divenuto l’ingresso principale,ispirata al pensiero mazziniano. arrestato dalla polizia in stretta relazione con la viabilità di circonvallazioneaustriaca nel giugno 1952, poma è imprigionato nel e la città storica. il nuovo aggregato, elevato sino acarcere della mainolda; processato nel novembre sei piani fuori terra, è sviluppato attorno a un primosuccessivo, condannato a morte e impiccato con al- nucleo centrale, entrato in funzione nel 2003, arretratotri quattro patrioti. oltre alla lapide a memoria dell’il- e affacciato a un vasto piazzale, al quale si aggiungelustre martire, sono numerose le iscrizioni variamente un edificio in linea affiancato destinato alle degen-distribuite all’interno degli edifici, prevalentemente ze, portato a compimento nella primavera del 2006negli atri e negli ambienti di rappresentanza. con la partecipazione dell’ingegnere Fiorenzo beruffi,alla fine degli anni sessanta è avviato un piano opera- membro dell’ufficio tecnico dell’ospedale. previstotivo per un primo consistente ampliamento e ammo- nel progetto anche un secondo edificio in linea, con-dernamento della struttura ospedaliera, individuando trapposto e simmetrico a quello realizzato.nel centro della vasta area il sito del nuovo nucleo. su la grande attenzione dedicata alla progettazioneprogetto degli ingegneri molinari e pavesi, è costituito degli spazi, all’organizzazione delle funzioni e al siste-da una serie di edifici alti, portati a compimento tra ma dei collegamenti orizzontali e verticali si è tradot-il 1975 e il 1994, attestati sull’allineamento principale ta in un nucleo ospedaliero particolarmente efficien-del vecchio ospedale e sviluppato secondo un im- te, dotato di ogni requisito e comfort di elevato livello.pianto ortogonale con andamento prevalente nord- non di meno, gli edifici risultano coerentemente in-ovest/sud-est. Ciò di fatto ha determinato le linee di seriti nel contesto, grazie anche all’immagine archi-indirizzo per i futuri sviluppi, confermate dall’ultimo tettonica improntata dal mattone, giusta ripresa deiampliamento del fabbricato polichirurgico. materiali di finitura tipicamente lombardi e, nel casoil progetto relativo è stato curato a partire dal 1994 specifico, del vecchio ospedale.dallo studio olbos – ora a lodi ma a quel tempo consede a milano – costituito dall’ingegnere attilio susani NELLA PAGINA ACCANTO:e dall’architetto Filippo terzaghi. L’edificio di anatomia patologica 0 12
    • 112
    • SCheda 8L’Ospedale Niguarda Ca’ Granda di Ferdinando Zanzottera L’ingresso principaledi Milano dell’ospedale, al centro delnei pressi della quattrocentesca villa lonati, nota do fu preso dopo che la stessa direzione della Ca’ quale è inserito l’altorilievoanche come Cascina lunara, oggi sorge l’imponen- Granda aveva deciso di cedere al Comune l’an- raffigurantete complesso nosocomiale di niguarda, la cui edifi- tico ospedale sforzesco, oramai non più suscettibile l’Annunciazione di Francocazione è connessa alla decisione d’inizio secolo di ad ampliamenti e trasformazioni, affinché ne venisse Lombardiabbandonare la storica struttura della Ca’ Granda tramandata la memoria dopo un attento restauro edei poveri di Dio progettata dal Filarete alle spalle dietro il compenso economico di 600.000 lire. il Comu-del Duomo di milano. l’inadeguatezza della struttu- ne di milano si impegnava a realizzare le infrastruttu-ra architettonica ai dettami della scienza medica re di servizio (ad esempio fognatura, allacciamentotardo-ottocentesca aveva portato nei primi anni del alla rete elettrica e all’acquedotto, ecc.), a realizzarenovecento alla coscienza che il capoluogo lombar- nuovi collegamenti stradali e a costruire una rete dido necessitasse di un ospedale più moderno e ca- trasporto tramviario che unisse la nuova sede ospe-piente. Dopo numerosi anni di dibattito e trattative daliera con il centro cittadino, il Cimitero di musoc-il 24 giugno del 1919 gli istituti ospedalieri di milano co e il Cimitero monumentale. in realtà la decisionestipularono il contratto preliminare di acquisto di un di acquisire l’area edificabile tra i comuni autonomiterreno di 336.578 mq collocato a nord della città, nei di affori e niguarda era già stata deliberata il 12 giu-pressi della strada valassina, comprendente alcuni gno 1917, nella certezza che tale appezzamento difabbricati obbligatoriamente da demolire. l’accor- terreno sarebbe presto rientrato nei limiti del confine 2 12
    • del territorio comunale, poiché in tale data erano già ria efficiente basata sul policentrismo di strutture mo-stati attivati i procedimenti amministrativi per l’allar- derne ed economicamente sostenibili. il processo digamento del perimetro urbano e l’annessione dei trasformazione e di completo abbandono dell’anticocomuni di niguarda e Greco milanese. ospedale filaretiano, tuttavia, ebbe una fase germi-numerose erano state le ragioni che avevano spinto nale particolarmente complessa e lenta, tanto che ill’ente sanitario a scegliere un terreno posto a circa concorso a carattere nazionale per la progettazionecinque chilometri dal centro urbano. tra queste vi era del nuovo ospedale urbano fu pubblicato solamentecertamente l’alto tasso di inurbamento industriale il 20 ottobre del 1926, fissando come scadenza ulti-che caratterizzava la fascia settentrionale della città. ma per la consegna dei progetti il 20 luglio dell’annoDei 12.650 operai residenti nei comuni dell’hinterland successivo. molti furono i professionisti che risposerodi milano censiti nel 1911, infatti, oltre 9.000 risiedeva- al bando di concorso che prevedeva la progettazio-no ad affori, Greco, niguarda e il comune di musoc- ne di un ospedale con 1.500 posti letto, ulteriormen-co e uniti. la costruzione dell’ospedale niguarda Ca’ te ampliabile in base alle molteplici necessità che ilGranda si inserisce, quindi, in un complesso di opera- tempo avrebbe rivelato.zioni economico-infrastrutturali che miravano alla tra- il bando poneva particolare importanza alla suddivi-sformazione del volto della città ed erano finalizzate sione dei reparti ospedalieri e all’edificio di ingresso,a dotare l’intero territorio regionale di una rete sanita- che doveva necessariamente corrispondere a criteriFacciata della cappella, al cui interno sono custodite le vetrate Struttura interna della cappella a pianta centrale, il cuiartistiche di Mario Sironi, Aldo Carpi e Alberto Salietti e una disegno è da attribuire all’architetto Giulio Arataserie di bassorilievi, in parte di Adolfo Wildt. 3 12
    • Particolare dellepiscine riabilitativeinterne all’ospedale estetici e di rappresentanza, risultando “decoroso e fu ufficialmente affidato l’incarico della progettazio- degno della città di milano”. ne esecutiva del nuovo ospedale. a tutti era tuttavia oltre all’ampiezza dei singoli reparti il bando prescri- evidente la delusione della commissione per quanto veva rigide norme relative ai percorsi del personale concerneva alcuni aspetti progettuali, soprattutto per sanitario e dei visitatori, e sanciva la presenza di al- le soluzioni prospettate per il fronte principale rivolto cuni ambienti specifici, tra i quali: la chiesa, l’alloggio verso la città, poiché si era dimenticato “che per tutti, per i sacerdoti e i medici interni, i dormitori e relativi colti e non colti, e specialmente per il popolo, l’ospe- ambienti per ospitare 100 “suore sorveglianti” e 300 dale maggiore si è fissato e permane nella mente e infermiere, le biblioteche per il personale sanitario e nel cuore con la visione del grande edificio sforzesco, i pazienti, la stazione di disinfestazione e tutti gli am- rivalorizzato con rinata ricchezza da F. m. richino”. bienti, modernamente intesi, correlati al funziona- Ciò che la commissione ricercava era dunque una mento razionale dell’ospedale stesso. nuova magnificenza che, in chiave moderna, potes- tra i numerosi concorrenti la commissione giudica- se in qualche modo competere con la magnificenza trice1 valutò meritevole di vittoria l’ingegner antonio dell’antica struttura filaretiana, profondamente radi- bertolaia e virgilio riva, ai quali il 26 febbraio del 1929 cata nell’immaginario collettivo della città. 1 La Commissione del concorso era composta dall’ing. Giuseppe Gorla, il dott. Edoardo Ligorio, l’arch. Gaetano Moretti, l’ing. Angelo Radaelli e il prof. Andrea Scarpellini. 4 12
    • per verificare l’adesione del progetto vincitore allenuove istanze della scienza medica, il Consiglio ospe-daliero incaricò enrico ronzani (direttore medico) diesprimere un suo giudizio scritto. il 7 aprile del 1930egli manifestò tutte le sue perplessità nei confronti delprogetto bertolaniano che, il 13 luglio 1932, condusse ilConsiglio ospedaliero ad affidare il compito della pro-gettazione e realizzazione del nuovo ospedale all’in-gegner Giulio marcovigi, coadiuvato per gli aspetti ar-chitettonici dall’architetto Giulio arata. sovrintendentesanitario, invece, fu nominato lo stesso ronzani.pur avendo subito nel corso dei decenni alcune tra-sformazioni e ampliamenti, la struttura originaria è ri-masta abbastanza integra e ancora oggi rispecchialo schema planimetrico ideato da marcovigi, al qua-le, dopo la morte avvenuta nel 1937, subentrò l’inge-gner Casalis.la struttura, che secondo alcuni critici vagamente ri-corda il corpo umano, presenta un impianto che cer-ca di armonizzare lo schema a padiglioni e la matriceamericana del monoblocco, richiamando lo schemaproposto nel 1933 dall’ingegner arturo braga e dall’in-gegner Giuseppe Casalis al concorso per l’ospedaleClinico di modena.il rapporto con la città è affidato al magniloquentepadiglione di ingresso principale, contraddistinto dauna sequenza di tre fornici arcuati, ai lati dei qualisi trovano gli imponenti vani scala vetrati. al centroParticolare della sala destinata agli sportelli per il pagamentodei ticket sanitari 5 12
    • dell’edificio l’altorilievo raffigurante l’annunciazione cui la quadreria dei donatori e le opere d’arte costi-di Franco lombardi sembra completare il ciclo de- tuivano la scenografia naturale nel quale si svolgevacorativo monumentale esterno affidato al gruppo la ritualità della scienza medica lombarda, il nosoco-scultoreo di Francesco messina che ritrae san Car- mio di niguarda ricerca con attenzione lo splendo-lo borromeo che consegna ai deputati ospedalieri re e la comunicazione artistica. per questa ragionela bolla di pio iv e l’opera di arturo martini intitolata fu nominata una speciale commissione compostaFrancesco sforza e bianca maria fanno le offerte per dall’ingegner Casalis, dall’architetto arata, dallo scul-la fondazione dell’ospedale. tore artista edoardo rubino, dal critico raffaele Cal-superato l’ingresso, che ospita l’amministrazione, gli zini e dall’architetto Gaetano moretti. essa si dovevauffici della direzione e alcune sale di rappresentanza, principalmente occupare delle decorazioni architet-marcovigi ha voluto un ampio cortile con due fonta- toniche poiché per gli aspetti primariamente artisticine circolari, dal quale si può accedere al nucleo prin- il progettista si poteva avvalere della collaborazionecipale dell’ospedale. esso è costituito da una serie di dell’esistente Commissione artistica dell’ospedaleedifici di degenza che sorgono attorno a una corte maggiore, composta dall’architetto ambrogio anno-parzialmente porticata. lontana da essa, ai margini ni, dallo sculture mario amman, dal critico vincenzodell’intera cittadella sanitaria, i convitti, gli ambulatori, bucci, dallo scultore Giannino Castiglioni, dal pittorele lavanderie e altri edifici ritenuti di minore importan- Carlo Cressini, dall’architetto e pittore Cesare Jaciniza. al centro dell’ampia corte principale, invece, an- e da Giorgio nicodemi, soprintendente delle Civichecora oggi si trova la cappella a pianta centrale, il cui raccolte d’arte di milano.disegno è da attribuire all’architetto Giulio arata. essa nelle scelte iconografica operate all’interno dell’ospe-costituisce una sorta di museo di arte contempora- dale, inoltre, ebbe un ruolo fondamentale l’arcivesco-nea perché al suo interno sono conservati, tra l’altro, vo milanese alfredo ildefonso schuster che, secondouna serie di bassorilievi raffiguranti le guarigioni mira- Franca moiraghi, seppe trasformare l’ospedale nelcolose di Gesù, in parte di adolfo Wildt, e le vetrate luogo di riconciliazione tra etiche diverse e seppeartistiche di mario sironi, aldo Carpi e alberto salietti. mediare “in modo più che onorevole” la presenzaereditando la funzione dell’ospedale maggiore, in della Chiesa con la medicina laica e le forze politiche 6 12
    • non sempre a lei favorevoli2. oggi l’ospedale niguar-da Ca’ Granda è al centro di un importante trasfor-mazione architettonica che sta cercando di mediarel’inserimento di edifici tecnologicamente innovati-vi con concetti di flessibilità della suddivisione deglispazi interni, rispettando, nel contempo, il patrimonioarchitettonico riconosciuto meritevole di tutela e divalorizzazione da parte delle istituzioni regionali, delmondo accademico universitario e delle soprinten-denze. un’attenzione che oramai da anni caratte-rizza le iniziative della direzione sanitaria capace difar convivere realtà profondamente differenti, quali ilmuseo d’arte paolo pini, ad esso giuridicamente col-legato, la ricerca scientifica applicata, l’attenzione aidisabili, il recupero della deficienza motoria e la ippo-terapia, vere eccellenze in campo culturale e sanita-rio invidiate, insieme ad alcuni specializzazioni medi-che, nel vasto contesto della medicina europea. Il gruppo scultoreo di Francesco Messina raffigurante San Carlo Borromeo che consegna bolla di Pio IV ai deputati ospedalieri2 Cfr. Franca Moiraghi, Precedenti e vicissitudini del progetto per il nuovo Ospedale Maggiore di Niguarda (1882-1939): un percorsonella storia reale, in: Aldo Selvini (a cura di), Cinquant’anni di evoluzione della medicina, s.e., Milano 1989, p. 32. 7 12
    • SCheda 9L’Ospedale San Carlo Borromeodi Milano di Adele Simioli Vista del monoblocco e del padiglione serviziil complesso ospedaliero è sito nel quadrilatero com- tà, in particolare, risultava completamente scopertapreso tra le vie pio ii, arioli venegoni, Cardinale tosi e da presidi medici.san Giusto nella zona ovest di milano, un’area meno il complesso si presenta come un insieme di edifici li-congestionata rispetto al centro città, poco distan- beramente disposti in un’area verde intorno a un edi-te dal parco agricolo sud milano. l’ospedale, inau- ficio centrale monoblocco di maggiori dimensioni. ilgurato nel 1967, è nato come presidio dell’ospedale san Carlo ha tre ingressi (cui si aggiungono l’ingressomaggiore di milano che ne ha gestito l’attività fino al rifornimenti e l’entrata del parcheggio): quello prin-1976, anno in cui il san Carlo venne scorporato acqui- cipale e l’accesso diretto al pronto soccorso si trova-sendo autonomia gestionale. la dedicazione si deve no su via pio ii, l’ingresso alla Camera mortuaria è inal fatto che san Carlo borromeo fu uno dei principali via venegoni. la progettazione fu opera dell’ufficiobenefattori del maggiore che nominò suo erede uni- tecnico dell’ospedale sotto la direzione dell’ingegnerversale nel 1572. arturo braga, con la collaborazione degli ingegneril san Carlo nasce come ospedale generale dotato di stefano sfondrini e novello pieroni per gli impiantiun reparto di pronto soccorso per far fronte all’emer- tecnologici. lo studio d’architettura ponti-Fornaroli-genza sanitaria divenuta particolarmente grave a mi- rosselli si occupò della supervisione generale e a Giolano negli anni Cinquanta - sessanta anche a causa ponti si deve in toto la progettazione della cappella.della forte espansione urbana; l’area ovest della cit- a partire dall’ingresso principale posto a nord-est si 8 12
    • Monoblocco, padiglione servizi e viale d’accessosnodano per il visitatore tre possibili percorsi: a sini- re funzionale. ubicazione e collegamenti tra gli edificistra si va verso la chiesa; al centro si arriva al blocco sono stati stabiliti in vista della massima semplificazio-ospedaliero passando per il piccolo padiglione con ne dei percorsi; a funzioni diverse corrispondono edifi-i servizi destinati al pubblico e al personale (mense - ci differenti in modo da agevolare futuri ampliamenti.negozi – spogliatoi) posto nella posizione più comoda l’accentramento delle degenze in un monoblocco esul percorso di chi si reca all’ospedale; andando a la collocazione dei servizi generali in corpi bassi distin-destra si costeggia il Dea (pronto soccorso) e l’edi- ti ma opportunamente articolati con esso, rispondeficio quadrato del Cup (Centro unico prenotazioni). alle idee più avanzate dell’edilizia ospedaliera deglipiù appartati gli altri edifici: verso nord-ovest il padi- anni sessanta.glione dell’anatomia patologica (camera mortuaria) l’edificio del pronto soccorso è stato edificato nellae i piccoli edifici dei servizi tecnici e dell’ingresso rifor- seconda metà degli anni ’90, il fondamentale servizionimenti, a sud-ovest tra le vie venegoni e tosi il “villag- negli anni precedenti era svolto nel “quadrato”. la di-gio” con gli alloggi del personale, le aule per i corsi di stribuzione interna degli ambienti subirà nuove modi-infermieristica e fisioterapia e la direzione. fiche a partire dal 2009 e in quest’occasione i repartil’ingegner braga ha esplicitato i criteri che lo hanno di medicina e chirurgia d’urgenza verranno trasferitiguidato nel progetto nella monografia sull’ospedale all’interno del monoblocco.edita nel 1968 : essi rispondono a esigenze di caratte- 1 il vicino edificio di cinque piani, a pianta quadrata1 Braga A., Progettazione e costruzione, in Chiappa F. (a cura di), L’Ospedale San Carlo Borromeo, Edizioni de “La Ca’ Granda”,Milano 1968, pp. 60-119. 9 12
    • con giardino centrale, è destinato al Centro unico prenotazione e agli ambulatori. anche questo edi- ficio sarà interessato da modifiche interne tra cui si prevede la realizzazione di laboratori di analisi al quarto piano e con ogni probabilità la trasformazione dell’area “interna” del quadrato in giardino d’inverno da utilizzare come sala d’aspetto. l’edificio è collega- to tramite gallerie al piano terra e al primo piano del monoblocco. il cuore del complesso, l’edificio a 14 piani per le de- genze presenta una peculiare forma ad Y, data dalla presenza di tre ali che si diramano da un corpo cen- trale. l’edificio ha una capacità di circa 750 posti let- to, il numero stimato più idoneo a garantire adeguate condizioni di funzionamento si colloca infatti tra i 650 ei 850 posti. per quanto riguarda la distribuzione interna, i piani da uno a nove sono destinati ai vari reparti, il de- cimo a quelli operatori, l’undicesimo alle centrali tec- nologiche; al piano terra e nei due piani sotterranei si trovano servizi e uffici. nei suddetti nove piani, all’inter- no dei tre bracci si trovano le camere degli ammalati mentre nel corpo centrale dell’edificio sono riuniti gli studi medici, le scale e gli elevatori. anche in questo caso la forma dell’edificio deriva da ragioni di ordine funzionale cioè dalla volontà di creare tre divisioni di letti i cui fronti siano tutti orientati verso sud, sud-est. le camere progettate da due o quattro posti letto con bagno esterno, verranno tra breve adeguate - a co- Atrio dell’ospedale 013
    • minciare da due dei piani - agli standard attuali che si avranno: tre reparti di Chirurgia, uno di urologia, unoprevedono camere doppie dotate di bagno interno. di pneumologia, tre di oncologia, uno di Cardiologia,i percorsi interni si svolgono prevalentemente in senso tre di riabilitazione speciale, uno di nefrologia, uno diverticale mediante gli ascensori contenuti in mag- neurologia, uno di psichiatria, due di ortopedia, unogior parte nel nucleo centrale del blocco; altre vie di Gastroenterologia, due di medicina, due di Dialisi,di traffico sono i percorsi al piano rialzato dedicati al due di pediatria, uno di ostetricia, uno di Ginecologia,pubblico e a chi accede, i percorsi al piano seminter- un blocco parto, uno di rianimazione, uno di Chirur-rato riservati al trasporto dei materiali puliti quali vitto e gia vascolare.medicinali, i percorsi al piano sotterraneo dedicato al in posizione appartata e circondata da una vege-trasporto del materiale “sporco”. tazione più fitta si trova il “villaggio” che ospita gliall’atto della fondazione l’ospedale era stato pensa- ambienti in cui si svolgono i corsi universitari di infer-to per contenere tutti i servizi indispensabili (radiolo- mieristica e fisioterapia, gli alloggi dei dipendenti (at-gia, laboratori di microbiologia, biochimica, anatomia tualmente sono in uso 270 camere) completi di con-patologica, farmacia) e tre divisioni di chirurgia gene- vitto e un richiestissimo asilo nido.rale, tre di medicina generale, una divisione di pedia- i locali progettati negli anni sessanta per il convittotria, una di neurologia, una di ostetricia e ginecologia. delle suore sono attualmente occupati dalle tre di-al termine del riordino interno di prossima attuazione rezioni (sanitaria, amministrativa e generale) e dagliChiesa dell’Annunciata, particolare dei Santi ospedalieri rea- Chiesa dell’Annunciata, internolizzati da Costantino Ruggeri 1 13
    • 213
    • uffici del personale. il complesso è formato da pic- con una delle ali del monoblocco, in questo modo lacole costruzioni modulari collegate fra loro anche in chiesa viene percepita come se fosse di dimensionimodo da consentire ampliamenti successivi tramite maggiori e non sparisce al confronto con la grandel’aggiunta di elementi. la conformazione del grup- massa dell’ospedale. i due fronti rivestiti in ceramica sipo di edifici crea un ambiente di privacy, per quanto differenziano per la tipologia delle aperture: mentre ilpossibile, e di distacco per i dipendenti dal posto di fronte nord è tagliato da numerose finestre esagona-lavoro. li di diverse dimensioni e orientamento, quella versoDi assoluto rilievo la chiesa dell’ospedale dedicata a meridione prevede solo strette feritoie che modulanosanta maria annunciata, comprendente anche sale la luce solare. all’interno, il pavimento sale di livelloper spettacoli e conferenze al piano sotterraneo, re- dal centro verso le due estremità dell’aula, in modoalizzato da Gio ponti tra 1963 e il 1969. Due gallerie che l’altare sia visibile a tutti; contemporaneamente isovrapposte collegano il monoblocco alla chiesa muri perimetrali si dilatano verso il centro suggerendo(consentendo ai malati di raggiungere l’edificio sen- la forma di una nave, un’arca con una poppa e unaza uscire all’esterno) e alle sale sottostanti. l’opera si prua in corrispondenza dell’altare. l’immagine delladistacca dagli schemi ospedalieri, che prevedono chiesa-nave che guida i fedeli e della fede comenella grande maggioranza dei casi una modesta ancora di salvezza è tema simbolico particolarmentecappella, ed è riconosciuta come una delle opere caro all’universo pontiano che ricorre anche in altremaggiormente espressive nell’itinerario dell’architet- opere, ad esempio nelle croci-ancore della Concat-to, come testimoniano anche le recenti pubblicazio- tedrale di taranto che ricordano l’iconografia dellani dedicate all’opera . la chiesa è a navata unica 2 croce ortodossa.e pianta a esagono irregolare con due lati moltoallungati; i due ingressi dell’edificio, inusitatamen-te, sono posti sui lati lunghi della figura che fungonoda facciate, determinando un’asse di penetrazioneperpendicolare rispetto al percorso del fedele chein genere procede in senso longitudinale in direzione NELLA PAGINA ACCANTO:dell’altare. la facciata nord della chiesa è allineata Chiesa dell’Annunciata, fronte nord2 Crippa M. A. - Capponi C. (a cura di), Gio Ponti e l’architettura sacra, Banca Agricola Milanese- Silvana Editoriale, Milano 2005;AA. VV., Gio Ponti – Meravigliosa ventura costruire chiese, Ospedale San Carlo Borromeo, Milano 2006. 3 13
    • SCheda 10L’Ospedale San Gerardodei Tintori di Monza di Ferdinando Zanzottera Veduta del fronte principale dell’ospedalenella zona settentrionale di monza, sul limitare del l’ospedale di san Gerardo (già in funzione nel 1174),confine con i comuni di lissone e di vedano lambro, l’ospedale di san bernardo (Xiv secolo) e la scuolasu un’area di circa 17 ettari, sorge l’imponente struttu- di santa marta, organizzata nel trecento attorno allara del nuovo ospedale san Gerardo dei tintori, carat- chiesa omonima1.terizzato da un volume edilizio di oltre 600.000 mc. il 7 agosto del 1769 le strutture sanitarie ancora esisten-esso è storicamente connesso a una tradizione pluri- ti furono aggregate per decreto imperiale nell’unicosecolare della cura dei malati da parte di enti religiosi ospedale di san bernardo ed uniti, collocato prov-e laici della città, che trova nella mensa dei poveri visoriamente nell’area attualmente corrispondentedi theodald a sant’agata (768) una delle sue prime a piazza trento e trieste. numerose furono le vicissi-testimonianze. l’attenzione per i poveri e gli ammalati, tudini storiche che si alternarono in questa strutturainfatti, si sviluppò nei secoli attraverso la realizzazione ospedaliera, che culminarono con il dono del 1890di numerose istituzioni sanitarie, tra le quali si posso- da parte di umberto i di un’ingente cifra di denarono ricordare l’ospedale di Deusdedit e verullo (835), per la realizzazione di un nuovo ospedale, capace dil’ospedale di sant’agata (1135), l’ospedale di san testimoniare perennemente il suo affetto nei confrontibiagio (1141), gli ospedali di san Donato, san mau- della città di monza.rizio, san rocco e sant’alessandro (citati nel 1169), Divenuto obsoleto anche questo ospedale, alla fine1 Per questo tema si rimanda a: Alberto Crespi, Augusto Merati, L’ospedale S. Gerardo dei Tintori e la sua quadreria, Tipografiasociale S.p.a., Monza, 1982; Ernesto Marelli, Un Santo, un re, una città. Storia dell’Ospedale di Monza, Editori Laterza, Roma-Bari,1996. 4 13
    • degli anni Cinquanta l’amministrazione pubblica presentate dagli architetti romani marino marrazzi ee quella sanitaria cominciarono seriamente a inte- G. Franco righini, affidando il compito di valutare laressarsi dell’opportunità di trasferire o di ampliare il possibilità di reimpiegare parte del progetto in unavecchio ospedale ottocentesco. il dibattito fu molto nuova struttura sostitutiva del vecchio ospedale, daarticolato e interessò animosamente la sfera politi- erigere all’estrema periferia della città, a un’appositaca, le corporazioni economico-industriali e l’opinio- commissione. il 23 luglio del medesimo anno l’ospe-ne pubblica. a favore dell’ampliamento del vec- dale affidò ufficialmente l’incarico di progettare ilchio ospedale, ad esempio, si espresse il presidente nuovo complesso sanitario ai due architetti roma-mario malfer (presidente del complesso ospedaliero ni2. i primi riconoscimenti e approvazioni ufficiali nonvoluto dal re il secolo precedente), mentre a favore tardarono ad arrivare e il 14 novembre 1964, giornodel trasferimento si dichiararono nel 1956 e nel 1957 dell’inaugurazione della Casa di riposo per anzianinumerosi amministratori locali, tra i quali aldo buzzelli villa serena, fu posta la prima pietra del nuovo ospe-ed enrico Farè. per redimere la controversia fu nomi- dale monzese. i progettisti si avvalsero anche dellanata anche un’apposita commissione, il cui pensiero consulenza strutturale degli ingegneri mario aquilino,fu anticipato nel 1959 dall’indizione di un concorso Fabrizio Cerqua e ugo leone viale, dell’assistenza perpubblico per la progettazione del nuovo ospedale le strutture medico-scientifiche del professor pier luigidi monza. esso prevedeva l’edificazione della nuova Casini e della collaborazione del pittore Giorgio luz-struttura nosocomiale nell’area oggi occupata dal zietti per alcune scelte formali e cromatiche. nei lorocomplesso di via solferino e da alcune aree limitro- processi decisionali marazzo e righini rimasero cer-fe a vocazione agricola. nel 1962 i mutamenti politici tamente influenzati nelle scelte progettuali propostee alcuni eventi storici accaduti nella città di mon- nel nuovo ospedale san Giovanni di roma, costruitoza convinsero la nuova amministrazione a revocare nel 1958 dall’ingegner Gasbarri in collaborazione conil concorso indetto negli anni precedenti, il quale l’architetto G. Francisci.aveva visto la partecipazione di due distinti progetti. la nuova struttura ospedaliera, il cui progetto origina-particolarmente interessanti furono giudicate le idee rio si è dovuto modificare in corso d’opera anche a2 La commissione nominata per compiere le verifiche tecniche atte a stabilire se il progetto presentato dagli architetti MarinoMarrazzi e G. Franco Righini poteva adattarsi al nuovo scenario architettonico-finanziario era composta dal prof. Augusto Giova-nardi, direttore dell’Istituto di Igiene dell’Università di Milano, dal prof. Germano Sollazzo, Sovraintendente sanitario degli Istitutiospitali eri di Milano, e dall’arch. Eugenio Soncini, esperto di architettura sociale e ospedaliera (cfr. Ernesto Marelli, Un Santo, unre, una città. Storia dell’Ospedale di Monza, Editori Laterza, Roma-Bari, 1996, p. 255). 5 13
    • seguito della promulgazione della legge 132 del 12febbraio del 1968 e dei conseguenti decreti attuativipubblicati nel mese di marzo dell’anno successivo, èscomponibile in tre edifici autonomi interconnessi fraloro da collegamenti orizzontali e dalla piastra basa-mentale. il primo corpo di fabbrica è costituito da unedificio a quattro piani, solo parzialmente fuori terra,in cui sono stati collocati gli ambulatori, il day-hospi-tal, l’accettazione programmata e alcuni servizi perl’utenza ospedaliera, quali una caffetteria, il giorna-laio e altre strutture consimili. alle sue spalle è statocostruito l’imponente monoblocco di quindici piani,di cui due interrati. si tratta di una struttura architetto-nica arcuata dal composito disegno delle facciate,destinato a ospitare i degenti. posteriormente i pro-gettisti hanno collocato il pronto soccorso e le saleoperatorie, realizzando una struttura a quattro pianiche sembra richiamare la distribuzione interna dei vo-lumi delle sperimentazioni architettoniche degli annisessanta e settanta di virgilio vercelloni.la struttura principale, ovviamente, è quella centra-le, il cui piano tipo è scandito dalla sequenza di tredistinti settori. ai lati vi sono i reparti che ospitano 60pazienti ciascuno, mentre al centro sono collocati ilreparto di minore dimensione (22 posti letto), gli ele-menti di collegamento verticali, costituiti da scale eascensori, e i servizi indispensabili per la gestione dellesingole divisioni ospedaliere. le camere, attentamen-Particolari architettonici 6 13
    • te studiate per offrire il maggior comfort possibile e i poter rimanere con i piccoli anche nelle ore notturne. Immagine pano- ramica dell’interapiù alti indici di salubrità, sono generalmente esposte ambienti per il gioco, il disegno e lo svago comple- struttura del mo-a meridione e presentano una capacità ricettiva di tano l’offerta pediatrica che, in questo ospedale, è noblocco centraledue e quattro letti. particolarmente curata anche negli aspetti comuni-Dall’impianto generale di degenza differiscono alcu- cativi e di relazione con il mondo esterno3. altra ati-ni reparti con specifiche funzioni, come, ad esempio, picità è costituita dalla radiodiagnostica e dall’areala pediatria situata all’ultimo piano del monoblocco destinata alla cardiologia, dotata di uno specificocentrale. essa nasce dalla necessità di realizzare una settore di terapia semintensiva. essa è direttamentestruttura isolata adatta a ospitare, anche per periodi connessa alle strutture diagnostiche che, a loro volta,medio-lunghi, i piccoli pazienti ammalati, e garantire sono permeabili attraverso percorsi controllati anchela permanenza di accompagnatori. per questa ra- dall’utenza esterna.gione all’interno della struttura sono stati creati degli alle spalle del monoblocco si dipana la struttura de-spazi appositi che offrono la possibilità ai genitori di stinata alle sale operatorie, integrata planimetrica- 3 Tra le molteplici iniziative si segnala il concorso “Io e l’ospedale” finalizzato a comprendere e comunicare come il mondo infantile concepisce e desidererebbe l’ospedale. L’iniziativa, promossa dagli assessorati alla Cultura e all’Educazione di Monza, l’Azienda Ospedaliera San Gerardo e la Biblioteca Civica, ha trovato anche la sua naturale conclusione nel volume: AA.VV., Io e l’Ospedale. L’Ospedale visto con gli occhi dei bambini, Azienda Ospedaliera San Gerardo, Monza, 2007. L’attenzione ai bambini, inoltre è testi- moniata anche dalla collaborazione dei reparti di neonatologia con aziende private per lo studio e la realizzazione di una tuta spe- ciale per i neonati prematuri. All’interno di alcuni spazi dell’ospedale, inoltre, dal settembre del 2005 è attivo un significativo asilo nido aziendale la cui progettazione è stata curata dagli uffici interni dell’azienda sanitaria, che hanno dovuto risolvere i problemi connessi alla scelta di far frequentare, senza traumi per i bambini, la struttura sulla base dei turni lavorativi dei genitori. 7 13
    • mente alle aree di emergenza. in questa porzione teriali e alle apparecchiature di servizio, selezionatedell’edificio, facilmente riconoscibile per le sue forme per ottenere la massima funzionalità e la maggioresinuose e curvilinee che contrastano con la geome- “riduzione delle operazioni di manutenzione” facili-trizzazione regolare delle rimanenti parti, sono state tandone, nel contempo, la pulizia e la disinfestazione.inserite 18 sale operatorie organizzate in unità funzio- una ricerca condotta anche in senso estetico che hanali. alcune di esse sono sale operatorie indifferenzia- interessato le scelte cromatiche degli elementi dellete, mentre altre sono dotate di specifiche attrezzature facciate degli immobili. l’adozione dell’acciaio por-destinate alla chirurgia specializzata quali la cardio- cellanato per i rivestimenti esterni, infatti, ha concessochirurgia, l’ortopedia e l’oculistica. di sperimentare soluzioni figurative differenti ottenuteFondamentali risultano anche le scelte compiute dai mediante l’accostamento di tonalità e gradazioni di-progettisti per lo studio di specifici settori destinati, verse. ulteriori variazioni cromatiche sono state inseritesolo per fare qualche esempio, alla gestione della in funzione dell’irraggiamento solare e dell’esposizio-biancheria, alla sterilizzazione degli strumenti e agli ne naturale della struttura architettonica. le facciateimpianti funzionali dell’intero complesso architettoni- meridionali, infatti, presentano una finitura superficialeco. tutto l’edificio è stato oggetto di una meticolosa dalle tonalità più chiare rispetto alle opposte faccia-analisi che ha condotto a una progettazione unita- te settentrionali.ria, che rende assimilabile questa struttura ospedalie- oggi l’ospedale san Gerardo dei tintori detiene nu-ra ad altre realtà sanitarie progettate nei medesimi merosi primati e possiede molteplici eccellenze de-anni, quali, ad esempio, l’ospedale san Carlo di mila- terminate anche dalla capacità di lavorare in siner-no al quale lavorarono l’ingegner braga e lo studio di gia per la cura completa del paziente e per il meritoarchitettura Gio ponti, antonio Fornaroli, alberto ros- di una comunità ospedaliera composta da medici eselli. nel nosocomio monzese i progettisti, ad esempio, amministratori consapevoli, come ha recentementehanno disegnato anche la forma dei vassoi per i pasti, affermato il Direttore Generale Giuseppe spata, cheponendo particolare attenzione ai vani per l’allog- si possa curare realmente un malato “solo se c’è ungiamento delle vaschette contenenti i cibi precotti e gruppo coeso, che costruisce un percorso di curala facilità di impilamento dei portavivande vuoti. che diventa un’offerta” reale e un “ospedale bello inparticolare attenzione è stata rivolta anche ai ma- cui si lavora con dignità e gusto” e a cui ognuno for-4 Senza firma, L’efficienza del bello, in “San Gerardo oggi”, n. 2 (settembre 2008), anno 10, p. 3. 8 13
    • nisce il proprio contributo4.Questa, ad esempio, è l’impostazione che ha con-sentito all’azienda sanitaria monzese di raggiungereimportanti risultati riconosciuti a livello internaziona-le nel campo della rianimazione, delle malattie in-fettive e nel trattamento terapeutico dell’infezioneda Hiv e, in particolare, per mantenere integra lafunzionalità immunitaria nei soggetti affetti senzaricorrere agli attuali farmaci antivirali, efficaci maestremamente tossici per i pazienti stessi5. la ricercacostituisce uno dei principali vanti dell’ospedale,aperta alla collaborazione con istituti privati e conl’università. il recente accordo per il posizionamentodel ciclotrone, infatti, non solo dimostra l’attenzioneche questo ospedale riserva all’attività scientifica,ma contribuisce a collocare l’azienda monzese aivertici europei per quanto concerne la strumentazio-ne per l’alta diagnostica terapeutica.Blocco delle sale operatorie planimetricamente integrate allearee di emergenza ed edificate dietro il blocco centrale5 Cfr. Antonio Urti (a cura di), San Gerardo: profilo europeo,in “San Gerardo oggi”, n. 1 (aprile 2008), anno 10, pp. 2-3 eAndrea Gori, Nuove strade nella lotta all’HIV, in “San Gerar-do oggi”, n. 2 (settembre 2008), anno 10, pp. 26-27. 9 13
    • SCheda 11L’Ospedale San Matteo di Pavia di Emanuele Vicini Facciata del Policlinico San Matteo, inaugurato nel 1932l’ospedale san matteo di pavia, nato alla fine del Xv conda metà del XiX secolo. inoltre, la nascita in europasecolo nel centro della città, si distingue in lombardia, di nuovi ospedali per padiglioni separati, con lo scopoperché sorge vicino a uno studium universitario dedica- di contenere e circoscrivere la diffusione delle malattie,to all’insegnamento delle discipline mediche. mette in evidenza una certa arretratezza degli spazi delnel corso dei secoli, il nosocomio e la scuola medica si san matteo pavese, confinati negli edifici tardo sette-trovano a coesistere e a cooperare: l’ospedale diventa centeschi e ottocenteschi del centro città.luogo di apprendimento e di educazione per la facoltà all’interessamento e al prestigio di Camillo Golgi, nobelmedica e fornisce i casi clinici su cui sviluppare la ricer- per la medicina, studioso di fama internazionale, do-ca scientifica. cente a pavia e rettore dell’università nel primo decen-Questa condizione pressoché unica vive una stagio- nio del novecento, si deve l’attenzione che il governone di particolare vivacità e ricchezza nel Xviii secolo, nazionale pone all’erezione di un nuovo nosocomio.all’indomani della riforma teresiana che trasforma l’uni- reperito il finanziamento1, viene scelta la struttura aversità di pavia in uno dei centri culturali più avanzati in padiglioni separati che esige un’area vasta e preferi-europa. bilmente periferica. si riconosce nella zona Caima -la crescita delle esigenze di cura ospedaliera da un Deserto (335 mila metri quadrati, a nord della città) lalato e di ricerca medico scientifica dall’altro determina soluzione migliore: sebbene sia lontana dal centro, ènotevoli difficoltà logistiche e organizzative già nella se- però vicina alla statale milano - Genova e allo scalo1 Erogato con il R.D. 24 dicembre 1908, n. 778. 0 14
    • ferroviario e presenta un’altimetria superiore al centro cittadino, un terreno asciutto e una notevole ricchezza di acque incanalate. al termine di un lungo e piuttosto complesso concorso pubblico, vince il progetto degli ingegneri arnardo Gar- della e luigi martini, con padiglioni di diversa ampiezza, collegati da una fitta rete di vie sotterranee. risultano particolarmente appropriate la non eccessiva altezza degli edifici (un piano), luminosi e ben arieggiati, la strut- tura molto compatta e sobria delle cliniche, con corpi in aggetto per i reparti di degenza, sale operatorie, sale di visita, i laboratori e lunghi corridoi di disimpegno. il lento procedere dei lavori si interrompe nel 1916, a causa della guerra, per riprendere solo nel 19252. nasce in questa data un Consorzio che comprende i due at- tori principali, l’università e il Consiglio ospitaliero (che aveva retto fino a quel momento le sorti dell’antico ospedale), cui si aggiungono il Comune di pavia, l’am- ministrazione provinciale e altri enti. parallelamente alla lunga realizzazione architettoni-Padiglione diClinica Medica, ca, il Consorzio si deve occupare di dar vita all’isti-una delle “corti” tuzione che reggerà il nuovo nosocomio nel quale siinterne a giardino,secondo il progetto fondono le prerogative assistenziali, con le esigenzerivisto dagli inge- universitarie di cliniche moderne nelle quali svilup-gneri Mariani eSala, 1932 pare la ricerca medica e l’insegnamento. Da una 2 R.D. 14 giugno 1925, n. 1048. All’indomani del conflitto, è molto forte l’interesse dello stato per le grandi opere pubbli- che, che garantiscono un aumento dei livelli occupazionali nel paese. 1 14
    • memoria3, risalente al 1924, si possono comprendere le difficoltà incon- trate dalle istituzioni coinvolte per raggiungere una soluzione praticabile e il lungo percorso, costellato di varie ipotesi4, che porta infine alla scelta di co- stituire un soggetto chiamato Ospedale clinico5: in esso confluiscono tutte le rendite e i fondi di pertinenza dell’ospedale; l’università lascia al Genio Civile la proprietà degli edifici, ma mantiene una posizione di prestigio, detenendo la presidenza del Consorzio che gestirà il nuovo nosocomio. la ripresa dei lavori vede rispettato il progetto di Gardella e martini per gli istitu- ti di anatomia umana normale e anatomia patologica (edifici a pettine, con sobrie decorazioni nelle cornici marcapiano e nelle finestre), all’estremo nord dell’area, mentre per le cliniche e i reparti specialistici intervengono gli inge- gneri Giuseppe mariani e leonardo sala, del genio civile. a loro si deve il com- pletamento dei fabbricati lasciati a rustico prima della guerra, per collocarvi la clinica medica e chirurgica con le rispettive patologie e provvisoriamente l’otorinolaringoiatria e l’odontoiatria, la clinica pediatrica e il brefotrofio. la ra- diologia invece viene ospitata nella palazzina di ingresso. si costruiscono poi padiglioni nuovi, simmetrici, con doppio corpo e corridoio centrale di disimpegno: la clinica ostetrico-ginecologia, la clinica dermosifi- lopatica, la clinica oculistica e i padiglioni per i servizi generali. si ottengono così undici edifici, per un totale di 17.200 mq, in muratura di mattoni e solai in cemento armato. tutti i padiglioni sono realizzati a due piani, per ridurre l’area occupata e risparmiare sui costi di gestione. Del progetto originale rimane sostanzialmente invariato il blocco di ingresso, collocato a sud, verso la città. sviluppato in larghezza, su due piani, occupaParticolare delfianco a balconi delnuovo dipartimen- 3 Archivio Civico del Comune di Pavia, Cartelle speciali 132 – 134.to di Emergenza e 4 Per un’analisi dettagliata della questione si veda: E. Vicini, Gli istituti universitariAccettazione e il polo del nuovo Policlinico di Pavia negli anni trenta e quaranta del Novecento, in(“DEA”), Studio “L’Università e la città. Il ruolo di Padova e degli altri Atenei italiani nello sviluppoCalvi e Pizzi, in urbano. Atti del convegno. Padova, 4-6 dicembre 2003, Bologna, CLUEB, 2006.corso di realizza- 5 Sancita da un decreto del Ministero della Pubblica Istruzione e del Ministero dell’In-zione terno del 25 novembre 1927. 2 14
    • tutto il lato settentrionale del piazzale antistante il poli- recenti6 hanno messo in luce l’importanza di progetta-clinico, dedicato a Camillo Golgi. un gioco di aggetti di- re specificamente lo spazio verde in un ospedale, perversi determina una gerarchia delle parti che valorizza offrire importanti stimoli visivi e olfattivi e per creare unla porzione centrale, nella quale si colloca l’ingresso a ambiente rassicurante e gradevole: l’obiettivo priorita-tre fornici, chiusi da eleganti e massicci cancelli in ferro. rio è non estraniare il degente dalle abitudini visive di unCompletano l’edificio un falso attico a coronamento panorama consueto che – normalmente – comprendee un trattamento a bugnato leggero della muratura spazi verdi7. il nosocomio pavese offre già ai primi deldel primo piano. le sale di rappresentanza, collocate novecento una soluzione molto efficace, che ben sial piano superiore, sono affrescate dal pittore pavese coniuga con un’architettura poco sviluppata in altezza,antonio oberto, cui si deve anche la decorazione del- e con un trattamento murario non dissimile dall’ediliziala chiesa, di eleganti fattezze neogotiche, collocata a residenziale.nord dell’area ospedaliera. tra le edificazioni satellitari rispetto al complesso ospe-i padiglioni realizzati da mariani e sala sono molto sobri, daliero va citato l’Istituto Carlo Forlanini, (progetto diprivi di partiti decorativi, e organizzati a pettine: tra i di- adelmo bellani) costruito tra il 1939 e il 1943 come unversi blocchi, innestati perpendicolarmente su un corpo monoblocco a t con stanze per i degenti luminose, ter-rettilineo, si aprono degli spazi verdi dei quali i degenti razzate e rivolte a sud. è inserito in un parco di notevolipossono usufruire. la muratura è aperta con ampie fine- dimensioni, a nord della cintura del policlinico, ricco distre e verande affacciate sui giardini. molto curata è an- piante ad alto fusto per l’ossigenazione dell’aria e godeche l’illuminazione delle aule didattiche presenti in ogni ormai di una soluzione architettonica più moderna,istituto. risulta quindi decisamente efficace e gradevole compatta e sintetizzata in un unico edificio che com-il rapporto tra lo spazio di degenza, ricerca e studio e il prende tutti i servizi necessari ai degenti.verde che abbraccia e protegge tutti i padiglioni. Collocato nel centro della città, invece, è l’Istituto per leper la progettazione del parco si scelgono piante ad malattie neurologiche Casimiro Mondino, configuratoalto fusto a ridosso della cinta muraria, siepi, cespugli come una fondazione, la cui sede è progettata dall’in-fioriti e alberi più piccoli nei riquadri tra gli edifici, trat- gegner angelo savoldi nel 1907 e ampliata nel 1925tati come piccoli spazi a corte. solo studi abbastanza con un secondo edificio contiguo, ideato dall’ingegner6 R.S. Ulrich, Aesthetic and affective response to natural environement, in I. Altman e J.F. Wohlwill eds. Human behaviuor andenvironement: advances in theory and research, vol.6, New York, Plenum Press, 1983.7 Il tema è affrontato da vari studi, tra i quali si cita: S. Marsicano, Abitare la cura: riflessioni sulla architettura istituzionale,Milano, Franco Angeli, 2002. 3 14
    • primo zorzoli. la posizione, all’epoca a filo di un’impor- Fuori dalla cinta del policlinico è ormai ultimato l’innova-tante arteria di comunicazione cittadina, impone for- tivo centro di adroterapia oncologica, progettato dallome basse, sviluppate in larghezza sul fronte della via e studio Calvi (2003 – 2007), e finanziato da un consorzio ditrattate con un vocabolario architettonico più classico ospedali tra i quali anche il san matteo pavese. anche(mensole, cornici aggettanti, timpani e centine sulle l’istituto per le malattie neurologiche Casimiro mondinofinestre). Gli anni settanta e ottanta del novecento e la più giovane fondazione maugeri (nata per lo studiovedono la crescita di nuovi padiglioni a monoblocco, e la prevenzione delle malattie del lavoro), accreditatenella parte nord del recinto del policlinico: l’istituto per presso regione lombardia e sede di cliniche universita-le malattie infettive, il centro ortopedico e traumatolo- rie, sono state collocate non lontano dal policlinico, ingico, la nuova pediatria e i cosiddetti reparti speciali. si edifici progettati ancora dallo studio Calvi (entrati in usotratta di edifici molto semplici, di altezze diverse, privi di rispettivamente nel 2007 e nel 2001). aperti su una zonauna progettazione unitaria o coerente nelle forme, ma della città poco urbanizzata, questi complessi richiama-adeguati a specifiche esigenze mediche e scientifiche. no l’impianto a piastra–torre, con soluzioni molto varie,l’area dell’ospedale ospita, dalla fine degli anni novan- sobriamente decorate da piccoli specchi d’acqua,ta, una serie di interventi edilizi di enorme portata. a fir- fontane e spazi verdi progettati per rendere gli ambientima dello studio Calvi di pavia e di emilio pizzi è sorta la più gradevoli e accoglienti.nuova clinica delle malattie infettive, terminata nel 2007,ed è in via di completamento il Dea (Dipartimento diemergenza e accettazione). si tratta di strutture a pia-stra–torre, secondo una tipologia progettuale già speri-mentata in europa8: nella parte basamentale, a svilup-po orizzontale, sono collocati i servizi e le cure, mentrenelle torri trovano posto le camere per i degenti. ormaitralasciato l’impianto originale per bassi padiglioni mi-metizzati da un parco, le nuove strutture presentano svi-luppi molto articolati, con vetrate, murature in mattonea vista e cemento. Antonio Oberto, Affresco con l’allegoria della carità. Policlinico San Matteo, sala del Consiglio di Amministrazione, 19328 Il tema è sviluppato in un’ampia bibliografia dalla quale si cita a titolo di esempio: F. Rossi Prodi, A. Stocchetti, L’architetturadell’ospedale, Firenze, Alinea, 1990. 4 14
    • Nuova clinica delle Malattie Infettive (“torre AIDS”),Studio Calvi e Pizzi, 2007 5 14
    • SCheda 12Il Villaggio Sanatorialedi Sondalo di Ferdinando Zanzottera Uno dei padiglioni-tipo edificati prima del 1939 nel qua-l’attuale complesso architettonico del villaggio mo- l’assenza di grandi agenti inquinanti, la mancanza di le si distinguono le strutturerelli di sondalo deve la sua origine all’intensa attività polveri organiche, l’abbondanza di ozono e la limitata architettonichedell’istituto di previdenza sociale, al quale il governo presenza nell’aria di microrganismi dannosi, favorirono destinate alle cure elioterapichenazionale nel 1927 aveva affidato il compito di interve- dunque il “principio medico” di edificare una grande e, in copertura, lenire drasticamente contro la diffusione della tubercolosi struttura sanatoriale in valtellina, terra che negli anni stazioni di arrivo della teleferica die delle malattie respiratorie, incaricandolo anche della trenta era ancora caratterizzata da un parco sviluppo serviziocostruzione degli edifici ospedalieri necessari. in quella industriale e dalla presenza di numerosi altri centri me-data, infatti, fu stimato che la nazione necessitava di dici per l’assistenza sanitaria, che avevano indotto laoltre 20.000 posti letto che furono distribuiti in colonie popolazione autoctona a individuare nell’architetturapost-sanatoriali, nei sanatori di pianura e in sanatori di ospedaliera elementi di sviluppo socio-economico. lamontagna. il progetto di edificare in alta valtellina un costruzione del più grande sanatorio europeo, infatti,imponente nosocomio fu la risultante di un lungo pro- non fu percepito come pericolo dalla cittadinanza dicesso di studio medico-scientifico e della comparteci- sondalo, ma come ulteriore possibilità di sviluppo e dipazione di fattori economici, politici e sociali. nei primi elevazione professionale e sociale. la coscienza dadecenni del XX secolo, infatti, si radicarono anche in parte dell’istituto nazionale Fascista di previdenza so-italia le concezioni mediche per la cura della tuber- ciale dell’esistenza di questo atteggiamento da partecolosi, che vedeva nel clima montano fondamentali della popolazione non giocò un ruolo di secondariaelementi per la cura e la guarigione della malattia. importanza nella scelta del luogo, che poteva inoltre 6 14
    • avvalersi di una fitta rete assistenziale già esistente e il modello di riferimento per l’ufficio tecnico che si oc-di una notorietà del luogo che, per certi versi, ne ga- cupò fisicamente della progettazione architettonica erantiva anche un successo economico. secondo una del disegno della costruzione nei minimi dettagli sottorelazione stilata dall’organizzazione antitubercolare la supervisione dell’ingegner mattiangeli. il suo opera-italiana, infatti, in provincia di sondrio nel 1937 esisteva- to, tuttavia, fu la diretta applicazione delle concezionino già 1.669 posti letto suddivisi in undici sanatori e una mediche di morelli, il quale, ad esempio, impose an-casa di cura edificati a sondalo (sei realtà sanitarie), a che la forma dei nuovi edifici1. malgrado le numerosetrevisio (tre sanatori), a Chiavenna, a morbegno e a ti- trasformazioni avvenute nel corso degli anni Cinquan-rano, che possedevano un ospedale ciascuno. il baci- ta e sessanta, il complesso architettonico di sondalono d’utenza di queste strutture era assai più ampio del appare ancora oggi nella sua integrità progettuale.territorio provinciale, poiché i pazienti provenivano da pensato inizialmente per ospitare circa 3.000 degenti,tutta la regione lombarda e da alcune località estere. il villaggio sanatoriale fu edificato con otto padiglioniil successo era dovuto certamente alla perizia medi- per ammalati di forme polmonari, un padiglione perca del personale incaricato ma anche alla notorietà malati soggetti a trattamenti chirurgici e da nove fab-del professor eugenio morelli, originario di teglio, e alla bricati eterogenei destinati ad accogliere gli alloggi digrande campagna pubblicitaria della climatoterapia parte del personale, la chiesa e alcuni servizi fonda-e dei metodi sanatoriali valtellinesi e, in particolare del- mentali. Data la particolarità delle malattie da curarela Casa di Cura di pineta di sortenna e del sanatorio e la conformazione del terreno, la scelta obbligata perpopolare umberto i di prasomaso. la forma architettonica fu quella dei padiglioni separa-l’incarico di progettare il nuovo complesso sanatoriale ti, collegati tra loro da una fitta rete viaria interna, confu affidato nei primi anni trenta a una équipe di tecnici uno sviluppo complessivo di circa undici chilometri. idiretti dal professor eugenio morelli, alto Consulente per padiglioni, inoltre, potevano costituire delle unità sani-l’organizzazione antitubercolare dell’inFps e docente tarie perfettamente autonome con servizi di diagnosiuniversitario ritenuto tra i maggiori esperti europei di e di cura indipendenti.malattie polmonari. i suoi consigli e i suoi studi furono le convinzioni mediche del professor morelli e le ca-1 Tra i differenti principi architettonici di Eugenio Morelli uno dei principali era la necessità di avere strutture rettilinee. Nelvolume che raccoglie i suoi scritti curato dalla Federazione Italiana Contro la Tubercolosi si può infatti leggere: “Per eliminare unalunghezza eccessiva dei fabbricati, per dare un certo movimento alla massa, talvolta per diminuire i colpi di vento, i sanatori anzi-ché svolgersi in una linea retta, sono arcuati o angolari. Ne deriva che la disposizione delle camere e delle verande, se sarà buonada un lato, lo sarà meno dall’altro: ma quanto più importa dal punto di vista disciplinare è che ciò apporta enorme diminuzione disorveglianza […] è per questa ragione che, sacrificando un po’ l’estetica, noi abbiamo costruito sanatori in linea completamenteretta” (Cfr. Eugenio Morelli, Contributi di pneumotisiologia in onore di Eugenio Morelli, Federazione Italiana Contro la Tubercolosi,Roma, 1956, p. 98). 7 14
    • pacità organizzative dell’ingegner mattiangeli spinse- ogni aspetto fu attentamente studiato e dibattuto ero per la creazione di un padiglione tipo di otto piani persino il numero dei letti seguì attente logiche legatedi altezza, capace di ospitare 300 posti letto. al primo a parametri economici e alla morale sanitaria allora inpiano furono collocati i magazzini, la centrale termica auge. Dagli otto padiglioni tipo si discosta la strutturae gli alloggi del personale di fatica, mentre al primo architettonica destinata ad accogliere la chirurgia, unpiano furono inseriti il soggiorno per i degenti, la pic- edificio di sei piani oltre la consueta sopraelevazione,cola cappella privata del padiglione, il refettorio per in cui fu realizzato il reparto di isolamento infantile, il re-gli ammalati e la cucina sussidiaria, successivamente parto chirurgico attrezzato e autonomo e alcune saleampliata e divenuta la vera cucina per il servizio di ortopediche. al primo piano del padiglione si trovava-tutti i ricoverati all’interno del padiglione. al terzo pia- no la centrale termica, gli alloggi per il personale sa-no si trovavano gli uffici di direzione, le sale per le visite nitario, le scuole destinate a ospitare i bambini malatie le cure mediche e i laboratori di analisi, mentre nei ricoverati e un grande salone per la ricreazione. il se-piani superiori si sviluppavano i differenti reparti di de- condo e il terzo piano, invece, ospitavano le camerategenza, ognuno dei quali originariamente costituiti da senza verande destinate al ricovero degli adulti senzasette camerate da sei letti, sei camere da due letti e gravi patologie respiratorie, che potevano effettuarealcuni locali di servizio. ogni padiglione, inoltre, possie- le loro cure elioterapiche direttamente sulla terrazzade ancora oggi delle “sopraelevazioni” nei quali erano del padiglione. i due piani superiori accoglievano leprevisti gli alloggi per gli addetti all’assistenza sanitaria. stanze per i bambini che si affacciavano anche su unaParticolari delle arcate delle infrastrutture viarie interne di collegamento tra i differenti padiglioni 8 14
    • veranda continua, nella quale i pazienti potevano fare militari tedesche. evento che si verificò l’anno succes-piccole passeggiate. il sesto piano era composto dalle sivo, quando i tedeschi aprirono tre padiglioni per lastanze per i degenti adulti con gravi patologie medi- cura di un numero esiguo di soldati e approntaronoche, i cui ambienti di degenza erano dotati di ampie un padiglione per i militari della luftwaffe mai giunti averande posteriori. sondalo. a loro si deve anche la prima trasformazioneper garantire efficienza al villaggio ospedaliero i pro- della cucina centrale che non entrò mai in funzione,gettisti avevano ideato un vasto edificio in cui con- poiché i macchinari furono smembrati e collocati nelledensare i servizi generali, dotato di magazzini per cucine dei singoli padiglioni.alimentari e beni mobili, cantine, lavanderia, guar- Queste non furono le uniche trasformazioni d’uso cau-daroba, forno per il pane, celle frigorifere, cucine, sate dalla seconda Guerra mondiale che procuròlaboratori scientifico-farmacologici e gli alloggi per anche alcuni danni alle strutture in ragione di un bom-i medici, gli impiegati e le suore. Questo padiglione bardamento aereo da parte degli alleati. Dall’estateera dotato anche di teleferiche che lo collegavano del 1943 all’estate dell’anno successivo, inoltre, la citta-ai singoli padiglioni, ai quali poteva inviare i cibi cotti, della sanitaria divenne un importante deposito di benila biancheria disinfestata e tutto ciò di cui le cure sa- artistici provenienti dall’accademia Carrara di ber-nitarie necessitavano. gamo, dai musei bresciani e dalle sedi milanesi dellaCon molte difficoltà tecnico-ingegneristiche nel 1939 pinacoteca di brera, dell’ambrosiana, dei musei Civiciil villaggio era concluso e, benché privo degli arredi del Castello sforzesco, della villa reale, del museo pol-e delle strutture accessorie, fu consegnato all’inFps. di pezzoli, del museo teatrale della scala, dell’archiviolo scoppio della seconda Guerra mondiale impedì la storico Civico e della biblioteca trivulziana. terminatosua immediata apertura e a presidiare la struttura ri- il periodo bellico per la struttura sanatoriale iniziò unamase un numero esiguo di operai e dei giardinieri, che nuova fase nel 1946, quando vennero ospitati i pazien-trasformarono simbolicamente la aiuole interne in orti ti nel primo padiglione aperto, capace di conteneredi guerra coltivando patate e tabacco. nel 1941 fu ri- 270 degenti. Contemporaneamente vennero arreda-vista la decisione di attendere qualche anno prima di ti e aperti gli altri padiglioni, effettuando i lavori cheaprire l’ospedale ai pazienti e accordi in tal senso ven- si conclusero nel 1949, quando si ebbe la completanero stipulati con la Croce rossa italiana. i primi lavori apertura del complesso architettonico e la possibilitàper aprire il sanatorio iniziarono solamente nell’estate di ospitare oltre 2.500 degenti. negli anni seguenti ladel 1943 allorquando tutto si arrestò nuovamente per struttura fu oggetto anche di importanti testimonian-la paura che il complesso fosse occupato dalle truppe ze storico letterario-giornalistiche come quelle lasciate 9 14
    • da egidio Corradi2 o quelle raccolte da saverio luzzi3nella sua storia della sanità italiana.nei decenni successivi il sanatorio acquistò sempre piùla sua importanza nel panorama scientifico e medicoeuropeo connesso alle cure polmonari, fino a costitu-irsi come centro di eccellenza della sanità lombarda.nata come la cittadella sanatoriale autosufficientepiù grande d’europa con una storia cantieristica senzauguali in ambito sanitario4, oggi rappresenta un com-plesso monumentale vincolato dalla belle arti per il suointeresse architettonico di livello europeo, che ospitanumerosi reparti, tra i quali: anatomia patologica, ane-stesia e rianimazione, broncopneumotisiologia, cardio-logia, chirurgia (generale, toracica e vascolare), ema-tologia, fisiopatologia respiratoria, medicina (generalee dello sport), neurochirurgia, neurologia, ortopedia,ostetricia e ginecologia, pediatria, radiologia e urolo- Particolare digia, ai quali sono da aggiungere un importante pronto due padiglioni dell’ospedale inse-soccorso, l’unità spinale e i reparti per la riabilitazione riti nello splendidofunzionale, cardiologica, ortopedica e pneumologica. scenario naturale2 Tra le tante testimonianze letterarie del Villaggio Sanatorio di Sondalo quella lasciata da Egisto Corradi nel 1952 sulle pagine delCorriere della Sera rimane forse una delle più significative della seconda metà del secolo. Riferendosi a questa struttura sanitariasul quotidiano milanese egli infatti scriveva: “A qualche misterioso stabilimento o laboratorio od officina segreta pensa subito chi sitrova a percorrere di notte la strada Tirano-Bormio. Sulla sinistra, là dove i contrafforti montuosi formanti la valle leggermente siaprono, migliaia di lumi si accendono d’improvviso nel nero velluto delle abetine e delle pinete […] Chi si trova ad osservare questospettacolo non può non pensare vagamente a misteriose città del futuro, non può non pensare anche per un solo attimo di esserecapitato furtivamente sotto le guardate mura di una città atomica”.3 Cfr. Saverio Luzzi, Salute e sanità nell’Italia repubblicana, Donzelli editore, Roma, 2004.4 Per la sua realizzazione si sono dovuti risolvere numerosi problemi connessi all’apertura di apposite cave per l’approvvigionamen-to di materiali lapidei, alla creazione di due cantieri ausiliari collegati al futuro sanatorio con due apposite teleferiche, alla costru-zione di una polveriera capace di ospitare oltre 45 quintali di dinamite, 10 quintali di polvere da sparo e 5.000 capsule detonanti, auna nuova rete elettrica ad alta tensione di 10.000 Walt, alla costruzione di una centrale per la produzione e distribuzione di ariacompressa sei atmosfere e alle ingenti opere idrauliche connesse al potenziamento della portata di una derivazione del torrente Rio,alla costruzione di un serbatoio di 120 mc e all’allacciamento all’acquedotto comunale. Per gli aspetti cantieristici e organizzativo-gestionali del Villaggio sanatoriale si rimanda a: Daniele Castiglioni, Il “Cantiere” di Sondalo, in “ Rassegna di Architettura”, annoXII, n. 11, pp. 315-318. 0 15
    • Interno di uno dei padiglioni-tipo 1 15
    • SCheda 13L’Azienda Ospedalieradi Circolo Fondazione Macchidi Varese di Ferdinando Zanzottera Le cortine murarie della nuova struttura ospedaliera enella zona periferica della città, di fronte alle splen- za medico-chirurgica […] i fabbricati monumentali l’inedito rappor- to con la magliadide colline che chiudono il lago di varese e degra- tendono a essere sostituiti mano mano da padiglioni urbana esistentedano verso la pianura, sorge il complesso ospedaliero isolati posti in località salubri, lontani dagli abitati eddi Circolo. pur connettendosi alla storia plurisecolare infine, con elevato sentimento umanitario, non ostan-della sanità cittadina, la struttura architettonica di te le difficoltà tecniche che si frappongono, si invocaquesto ospedale ha poco più di cento anni. Gi av- il decentramento dei grandi ospedali per impedire ivenimenti che hanno condotto alla sua edificazione grandissimi inconvenienti che derivano dall’affolla-risalgono, principalmente, al primo decennio del XX mento dei ricorrenti e del trasporto degli ammalatisecolo, quando la Cassa di risparmio delle province dimoranti in lontani comuni”1.lombarde nella seduta del 5 febbraio del 1903 san- l’occasione di ottenere un contributo per migliorareciva la sua volontà di destinare ingenti capitali per il sistema ospedaliero cittadino fu dunque positiva-contribuire al riammodernamento e al rifacimento di mente accolto dall’amministrazione locale e, soprat-numerose strutture nosocomiali lombarde. “la que- tutto, dal presidente della Congregazione di Caritàstione ospedaliera – scriveva il comitato esecutivo che gestiva la struttura sanitaria. il 30 maggio deldella Cassa di risparmio – si presenta invero grave e 1905, dunque, fu deliberata la costruzione di un nuovocomplessa. sono noti i gravi disagi in cui si trovano og- edificio la cui progettazione fu affidata il 19 gennaiogidì tanti ospedali per le ristrettezze dei mezzi, di fron- del 1907 a una commissione composta dall’ingegnerte alle imperiose esigenze dell’igiene e della scien- paolo molina, dall’ingegner enea torelli, da riva rocci1 Cfr. G. Bagaini, L’Ospedale di Varese dalle origini alla costituzione in ospedale di circolo, Officine grafiche “Esperia”, Milano, s.d.ma 1990, pp. 35-36. 2 15
    • e dal professor scipione. nello stesso mese dell’annosuccessivo il progetto architettonico e il piano finan-ziario erano completati e furono presentati ottenen-do grandi consensi per l’adesione ai più avanzati cri-teri sanitari.matrice spaziale del nuovo progetto era l’ospedalevittoria di belfast, progettato nel 1901.per maggior sicurezza il progetto fu fatto visionareal professor Golgi e all’ingegner riccardo bianchini,codirettore della rivista l’Ingegneria Sanitaria, il qua-le, pur apportando alcune modifica al disegno, nel1908 dichiarò che ogni dettaglio era stato studiatocon “molto amore” e che alcune difficoltà d’indoletecnica erano state superate con “genialità di con-cezione”.progettato come un ospedale a padiglioni il noso-comio di varese possedeva un’architettura centraleprincipale in cui erano stati condensati i servizi gene-rali, le abitazioni del personale e le camere dei pensio-nati, ai fianchi del quale si addossavano il padiglionemedico e il padiglione chirurgico, con una capacitàricettiva di 200 posti suddivisi in 14 infermerie allineatesu un unico piano. a inframmezzare i padiglioni dalcorpo centrale i progettisti posero le sale operatorie ei locali di cura. il padiglione centrale, inoltre era carat-terizzato da un’ampia veranda vetrata che ancoraoggi corre su tutta la fronte dell’edificio raggiungen-do i 200 meri di lunghezza.iniziati i lavori, il progetto fu realizzato con celerità e il24 ottobre del 1910 si diede inizio ai trasferimenti de-Particolare del ponte aereo di collegamento tra la nuova struttu-ra architettonica ospedaliera e il nucleo centrale dei padiglionioriginari 3 15
    • gli ammalati dalla vecchia sede ospedaliera. Questa storica struttura emerge ancora oggi all’interno del tessuto edilizio della nuova città della salute di varese che, con il passare dei decenni, oggi può contare su 33 strutture architettoniche con differenti dimensioni e caratteristiche tecniche, una superficie coperta di quasi 72.000 mq e un volume superiore ai 320.000 mc. all’interno del complesso ospedaliero, infatti, oggi si conservano ancora il nucleo originario costruito nel primo decennio del XX secolo, l’antica villa tamagno, annessa all’ospedale in epoca successiva, la sede degli uffici amministrativi e di rappresentanza, e i nu- merosi padiglioni che si sono costruiti nel corso della prima metà del secolo. tra questi: il padiglione dei tu- bercolotici, progettato dall’ingegner riccardo bozzoli e dall’ingegner aurelio G. bianchi nel 1927-1928; il pa- diglione per i servizi batteriologici, progettato dall’in- gegner bianchi nel 1927; il padiglione per i contagiosi, disegnato dall’ingegner bianchi nel 1928-1930; il pa- diglione di anatomia patologica e l’obitorio, ideati dall’ingegner bianchi insieme all’arch. Federico tala- mona nel 1928-1929; i due edifici per la maternità e l’infanzia, progettati dall’ingegner bianchi e l’archi- tetto talamona nel 1932. sopralzi degli edifici esistenti e nuovi fabbricati furono edificati dal 1948 al 1970, occupando nella progettazione l’ingegner Carlo Feli- ce niada, il geom. luciano Carcano, l’arch. Giuseppe noris, l’architetto Franco niada, l’ingegner arturo bra- ga, l’ingegner alberto ronzani, l’ingegner Giuseppe Particolare del cromatismo e delle texture murarie interne impiegate nella nuova struttura architettonica 415
    • Spazio distributi- vo antistante gli ascensori centrali dei nuovi padiglioni ospedalieriscaini, l’ingegner massimo allevi e l’architetto ludovi- piuto alcune demolizioni e hanno ideato nuovi edificico barbiano di belgioiso . 2 ospedalieri articolati in un unico complesso architet-oltre a questi padiglioni l’azienda ospedaliera di Cir- tonico di nove piani, di cui sette fuori terra, dotato dicolo Fondazione macchi di varese oggi può conta- un eliporto alla sua sommità e di una superficie lordare su un’innovativa struttura terminata in questi ultimi pavimentale di quasi 60.000 mq. il nuovo complessoanni. il progetto non si è limitato alla nuova realizzazio- è basato su una “grande piastra servizi” concentratine ospedaliera, ma ha ricercato una razionale orga- nei primi tre piani dell’edificio, due piani sotterranei enizzazione sanitaria dell’intera struttura, perseguendo il piano terreno. nella parte inferiore sono collocati glil’ottimizzazione dei percorsi interni e la concentra- elementi tecnologici, i blocchi operatori e gli ambientizione delle attività chirurgiche, delle aree funzionali specializzati nella diagnostica, mentre nel piano terre-omogenee delle degenze, degli studi medici e delle no sono stati ricavati gli ingressi principali all’intera cit-attività didattiche. i progettisti, inoltre, hanno amplia- tadella ospedaliera, il pronto soccorso, gli studi medi-to alcuni settori quali la terapia intensiva e la medici- ci, alcune attività commerciali, il baby parking, il bar ena legale e hanno riorganizzato le attività di pronto la chiesa, non ancora completata in tutti i suoi aspettisoccorso. per raggiungere questi scopi hanno com- decorativi. nei piani superiori alla piastra, la struttura2 Per una puntuale ricostruzione storico-architettonica dei singoli padiglioni si rimanda a: G. Bagaini, L’Ospedale di Varese dalleorigini alla costituzione in ospedale di circolo, Officine grafiche “Esperia”, Milano, s.d. ma 1990; E. Anklam, G. Armocida (a cura di),Medicina e ambiente, Atti del XXXVIII Congresso Nazionale della Società Italiana di Storia della Medicina, Ispra-Varese-Cuveglio,16-19 ottobre 1997, Ispra, 1999; Marina Cavallera, Angelo Giorgio Ghezzi, Alfredo Lucioni (a cura di), I luoghi della carità e dellacura. Ottocento anni di storia dell’Ospedale di Varese, Atti del convegno dell’omonimo Convegno organizzato dal Centro CulturaleMassimiliano Kolbe e dall’Ospedale di Circolo e Fondazione MACCHI, Varese, 11 ottobre 1997, Franco Angeli, Milano, 2002. 5 15
    • architettonica si sviluppa planimetricamente con due studio dei materiali di finitura e dei paramenti mura-edifici paralleli, blocco chirurgico e blocco medico, ri esterni, realizzati essenzialmente con tavelle in cottoraccordati da un edificio di minori dimensioni, nel quale montate a secco su una sottostruttura metallica ca-fondamentale studio è stato assegnato ai percorsi oriz- pace di armonizzarsi con il contesto architettonico nelzontali e verticali dei pazienti, dei visitatori e del perso- quale l’ospedale è inserito. il cromatismo degli intonacinale sanitario. i progettisti hanno cercato di creare de- interni, invece, è stato studiato per creare interessanti ef-gli spazi “a scala umana” capaci di ridurre l’estraneità fetti chiaroscurali e per contribuire favorevolmente alladell’ambiente ospedaliero. un ampio ingresso con una percezione psicologia degli ammalati e dei visitatori.reception luminosa, accogliente e tecnologicamen- la flessibilità e la reversibilità delle suddivisioni interne ète avanzata costituisce il primo approccio dell’utente stato un altro elemento progettuale ampiamente ricer-con la realtà ospedaliera, che non smentisce la scel- cato, che ha anche condotto i progettisti a prediligereta di creare dei volumi ariosi, vetrati e particolarmente una maglia strutturale modulare unica di 7,20x7,20 m. leampi in tutte le realtà destinate al pubblico e negli atri divisioni interne, inoltre, sono state per la maggior partedei singoli reparti. le camere per i degenti, a due letti, realizzate con partizioni leggere costruite a secco, chepossiedono ampi standard qualitativi, ricercati anche offrono la certezza che nei prossimi anni la struttura po-negli ambienti riservati all’attività del personale para- trà essere modificata con costi ridotti e con interventimedico, la cui matrice spaziale è da ricercare nella cul- non invasivi.tura architettonica ospedaliera americana e di alcunenazioni asiatiche. per meglio realizzare il nuovo modellodi nosocomio, si sono ripensati i percorsi pedonali e car-rabili dell’intera struttura e, in particolare, si è realizzatoun tunnel sopraelevato che relaziona la nuova strutturaospedaliera con il padiglione centrale d’inizio secolo.nel processo di risistemazione notevole importanza èstata assegnata alla sistemazione del verde, esistente eprogettato, al fine di realizzare ambienti con standardqualitativi migliori, relazionare il nuovo intervento con ilcontesto paesaggistico limitrofo e interfacciare la cittàdei malati con la città dei sani.i progettisti hanno riservato particolari cure anche alloIl gioco dei pieni e dei vuoti della nuova struttura architettoni-ca. Sulla sommità dell’edificio si intravede l’eliporto, collegatocon le strutture di primo intervento e del pronto soccorso. 6 15
    • Spazio distributivo realizzato in tutti i padiglioni della nuova struttura architettonica 7 15
    • 815
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