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Cambiamenti climatici globali e possibili impatti nell’area mediterranea

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"Cambiamenti climatici globali e possibili impatti nell’area mediterranea"

Giorgio Budillon
Università degli Studi di Napoli “Parthenope”
Direttore Dipartimento di Scienze e Tecnologie

Climate change, socio-economic crises and food (in) security: a Mediterranean in Transition. Conference in memory of Eugenia Ferragina
2018, 17th September
Italian Navy Officer’s Club, Naples
Via Cesario Console, 3 bis
Naples (Italy)
Institute for Studies on Mediterranean Societies, National Council of Research
www.issm.cnr.it/en/

Publié dans : Environnement
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Cambiamenti climatici globali e possibili impatti nell’area mediterranea

  1. 1. Cambiamenti climatici globali e possibili impatti nell’area mediterranea Prof. Giorgio Budillon Università degli Studi di Napoli “Parthenope” Direttore Dipartimento di Scienze e Tecnologie Napoli, 17 settembre 2018 Mutamenti climatici, crisi socio- economiche e (in)sicurezza alimentare: un Mediterraneo in Transizione
  2. 2. Il Sistema Climatico Atmosfera Oceano
  3. 3. L’effetto serra – gas serra
  4. 4. “Oggi” l’Italia Il 2017 è stato l’anno più secco di sempre e il 6° più caldo su tutto il territorio italiano dal 1800 ad oggi con una anomalia di +1.16 °C rispetto al periodo di riferimento (1971-2000) L’andamento della temperatura media nel lungo periodo presenta una debole variabilità spaziale; pertanto gli elementi salienti possono essere ben descritti da un’unica serie rappresentativa delle variazioni medie su tutta l’Italia. (Rapporto sullo stato delle conoscenze scientifiche su impatti, vulnerabilità e adattamento ai cambiamenti climatici in Italia Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, 2017 )
  5. 5. I risultati indicano un trend positivo a partire dagli anni ’70, con il 46% degli eventi che si è verificato nell’ultimo decennio e gli episodi più intensi nel 2003. Simolo et al., (2010) hanno usato l’indice WSDI (Warm Spell Duration Index): i risultati (Figura 3.2) confermano il forte aumento delle onde di calore negli ultimi decenni. Onde di calore negli ultimi decenni
  6. 6. How temperature has changed in each country since 1900 WMO 2018: The world’s nine warmest years have all occurred since 2005, and the five warmest since 2010, whilst even the coolest year of the 21st century – 2008, 0.09 °C above the 1981−2010 average – would have ranked as the second-warmest year of the 20th century.
  7. 7. source Global Climate Change: CAUSES
  8. 8. Temperatura globale: 20.000 anni Past, current, and projected global temperature from about 20,000 years before the present to 2100 C.E. Modified from data published by the World Health Organization, the World Meteorological Organization, and the United Nations Environment Programme in 2003 (McMichael and others, 2003) and data published by the International Panel on Climate Change (IPCC) (2007a)
  9. 9. Gli ultimi 800.000 anni
  10. 10. …. in sintesi
  11. 11. Il nostro futuro, quali scenari? IPCC, 2013: Summary for Policymakers. In: Climate Change 2013: The Physical Science Basis. Contribution of Working Group I to the Fifth Assessment Report of the Intergovernmental Panel on Climate Change Dipende dalle concentrazioni di CO2 che immetteremo nell’atmosfera: •421 ppm - RCP2.6 (mitigation scenario ) •936 ppm - RCP8.5 (very high greenhouse gas emissions)
  12. 12. Il nostro futuro, quali scenari? IPCC, 2013: Summary for Policymakers. In: Climate Change 2013: The Physical Science Basis. Contribution of Working Group I to the Fifth Assessment Report of the Intergovernmental Panel on Climate Change Dipende dalle concentrazioni di CO2 che immetteremo nell’atmosfera: •421 ppm - RCP2.6 (mitigation scenario ) •936 ppm - RCP8.5 (very high greenhouse gas emissions)
  13. 13. Il nostro futuro, quali scenari? IPCC, 2013: Summary for Policymakers. In: Climate Change 2013: The Physical Science Basis. Contribution of Working Group I to the Fifth Assessment Report of the Intergovernmental Panel on Climate Change Dipende dalle concentrazioni di CO2 che immetteremo nell’atmosfera: •421 ppm - RCP2.6 (mitigation scenario ) •936 ppm - RCP8.5 (very high greenhouse gas emissions)
  14. 14. Come cambieranno le condizioni climatiche dell’Italia e del bacino mediterraneo??? …… ? !! E’ bene ricordare che le incertezze associate con le proiezioni di cambiamento climatico fornite dai modelli numerici sono ancora grandi, soprattutto quando si vogliono caratterizzare a scala regionale o locale
  15. 15. Per la regione del Mediterraneo e la penisola italiana le proiezioni indicano un marcato riscaldamento sia in inverno che in estate (fino a + 5°C alla fine del 21° Secolo).
  16. 16. Per la precipitazione i risultati delle proiezioni sono meno omogenei: calo generalizzato in estate, mentre in inverno più precipitazioni al nord (Alpi) e diminuzione nel Mediterraneo centro orientale e nel sud Italia.
  17. 17. Il caso degli olivi A) Anticipo della fioritura (in giorni) B) Cambio del numero di parassiti (migliaia per albero all’anno) Risultato: Sulle coste del Mediterraneo la resa degli ulivi crescerà del 4% in media, mentre le infestazioni della mosca diminuiranno dell’8% con un guadagno di circa il 10% in più per ettaro. (under the A1B scenario of 1.8 °C climate warming) Fine-scale ecological and economic assessment of climate change on olive in the Mediterranean Basin reveals winners and losers 2014 – Ponti et al.
  18. 18. Stima delle variazioni di volume (in km3) dei ghiacciai nella regione Alpina nel periodo 2001–2100. Le stime sono eseguite usando un modello di bilancio di massa che considera temperature e precipitazioni derivate da 10 scenari GCMs (Fonte: Radić e Hock, 2011). Ghiacciai alpini
  19. 19. Il Mar Mediterraneo Nel Mediterraneo, per la sua modesta estensione e la caratteristica di essere un mare semi-chiuso, i cambiamenti possono provocare risposte a livello biologico più rapide rispetto a quanto riscontrato in altri sistemi su scala globale. Ad esempio, i cambiamenti della temperatura e della intensità delle precipitazioni hanno già provocato importanti conseguenze nel biota mediterraneo. Negli ultimi 50 anni, è aumentato il numero delle specie non indigene che, grazie all’apertura del canale di Suez, l’acquacoltura ed il trasporto su nave, sono entrate e si sono stabilite nel bacino mediterraneo influenzando le specie indigene. E’ infine da sottolineare che i processi legati ai cambiamenti climatici interagiscono con gli effetti di altri disturbi antropici e tendono ad esacerbare gli effetti, con conseguenze poco prevedibili e difficili da gestire.
  20. 20. La pesca nel Mediterraneo è sovrasfruttata (89% del scorte - overfishing) o completamente sfruttati, il che significa che la diversità di pesci e le catture di pesca sono già vulnerabili: gli aumenti della temperature e della salinità e la diffusione di specie invasive influenzerà ulteriormente la pesca nel Mediterraneo. In secondo luogo, la proliferazione di specie non indigene invasive andrà a discapito di quelle native (es il Diplodus spp. “sarago” potrebbe essere sostituito dall’invasivo spp Siganus). In primo luogo, l'aumento della temperatura dell'acqua e la salinità indurrà migrazione (in particolare della specie di grandi dimensioni, come ad esempio il tonno rosso) verso latitudini più alte o acque più profonde. Come risultato, specie che sono commercialmente importanti alcune zone possono non essere più disponibili in un prossimo futuro. Diplodus Siganus Questo potrebbero significare che i mercati dovranno orientarsi su altri prodotti ittici rispetto a quelli tradizionali.
  21. 21. Il processo di acidificazione delle acque oceaniche ha un effetto devastante sull’ecosistema marino e sulla catena alimentare: porta allo scioglimento dei gusci calcarei delle conchiglie dei molluschi, coralli, echinodermi e del plancton calcareo, costituite da carbonato di calcio (CaCO3). Già avvenuto in passato ma mai con questa velocità . EFFETTI COLLATERALI – acidificazione del mare
  22. 22. Paragonando la storia della Terra (nata circa 4.5 miliardi di anni fa) alle ns 24 ore, la presenza dei primi ominidi (2 milioni di anni fa) avverrebbe circa 40 secondi (!) prima della mezzanotte …… Qualche proporzione
  23. 23. Conclusioni Il cambiamento climatico è una evidenza non contestabile. Il cambiamento climatico influenzerà sensibilmente le risorse agricole e ittiche dell’area mediterranea. Occorre quindi sviluppare strategie di adattamento e mitigazione. grazie per l’attenzione
  24. 24. Cambiamenti climatici globali e possibili impatti nell’area mediterranea Prof. Giorgio Budillon Università degli Studi di Napoli “Parthenope” Direttore Dipartimento di Scienze e Tecnologie Napoli, 17 settembre 2018 Mutamenti climatici, crisi socio- economiche e (in)sicurezza alimentare: un Mediterraneo in Transizione
  25. 25. L’area Mediterranea in pillole (1) Lo scenario A1B, per il periodo 2021-50, mostra un riscaldamento sostanziale (circa 1.5° C in inverno e quasi 2° C in estate) e una significativa diminuzione di precipitazioni (circa -5% in inverno e -10% in estate) su gran parte della regione Mediterranea, rispetto al periodo di riferimento. Valori più alti di riscaldamento e riduzioni più drastiche di precipitazioni si ottengono per scenari corrispondenti a più alte emissioni (ad es. A2). La temperatura media stagionale aumenta, rispetto al periodo di riferimento (1961- 90), sia nella parte settentrionale che centrale e meridionale della Penisola, con valori che alla fine del XXI secolo, per lo scenario A2, vanno da oltre 5°C per l’Italia del nord in estate (JJA) ai circa 3°C per il meridione in inverno (DJF). Nello stesso scenario, le precipitazioni medie diminuiscono del 30% e oltre su gran parte della Penisola in estate (JJA); in inverno (DJF) la riduzione e molto meno consistente nel sud, praticamente nulla al centro, mentre nel settentrione si assiste ad un aumento significativo (+17%). Tale aumento appare interessare maggiormente le regioni nord- occidentali e la fascia tirrenica. Rapporto sullo stato delle conoscenze scientifiche su impatti, vulnerabilità e adattamento ai cambiamenti climatici in Italia - Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare
  26. 26. L’area Mediterranea in pillole (2) In particolare, l’aumento della variabilità estiva della temperatura, accompagnato dall’aumento delle massime (che nello scenario A1B e di circa 2°C nel periodo 2021-50 per arrivare a 6°C nel periodo 2071-00) indica un aumento considerevole della probabilità di occorrenza di ondate di calore. Anche la precipitazione mostra un cambio nei regimi, con un aumento degli eventi intensi, a dispetto della generale diminuzione dei valori medi stagionali. Inoltre, i cambiamenti di precipitazione associati a quelli di temperatura ed evaporazione portano a un significativo aumento degli eventi siccitosi, su gran parte della Penisola. Il generale riscaldamento della penisola Italiana e dell’area Alpina in particolare, portano a un significativa riduzione dell’estensione dei ghiacciai Alpini. In particolare i ghiacciai delle Alpi Occidentali mostrano, in diversi scenari, un arretramento che alla fine del XXI secolo appare essere di molte centinaia di metri. Rapporto sullo stato delle conoscenze scientifiche su impatti, vulnerabilità e adattamento ai cambiamenti climatici in Italia - Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare
  27. 27. Sovra-sfruttamento delle risorse: implicazioni sulla resilienza degli stock all’impatto dei cambiamenti climatici ed interventi correttivi per il futuro Sebbene gli attrezzi da pesca utilizzati nei mari italiani siano sostanzialmente rimasti invariati nel corso dei secoli, la disponibilità di nuovi materiali e di nuove tecnologie (reti in materiale sintetico, motori, sistemi per la localizzazione in mare, eco-scandagli per esplorare i fondali ed individuare i banchi, ecc.) ne hanno enormemente aumentato l’efficienza. Tutto cio ha portato, nel corso degli ultimi decenni, ad un progressivo aumento dello sfruttamento delle risorse, fino a raggiungere condizioni di totale sovra-sfruttamento (Colloca et al., 2013). Lo stato delle risorse in relazione alla pesca e un importante fattore, poiche e stato evidenziato come l’eccessivo sfruttamento renda la popolazione della specie sfruttata piu sensibile all’impatto dei cambiamenti climatici (si veda il caso del merluzzo, Gadus morhua, nel Mare del Nord; Pinnegar, 2012). Per il tonno rosso, Thunnus thynnus, occorre rilevare che la situazione della popolazione nel Mediterraneo e nell’Atlantico orientale e talmente critica che, dal 1997, e stato introdotto, unica specie mediterranea, un limite massimo alle catture per l’intero bacino (con contingenti annui per l’Italia che negli ultimi due anni sono stati pari al 15%-20% dello sbarcato di 12.000 T stimato per il 1998; IREPA, 2000), ed addirittura e stato piu volte proposto di inserire la specie tra quelle in pericolo di estinzione, fatto che implicherebbe l’immediata cessazione anche dell’attuale forma di pesca contingentata (Kahoul, 2009-2010). Il livello di sfruttamento sembra a tutt’oggi essere la causa principale nel determinare l‘osservata riduzione della consistenza di questi stock. In un tale contesto, e abbastanza facile immaginare che l’aumento di pressione da parte di variabili ambientali, legato ai cambiamenti climatici, possa peggiorare la situazione.
  28. 28. (Francia, Spagna, Italia, Grecia). A sud, l'80% dell'acqua si trova in Egitto ed è utilizzata a scopo agricolo. Questa disparità geografica provoca grossi problemi di dipendenza economica: i Paesi della sponda sud (quelli della costa africana) sono costretti a importare alcuni prodotti, soprattutto i cereali nobili (grano, mais, frumento, riso) dai paesi della sponda nord, con conseguenti problemi politici: un rincaro dei cereali può minare le già fragili economie di queste aree del mondo. Senza contare che i cereali maggiori, essenziali per l'alimentazione umana e degli animali da allevamento, sono già scarsi nel Mediterraneo: se ne coltiva qui solo il 12% della produzione mondiale. E i modelli del WG2 indicano che i cambiamenti climatici diminuiscono la resa di queste colture del 2% ogni 10 anni. Perdita della biodiversità. Eventi climatici "estremi" - come alluvioni e siccità - e la necessità di cambiare habitat (salendo di quota per trovare un clima più fresco) rendono le colture più vulnerabili a parassiti e funghi: in Italia, per esempio, il mais coltivato in alcune aree del Veneto, comunemente utilizzato come mangime per le vacche da latte, durante le estati molto secche viene attaccato dalle aflatossine, naturali sostanze cancerogene derivanti da un fungo (l'Aspergillus flavus) che attacca i raccolti. E le colture contaminate divengono inutilizzabili. Come se non bastasse, i cambiamenti climatici starebbero influendo anche sul valore nutrizionale di cereali e foraggi. Le piante assorbono dal suolo sali minerali preziosi per la sintesi di sostanze nutritive - come l'amido nel caso dei cereali. Un terreno impoverito offrirà, a parità di raccolto, alimenti meno nutrienti per uomo e animali. Il ricorso a colture estensive meno vulnerabili agli sbalzi climatici sottrae spazio e valore alle colture specializzate: le varietà di pianta tipiche di un territorio sono gradualmente abbandonate, se non ritenute in grado di

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