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Darwinismo, arma sociale. italian

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Darwinismo, arma sociale. italian

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Darwinismo, arma sociale. italian

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  2. 2. 2 • Al crollo della teoria evoluzionistica viene dedicato un capitolo a sé, poiché tale teoria costituisce la base di tutte le filosofie anti-spiri- tuali. Poiché il Darwinismo rifiuta la realtà della creazione e, di con- seguenza, l’esistenza di Dio, negli ultimi 140 anni esso ha fatto sì che molte persone abbiano abbandonato la propria fede o siano cadute nel dubbio. Perciò, dimostrare a tutti che questa teoria è un inganno è un servizio imprescindibile, un dovere molto importante. Nell’eventualità che qualcuno tra i nostri lettori abbia la possibilità di leggere soltanto uno dei nostri libri, riteniamo opportuno dedicare un capitolo alla sin- tesi di questo argomento. • In tutti i libri dell’autore, gli argomenti legati alla fede vengono spiegati alla luce dei versi Coranici, e si invitano le persone ad appren- dere le parole di Dio e a vivere in conformità ad esse. Tutti i temi che riguardano i versetti di Dio sono spiegati in modo tale da non lasciare alcuno spazio a dubbi o interrogativi nella mente del lettore. Lo stile sincero, semplice e scorrevole che viene impiegato assicura che ognuno, di ogni età e proveniente da ogni gruppo sociale, possa comprendere facilmente i libri. Grazie al loro linguaggio efficace e lucido, li si può leggere tutti d’un fiato. Anche coloro che rifiutano rigorosamente la spiritualità vengono influenzati dai fatti che tali libri documentano, e non possono contestare la veridicità dei loro contenuti. • Questo libro, e tutte le altre opere dell’autore, possono essere lette individualmente o discusse in gruppo. I lettori che sono desiderosi di trarre profitto dai libri troveranno molto utile la discussione, nel sen- so che essi saranno in grado di ricollegare reciprocamente le loro rifles- sioni ed esperienze. • Inoltre, sarà un grande servizio all'Islam il contribuire alla pub- blicazione e alla lettura di questi libri, che sono scritti soltanto per la volontà di Dio. I libri dell’autore sono estremamente convincenti. Per questo motivo, per chi volesse comunicare ad altri la vera religione, uno dei metodi più efficaci è incoraggiare a leggere questi libri. • Si spera che il lettore esamini anche le recensioni degli altri lib- ri che si trovano in fondo al testo. La gran quantità di materiali su ar- gomenti di fede è molto utile e piacevole da leggere. • In questi libri, a differenza di molti altri, non si troveranno opin- ioni personali dell’autore, spiegazioni basate su fonti dubbie, stili non osservanti del rispetto e della reverenza dovuti ad argomenti sacri, né argomentazioni senza speranza, pessimistiche, che creano dubbi nella mente e distorsioni nel cuore.
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  4. 4. 4 HARUN YAHYA è lo pseudonimo dell'autore, Adnan Oktar, che è nato ad Ankara nel 1956. Dopo aver completato gli studi superiori ad Ankara, ha studiato arte alla Mimar Sinan University di Istanbul e filosofia all‘Università di Istanbul. A par- tire dagli anni 1980 ha pubblicato molti libri su temi politici, sci- entifici e di fede. Harun Yahya è molto conosciuto come autore di opere importanti che svelano l'impostura degli evoluzionisti, le loro errate tesi, e gli oscuri legami tra il darwinismo e ideologie san- guinarie come il fascismo e il comunismo. Le opere di Harun Yahya, tradotte in 57 lingue, costituiscono una collezione di più di 45.000 pagine in totale con 30.000 illustrazioni. Il suo pseudonimo è composto dai nomi Harun (Aronne) e Yahya (Giovanni), in memoria dei due venerati Profeti che si bat- terono contro la perdita di fede dei loro popoli. Il sigillo del profe- ta sulle copertine dei suoi libri è simbolico ed è collegato ai loro contenuti. Esso rappresenta il Corano (la Scrittura Finale) e il Profeta Muhammad (la pace e la benedizione siano su di lui), l'ultimo dei profeti. Sotto la guida del Corano e della Sunna (in- segnamenti del Profeta [la pace e la benedizione siano su di lui]), l’autore si propone di demolire uno per uno i cardini delle ideologie atee, e di avere l’“ultima parola”, in modo da mettere completamente a tacere le obiezioni sollevate contro la religione. Egli usa il sigillo dell’ultimo Profeta (la pace e la benedizione siano su di lui), che rag- giunse la saggezza definitiva e la perfezione morale, come segno della sua intenzione di offrire quest'ultima parola. Tutte le opere di Harun Yahya han- no un unico obiettivo: trasmettere il messaggio del Corano; incoraggiare i lettori a riflettere su questioni fonda- mentali della fede, come l’esistenza di Dio, l'unità e l’Aldilà; e di- mostrare quanto fragili sono le fondamenta dei sistemi atei e delle ideologie distorte. Harun Yahya ha moltissimi lettori in Parliamo dell’autore
  5. 5. 5 molti paesi, dall’India all’America, dall’Inghilterra all’Indonesia, dalla Polonia alla Bosnia, dal- la Spagna al Brasile, dalla Malesia all'Italia, dalla Francia alla Bulgaria e alla Russia. Alcuni dei suoi libri sono già disponibili in inglese, francese, tedesco, spagnolo, italiano, portoghese, ur- du, arabo, albanese, cinese, swahili, hausa, dhivehi (la lingua delle Mauritius), russo, serbo- croato (bosniaco), polacco, malese, turco uygur, indonesiano, bengali, danese e svedese. Molto apprezzate in tutto il pianeta, queste opere sono state lo strumento attraverso il quale molti hanno ritrovato la fede in Allah e hanno riguadagnato una maggior comprensione della propria fede. La saggezza e la sincerità, accanto ad uno stile particolare e molto com- prensibile, toccano direttamente tutti coloro che le leggono. Chi riflette seriamente su questi libri non può continuare a sostenere ancora l'ateismo o qualunque altra distorta ideologia o filosofia materialistica, poiché questi libri sono caratterizzati da una rapida efficacia, da risul- tati definiti e incontrovertibilità. Anche se qualcuno continuasse a farlo, sarebbe soltanto per un attaccamento emotivo, dal momento che questi libri dimostrano come tali ideologie siano false dalle fondamenta. Tutti i movimenti contemporanei di negazione sono ora ideologicamente sconfitti, grazie alla collezione di libri scritti da Harun Yahya. Non c’è dubbio che tutto ciò derivi dalla saggezza e dalla chiarezza del Corano. L’autore intende servire modestamente come mezzo nella ricerca dell'umanità per il giusto sentiero di Dio. La pubblicazione di queste opere non è intesa al guadagno materiale. Inestimabile è il servizio reso da tutti coloro che incoraggiano altre persone a leggere questi libri, che aprono le loro menti e i loro cuori e li guidano a divenire più devoti servi di Dio. Allo stesso tempo sarebbe soltanto una perdita di tempo e di energia diffondere altri lib- ri che creano confusione nella mente delle persone, le portano nel caos ideologico e, evidente- mente, non hanno effetti forti e precisi nel rimuovere i dubbi dal cuore della gente, come veri- ficatosi in precedenti esperienze. È impossibile che dei libri concepiti per sottolineare l’abilità letteraria dell’autore, piuttosto che il nobile scopo di salvare la gente dalla mancanza di fede, abbiano un così grande effetto. Quelli che ancora dubitano, possono constatare direttamente come il solo scopo dei libri di Harun Yahya sia quello di sconfiggere la miscredenza e dif- fondere i valori morali del Corano. Il successo e l’efficacia di questo servizio si manifestano nel- la persuasione dei lettori. Bisogna tenere a mente una cosa: la ragione principale della persistente crudeltà, dei con- flitti e delle sofferenze che affliggono la maggioranza della gente è la prevalenza ideologica del- la miscredenza. A questo stato di cose si può porre fine unicamente con la sconfitta ideologica della miscredenza, e divulgando le meraviglie della creazione e la morale Coranica, in modo che la gente possa vivere secondo queste. Considerando l’attuale stato del mondo, che conduce in una spirale discendente di violenza, di corruzione e di conflitto, è chiaro che questo servizio deve essere reso in modo più rapido ed efficace, prima che sia troppo tardi. In questo sforzo, i libri di Harun Yahya assumono un ruolo centrale. Con il permesso di Dio, questi libri costituiranno un mezzo tramite il quale la gente del XXI secolo raggiungerà la pace, la giustizia e la felicità promesse nel Corano.
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  9. 9. 9 Introduzione ........................................................10 Darwinismo sociale............................................16 La storia della crudeltà, da Malthus a Darwin ..............................................38 I “baroni ladri”, seguaci di Darwin ................56 Darwinismo sociale e mito della razza privilegiata...................................... 84 Il risultato della coalizione Hitler-Darwin: 40 milioni di morti .............................................. 162 Darwinisti sociali: sterilizzazione e leggi capitali...................................................... 194 Una teoria che sminuisce le donne ..................250 Darwinismo e degrado morale ........................270 L’errore della “psicologia evolutiva” ..............310 Conclusione ..........................................................338 Il raggiro dell’evoluzione ..................................344
  10. 10. 10 II l XX secolo è stato uno dei più bui e nefasti dell’intera storia dell’uomo: scenario di disumani spargimenti di sangue e della sottomissione di milioni di persone alla paura e all’oppressione più atroci. Dittatori come Hitler, Stalin, Pol Pot e Idi Amin ordinarono il genocidio di milioni di persone. Hitler si servì delle camere a gas per sterminare gli “inutili”. Centinaia di migliaia di persone in molti pae- si occidentali (dalla Gran Bretagna alla Germania, dagli USA alla Svezia) vennero sterilizzati a forza o fatti morire soltanto perché malati, storpi o anziani. In tutto il mondo furono oppresse e sfruttate intere popolazioni in nome di una competizione feroce. Il razzismo di- venne l’ideologia di alcuni ceti sociali e alcune razze non furono con- siderate nemmeno umane. A causa dei conflitti e delle guerre calde e fredde tra Est e Ovest, le popolazioni dei paesi comunisti e capitalisti, e persino gli stessi concittadini, divennero nemici tra di loro.
  11. 11. La natura del fondamento ideologico che ha sospinto il XX seco- lo verso lo sconvolgimento, il caos, le guerre e i conflitti, originando odio e inimicizia però non viene palesata. Fu l’economista inglese Thomas Malthus a gettare le basi di questo fondamento ideologico. Questo concetto pernicioso, ampiamente accettato dalla gente es- tranea ai valori morali religiosi, fu ulteriormente rafforzato da un al- tro inglese, il sociologo Herbert Spencer, e diffuso dalla teoria del- l’evoluzione avanzata da un altro britannico ancora: Charles Darwin. Queste tre figure ignorarono del tutto le virtù morali religiose della collaborazione, dell’altruismo, della tutela dei poveri, degli in- fermi e dell’uguaglianza di tutti gli esseri umani. Al contrario, dif- fusero la menzogna che la vita è un campo di battaglia, che l’oppres- sione e lo sterminio dei poveri e delle razze da loro considerate “infe- riori” avevano ragione di esistere che, come risultato di quella feroce battaglia, sarebbero sopravvissuti solo i più “adatti” e che tutti gli al- tri sarebbero stati eliminati. Secondo loro ciò avrebbe portato al “pro- gresso” dell’umanità. 1111
  12. 12. Darwinismo: Arma Sociale Con la teoria dell’evoluzione, Darwin tentò di applicare la sua filosofia dell’egoismo alle scienze naturali. Senza tener con- to degli esempi di solidarietà e collaborazione creati nella natu- ra da Allah e, nonostante gli mancassero prove scientifiche a sostegno della sua tesi, sosteneva che a tutti gli esseri viventi toccava un’efferata lotta alla sopravvivenza e che quella stessa efferatezza poteva applicarsi alle società umane. Una volta che la teoria dell’evoluzione venne applicata alla società entrò in scena il darwinismo sociale. Alcuni ritengono che il darwinismo sociale sia nato nella seconda metà del XIX secolo e che abbia perso la sua influenza durante la seconda metà del XX. Ma questa teoria ha avuto ef- fetti negativi molto più permanenti e dannosi. In completa con- traddizione con i valori morali religiosi si diffuse una visione distorta del mondo secondo cui la vita è un a “lotta alla so- pravvivenza” e la gente deve misurarsi per vincere o, quanto meno, per sopravvivere. Emersero nuovi stili di vita che ispi- rarono le sanguinose e totalitarie ideologie del comunismo e del fascismo, un capitalismo feroce che ignorava la giustizia so- ciale, il razzismo, i conflitti etnici, la degenerazione morale e molti altri disastri che hanno inflitto catastrofi all’umanità. All'improvviso il darwinismo sociale servì a dare una pre- sunta validità scientifica ai mali esistenti, alle politiche e alle pratiche spietate. Adottando questa tendenza, del tutto priva di qualsiasi fondamento scientifico, molta gente abbandonò i val- ori morali religiosi e cominciò a concepire la crudeltà, la bar- barie e la ferocia come elementi della vita quotidiana, ignoran- do, di conseguenza, che i valori morali religiosi comportano la virtù della compassione, dell’affetto, della comprensione, del sacrificio, della solidarietà e del sostegno reciproco tra società e individui. A giustificare il male che infliggevano gli esecutori adducevano prove scientifiche ma, naturalmente, queste false 12
  13. 13. 13 Il darwinismo sociale fornì una presunta giustifi- cazione scientifica per molte manifestazioni crudeli contro le vite umane reputate povere e insignificanti.
  14. 14. Darwinismo: Arma Sociale rivendicazioni e supposizioni non erano altro che un terribile rag- giro. In questo libro si esamineranno e si chiariranno due concetti principali: innanzitutto si farà luce sul pericolo di inculcare ai gio- vani il darwinismo e di accettarne la teoria e si dimostrerà alle per- sone ignare o inconsapevoli la minaccia che questo comporta agli individui e alle società. In un secondo momento daremo una risposta a coloro che sostengono che Darwin e gli evoluzionisti non sono in totale ac- cordo con i darwinisti sociali dimostrando che ogni evoluzionista che approva la teoria dell’evoluzione è come se sottoscrivesse an- che il darwinismo sociale. Dalla prima all’ultima pagina si porrà l’accento sul fatto che il modello proposto dalla teoria dell’evoluzione, ossia esseri umani visti come specie animale, è un errore basato sull’efferatezza, sulla mancanza d’amore, sull’egoismo e sull’individualismo. Il darwin- ismo tenta di far figurare un mondo dove gli esseri umani vivono e si comportano come animali: concetto sviluppato dagli insegna- menti e dalle pratiche del darwinismo sociale. Da questi si desume che sia del tutto accettabile che una persona anziana e bisognosa venga trascinata fuori dalla propria casa per essere uccisa o che vengano raggruppati i disabili per poi lasciarli morire nei campi di concentramento. Sempre secondo questa concezione, le classi “in- feriori” possono essere perseguitate, sfruttate ed eliminate. Coloro che ritengono che la società umana possa progredire solo quando si metteranno in atto queste politiche atroci, sottintendono che i massacri, il genocidio, la crudeltà e l’efferatezza siano una forma di successo. Gli individui e le società (quindi intere nazioni e culture) incapaci di raggiungere quel successo devono essere eliminate. Senza dubbio questo è tra i modi di pensare più perversi e pericolosi ed è importantissimo che coloro che contestano la teoria 14
  15. 15. e le ideologie che su di essa si basano, avvertano questa minaccia. I modelli sociali fondati sul pensiero di Darwin e sul darwinismo porteranno alle catastrofi più terribili invece i valori morali che Allah impartisce all’umanità e che rivela nel Corano porteranno sempre pace e benessere. 15
  16. 16. L a disuguaglianza razziale, la discriminazione etnica, la con- correnza sleale, l’oppressione dei poveri, lo sfruttamento dei deboli e l’idea che la ragione sia sempre del più forte, sono mali che le società hanno patito nel corso della storia. Migliaia di an- ni fa, ad esempio, all’epoca del profeta Mosè (pscl) il Faraone si rep- utava superiore rispetto a chiunque altro per via del suo benessere e dell’esercito al suo servizio. Questa sua alterigia gli fece disconoscere i profeti Mose e Aaron (la pace sia con loro) che cercò persino di far ammazzare, nonostante dicessero la verità. Il faraone mise in atto an- che politiche discriminatorie: suddivise il suo popolo in classi, de- finendo alcuni “inferiori” e inflisse numerose torture agli Israeliti uc- cidendo gli adulti maschi con lo scopo di estinguerne la razza. Sulle perversioni del faraone il Corano riporta quanto segue: 16
  17. 17. “Il Faraone era altero sulla terra; divise in fazioni i suoi abitanti per approfittare della debolezza di una parte: sgozzava i loro figli maschi e lasciava vivere le femmine. In verità era uno dei corruttori” (Surat al-Qasas, 4) “Non son forse migliore di questo miserabile che sa appena es- primersi?” (Surat az-Zukhruf, 52) “Cercò così di confondere il suo popolo ed essi gli obbedirono[...]” (Surat Az-Zukhruf, 54) “E abbiamo fatto, del popolo che era oppresso, l'erede degli Orienti e degli Occidenti della terra che abbiamo benedetta [...] ”(Surat al- A'raf, 137) Quella dell’antico Egitto non fu affatto l’unica società estremista in cui il potere era un diritto, gli essere umani furono suddivisi in clas- si e gli “inferiori” vennero oppressi e maltrattati. Esistono numerosi esempi di regimi del genere, senza escludere l’attualità. Nel XIX secolo, tuttavia, queste pratiche malefiche acquisirono una nuova dimensione. Le politiche e i provvedimenti che fino a quel momento erano stati ritenuti crudeli, improvvisamente cominciarono a essere giustificati perché trattavasi di “pratiche scientifiche basate su fatti della natura”. Cosa ha reso giustificabili queste forme di effer- atezza così all’improvviso? 17
  18. 18. Darwinismo: Arma Sociale Darwin avanzò la propria teoria dell’evoluzione nel libro L’origine delle specie pubblicato nel 1859. Si tratta di congetture sull’origine della vita (prive di alcun fondamento scientifico, che hanno portato a una visione del mondo più ingannevole), di una filosofia distorta che nega l’esistenza di Dio e che con- cepisce il “caso” come forza creativa (dietro tutto questo c’è Allah!). La concezione che l’uomo sia una sorta di animale e che la vita sia una sfera di lotta e competizione feroce venne ac- cettata come verità scientifica. Darwin fu il primo a sviluppare questa teoria, avanzata come risultato delle interpretazioni primitive del XIX secolo della scienza. Circa 50 anni prima, nel 1798, Thomas Malthus, nel suo libro Saggio sul principio di popolazione, aveva proposto una serie di idee che non hanno nulla a che vedere con la realtà. Secondo questo studio, che adesso è stato provato non aver al- cun valore scientifico, la popolazione cresceva molto più rapi- damente delle risorse alimentari e, pertanto, si doveva tenerne sotto controllo l’aumento. Malthus asseriva che le guerre e le epidemie fungono da freni “naturali” e che sono vantaggiose per le popolazioni. Fu il primo a parlare di “lotta alla soprav- vivenza”. Stando alla sua tesi, lontana anni luce dai valori di umanità, i poveri non devono essere tutelati ma, anzi, devono essere lasciati nelle peggiori condizioni possibili e si deve im- pedire che si riproducano in modo da poter garantire alle classi benestanti una quantità di cibo sufficiente (per ulteriori dettagli andare al Capitolo 2 “La Storia della crudeltà, da Malthus a Darwin”). Di certo, chiunque abbia una coscienza e un minimo di buon senso si opporrebbe a questa crudele barbarie. Nonostante i valori morali religiosi prevedano che si dia una mano ai poveri e ai bisognosi, Malthus (e i suoi seguaci) affer- mavano che si dovevano lasciar morire senza alcuna pietà. 18
  19. 19. Herbert Spencer, sociologo e filosofo inglese, fu il primo di una lunga serie ad adottare e sviluppare queste idee disumane. Difatti, è sua la “sopravvivenza dei più adatti”, definizione che riassume le affermazioni principali del darwinismo. Spencer dichiarò che gli “inadatti” dovevano essere eliminati e, a tal proposito, scrisse: “Se sono sufficientemente idonei per vivere, vivono, ed è un bene che vivano. Se non sono sufficientemente idonei per vivere, muoiono, ed è meglio che muoiano”.1 Secondo la sua opinione, i poveri, gli ignoranti, gli infermi, gli storpi e i falliti dovevano morire tutti e tentò di intrometter- si nella politica per evitare che venissero emanate leggi a tutela dei poveri. Non aveva la benché minima pietà per la gente che ispira sentimenti di compassione e protezione e, proprio alla stregua Malthus, cercò dei modi per sbarazzarsene. In Social Darwinism in American Thought, lo storico americano Richard Hofstadter commenta quanto segue: “Spencer deplorò non solo le leggi per i poveri, ma anche l’istruzione a spese dello stato, la sorveglianza sanitaria oltre che la soppressione dei molesti, la regolamentazione delle condizioni abitative e persino la tutela statale degli ignoranti contro i medici ciarlatani”. 2 Fortemente influenzato dalle crudeli visioni del mondo di Spencer e Malthus, in L’origine della specie Darwin avanzò la tesi che le specie si sono evolute per mezzo di una selezione natu- rale. Darwin non era uno scienziato e il suo interesse verso la bi- ologia era di tipo amatoriale. Nei primitivi microscopi della sua epoca, le cellule non sembravano altro che macchie confuse e le leggi biologiche dell’ereditarietà non erano state ancora scop- erte. Stando alla teoria, sviluppata su una conoscenza scientifi- Harun Yahya (Adnan Oktar) 19
  20. 20. ca davvero limitata e in condizioni inadeguate, la natura “se- leziona”sempre i più adatti e la vita si sviluppa di conseguenza. Fondata su basi del tutto errate sin dall’inizio, la teoria prevede- va che la vita fosse data dal caso. Darwin, pertanto, rifiutava il fatto che l’avesse creata Dio (dietro tutto questo c’è senz’altro Allah!). Dopo L’origine della specie Darwin iniziò ad adattare la sua teoria non scientifica agli essere umani in L’origine dell’uomo, in questo libro spiega come le razze cosiddette arretrate si sareb- bero estinte entro breve, mentre invece quelle più avanzate si sarebbero sviluppate e progredite. Quest’opera, il suo adattare la teoria dell’evoluzione agli essere umani e altri suoi scritti de- terminarono la nascita del darwinismo sociale. 20
  21. 21. 21 L’affermazione erronea di Darwin secondo cui si devono opprimere i deboli e gli iner- mi, appoggiata dalla sua teo- ria non scientifica, è uno dei fattori principali della diffu- sione della disuguaglianza e dell’ingiustizia.
  22. 22. Darwinismo: Arma Sociale A portare avanti queste idee furono i suoi fedeli seguaci. Tra i più eminenti ricordiamo Herbert Spencer e Francis Galton, cugino di Darwin, in Gran Bretagna, William Graham Sumner in America, l'acceso darwinista Ernst Haeckel e l’ultimo razzista fascista Adolf Hitler in Germania. Il darwinismo sociale divenne presto un mezzo di autod- ifesa per razzisti, imperialisti, fautori di un’ingiusta compe- tizione in nome del capitalismo e per i governanti che non ave- vano adempiuto alla responsabilità di proteggere i poveri e i bisognosi. I darwinisti socialisti tentarono di far passare come legge naturale l’oppressione dei deboli, dei poveri e delle cosid- dette razze “inferiori”, l’eliminazione degli invalidi da parte dei forti, la sottomissione delle piccole imprese da parte di quelle grandi, dando adito a pensare che quello fosse l’unico modo per far progredire l’umanità. Cercarono di giustificare tutte le in- giustizie perpetrate nel corso della storia con spiegazioni scien- tifiche. La mancanza di coscienza e di compassione del darwin- ismo sociale venne descritta come una legge della natura e la strada principale per arrivare alla cosiddetta evoluzione. In particolare, per giustificare a modo loro il clima di com- petizione incontrollata che avevano stabilito, diversi capitalisti americani si servirono delle citazioni di Darwin. Ma non si trat- tava altro che di un enorme raggiro, stavano mentendo spudo- ratamente. Ad esempio, Andrew Carnegie, uno dei maggiori capitalisti e uno di quelli coinvolti nella falsità, in un suo dis- corso del 1889 affermò: “Il prezzo la società che paga per la legge della competizione, così come il prezzo che paga per i comfort economici e per i beni di lus- so, è alto; ma i vantaggi di questa legge sono maggiori dei suoi costi – ed è a questa legge che dobbiamo in nostro meraviglioso sviluppo materiale, che porta con sé condizioni ottimizzate… 22
  23. 23. Harun Yahya (Adnan Oktar) 23 Mentre per gli individui questa legge può essere dura, per la raz- za è un bene poiché assicura la sopravvivenza ai più adatti in ogni settore. Accettiamo e sosteniamo, quindi, come condizioni a cui dobbiamo adeguarci, la grande disuguaglianza dell’ambiente, la concentrazione di affari, industriali e commerciali, nelle mani di pochi; e la legge della competizione tra questi, non soltanto come vantaggioso, ma essenziale per il futuro progresso della razza” .3 Stando al darwinismo sociale l’unico obiettivo della razza è il proprio sviluppo fisico, economico e politico. La felicità del- l’individuo, il benessere, la pace, la sicurezza sembrano non avere alcuna importanza. Non si prova alcun tipo di compas- sione verso chi soffre e chi implora aiuto, verso chi non può provvedere ai figli, ai genitori anziani e alle famiglie senza al- loggio, cibo e medicine, verso i poveri e gli inermi. Secondo questa visione contorta anche un povero ma onesto cittadino non ha alcun valore e la sua morte va a beneficio dell’umanità. Mentre invece una persona ricca ma moralmente corrotta viene ritenuta “importante” per il “progresso della razza” e, a pre- scindere dalle condizioni, è considerata inestimabile. Questa logica spinge i sostenitori del darwinismo sociale verso un crol- lo morale e spirituale. Nel 1870, William Graham Sumner, un al- tro darwinista sociale, proclamò quest’altro concetto immorale: “ […] non possiamo esimerci da questa alternativa: libertà, disug- uaglianza, sopravvivenza dei più adatti; non-libertà, uguaglianza, sopravvivenza dei non adatti. I primi mandano avanti la società e avvantaggiano i membri migliori, gli ultimi fanno sprofondare la società avvantaggiandone i membri peggiori” .4 I fedeli più sfegatati al darwinismo sociale erano razzisti e i più pericolosi, ovviamente, furono gli ideologi nazisti e il loro leader, Adolf Hitler. Il costo più pesante del darwinismo sociale lo si deve ai nazisti, i quali misero in pratica l’eugenetica (ide-
  24. 24. Darwinismo: Arma Sociale ologia del cugino di Darwin, Francis Galton), secondo cui le co- munità possono comporsi di individui di qualità superiore tramite un processo di epurazione dei geni difettosi. Inoltre, i nazisti misero in pratica il genocidio utilizzando la teoria di Darwin come copertura, come se potesse in qualche modo gius- tificare le loro azioni. Su consiglio degli scienziati darwinisti sterminarono ebrei, zingari ed europei dell’Est, considerati ap- partenenti a razze inferiori. Assassinarono malati mentali, dis- abili e anziani nelle camere a gas. Nel XX secolo, davanti allo sguardo del mondo intero, vennero uccise milioni di persone con i mezzi più atroci in nome del darwinismo sociale. Il movimento eugenetico, capeggiato da Francis Galton, risultò un altro prodotto disastroso del darwinismo sociale. Credendo che lo sviluppo umano potesse accelerarsi, i suoi seguaci sostenevano che fosse necessaria una selezione umana per sveltire quella naturale. Inflissero la sterilizzazione obbliga- toria ai soggetti “inutili” in molti ppaesi, dall’America alla Svezia: considerati meno che umani, centinaia di migliaia furono operati contro la loro volontà senza la consapevolezza o il permesso delle famiglie. L’attuazione più crudele dell’euge- netica si verificò in Germania dove i nazisti, innanzitutto, steril- izzarono storpi, malati mentali e soggetti affetti da malattie ereditarie e poi, non contenti di ciò, cominciarono ad assassi- narli in massa. Centinaia di migliaia di persone vennero con- dannate a morte solo perché anziane o mutilate. Una tale crudeltà non può assolutamente trovare posto nel- la moralità religiosa. Allah ha comandato alle persone di pro- teggere e assistere i bisognosi. Soddisfare le esigenze dei poveri, trattare gli invalidi con affetto e compassione e rispettarne i diritti, assicurare collaborazione e solidarietà nella società sono tutti valori dell’etica religiosa. Chi ignora i valori morali di Allah avvia se stesso e la società in cui vive verso la rovina. 24
  25. 25. Un'altra catastrofe alla quale il darwinismo sociale adduce una presunta giustificazione è il colonialismo. Gran parte dei governanti degli Stati coloniali tentarono di giustificare lo sfrut- tamento selvaggio delle popolazioni native con tesi darwiniste del tutto prive di validità scientifica o consistenza logica. Ritenevano che “le razze inferiori” dovessero essere tenute sot- to controllo da quelle “superiori” poiché questo voleva la natu- ra, e fondarono le loro politiche su queste presunte basi scienti- fiche. Sfruttando la logica del darwinismo sociale, i combattenti delle due guerre mondiali tentarono di far figurare la guerra come un evento inevitabile e l’assassinio di innocenti e poveri, la distruzione delle loro case, attività e capi di bestiame, l’ab- bandono forzato per milioni di persone di case e terreni, l’omi- cidio di neonati e bambini, come modi per garantire il progres- so umano. Harun Yahya (Adnan Oktar) 25 I nazisti dapprima sterilizzarono i bambini con malattie mentali o ereditate e poi cominciarono a inviarli nelle camere a gas. Anche i bambini mutilati divennero vittime dell’eugenetica.
  26. 26. Darwinismo: Arma Sociale 26 In conclusione, il darwinismo sociale fu la causa che costò milioni di vite nel XIX e XX secolo. Con esso, molti mali persis- titi nei secoli acquisirono una presunta giustificazione scientifi- ca, a prova di ciò, in L’intelligenza e pregiudizio, l’ultimo paleon- tologo evoluzionista, Stephen Jay Gould, su L’origine della specie di Darwin sostiene quanto segue: “I successivi argomenti a favore del razzismo, del colonialismo, delle differenze razziali, delle classi sociali e dei ruoli sessuali an- darono avanti primariamente nel nome della scienza”.5 LLoo sstteessssoo DDaarrwwiinn ffuu uunn ddaarrwwiinniissttaa ssoocciiaallee Non importa quanto gli evoluzionisti d’oggi tentino di sep- arare il nome di Darwin dalle sofferenze originate dal darwinis- mo sociale; Darwin usò le espressioni inequivocabili dei dar- winisti sociali, specialmente in L’origine dell’uomo e in altre opere. In una lettera del 1869 a Hugo Thiel dichiarò che non vedeva nulla in contrario all’applicazione della sua teoria alla società: “Non puoi credere quanto sia interessato nel vedere che alle questioni morali e sociali si applichi una visione analoga a quelle che ho usato io nei riguardi della trasformazione della specie”.6 Benjamin Wiker è docente di teologia e scienze alla Franciscan University e autore di Moral Darwinism: How We Became Hedonists. In un’intervista ha dichiarato che Darwin fu il primo darwinista socialista e, che piaccia o no, quando si legge L’origine dell’uomo si evince che lo stesso Darwin fu il primo dar- winista sociale e padre del movimento eugenetico moderno. Il darwinismo sociale e l’eugenetica sono scaturiti direttamente dal suo principio di selezione naturale: “Ritengo che il vero motivo per cui la gente sia contraria a chi col- lega il darwinismo a cose come l’eugenetica si debba al fatto che
  27. 27. Harun Yahya (Adnan Oktar) 27 quella stessa gente non vuole che la teoria venga infamata da implicazioni morali. Ma le implicazioni sono là, non solo nel testo, ma come evidenziato negli effetti so- ciali e morali che il darwinismo ha avuto da quando è apparso un secolo e mezzo fa” .7 Come si vedrà nei prossimi capitoli, da quanto espresso e dichiarato da Darwin si deduce che sia stato lui a ingenerare il darwinismo sociale. Gli evoluzionisti moderni stentano ad ac- cettare questa opinione per via dei terrificanti effetti del darwinismo sociale nel XX secolo. Il fatto è che la competizione, il razzismo e la discrimi- nazione (elementi fon- L’origine dell’uomo di Darwin Moral Darwisnism di Benjamin Wilker
  28. 28. 28 damentali del darwinismo sociale) stanno alla base anche della teoria dell’evoluzione. Che gli evoluzionisti la accettino o meno, la realtà dei fatti è che queste sono le conseguenze di aver adot- tato il darwinismo. Qualsiasi teoria che affermi che gli esseri umani sono frutto del caso e forme più avanzate rispetto agli animali, che alcune razze sono meno sviluppate di altre e, per- tanto, più vicine agli animali e che l’umanità può progredire at- traverso l’oppressione dei deboli per mano dei forti, inevitabil- mente avrà delle tragiche conseguenze.
  29. 29. La percezione della guerra, come mezzo necessario per il pro- gresso delle razze o delle nazioni, è uno dei risultati della filosofia darwinista che ha apportato tale distruzione. Strade francesi distrutte durante la Seconda Guerra Mondiale, tra le più sanguinose mai viste. 29 L’apparente rifiuto del darwinismo sociale da parte degli evoluzionisti non è una soluzione. La nostra speranza è che col- oro che sono stati ingannati dalla teoria arrivino ad accettare che la teoria dell’evoluzione è scientificamente un fallimento.
  30. 30. LL’’eerrrroorree ddii aapppplliiccaarree llee lleeggggii ddeellllaa nnaattuurraa aaggllii eesssseerrii uummaannii All’epoca in cui Darwin propose la sua teoria, la scienza era ancora piuttosto arretrata su molti aspetti. Il microscopio a elettroni non era stato ancora inventato per cui i minimi dettagli degli or- ganismi viventi erano ancora sconosciuti. La cellula sembrava una semplice macchia e nessuno sapeva che possedesse una struttura non meno complessa di quella di una città, costituita da molti or- ganuli diversi. La genetica non esisteva e le leggi biologiche del- l’ereditarietà dovevano essere ancora scoperte. Molti biologi e scienziati, incluso lo stesso Darwin, erano così ignoranti da credere 30 I microscopi primitivi dell’e- poca di Darwin davano l’impres- sione che le cel- lule fossero semplicemente una struttura semplice di pro- toplasmi indif- ferenziati.
  31. 31. che le caratteristiche “acquisite” si potevano ereditare alle gener- azioni a venire. Ad esempio, credevano che se per via del lavoro un fabbro aveva sviluppato dei muscoli potenti allora anche i suoi figli avrebbero avuto gli stessi muscoli. Fu in quel primitivo clima scientifico che Darwin sviluppò la sua teoria. Né Darwin né nes- suno dei suoi sostenitori fu capace di estrapolare dalla paleontolo- gia, dalla biologia o dall’anatomia delle prove a favore della teoria dell’evoluzione. Inoltre, le osservazioni e gli esperimenti eseguiti negli anni successivi, e specialmente quelli ottenuti nel XX secolo, hanno rivelato che la teoria è completamente sbagliata. Ma nonos- tante la sua scarsa valenza scientifica, il fatto che stuzzicasse la cu- 31 I microscopi moderni hanno mostrato quanto sia davvero complessa e perfetta la strut- tura della cellula.
  32. 32. riosità di materialisti e atei fece sì che una parte del mondo scien- tifico la adottasse immediatamente. Addirittura, per via dei messaggi ideologici che conteneva, al- cuni gruppi cominciarono ad applicarla alla sfera sociale. La teoria sta alla base delle stragi del XX secolo quali genocidio, sterminio di massa, guerre civili (in cui ci si ammazzava tra fratelli) e guerre mondiali che hanno distrutto intere nazioni. Si è deciso di abban- donare i valori morali religiosi e le rispettive virtù a favore della legge della giungla in cui si opprimono e si eliminano i più deboli. Questa teoria, priva di qualsiasi validità scientifica ha influenzato un intero secolo. 32
  33. 33. Uno dei più grandi errori del darwinismo sociale fu il tenta- tivo di applicare la teoria alla sfera sociale. Un altro errore fu quel- lo di associare le leggi della natura agli esseri umani che Allah ha creato con coscienza, ragione, consapevolezza e capacità di giudizio. Pertanto, contrariamente a quanto i darwinisti sociali af- fermano, le leggi della giungla non riguardano gli esseri umani e ognuno è responsabile dell’esercizio delle proprie capacità nel corso della vita. Allah ha stabilito per gli esseri umani un arco di tempo limitato. Quando sopraggiunge la morte, gli individui ris- uscitano nell’Inferno o nel Paradiso in base al proprio comporta- mento adottato nella vita terrena. 33 Se i bisognosi di una società vengono maltrattati e abbandonati a loro stessi, si vengono a creare ten- sioni e collere, salvo che non prevalgano la pazienza e il perdono incoraggiati dai valori morali.
  34. 34. 34 La pratiche darwiniste sociali inflitte all’umanità: odio, rabbia, conflitto, omicidio e guerra.
  35. 35. Nella natura accade che, quando non riescono ad adattarsi alle condizioni prevalenti, gli esseri viventi muoiono o si estinguono. Ad esempio, un coniglio dal pelo nero in una foresta ricoperta di neve risulta una facile preda per le volpi. Tuttavia, al contrario di quanto i darwinisti vorrebbero farci credere, il fatto che i conigli dal pelo nero muoiano non implica la nascita di una nuova specie dal pelo più chiaro. Inoltre, gli animali sono molto diversi dagli esseri umani per- ché, per vivere, non devono adattarsi alle condizioni naturali. Noi umani abbiamo i mezzi per cambiare ciò che ci circonda rispetto ai nostri bisogni ed esigenze. Difatti, adattiamo le costruzioni, i sistemi di riscaldamento e raffreddamento e il modo di vestirci in base al clima in cui viviamo. Nelle società umane non esiste una selezione naturale poiché la ragione e le capacità degli esseri umani prevengono tale processo. Questi errori portarono i darwinisti sociali a guardare le società da una prospettiva disumana. Un esempio importante di questa prospettiva, priva di ragione e coscienza, è stato quello di pensare che abbandonare a se stessi i deboli, i bisognosi, gli inermi e i disabili pos- sa fa progredire le società. Il fatto è che questo rifiuto egoistico sfocia nella rovina, non nel progresso. Coloro che, secondo il darwinismo, dovrebbero essere trascurati e lasciati negletti sono esseri umani dotati di coscienza, pensiero e ragione. Abbandonati all’ingiustizia e alla crudeltà (a meno che non possiedano le virtù della pazienza, del per- 35
  36. 36. dono e della comprensione impartiti dai valori morali religiosi) potrebbero provare rabbia e odio per coloro che infliggono loro simili trattamenti e, come mostrano i fatti recenti, ricorrere alla vi- olenza che, a sua volta, può sfociare nel conflitto e nel caos. Il risul- tato di tutti i mezzi materiali e spirituali adoperati per risolvere i conflitti sarà un regresso in tutte le sfere (dall’arte alla tecnologia, dall’economia alla scienza). Inoltre, uccidere i malati o gli invalidi in nome dell’eugenetica non solo è un atto brutale ma non contribuisce in alcun modo al progresso sociale. Accettare ciò causerebbe un’enorme perdita che porterebbe la società alla rovina. Oggigiorno circa il 6% della popo- lazione mondiale (mezzo miliardo di persone, davvero un gran nu- mero) è disabile. Ciò significa che ognuno perderebbe un membro della propria famiglia o un conoscente e che ne avrebbe contribuito alla morte. Si aprirebbero delle ferite spirituali che causerebbero seri danni al benessere psicologico della gente. La degenerazione e la depressione sarebbero alla base di società in cui le madri non crederebbero ai figli, i figli alle madri o i fratelli fra loro, società in cui si potrebbe uccidere in qualsiasi momento. Ad ogni modo, una società che uccide le persone solo perché disabili è sintomo di un devastante crollo morale, di una perdita di tutti i valori e dell’u- manità. Senza dubbio, parlare di raggiungere il progresso per mez- zo di omicidi denota la presenza di seri problemi mentali e psico- logici. 36 Se si vuole evitare di ricadere nella sofferenza del sec- olo scorso, e se questo deve essere un XXI secolo di pace, allora si deve avvertire la gente del pericolo e delle menzogne del darwinismo.
  37. 37. A soffrire di più sarebbero i condannati all’“eliminazione” e quella sofferenza darebbe origine a ferite profonde nelle coscienze degli altri. Come si mostrerà nelle prossime pagine, il darwinismo sociale ha tentato di applicare alle società la teoria dell’evoluzione (an- ch’essa basata su interpretazioni scientifiche piuttosto arretrate) ma la sua concezione del mondo è in assoluto contrasto con la natura umana. Una volta messa in pratica, sminuisce l’umanità e la spinge verso la depressione e il caos, apportando odio che, a sua volta, sfo- cia nel conflitto, nella guerra e nei delitti. Il darwinismo sociale rag- giunse l’apice nella seconda metà del XIX secolo e la prima metà del XX, ma se ne possono riscontrare gli effetti anche al giorno d’oggi. In nome della “psicologia evolutiva” e del “determinismo geneti- co” sono ancora in atto dei tentativi per stimare gli effetti degli er- rori del darwinismo sulla società. Con il fine di proteggere il XXI se- colo da ulteriori catastrofi, si devono rivelare i pericoli del darwin- ismo sociale in tutti i loro aspetti e si deve avvertire il mondo intero che non esiste alcuna prova scientifica della teoria su cui si basa questa filosofia. 37
  38. 38. C ome abbiamo già chiarito, le considerazioni di Darwin in L’origine della specie furono influenzate per lo più dall’econo- mista e demografo inglese Thomas Robert Malthus. In Saggio sul principio di popolazione, pubblicato nel 1798, Malthus affermò che ogni venticinque anni la popolazione cresceva secondo una proporzione geometrica (1, 2, 4, 8, 16, 32, 64, 128, 256…), mentre la quantità di cibo secondo una proporzione aritmetica (1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9...); quindi, mentre la popolazione raddoppiava, le risorse ali- mentari mostravano un aumento molto più modesto. Di conseguen- za, da lì a 300 anni la proporzione tra popolazione e risorse alimenta- ri sarebbe stata 4.096 a 13. Ancora una volta, secondo quest’idea pri- 38
  39. 39. va di valore scientifico, le risorse non erano sufficienti rispetto alla crescita rapida della popolazione e, quindi, era essenziale intrapren- dere una seria lotta alla sopravvivenza. Questo stesso concetto venne ripreso nel sottotitolo di L’origine della specie di Darwin, ossia la preser- vazione delle razze privilegiate nella lotta per la vita. Nel suo Saggio, Malthus affermò che si doveva arrestare questa rapida crescita della popolazione e, in merito, suggerì varie proposte. Secondo lui, la carestia e la debolezza erano i due fattori principali che controllavano la crescita. I fenomeni quali la fame e le epidemie era- no esempi di carestia che tenevano sotto controllo la popolazione. Altri esempi erano costituiti dalle guerre. Malthus scrisse che la guer- ra, la carestia, le malattie e lo sterminio dei neonati avrebbero con- tribuito a bilanciare la popolazione e le derrate alimentari. Chiunque con un minimo di buon senso e di coscienza concorderà che tali affer- mazioni sono irrazionali, illogiche, e spaventosamente brutali. È chiaro che per il futuro delle società è fondamentale un’accurata pi- anificazione del reddito e delle risorse essenziali per il benessere e la pace delle stesse. Ma è altrettanto evidente che le guerre, i massacri e 39
  40. 40. Darwinismo: Arma Sociale gli stermini non facciano altro che procurare lacrime e sofferen- ze al futuro della società. Ma Malthus non si fermò solo a questo. Difatti, propose dei provvedimenti da adottare nei confronti delle coppie meno ab- bienti per evitare che si riproducessero. Nel 1834 in Inghilterra venne promulgata una nuova legge, ispirata alle idee di Malthus, che istituì degli “ospizi” speciali per i poveri. Con lo scopo di ridurre la crescita della popolazione, le severe regole degli ospizi imponevano alle coppie sposate di non concepire. A contribuire a questi provvedimenti vi fu il timore che il crescente numero di “classi povere” avrebbe potuto sopraffare gli individui più civilizzati. Naturalmente questa paura era im- motivata e il prodotto di un grave raggiro. Innanzitutto, è da es- cludere che un individuo sia superiore a un altro solo per il suo stato materiale, la posizione sociale, la lingua, la razza o il genere. Allah ha creato tutti gli essere umani uguali. Ciò che li 40 Thomas Robert Malthus
  41. 41. rende preziosi sono le virtù morali e il timore di Nostro Signore che, non di certo, dimostrano i beni materiali o gli attributi fisici. Nella scia della rivoluzione francese, il ceto medio inglese sostenne a gran voce il Malthusianesimo. Temendo di non pot- er più mantenere la supremazia e il potere, i governanti dell’e- poca adottarono dei provvedimenti radicali a favore proprio. Questo è uno dei tipici errori commessi da coloro che prendono le distanze dai valori morali religiosi. La classe elitaria di quel tempo riteneva che il futuro della società dovesse consistere in una cospicua presenza di ricchi e in una quasi assenza di poveri. È normale sperare che in una società aumenti il numero delle persone facoltose e il livello di benessere. Ma è più importante come si intende far crescere il benessere, quali provvedimenti adottare. Aumentare il numero di benestanti uccidendo i poveri e opprimendo i bisognosi, come prevede il darwinismo sociale, naturalmente è del tutto inaccettabile. Inoltre, far accrescere il numero degli abbienti non basta, di per sé, al progresso della so- cietà. E se poi questa gente ignora i valori morali religiosi quali l’onestà, l’altruismo, la modestia, la pazienza e la tolleranza, la loro solerzia potrebbe danneggiare la società e non migliorarla. Gli obiettivi dei piani che mirano al progresso della società pos- sono essere raggiunti solo se la stessa società rafforza i propri valori spirituali di pari passo con il progresso materiale. Purtroppo, all’epoca di Malthus non tutti si resero conto di questa verità e si schierarono dalla parte dell’economista, at- teggiamento che in seguito condusse le società verso il falli- mento. Per arrestare l’aumento della popolazione, Malthus pro- pose queste soluzioni atroci: “Invece di raccomandare la pulizia dei poveri, dovremmo incor- aggiare i comportamenti inversi. Nelle nostre città dovremmo re- Harun Yahya (Adnan Oktar) 41
  42. 42. Darwinismo: Arma Sociale stringere le strade, affollare le case con più persone e augurarci il ritorno della peste. Nel Paese andrebbero costruiti villaggi vici- no alle paludi e, in particolare, fomentare gli insediamenti in tutti i luoghi acquitrinosi e malsani. Ma, soprattutto, dovremmo contrastare [da disapprovare fortemente] i rimedi specifici per eliminare le malattie; e quegli uomini benevolenti ma stolti, che hanno pensato di rendere un servizio all’umanità progettando dei sistemi per l’estirpazione totale di disturbi particolari”.8 Malthus inneggia anche la morte dei neonati: “[...] siamo formalmente troppo legati alla giustizia e all’onore per negare ai poveri il diritto di essere assistiti. A questo scopo, propongo di promulgare una legge che preveda che nessun bam- bino […] abbia il diritto di ricevere assistenza. Il bambino [ille- gittimo], relativamente parlando, offre poco valore alla società poiché altri prenderebbero immediatamente il suo posto [...] Tutti i bambini nati in più rispetto a quanto previsto per portare la popolazione a questo livello [desiderato] devono necessaria- mente morire, a meno che non siano le persone anziane che muoiono a fare loro spazio”.9 Malthus possedeva una struttura logica sufficientemente perversa da giustificare la morte dei neonati per il futuro della società. Si potrebbe pensare che una simile opinione appartenga al passato e che oggigiorno sia inconcepibile. Ma non è così. Nella Cina d’oggi, è in vigore una politica di infanticidio per controllare la popolazione, esempio palese degli effetti perma- nenti sulla società dei pareri devastanti di Malthus a del suo seguace Darwin. È lo stesso stato comunista cinese a evitare che la gente rispetti i valori morali poiché li considera sotto una luce darwinista. Per questa ragione, oltre all’enorme fallimento morale e sociale, gli esseri umani vengono costretti nei campi di lavoro in assenza delle condizioni umane più essenziali. I bam- 42
  43. 43. 43 Stando alla propa- ganda contorta del darwinismo sociale (una delle filosofie più spietate della storia) i deboli e gli inermi si de- vono lasciare morire.
  44. 44. Darwinismo: Arma Sociale bini di genitori che hanno più figli di quanto consentito dallo Stato vengono raggruppati e uccisi, la gente viene giustiziata per “reato di pensiero”. Le stesse esecuzioni hanno assunto la forma di cerimonie sociali. La Cina contemporanea è un esem- pio della fine che potrebbe fare una società se si applicano le teorie darwiniste. Le tesi di Malthus non contribuirono solo alla promul- gazione di una legge oppressiva che peggiorò ulteriormente le condizioni dei poveri in Inghilterra ma crearono anche proble- mi sociali ancora più intrattabili. Quelle stesse tesi, riproposte anche ai giorni nostri e che hanno fatto strada a teorie quali il darwinismo (causando nel XX secolo caos, guerra, razzismo e ateismo), non hanno alcun fondamento scientifico, difatti, a ispirare le idee di Malthus fu una leggenda legata a capre e cani (nessuno può assicurarne la veridicità). DDaallllee ccaapprree ee ddaaii ccaannii aall ddaarrwwiinniissmmoo La vera fonte di ispirazione del Saggio di Malthus fu una leggenda secondo cui il marinaio spagnolo Juan Fernández ave- va abbandonato delle capre su un’isola del Sud Est del Pacifico. Stando alla leggenda, quelle capre si moltiplicarono e divennero una fonte di sostentamento per i marinai di passaggio sull’iso- la. Ma il numero di capre aumentò rapidamente e cominciò a consumare tutte le risorse di cibo presenti. Per evitare che i cor- sari inglesi (che importunavano il commercio spagnolo) usufruissero della carne di capra, gli spagnoli sbarcarono sul- l’isola cani e cagne. Col tempo i cani cominciarono ad au- mentare e a uccidere le capre. Il matematico e rivoluzionario francese Condorcet Townsend raccontò l’episodio mettendo in luce l’instaurazione di un equilibrio naturale. Scrisse: “La più debole delle due 44
  45. 45. Harun Yahya (Adnan Oktar) 45 specie è stata la prima a pagare il debito della natura; quella più attiva e vigorosa ha preservato la propria esistenza. È la quan- tità di cibo a regolare il numero di specie umane”.10 Come già detto, possono essere state varie circostanze nat- urali a influire sull’aumento o il decremento degli animali e sulle specie sopravvissute o in via di estinzione. È un grave er- rore supporre che questa dinamica possa applicarsi alle società umane e l’esperienza mostra i terribili risultati nel mettere in pratica un simile errore. La legge per l’assistenza ai poveri in vigore all’epoca in Gran Bretagna, prevedeva che questi non venissero lasciati a digiunare ma che fossero obbligati a lavorare sodo. Secondo Townsend ciò non portava altro che problemi e proteste ecces- sive. Per lui era più logico riportare all’ordine i poveri facendo soffrire loro la fame. “La fame addomesticherà gli animali più feroci e insegnerà loro la civiltà, l’obbedienza e la sottomissione” .11 Alla radice di quell’atteggiamento incosciente e spietato risiede l’errore di classificare gli esseri in base ai loro beni materiali e agli attributi fisici. Una tale discriminazione, totalmente incompatibile con i valori morali religiosi, ha sconvolto l’ordine sociale e ha portato nel corso della storia al caos, all’anarchia e al conflitto. Dopo Townsend, la leggenda delle capre e dei cani costituì non solo la base delle teorie di Malthus ma anche la fonte di ispirazione degli errori nelle espressioni “la sopravvivenza dei più adatti” di Herbert Spencer ed “evoluzione per mezzo della selezione naturale” di Darwin. Come già ripetuto più volte, applicare le leggi degli ani- mali agli esseri umani è stato un grande errore commesso da una serie di persone, a cominciare da Townsend per poi contin- uare con Malthus, Spencer e Darwin. Per loro gli umani erano creature selvagge da poter tenere a bada solo con misure radi-
  46. 46. Darwinismo: Arma Sociale cali e da controllare con la guerra, la fame e la povertà. La ver- ità, invece, è che gli esseri umani sono dotati di ragione e buon senso. Seguono una logica e la propria coscienza e non l’istinto come fanno gli animali. LLee tteeoorriiee ddii MMaalltthhuuss pprriivvee ddii ddaattii sscciieennttiiffiiccii La teoria di Malthus fu supportata da diversi gruppi del- l’epoca e servì a costituire molte ideologie e movimenti spietati nei secoli successivi. Non si fonda su alcuna logica scientifica ed è zeppa di inconsistenze. Ad esempio: 1) Nel periodo in cui scrisse, Malthus non aveva a dispo- sizione alcun dato sulla popolazione. In Gran Bretagna il primo censimento nazionale fu effettuato nel 1801, tre anni dopo aver scritto il Saggio. Per poter calcolare l’indice di crescita della popolazione, Malthus necessitava delle statistiche degli anni precedenti al 1801. Di conseguenza, non possedeva alcuna sta- tistica affidabile su cui basare un indice di crescita, le sue erano solo pure supposizioni. 2) Malthus non aveva a disposizione alcun dato per calco- lare l’aumento delle risorse: a quell’epoca non vi era modo di calcolare quanta terra fosse coltivata e quanto producesse. Anche in questo caso le sue sono solo pure congetture. 3) La legge proposta da Malthus era di per sé contradditto- ria. Lui riteneva che le popolazioni crescessero geometrica- mente. Anche gli animali e le piante crescevano geometrica- mente e, insieme, formavano la base della vita umana. Ma, in pratica, gli animali, le piante e gli esseri umani non si moltipli- cano geometricamente. Il loro aumento varia in base alle cir- costante prevalenti. L’intero ecosistema, umani inclusi, si trova all’interno di un equilibrio più bilanciato. 46
  47. 47. L’evidente ordine della natura è lontano anni luce dalla cosiddetta lotta alla sopravvivenza proposta da Malthus e Darwin: “o mangi o vieni mangiato”. In breve, le teorie errate e illogiche di Malthus continuano a restare infondate scientificamente. Nonostante ciò, su queste congetture Darwin vi basò la sua teoria dell’evoluzione. 47 Allah comanda alle persone di pro- teggere i bisognosi e di essere affettu- osi e compassionevoli. Diffondere i val- ori morali da Lui comandati, risolverà molti problemi.
  48. 48. evoti a Malthus e a Darwin, alcuni hanno portato ai massimi estremi l’idea che “la vita è una lotta”, affermando che a com- petere non solo gli animali ma anche tutti gli esseri viventi. L’embriologo tedesco Wilhelm Roux diceva che, per vivere, gli organi lottano fra loro: reni contro polmoni, cuore contro cervello. T. H. Huxley asserì addirittura che dentro ogni organismo tutte le molecole competono fra loro!1 Le scoperte biologiche del XX secolo hanno dimostrato che in natura non si manifestano lotte di alcun genere. I biologi d’oggi, in- vece, parlano di cooperazione e non di competizione. Ad esempio, in Le vite di una cellula, il biologo Thomas Lewis scrive: “Molte delle associazioni, a noi note, tra gli esseri viventi sono, in un grado o nell’altro, essenzialmente di tipo collaborativo e sim- biotico. Quando hanno l’aspetto di essere avversarie, si tratta gen- eralmente di una relazione discostata in cui una parte invia seg- nali e avvertimenti e indebolisce l’altra […]”.2 Norman Macbeth, autore di Darwin Retried: an Appeal to Reason, descrive come Malthus e Darwin sbagliassero e come in natu- ra non esistano lotte fino alla morte: “Darwin la acquisì da Malthus, che era un sociologo (uno accani- to) più che un biologo. Non derivava da una contemplazione di piante e animali. Una con- templazione simile […] non dimostrerebbe che “ogni essere organico lotta per ac- crescere in proporzione geometrica” o che esiste una lotta continua […]”.3 In Mutual Aid: A Factor of Evolution, Peter Kropotkin descrive l’errore in cui cad- dero Darwin e i suo seguaci: 48
  49. 49. 49 “I numerosi seguaci di Darwin estremizzarono la nozione di lotta per l’esistenza. Arrivarono a concepire il mondo animale come un mondo di lotta perpetua tra individui semi-affamati, assetati di sangue altrui […] Per citare Huxley […] il mondo animale è allo stesso livello di uno spettacolo di gladiatori. Le creature sono trat- tate bene e schierate a combattere; sono i più forti, i più veloci e i più furbi e a rimanere vivi e a combattere un altro giorno[…] Ma si può subito sottolineare che la visione della natura di Huxley aveva ben poco appiglio per essere considerata una de- duzione scientifica”.4 Un articolo della rivista scientifica turca “Bilim ve Teknik” (rivista di scienza e tecnologia) ammette l’errore di considerare la natura un campo di battaglia: “Il problema è capire perché gli esseri viventi si aiutano a vicen- da. Secondo la teoria di Darwin, ogni organismo lotta per s o - pravvivere e riprodursi. Dal momento che aiutare gli altri ridur- rebbe le probabilità di sopravvivenza delle creature, l’evoluzione, nel corso del tempo, avrebbe dovuto eliminare tale comporta- mento. Si è osservato, tuttavia, che gli esseri viventi possono es- sere altruisti”.5 Questi fatti, tutti insieme, rivelano ancora una volta che la teoria di Darwin, nata in condizioni scientifiche primitive, è piena di errori e menzogne. Molte branche della scienza svelano l’invalidità della teoria dell’evoluzione. Chi la supporta (presumibilmente in nome della scien- za) non deve ignorare la responsabilità che si assume nel sostenere una teoria non scientifica e dovrebbe capire la necessità di accantonarla al più presto. 1. T. D. Hall, Ph.D., “Influence of Malthus and Darwin on the European Elite,” 1995, http://www.trufax.org/avoid/manifold.html 2. Ibid. 3. Ibid. 4. Kropotkin P., Mutual Aid: A Factor of Evolution, 1902, Chapter 1; http://www.spunk.org/library/writers/kropotki/sp001503/ch1.html 5. “Bilim ve Teknik” (Science and Technology Magazine), No: 190, 4.
  50. 50. Darwinismo: Arma Sociale 50 La logica distorta di Malthus fu applicata anche ai bambini, molti dei quali furono costretti a lavorare in condizioni orribili
  51. 51. DDaarrwwiinn,, iill mmaalltthhuussiiaannoo Nella sua autobiografia Darwin scrive: “Nell’ottobre del 1838, ossia quindici mesi dopo aver in- iziato la mia indagine sistematica, mi capitò di leggere per dilet- to il Saggio di Malthus, ed essendo ben preparato a comprendere la lotta per l’esistenza che trapela ovunque dall’osservazione continua delle abitudini di piante e animali, tutto a un tratto mi colpì che, in tali circostanze, le variazioni favorevoli tendevano a essere preservate, quelle sfavorevoli a essere eliminate. Il risul- tato sarebbe la formazione di nuove specie. Avevo finalmente una teoria con cui lavorare [...]”.12 I concetti di evoluzione per selezione naturale e la lotta al- la sopravvivenza presero forma nella mente di Darwin dopo Harun Yahya (Adnan Oktar) 51 Secondo Malthus, la “classe inferiore”, andava tenuta sot- to controllo, oppressa, inde- bolita e fatta lavorare. Una volta accettata la sua visione degenerata, la classe operaia fu costretta a lavorare nelle condizioni più spaventose
  52. 52. Darwinismo: Arma Sociale aver letto Malthus. In L’origine della specie Darwin ammise di aver accettato appieno le idee: “Non c’è eccezione alla regola secondo cui ogni essere organico aumenta naturalmente a un ritmo così elevato, che, se non distrutto, la Terra sarebbe presto coperta dalla progenie di una singola coppia. Anche l’uomo di lenta riproduzione si è rad- doppiato in venticinque anni, e a questo ritmo, in meno di mille anni, non ci sarà letteralmente posto per la sua progenie”.13 Darwin descrisse così la relazione tra la teoria di Malthus e la tesi della selezione naturale: “Dal momento che vengono prodotti più individui di quanti ne possano sopravvivere, deve esserci per forza una lotta per la sopravvivenza, un individuo con un altro della stessa specie o con individui di specie diverse, o con le condizioni fisiche della vita. È la dottrina di Malthus applicata con una forza diver- sa all’intero regno animale e vegetale”.14 Le idee di Darwin, che presero spunto dal modo di pensare di Malthus, non possiedono alcun valore scientifico. Inoltre, sec- ondo questa prospettiva crudele, la pianificazione demografica può essere regolata con l’eliminazione dei deboli e dei poveri. Considerando la vita non fondata sulla pace, sulla sicurezza e sulla comprensione bensì una mera sopravvivenza in cui è nec- essaria una lotta feroce, l’applicazione della teoria ha inflitto al- la società le catastrofi più terribili. DDaa MMaalltthhuuss aa uunnaa vviissiioonnee ddeell mmoonnddoo ssppiieettaattaa Pur non avendo fondamento scientifico, le teorie di Malthus e di Darwin ricevettero un ampio consenso. Le ragioni sono da ricercare nel periodo in cui vissero, ossia durante la riv- oluzione post-industriale in Inghilterra. Dopo la rivoluzione, 52
  53. 53. l’aristocrazia inglese temeva di dover cedere il proprio status e potere alle classi lavoratrici. Inoltre, aveva bisogno di una forza lavoro più consistente ed economica. Il risultato fu che la classe governante arrivò alla conclusione che “la classe inferiore” an- dava indebolita, tenuta sotto controllo, oppressa e sfruttata. Affermando che le risorse alimentari erano insufficienti a fron- teggiare il rapido aumento della popolazione, Malthus aveva suggerito la soluzione, ossia evitare che gli “ordini inferiori” si moltiplicassero, ingenerando, così, l’istituzione di misure contro i poveri. Applicando le tesi di Malthus alla biologia e alle scien- ze sociali, Darwin presentò la sua teoria con una fittizia parven- za scientifica. Nel suo Social Darwinism in American Thought, Richard Hofstadter sul supporto di Darwin alla tesi di Malthus afferma: “Il Malthusianesimo era divenuto popolare in Inghilterra […] era stato utilizzato anche per sollevare i ricchi dalla responsabilità delle sofferenze dei poveri. Il corso degli eventi aveva provato che Malthus aveva torto e proprio quando la sua teoria stava per morire nell’economia politica, ritornò alla ribalta per via del- la biologia darwiniana”.15 In un articolo, il ricercatore e autore Ian Taylor scrisse quanto segue sulle idee degenerate della tesi di Malthus: “In tutto questo la lezione è che Darwin e gli altri che rifiutarono sia Dio che la promessa del Suo intervento e della sua provvidenza hanno trovato nel principio di Malthus uno spettro terrificante della tragedia e della disperazione che li hanno por- tati verso un’etica inenarrabile e assurde supposizioni scienti- fiche. Tutto ciò a dispetto dell’evidente debolezza e delle carenze nella teoria di Malthus”.16 Nonostante abbia definito la teoria “spietata, insensata e induttiva alla disperazione” la scienza ha perpetrato la sua in- fluenza fino ai giorni nostri. Il libro In the Minds of Men di Ian Harun Yahya (Adnan Oktar) 53
  54. 54. Darwinismo: Arma Sociale Taylor riassume la catena di crudeltà che ebbe inizio con Malthus e che si concluse con Hitler: “La massima su cui Malthus basò il suo pensiero fu ciò che in seguito divenne il motto “la sopravvivenza dei più adatti”. Le fasi dell’idea passano da Condorcet a Malthus, a Spencer, a Wallace e a Darwin. Alla fine si sviluppò rapidamente e in- fluenzò uomini del calibro di Adolf Hitler, ma dovremmo ricordarci che tutto ebbe inizio con la leggenda delle capre e dei cani”.17 Come abbiamo visto, le opinioni di Malthus servirono a molti governanti e leader per mascherare i propri interessi. A favore del consenso che ebbero, svolsero un ruolo fondamentale i formatori di opin- ioni con i rispettivi interessi ideologici. I disastri causati dal supporto dato a questa visione del mondo spietata furono di un’entità mai vista prima. Nelle prossime pagine esamineremo come questa crudele visione del mondo approntata da Malthus si sia rafforzata sotto il nome del darwinis- mo sociale e quanto sia costata all’umanità. 54 I primi a supportare le idee sinistre di Malthus furono coloro che necessitavano di manodopera a basso costo.
  55. 55. Harun Yahya (Adnan Oktar) 55
  56. 56. I l darwinismo risiede alla base di un gran numero di tendenze, ideologie e pratiche intellettuali che sono persistite fino ai giorni nostri. È ancora più interessante il fatto che costituisca un fondamento condiviso da ideologie che sono completamente op- poste tra loro. Il darwinismo ha svolto un ruolo nella nascita e diffu- sione di nazismo, fascismo e comunismo, con la presunta giustifi- cazione dei massacri razzisti e comunisti e ha contribuito anche alla formazione di presunte basi scientifiche per il “capitalismo incontrol- lato”. In particolare nell’Inghilterra vittoriana e in America il darwin- ismo è stato ampiamente acclamato e si è rafforzato a causa del sup- porto che offrì ai capitalisti spietati noti come “baroni ladri”. 56
  57. 57. L’errore più grave del capitalismo selvaggio consiste nel non tutelare le imprese più deboli (e gli individui più deboli) dal rischio di essere soffocate, sfruttate e fatte fuori. È indubbio che una crudeltà e un’efferatezza simili siano del tutto inaccettabili. Oggi quest’errore è riassunto nel detto “il pesce grande mangia quello piccolo”. In altre parole, le piccole imprese vengono eliminate (o acquisite) da quelle più grandi. Questo è l’effetto dell’applicazione del darwinismo al mondo degli affari. Nel XX secolo il mondo ha provato due diversi tipi di modelli economici: quello liberale, basato sulla proprietà privata e sul libero intervento, e quello socialista, fondato sulla proprietà statale e su un’economia pianificata. Le economie socialiste hanno fallito in ogni Paese apportando povertà e miseria alle società. L’economia liberale, dal suo canto, ha mostrato un indiscusso successo, procurando be- nessere agli individui e alle società. Ma l’economia liberale di per sé non basta. Difatti essa aiuta a in- crementare il benessere di cui, però, non tutti possono godere. I poveri rimangono poveri e comincia ad aumentare il pericolo dell’ingiustizia sociale. Per prevenire ciò esistono due metodi: 57
  58. 58. Darwinismo: Arma Sociale 1) lo Stato deve dare una mano agli emarginati e ai disoccupati come obbligo del concetto di “stato sociale” e prendere dei provvedimenti per aiutarli. 2) Inculcare all’intera società i sentimenti di collaborazione e solidarietà insiti nei valori morali religiosi. Quest’ultimo requisito è di particolare importanza perché, al- la fine, tende a determinare il primo. Se una società conferisce grande importanza ai valori morali e religiosi, allora l’economia lib- erale garantirà sia uno sviluppo economico che una giustizia so- ciale. I ricchi useranno parte del loro capitale per aiutare i poveri e costituiranno dei programmi sociali a favore dei deboli. (Questo è il modello economico rivelato da Allah nel Corano. La proprietà privata esiste nell’Islam ma i proprietari sono obbligati a spendere parte dei loro capitali, sotto forma di elemosina, per assistere i poveri e i bisognosi). Se una società subisce una degenerazione morale, in quel caso l’economia liberale si trasforma in “capitalismo selvaggio” in cui i poveri e gli emarginati vengono oppressi e non ricevono alcun aiu- to, non vengono adottati programmi di assistenza sociale e l’ingius- tizia non viene vista come problema ma come questione “naturale”. Il modello economico che criticheremo in questa sede non sarà quello liberale (basato sulla libera economia, sulla proprietà priva- ta e sulla competizione) bensì il capitalismo selvaggio. La fonte di ispirazione, come vi mostreremo, è il darwinismo sociale. Furono gli americani noti come “baroni ladri” i primi ad ap- plicare le pratiche darwiniste al mondo degli affari. “Questi crede- vano che il darwinismo e “la sopravvivenza dei più adatti” giusti- ficasse in qualche modo le loro politiche spietate”.18 Il risultato fu l’inizio di una feroce competizione negli affari talmente estrema dai culminare persino nell’omicidio. L’unico scopo dei baroni ladri era quello di ricavare più soldi e potere possibili. Non avevano alcun 58
  59. 59. interesse nel benessere sociale, nemmeno di quello dei propri la- voratori. Milioni di vite furono rovinate dall’entrata del darwin- ismo nell’economia, che portò a salari estremamente esigui, allo sconvolgimento delle condizioni lavorative e a ore di lavoro pro- lungate. La mancanza di precauzioni di sicurezza fece sì che molti lavoratori caddero malati, restarono feriti o addirittura morirono. 59 Secondo la morale crudele dei darwinisti sociali, ai poveri e ai bisognosi non an- drebbe porta la mano.
  60. 60. 60
  61. 61. 61 La gente maltrattata che affronta la fame o l’impoverimento a causa della guerra e dei conflitti merita l’aiuto dei benestanti. Con la morale darwinista sociale in atto, tuttavia, nessuno è spinto ad assistere e prendersi cura dei bisognosi.
  62. 62. 62 Alla luce dei concetti darwinisti sociali, gli stipendi bassi, le condizioni di lavoro pietose, le lunghe ore di lavoro e la mancanza di qualsiasi misura di si- curezza nei luoghi di lavoro portano i la- voratori a cadere malati, a farsi male o addirittura restare uccisi.
  63. 63. LLee ccrruuddeellttàà ddeeii ddaattoorrii ddii llaavvoorroo ddaarrwwiinniissttii “Con la rivoluzione industriale che ebbe origine in Inghilterra e che poi si diffuse nel resto nel mondo, vennero costruite nuove industrie e utilizzati nuovi macchinari. Il fatto che i datori di lavoro non prestassero importanza al valore del- la vita umana (soprattutto a quella dei propri lavoratori) igno- rando qualsiasi forma di precauzione di sicurezza, causò il moltiplicarsi degli incidenti sul posto di lavoro. Alcuni lavora- tori morirono, altri restarono mutilati. Si è stimato che nei primi anni del XX secolo ogni anno un milione di lavoratori rimanvea vittima di incidenti, restava mutilato o si ammalava”.19 “Per i lavoratori che trascorrevano la vita in fabbrica, la perdita di un arto o di un organo era quasi inevitabile. Durante la vita lavorativa, più della metà dei lavoratori si ammalava, si feriva gravemente restando mutilato, perdendo la vista o l’udi- to. I produttori di cappelli a tesa rigida, ad esempio, soffrirono di avvelenamento da mercurio. Tutti gli imbianchini a contatto con il radio finirono per ammalarsi di cancro”.20 “Sebbene fossero consapevoli delle condizioni e degli inci- denti che accadevano, alcuni datori di lavoro non presero alcun provvedimento per migliorare le condizioni. Molti lavoratori delle fonderie di acciaio lavoravano dodici ore a temperature da 40 a 50° C per paghe bassissime”.21 Nel 1892 il presidente amer- icano Benjamin Harrison, riassumendo le condizioni disumane affermò che “ogni giorno il lavoratore americano affronta in me- dia gli stessi pericoli di un soldato in guerra”.22 Alcuni capitalisti non attribuivano alcuna importanza alla vita umana ritenendola sacrificabile. “A causa delle pessime condizioni di lavoro morirono centinaia di lavoratori durante la sola costruzione della ferrovia”.23 Uno degli esempi più toccan- ti di questa ferocia riguarda l’affarista americano J. P. Morgan Harun Yahya (Adnan Oktar) 63
  64. 64. Darwinismo: Arma Sociale che acquistò 5.000 fucili difettosi a $3.50 ciascuno per poi venderli all’esercito americano a $22. In altre parole, si era così estraniato dalla comprensione morale da essere stato capace di imbrogliare il Paese e mettere a repentaglio la vita dei suoi soldati arruolati. “Ai soldati che utilizzarono quei fucili difettosi saltarono via i pollici”.24 “Le truppe che si ferirono con quei fucili intentarono causa contro Morgan ma persero poiché a quei tempi i tribunali decidevano in favore dei baroni ladri”.25 Un altro esempio di crudeltà in quel periodo fu il rifiuto di uno dei capitalisti a cui era stato chiesto di costruire una tettoia di protezione per i lavoratori. Egli, per giustificarsi, affermò “gli uo- mini costano meno delle scatole”.26 Alla base di tutta quella crudeltà è facilmente individuabile il darwinismo. Una visione del mondo che definisce gli esseri umani come specie animali, che crede alla menzogna che alcune persone sono meno sviluppate di altre e che la vita è un luogo di lotta dove prevalgono i potenti, ha come risultato l’efferatezza, la spietatezza e l’oppressione. 64
  65. 65. Harun Yahya (Adnan Oktar) 65 Nelle fabbriche e nelle altre aziende industriali del XIX secolo, le pratiche capitaliste e darwin- iste sociali furono imposte nelle forme più selvagge. I da- tori di lavoro con quella forma mentis non attribuivano al- cun valore alle vite dei lavoratori, pen- sando solo ai propri interessi.
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  67. 67. 67 Nel XIX secolo, non si risparmiavano nemmeno i bambini, costretti a fare lavori pesanti per lunghe ore.
  68. 68. IIll ddaannnnoo ccaauussaattoo ddaall ddaarrwwiinniissmmoo nneell mmoonnddoo ddeeggllii aaffffaarrii Molti affaristi sostenitori del capitalismo sfrenato, in realtà, erano stati allevati come credenti di Dio. Successivamente, però, influenzati dalle false idee del darwinismo, avevano abbando- nato il loro credo. Un esempio è il capitalista americano Andrew Carnegie, uno dei principali nomi nell’industria dell’acciaio del XIX secolo, che in un primo momento era stato devoto al Cristianesimo. Nella sua autobiografia Carnegie descrisse aper- tamente come lui e molti altri amici suoi erano caduti nell’in- ganno del darwinismo. Tuttavia, la teoria dell’evoluzione che Carnegie considera- va come dato di fatto non era altro che una totale falsità. Negli anni a seguire i progressi nel mondo della scienza rivelarono la verità. Ma a quel tempo, commettendo lo stesso errore di Carnegie, altri capitalisti accettarono il capitalismo selvaggio os- annato dal darwinismo. Ciò li indusse a giustificare la concor- renza spietata per incrementare i propri capitali e a tralasciare i valori dell’altruismo e della vita umana. 68 Andrew Carnegie Darwinismo: Arma Sociale
  69. 69. Carnegie pensava che la competizione fosse una legge di vita inevitabile e su questo errore basò la sua filosofia. Egli af- fermò che “nonostante la legge della competizione complicasse la situazione ad alcuni, era un bene per la razza poiché assicu- rava la sopravvivenza dei più adatti in ogni settore”.27 Carnegie venne a conoscenza del darwinismo in casa di un professore della New York University in cui incontrò un grup- po di cosiddetti pensatori liberi e illuminati, alla ricerca di una nuova “religione dell’umanità”.28 Uno dei membri del ristretto circolo di Carnegie era Herbert Spencer, seguace di Darwin e una delle figure di spicco nel darwinismo sociale. Gli uomini d’affari adottarono il pensiero contorto di Spencer e Darwin ma non furono capaci di prevedere il vicolo cieco in cui avrebbe trascinato loro e la società. Richard Milner, antropologo del Museo americano di sto- ria naturale e autore di The Encyclopedia of Evolution, descrive come Carnegie cadde nella trappola del darwinismo: “Carnegie rafforzò gli affari per diventare un magnate potente e spietato che sfruttò l’uomo e la terra, che annientò la c o m p e - tizione e che giustificò le proprie azioni con la filosofia del dar- winismo sociale. La competizione imprenditoriale, credeva, rende un servizio alla società eliminando gli elementi più deboli. Coloro che sopravvivono negli affari sono “adatti” e quindi mer- itano la posizione e le ricompense che hanno”.29 Carnegie e quelli che la pensavano come lui commisero un grave errore ritenendo che essere potenti e spietati facesse parte della vita economica. È del tutto naturale che le persone si guadagnino da vivere per condurre un’esistenza agiata e con- fortevole ma è inaccettabile farlo a discapito altrui, ignorare la gente in difficoltà a beneficio personale o per opprimere i deboli con lo scopo di aumentare sempre più il proprio potere. Allah Harun Yahya (Adnan Oktar) 69
  70. 70. Darwinismo: Arma Sociale ha ordinato alle persone di essere oneste negli affari, come in tutte le altre sfere, e di proteggere i diritti dei bisognosi. È un’enorme bugia affermare che opprimendo i deboli e cercando di eliminarli vuole il bene della società. Nelle conversazioni, nei discorsi e nelle opere degli ultimi anni della sua vita, Carnegie utilizzò sempre espressioni dar- winiste. Nel suo Andew Carnegie lo storico Joseph F. Wall scrive: “Carnegie fa frequenti e facili allusioni al credo del darwinismo sociale non solo nel suoi articoli e libri pubblicati ma anche nelle lettere personali ai contemporanei d’affari. Frasi quali “migliora- mento della razza” e “lotta per l’esistenza” venivano fuori dalla sua penna e presumibilmente dalle sue labbra. Vedeva gli affari come una grande lotta competitiva […]”.30 Un altro che si fece abbindolare dal darwinismo fu il famoso in- dustriale americano John D. Rockefeller che affermò:“la crescita di una grande azienda non è che una sopravvivenza dei più adat- ti […] il risultato di una legge della natura […]”.31 La gita in America di Spencer, descritta da Richard Hofstadter in Social Darwinism in American Thought, è un chiaro esempio degli effetti del darwinismo nel mondo degli affari: “Per quanto manchevole l’apprezzamento degli ospiti per i convenevoli del pensiero di Spencer, il banchetto mostrò quanto egli fosse diventato popolare negli Stati Uniti. Quando si trovò sulla banchina, in attesa della nave che lo riconducesse in Inghilterra, Spencer afferrò le mani di Carnegie e Youmans. “Ecco” gridò ai giornalisti “i miei due migliori amici americani”. Per Spencer fu un raro gesto di affetto personale; ma oltre a questo, simboleggiò l’armonia della nuova scienza [darwinismo sociale] con la prospettiva di una civiltà economica”.32 Il darwinismo sociale comportava la liberazione dalla re- sponsabilità verso i poveri e fu questo uno dei motivi che in- dusse i capitalisti ad adottarlo. Nelle società che preservano i 70
  71. 71. valori morali, ci si aspetta che i ric- chi mostrino interesse nel- l’aiutare i poveri e i bisognosi, ma il darwinismo sociale ten- tò di eliminare questo at- teggiamento. In The Golden Door: The United States from 1876 to 1918 lo scrittore Isaac Asimov commenta così sul- l’aspetto crudele del darwin- ismo sociale: “Spencer coniò la frase “la sopravvivenza dei più adatti” e nel 1884 sostenne, ad esempio, che i disoccupati o i fardelli della società dovevano essere abbandonati al loro destino piuttosto che essere aiutati. Apparentemente, per fare ciò, si dove- vano eliminare gli inadatti e rafforzare la razza. Era una filosofia orribile che poteva essere utilizzata per giustificare i peggiori impulsi degli esseri umani” 33 Chi attuava il capitalismo selvaggio appoggiava il darwin- ismo e, a sua volta, veniva appoggiato dai darwinisti. Ad esem- pio, William Graham Sumner affermò che i miliardari erano “gli individui più adatti della società” e poi trasse la conclusione il- logica che, pertanto, meritassero privilegi speciali e che veni- vano “selezionati naturalmente nel crogiolo della compe- tizione”.34 In un articolo sul darwinismo sociale nel periodico “The Humanist” il docente di filosofia Stephen Asma descrive il supporto di Spencer ai capitalisti: Harun Yahya (Adnan Oktar) 71 John D. Rockefeller
  72. 72. Darwinismo: Arma Sociale 72 “Spencer coniò la frase “sopravvivenza dei più adatti” e Darwin la adottò nell’ultima edizione di L’origine della specie […] Stando a Spencer e ai suoi discepoli americani (imprenditori del calibro di John D. Rockfeller e Andrew Carnegie) la gerarchia sociale riflette le leggi stabili e universali della natura. La natura si rivela in modo che i forti sopravvivano e i deboli periscano. Quindi le strutture sociali ed economiche che sopravvivono sono le “più forti” e le migliori e quelle che non lo fanno, sono ovvia- mente destinate a fallire”35 Come già è stato enfatizzato, i valori spirituali e la loro preservazione rappresentano l’elemento principale nel progres- so delle comunità. Nelle società in cui lo spirito di collabo- razione e solidarietà sono forti, dove la gente tratta il prossimo con compassione e rispetto, le difficoltà economiche possono es- sere facilmente superate in uno spirito di fratellanza. Ma dove le relazioni umane sono scomparse e le persone ignorano la compassione e la comprensione verso gli altri, possono sorgere effetti molto più distruttivi nonostante la presenza di un pro- gresso economico. Quindi tutti gli individui di una società de- vono ingegnarsi delle soluzioni per innalzare la qualità della vi- ta e del benessere e far fiorire un ambiente in cui la gente possa godere di una sicurezza non solo economica ma anche psico- logica. Naturalmente tutto ciò può accadere osservando i valori morali religiosi. Come già dimostrato infinite volte, nessun movimento o ideologia incompatibile con i valori morali reli- giosi può apportare quel benessere, quella pace e quella si- curezza tanto anelate dalle persone.
  73. 73. CCaappiittaalliissmmoo sseellvvaaggggiioo:: pprrooddoottttoo ddeellll’’uunniioonnee ttrraa ddaarrwwiinniissmmoo ssoocciiaallee ee iirrrreelliiggiioossiittàà Dal XIX secolo in avanti i capitalisti darwinisti, ritenendo che solo i ricchi e i potenti avessero il diritto di vivere e che i poveri, i deboli, gli storpi e i malati fossero dei “fardelli inutili”, crearono dei sistemi oppressivi in tanti paesi. In questo clima di competizione selvaggia si giustificarono lo sfruttamento, l’in- timidazione, i soprusi, la violazione e persino l’uccisione della gente. Non si prevenne o condannò alcuna attività immorale o illegale poiché considerata “compatibile con le leggi della natura”. Questo sistema esiste ancora oggi in molti paesi dove la gente vive non osservando i valori morali religiosi. Il divario fra ricchi e poveri continua a crescere a un ritmo ancora più in- calzante e si ignorano le condizioni in cui versano i bisognosi. Stando alla propaganda del darwinismo sociale proteggere e prendersi cura dei poveri e dei bisognosi è una violazione delle leggi della natura e, appunto perché considerati come un fardel- lo, non viene assicurato loro alcun aiuto. Le grande differenze tra i livelli di benessere non sus- sistono solo all’interno di un paese, bensì anche fra più paesi. Mentre in Occidente si assiste a una rapida crescita del be- nessere, le malattie, la fame e la povertà continuano ad afflig- gere i paesi del Terzo Mondo dove la gente muore di fame e viene abbandonata. Però, se le risorse mondiali venissero utiliz- zate in modo oculato e coscienzioso, basterebbero a sfamare chi è stato lasciato alla fame e alla povertà. Per consentire ciò è fondamentale che venga sradicata dal mondo l’influenza intellettuale del darwinismo. Quando le con- cezioni darwiniste saranno soppiantate dai valori morali del Harun Yahya (Adnan Oktar) 73
  74. 74. Darwinismo: Arma Sociale Corano questi problemi si risolveranno automaticamente. Se da un lato il darwinismo inculca l’idea della competizione selvaggia e dell’oppressione dei poveri, dall’altro i valori morali religiosi in- fondono compassione, protezione, collaborazione reciproca, soli- darietà e condivisione. Ad esempio, in una delle linee di condotta trasmesse dal nostro Profeta (che Allah lo benedica e gli conceda la pace) “Non è un credente [maturo] colui che mangia a sazietà quando il suo vicino è affamato”. Queste sagge parole del Profeta (che Allah lo benedica e gli conceda la pace) dimostrano l’affetto e la compassione dei musulmani. In molti Suoi versi Allah ha comandato amore, compassione, affetto e altruismo dando ai musulmani esempi di giusto compor- 74 Il mondo possiede risorse a sufficienza per tut- ti, ma devono essere utilizzate in modo razionale e oculato. In molte parti del mondo il cibo si spreca mentre in altri paesi si muore di fame e di povertà. Se si vuol dare giustizia a questa gente bisogna sradicare completa- mente la mentalità darwinista sociale.
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  76. 76. 76 Immagini della Gran Bretagna nella seconda metà del XIX secolo. Mentre alcuni godevano di salute e be- nessere, altri vivevano nella povertà.
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  78. 78. Darwinismo: Arma Sociale 78
  79. 79. Harun Yahya (Adnan Oktar) 79 Nonostante sia passato un secolo, non è cambiato nulla. Le quantità di risorse mondiali consentirebbero a tutti di vivere deg- namente. Bisogna disseminare l’altruismo, la collaborazione e la solidarietà previsti dai valori morali religiosi.
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  81. 81. tamento morale. Mentre il darwinismo sociale prevede che i ricchi sfruttino i poveri come gradini per ascendere al potere, i valori morali islamici ordinano ai ricchi di proteggerli. Alcuni dei versi rivelati a tal proposito da Allah: “Coloro di voi che godono di favore e agiatezza, non giurino di non darne ai parenti, ai poveri e a coloro che emigrano sul sentiero di Allah. Perdonino e passino oltre [… ]” (Surat an- Nur, 22) “Ti chiederanno:"Cosa dobbiamo dare in elemosina?" Di': "I beni che erogate siano destinati ai genitori, ai parenti, agli orfani, ai poveri e ai viandanti diseredati [...]” (Surat al- Baqara, 215) “[...] Mangiatene voi stessi e datene al bisognoso e al povero.” (Surat al-Hajj, 28) [I credenti sono] coloro sui cui beni c'è un riconosciuto dirit- to per il mendicante e il diseredato. (Surat al- Ma'arij, 24-25) “ loro che, nonostante il loro bisogno, nutrono il povero, l'or- fano e il prigioniero « È solo per il volto di Allah, che vi nutriamo; non ci aspettiamo da voi né ricompensa, né grati- tudine. Invero noi temiamo un Giorno terribile e c a t a - strofico da parte del nostro Signore” (Surat al-Insan, 8-10) Nel Corano Allah rivela anche che sarà riservato l’Inferno a chi non aiuta i poveri e i deboli: “Loro [i compagni della destra] chiederanno ai colpevoli: «Cosa mai vi ha condotti al Calore che brucia?» Risponderanno: « Non eravamo tra coloro che eseguivamo l'orazione, né nutrivamo il povero” (Surat al- Muddaththir, 41-44) “e poi legatelo con una catena di settanta cubiti. Non crede- va in Allah, il Supremo, e non esortava a nutrire il povero. Oggi non avrà qui nessun amico sincero” (Surat al- Haqqaq, 32-35) Harun Yahya (Adnan Oktar) 81
  82. 82. Non dobbiamo dimenticare che: è Allah onnipotente, il Signore dell’esistenza e dell’universo ad elargire beni e successo a ognuno di noi. Non si diventa facoltosi innestando una compe- tizione crudele per la “lotta alla sopravvivenza” oppure oppri- mendo i deboli. È Allah che dà alle persone ciò che possiedono, ripartendo loro ricchezze con lo scopo di metterle alla prova. È la ricchezza che ricevono a metterli alla prova. Questo fatto è rive- lato da Allah nel verso: “ In verità abbiamo voluto abbellire la terra di tutto quel che vi si trova per verificare chi di loro opera al meglio” (Surat al- Haqqa, 32-35) 82
  83. 83. Ognuno di noi è, quindi, responsabile dell’utilizzo nel mo- do migliore possibile dei doni insufflatigli da Allah, con lo scopo di guadagnare la Sua approvazione. Un vero credente deve agire con la consapevolezza che tutto ciò che possiede è una benedizione di Allah e che così come il Signore può au- mentare quei beni quando crede, allo stesso modo può anche decidere di portarglieli via. 83
  84. 84. S ebbene nel corso della storia si siano sempre riscontrate trac- ce di razzismo, Darwin fu il primo ad attribuirgli una pre- sunta validità scientifica. Il sottotitolo di L’origine della specie è La preservazione delle razze privilegiate nella lotta per la vita. Le opere di Darwin sulla “preservazione delle razze privilegiate” e, in particolare, le teorie non scientifiche in L’origine dell’uomo, funsero da supporto al- l’erroneo credo dei nazisti sulla superiorità della razza ariana e alla convinzione degli inglesi sugli anglosassoni. In più la teoria della se- lezione naturale parlava di una lotta fino alla morte, “una legge della giungla”. Applicare questa teoria alle società umane comportò l’inevitabilità della guerra tra razze e nazioni. La teoria di Darwin fu 84
  85. 85. adottata da personaggi di spicco dell’epoca, da statisti guerrafondai a filosofi, da politici a scienziati. In The Twisted Road to Auschwitz, il pro- fessore Karl A. Scheunes della facoltà di storia dell’Università del North Carolina scrive: “I razzisti non ci misero molto ad appropriarsi dell’idea di Darwin del- la lotta per la sopravvivenza…tale lotta, legittimata dalle ultime opin- ioni (cosiddette) scientifiche, giustificava il concetto razzista della supe- riorità e inferiorità dei popoli…e avvalorava la lotta tra questi”.37 Con le affermazioni di Darwin, chi riteneva il razzismo un fat- tore naturale, immaginò di aver trovato un fondamento scientifico a supporto delle proprie opinioni sulle classi umane. Ma poco dopo la scienza dimostrò non solo che la sua teoria non aveva validità scien- tifica, ma rivelò anche che i movimenti fondati intorno alle sue idee ignoranti avevano commesso un grande errore. Con il supporto ottenuto dal darwinismo, i nazisti praticarono l’antisemitismo con una violenza inaudita. Ma la Germania non fu l’unica Nazione in cui si manifestò il cosiddetto razzismo “scientifi- co”. In molti Paesi si fecero avanti governanti e intellettuali razzisti, in modo particolare in Gran Bretagna e in America e, in breve, vennero attuate leggi e pratiche segregazioniste. 85
  86. 86. Darwinismo: Arma Sociale Gli evoluzionisti del XIX e XX secolo ave- vano una visione quasi totalmente razzista e molti scienziati non avevano alcuna esitazione a esprimerlo apertamente. I libri e gli articoli del- l’epoca ne offrono una chiara dimostrazione. In Outcasts from Evolution: Scientific Attitudes of Racial Inferiority, John S. Haller, docente di storia alla Southern Illinois University, descrive come gli evoluzionisti del XIX secolo credevano a tor- to nella superiorità della razza bianca e nell’infe- riorità di altre razze. Un articolo della rivista “American Scientist” riporta dal libro di Haller: “... estremamente importante...poiché documen- ta ciò che si è sospettato a lungo: il radicato, fer- mo e quasi unanime razzismo degli uomini di scienza nordamericani del XIX secolo (e XX sec- olo inoltrato) [...] Ab initio, questi intellettuali videro gli afroamericani irredimibili, immutabili e irrevocabilmente inferiori”.38 Un altro articolo nella rivista “Science” ri- portò un commento sulle affermazioni di Haller: “Il darwinismo fu la novità del periodo vittori- ano [...] Prima del 1859 molti scienziati si erano chiesti se i neri fossero della stessa specie dei bianchi. Dopo il 1859 lo schema evolutivo sollevò altre questioni, in particolare se gli afroamericani fossero in grado di sopravvivere alla competizione con i vicini bianchi. La grave risposta fu un risonante no[...]. Gli africani erano inferiori perché rappresentavano “l’anello mancante” tra scimmie e teutoni”.39 86
  87. 87. 87 Nel 1893 uno schiavo nero venne torturato e fusti- gato ma infine riuscì a scappare. Durante gli anni precedenti alla Guerra Civile, gli schiavi d’America venivano fustigati spesso o trattati peggio.
  88. 88. Darwinismo: Arma Sociale Naturalmente questa teoria è del tutto infondata. Il fatto che abbiano un colore della pelle diverso oppure origini razziali o etniche differenti non li rende superiori né inferiori a nessun altro. Una delle ragioni per cui questa menzogna si diffuse nel XIX secolo fu l’ignoranza diffusa dovuta alle primitive con- dizioni scientifiche. Un altro scienziato noto per le sue idee razziste fu il biolo- go americano dell’Università di Princeton Edwin G. Conklin che, come altri razzisti, non si fece alcuno scrupolo nel dichiarare apertamente le proprie opinioni: “Il confronto di qualsiasi razza moderna con l’uomo di Neanderthal o di Heidelberg mostra che […] la razza negroide assomiglia di più alla stirpe originale rispetto a quella bianca e gi- alla. Ogni riflessione dovrebbe indurre chi crede nella superiorità della razza bianca a cercare di preservarne la purezza e stabilire e mantenere la segregazione delle razze”.40 Nel 1911 William Sollas, docente di paleontologia e geolo- gia presso l’Università di Oxford, scrisse nel suo libro Ancient Hunters: “ La giustizia appartiene ai forti, ed è stata assegnata a ogni razza sulla base della forza che possiede[...] Non è la priorità dell’occu- pazione, bensì il potere di cui servirsi a stabilire la concessione della terra. Per cui, ogni razza deve a se stessa e alla famiglia umana il dovere di esercitare la propria forza con ogni mezzo pos- sibile: non appena resta indietro a rispettare questo dovere, sia nell’arte della scienza, nell’istruzione o nell’organizzazione per l’autodifesa, si verifica una punizione che la Selezione Naturale, il severo ma benevolo tiranno del mondo della natura, esigerà senz’altro e quanto più velocemente è possibile”41 Affermare che la giustizia appartiene ai forti (grave errore) porterà a un terribile caos sociale. Non importa quali siano le condizioni e le circostanze, tutti devono beneficiare di una sana 88
  89. 89. giustizia indipendentemente dal colore, dalla lingua e dal genere. Le affermazioni dei darwinisti razzisti sulla validità del- la giustizia solo per i forti non riflette in alcun modo la verità. Ogni individuo può sperare di acquisire oggetti molto belli e di qualità per se stesso e per la sua società, ma non è giustificabile che non tenga conto del male che infligge agli altri comportan- dosi così. Asserire il contrario viola la ragione e la buona co- scienza. Queste idee razziste si mantennero anche negli anni a seguire, persino nelle opere degli evoluzionisti che dichiara- vano di non essere razzisti (come conseguenza naturale della loro fede nell’evoluzione). Uno di questi è il paleontologo George Gaylord Simpson che, a prescindere da quanto odiasse fortemente essere definito razzista, in un articolo pubblicato nella rivista “Science” affermò che le differenze razziali erano frutto dell’evoluzione e che alcune razze erano più avanzate o arretrate di altre: “L’evoluzione non si manifesta necessariamente allo stesso ritmo nelle varie popolazioni, infatti tra molti gruppi di animali è pos- sibile notare che alcune specie si sono evolute più lentamente, riguardo a certi particolari o nel complesso. Risulta spontaneo chiedersi (come hanno fatto molti) se tra le razze umane ve ne sia ugualmente qualcuna più primitiva in un modo o in un altro op- pure in generale. Difatti, è possibile riscontrare singole caratteris- tiche che probabilmente sono più avanzate o più primitive in una razza piuttosto che in un’altra”.42 Tuttavia, nonostante la mancanza di fondamento scientifi- co, l’affermazione pregiudizievole di Simpson fu adottata da al- cuni gruppi per ragioni ideologiche. Il fatto che altri scienziati dell’epoca difendessero le affermazioni non scientifiche della teoria dell’evoluzione nei loro scritti, nei libri e nei loro discor- Harun Yahya (Adnan Oktar) 89
  90. 90. 90 si, era come se automaticamente supportassero il razzismo. In un articolo intitolato The Evolution of Human Races, Henry Fairfield Osborn, presidente del museo americano di scienze naturali, razzista di spicco e antropologo evoluzionista dei pri- mi del XX secolo, mise a confronto le razze e tirò fuori una quantità di deduzioni del tutto prive di attendibilità scientifica: La metà del XX secolo fu testimone di un’altra ondata di razzis- mo in certe regioni degli USA. Il Ku Klux Klan, la cui ideologia si basava sulla violenza, fu uno dei gruppi a sostenere di più il razzismo americano. Questa organizzazione sosteneva errori quali la superiorità della razza bianca e causava la morte di molte persone.
  91. 91. “Il livello di intelligenza di un negro adulto medio è simile a quella di un undicenne della specie Homo sapiens”. 43 Come si può vedere da tali affermazioni, molti degli scien- ziati evoluzionisti del XIX e XX secolo erano razzisti ignari del pericolo che comportavano le loro opinioni. Sugli effetti distrut- tivi del cosiddetto razzismo “scientifico”, lo scienziato ameri- cano James Ferguson dichiara: “Nell’Europa del XIX secolo il concetto di razza fu un assillo per le scienze sociali che si stavano sviluppando […] I primi antropologi fisici contribuirono allo sviluppo del concetto di supremazia ariana, che in seguito fomentò il razzismo istituzionale nella Germania degli anni ’30 e attualmente in Sud Africa”.44 In un articolo sulle idee razziste degli antropologi evoluzionisti, l’ultimo evoluzionista Stephen Jay Gould afferma: “Non si può capire granché della storia dell’antropologia della fine del XIX e inizi del XX secolo […] salvo che non si compren- da la sua ossessione per l’identificazione e la classificazione delle razze”.45 Una volta che la teoria dell’evoluzione ebbe acquisito una presunta validità scientifica, gli scienziati poterono avanzare, senza esitazione, i concetti illusori di razze “inferiori” e di razze più simili alle scimmie che agli esseri umani. Dittatori dispotici del calibro di Hitler videro in queste affermazioni un’occasione d’oro per uccidere milioni di persone ritenute “inferiori”, “in- adeguate”, “difettose” o “malate”. Uno dei motivi per cui quasi tutti gli evoluzionisti del XIX secolo furono razzisti, è che il loro stesso precursore intellettuale, Darwin, la pensava così. Harun Yahya (Adnan Oktar) 91

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